| |

(14 settembre 2001)
Il Card. Evaristo Arns, arcivescovo emerito di San Paolo, è stato chiamato il "Cardinale del popolo", difensore coraggioso dei diritti umani o grande profeta della Chiesa dei poveri. La sua Diocesi, con 13 milioni di abitanti, era la Diocesi più grande del mondo; con la sua partenza, nel 1989, la gente povera della metropoli ha perso il suo più importante ed influente difensore ed amico. Il 14 settembre di quest'anno il Card. Arns compirà 80 anni.
Nacque nel 1921 a Forquilhinha, Santa Caterina, da una famiglia di immigrati tedeschi provenienti dalla Regione di Mosel. Entrò nell'Ordine nel 1939, a 18 anni. Fu ordinato sacerdote nel 1945. Conseguito il Dottorato alla Sorbona di Parigi, fu professore di Patristica nella Facoltà Teologica Francescana di Petrópolis e responsabile della formazione spirituale degli studenti francescani. Già in quel tempo coltivava un grande amore per i poveri, armonizzando vita e scienza, teoria ed azione, poiché, quando si segue san Francesco di Assisi, non si può insegnare in modo credibile teologia se non si ama di cuore i poveri e i piccoli, che sono "i figli prediletti di Dio". Nel 1966 fu nominato Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di San Paolo e nel 1970 Arcivescovo. Iniziò il suo ministero con un gesto che fece scalpore: vendette il palazzo episcopale e con il ricavato costruì centri sociali nei quartieri poveri della città.
Era notorio che il Cardinale Arns prendeva molto sul serio il cambiamento della Chiesa per il quale i Vescovi latinoamericani si erano impegnati nell'Assemblea generale dell'Episcopato Latino Americano tenutasi a Medellin nel 1968. Si trattava della rottura totale con l'alleanza storica tra la Chiesa e lo Stato nel progetto missionario di conquista. Quello che chiesero inutilmente i missionari e i profeti del secolo XVI si stava ora trasformando in realtà: la Chiesa al servizio dei poveri, come protettrice dei senza voce; la Chiesa che, con forza profetica, chiama le ingiustizie per nome e proclama la costruzione del regno di giustizia, di pace e di amore. Il Card. Arns ha incarnato questo "nuovo modo di essere Chiesa" nel senso migliore della parola. Fu una delle figure senza pari del nuovo orientamento della Chiesa. E mise in atto tale orientamento nella sua diocesi, al servizio di una pastorale veramente liberatrice. I poveri percepirono che il Cardinale stava dalla loro parte. Tornarono ad avere il diritto di cittadinanza nella Chiesa come prediletti da Dio, ai quali va indirizzato con preferenza il messaggio liberatore del Vangelo.
In questo contesto si intende pienamente una sua espressione apparsa in un testo redatto per la "Missionszentrale der Franziskaner": a Medellin e a Puebla, afferma il Card. Arns in detto testo, ´la Chiesa dell'America Latina ha riscoperto la sua anima francescanaª. Il Card. Arns non ha fatto tale affermazione in senso possessivo o recriminatorio, come se ai francescani spettasse il compito di guida. Quello che voleva dire con quelle parole è che per poter trasmettere credibilmente ai poveri il messaggio liberatore del Vangelo bisogna essere amici dei poveri, i quali, tra l'altro, costituiscono la maggioranza della popolazione latinoamericana. Francesco continua ad essere un esempio valido per tale atteggiamento. Egli scoprì la sua vocazione nella Chiesa quando, con un taglio radicale, uscì dal centro della città, da tra i ricchi, e andò a vivere fuori della città, dove vivevano i poveri e i lebbrosi. Da qui scaturisce anche l'appoggio incondizionato del Card. Arns alla teologia della liberazione, che egli intende più come un atteggiamento personale che come una dottrina teorica. Si tratta, cioè, di un "qualcosa" a cui nessun vero cristiano può rinunciare: essere persone libere e liberatrici.
Questa è la convinzione di fondo che determinò la sua azione di Vescovo. Per questo motivo fu il grande difensore dei diritti umani, temuto dai potenti, ma amato e venerato dal popolo oppresso e senza voce. I movimenti popolari che assumevano ed difendevano i propri diritti, trovarono nel Card. Arns il migliore amico e difensore. E lo stesso si può dire riguardo agli intellettuali, con i quali si è mantenuto costantemente in comunione, dialogando con loro e stimolandoli a dedicare i loro talenti al servizio di un mondo più umano; essendo egli stesso uno scrittore, gli fu facile dimostrare di essere di loro.
Le conseguenze di tale modo di intendere il suo ministero furono praticamente inevitabili: critica, disprezzo e minacce da parte dei ricchi e dei potenti e intrighi e calunnie in seno alla Chiesa. Molti preso male soprattutto il suo appoggio ai teologi della teologia della liberazione, la sua convinzione che non esiste un'alternativa convincente alla teologia della liberazione per lottare contro la sofferenza della moltitudine dei popoli latinoamericani. L'incomprensione da parte della Curia romana le procurò molte sofferenze. E si addolorò molto per la divisione, nel 1989, senza previa consultazione, della sua Arcidiocesi in cinque Diocesi: così veniva frantumato un modello pastorale efficace ed unitario di una grande metropoli. Arns non nascose la sua amarezza e criticò la decisione di Roma come un grande errore.
Ma tutto ciò non fece diminuire la sua fede profonda. Il suo motto era: ´di speranza in speranzaª. I poveri gli diedero la certezza che egli stava dalla parte della verità. In questo è stato un fedele seguace del suo grande modello, Francesco di Assisi. Come Francesco, sempre ha cercato di annunciare il Vangelo più con la vita che con la parola. Questo lo fece diventare un testimone di speranza per molti. E per questo è stato ammirato e rispettato in tutto il mondo, tanto dai cristiani come dai membri di altre religioni, dalle organizzazione umanitarie e dai gruppi scientifici e politici. Il Card. Arns ha ricevuto circa cinquanta riconoscimenti e premi da ogni parte: dall'ONU, dalla Francia, dalle organizzazioni dei diritti umani, da Università famose
che unanimemente hanno inteso riconoscere il suo impegno per i diritti umani e per la sopravvivenza dei poveri. Forse per lui sono stati una consolazione per le umiliazioni subite e le critiche a volte avventate di cui è stato vittima.
Cinque anni fa, il Card. Arns, secondo il Diritto canonico, ha presentato la rinuncia alla sede arcivescovile. Tuttavia, non si tratta di un "ritiro" tranquillo. Come prima, continua ad essere una persona molto impegnata: viene invitato continuamente a tenere conferenze, interviene nei dibattiti sociali e partecipata giornalmente ad una trasmissione radiofonica. Speriamo che lo sia per molto tempo!
I francescani, specie i membri della "Missinszentrale der Franzikaner", che conoscono ed apprezzano il suo amore e la sua lealtà verso la Chiesa e i poveri, si rallegrano e sono orgogliosi di avere nel Card. Arns un fratello che tanto onora la Chiesa e l'Ordine. Sperano che rimanga tra loro ancora per molto tempo.
|