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Intervento di Fr. G. Bini, Ministro generale,
al Sinodo dei Vescovi (03.10.2001)

Ufficio Comunicazioni
 

LIBERARE LA VITA CONSACRATA LIBERANDO LA SPERANZA
[sintesi dell'Intervento]

Santo Padre, Eminenze ed Eccellenze reverendissime, Fratelli e Sorelle tutti
Il Signore vi dia pace!

Prendo la parola a nome dell'Unione dei Superiori generali e mi riferisco al n. 92 dell'Instrumentum laboris dove si parla dei Consacrati come "annuncio vissuto del Vangelo della speranza".

Il mio intervento si ispira al significativo incontro tra un Vescovo e un credente del XIII secolo. Precisante a Francesco d'Assisi, che, seguendo il Vangelo sine glossa, dà inizio ad una originale forma di Vita Consacrata (VC), e al suo Vescovo Guido di Assisi a cui Francesco si affida con fiducia. E il Vescovo, intuendo che, al cuore di questa "rivoluzione", c'è la voce dello Spirito, diventa suo amico; anzi lo accompagna a Roma, dal «Signor Papa», per l'approvazione della sua forma di vita.

Salvare la speranza salvando il profetismo della VC
Nel desiderio di condividere l'umiltà e la povertà di Gesù di Nazaret, Francesco sperimenta l'incomprensione e l'avversità del padre e dei concittadini che sfocia in un pubblico processo. Il Vescovo Guido è presente e, con fiducia di padre, rinsalda la speranza di vita nuova espressa da Francesco, ricoprendolo con il suo mantello e assumendo sotto la sua autorità questo nuovo "povero di Cristo".

I consacrati sono testimoni di speranza, nella Chiesa e per il mondo, perché con il loro stile di vita mostrano le primizie del Regno già presente e operante. Salvare il profetismo della VC è compito di tutti, nella Chiesa, e deve essere interesse comune. La VC, infatti, come la vita di Gesù, è nell'ordine della profezia prima che del servizio.

Custodire la speranza custodendo i fondamenti della VC
Il movimento nato da Francesco si diffonde rapidamente, con la crescita sorprendente del numero dei Frati. Questo provoca non poche difficoltà e suscita vari problemi, ma il Vescovo Guido non si demoralizza: continua ad accompagnare questo gruppo "originale" senza smorzarne la creatività. Ottenuta, infatti, l'approvazione della forma vitae, i Frati si spargono per l'Italia e il mondo, a due a due, presentandosi anzitutto ai vescovi "padri e signori delle loro anime", offrendo una testimonianza di servizio, di riconciliazione e di minorità vissuta in fraternità.

Liberare la speranza liberando le potenzialità della VC
Il carattere radicale della VC è il motivo del suo non avere radici fisse se non in Dio, cosicché fa parte della sua natura il non lasciarsi inquadrare in schemi definiti una volta per sempre.

Il Vescovo, segno di speranza, ha il compito di animare la vita delle Comunità religiose della sua Diocesi verso la creatività, l'accettazione del rischio di nuovi tipi di presenza, di nuovi ministeri; di incoraggiare ad intraprendere strade in cui solo una carità davvero evangelica può muoversi; di stimolare ad essere presenti nei luoghi di frattura, di tensione e di divisione, così come Francesco d'Assisi che, disarmato, va ad incontrare il Sultano Malek-El-Kamil e riesce a dialogare con lui mentre gli eserciti crociati si preoccupano solo di sopraffare il nemico. Un gesto profetico, come questo, resta un segno di speranza per tutti e in ogni tempo, poiché non pretende di offrire una soluzione automatica o semplicistica ad un problema, ma apre su orizzonti inediti che possono tradursi in cammini nuovi di dialogo e di riconciliazione.

San Francesco è il risultato di questa dinamica spirituale: obbedienza allo Spirito e alla Chiesa. Dove Istituzione e Carisma si incontrano i miracoli di Dio non si fanno attendere.

Ringraziando tutti i Vescovi per il servizio di speranza che hanno dato e danno con generosità a tutti i Consacrati, come ha fatto il Vescovo Guido verso il Poverello di Assisi, mi auguro che lo Spirito doni ancora oggi alla Chiesa profeti e comunità profetiche quali segni di speranza sul cammino del Regno.

 

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