PRIORITY OF THE
"SPIRIT OF PRAYER AND DEVOTION"


PRIORITÀ DELLO
"SPIRITO DI ORAZIONE E DEVOZIONE"


PRIORIDAD DEL
"ESPÍRITU DE ORACIÓN Y DEVOCIÓN"


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Collapse  COMMISSIONE INTERNAZIONALE OFM

III. LO SPIRITO DI ORAZIONE E DEVOZIONE
NEL PERCORSO FORMATIVO

General Curia - Rome

 

FORMAZIONE PERMANENTE:

°  Formazione dei Ministri e dei Guardiani

La Commissione è concorde nell’individuare nella formazione dei Ministri e dei Guardiani, il nodo centrale dell’azione formativa riguardo alla dimensione contemplativa. E’ a partire da queste figure che occorre lavorare nel processo di mentalizzazione circa il nostro tema.

Come praticamente?

In primo luogo servendosi dei luoghi formativi già esistenti, prestando maggiore e diretta attenzione alla dimensione contemplativa. In questi incontri di varia natura sarà importante coniugare ed integrare l’aspetto teorico ed informativo con quello di iniziazione all’esperienza della vita nello Spirito di Cristo. Infatti, il limite più vistoso di tanta nostra formazione sta nell’essere un’azione per lo più cartacea e che agisce sul piano razionale, piuttosto che su quello esperienziale ed affettivo. Ora, è anche su questo piano che si gioca l’esperienza dello Spirito.

Dopo questa premessa, si richiamano alcuni luoghi formativi:

1   Assemblee e incontri dei Guardiani: rendere abituale e ben orientata l’attenzione alla dimensione contemplativa, soprattutto in relazione all’animazione concreta della preghiera comune, alla verifica personale con i frati di questa dimensione, alla cura degli spazi e dei tempi dell’orazione.

2   Il Guardiano dovrebbe essere aiutato a diventare sempre più animatore di un processo di accompagnamento e di verifica spirituale, che è condotto da tutta la Fraternità e non dal solo responsabile, nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno e valorizzando le risorse di ciascun fratello. In questo ambito è il caso di parlare di una vera e propria "direzione spirituale" di taglio francescano, che trova nella Fraternità il suo luogo sorgivo. Anche su questo aspetto si attende un notevole contributo di riflessione e di sensibilizzazione.

3   In questi incontri, si potrebbero organizzare veri e propri stages di formazione, ricchi di contenuto e integrati da un tirocinio pratico, sulle dinamiche di gruppo, sull’animazione della preghiera fraterna, sulle nuove forme di spiritualità, di meditazione ecc. Non si dovrebbe tralasciare, in queste occasioni, di valorizzare il genio femminile, con la presenza di donne formatrici.

4   Formazione di accompagnatori spirituali

°   Chiarire la figura dell’accompagnatore spirituale nella nostra spiritualità. C’è differenza con la "direzione spirituale" tipica dell’epoca moderna.

°   Chiarire che non si diventa accompagnatori per propria scelta, ma che è un ministero e un carisma che va sottoposto a discernimento, riconosciuto e affidato.

°   E’ fondamentale la formazione per questo ministero. A livello interprovinciale o di Conferenze si potrebbe pensare a qualcosa che aiuti i frati a formarsi a questo servizio, sul piano umano e psicologico, spirituale, morale ecc. Oltre a eventuali scuole già presenti, occorre tenere chiaro il nostro taglio specificamente francescano.

°   Si presti grande attenzione a non cadere nello psicologismo e nello spiritualismo. La dimensione psicologica chiede equilibrio, mentre quella spirituale di aprirsi a Dio: si presuppongono entrambe, ma restano diverse.

5   Percorsi di iniziazione alla preghiera, alla meditazione e alla lectio divina

°   Occorre che diventiamo più familiari al concetto di iniziazione, che presuppone la disponibilità a diventare discepoli, cioè sempre pronti a crescere e ad apprendere. Iniziazione richiama i percorsi propri del catecumenato e della mistagogia nella Chiesa antica. Si diventa cristiani e questo vale sempre di nuovo. L’esperienza della fede non va data per scontata né considerata arrivata una volta per tutte. Cresce infatti con l’evoluzione globale della persona. Comprende anche le eventuali difficoltà della fede, per cui non è sempre tutto chiaro e si cresce. Anzi, come credenti e come frati siamo chiamati a riconoscere che c’è in noi tutti una parte di incredulità e di fatica a donarsi totalmente a Dio, realizzando il movimento fiduciale della fede, oltre a quello dottrinale oggettivo.

°   In questo settore, si inserisce anche l’aiuto e l’accompagnamento da prestare ai frati giunti all’età del compimento (cfr. Lettera per la festa di San Francesco 1998 del Ministro Generale).Occorre pensare forse ad itinerari di accompagnamento e di sostegno nella fede per questi fratelli, che versano in una situazione di bisogno, di dipendenza e di debolezza. La loro sfera spirituale e credente è chiamata a rinnovarsi e a consolidarsi, per affrontare questa sfida della vita. Da questo proverrà anche la valorizzazione della loro presenza nelle nostre Fraternità

°   Ma quali esperienze di iniziazione? Per la limitata conoscenza dei membri della Commissione, non risulta che esistano itinerari simili. Si tratta di avviare un cammino nuovo, tenendo conto dello specifico cristologico di questa iniziazione. Conoscere in modo vitale il Cristo è la via preferita da san Francesco per la preghiera e per la vita dello Spirito nel suo complesso. S. Francesco poteva trovare il Cristo nell’Eucarestia, nelle chiese e nei segni religiosi del suo tempo. Oggi la prospettiva è notevolmente ampliata: lo Spirito è al lavoro in tutte le genti e le culture e le religioni. Cristo per noi oggi è ovunque: è il Cristo cosmico!

°   In questi itinerari di iniziazione favorire il sorgere di Case, magari in collaborazione con le altre Famiglie Francescane, in cui accompagnare i frati demotivati e in gravi situazione di natura psicologica e spirituale, a motivarsi di nuovo e a consolidarsi sul piano umano, cristiano e vocazionale.

6   Revisione della struttura degli Esercizi Spirituali e loro rilancio

°   Fare un monitoraggio nell’Ordine sulla situazione reale di questo luogo formativo.

°   Interrogarsi sull’impronta genuinamente francescana dei nostri Esercizi.

°   Proporre esercizi sul modello dell’eremo, per piccoli gruppi di frati, desiderosi di avere un tempo di ampio ascolto della Parola, silenzio e revisione profonda di vita.

   Rimane fondamentale il lavoro di accompagnamento e di continuità tra formazione iniziale e permanente; aiutare i giovani frati a non disperdere l’esperienza di fede e di preghiera maturata nel corso delle tappe della formazione, così che non si spenga nell’innesto nella vita della Provincia.

La dimensione di fede e di preghiera continua ad essere quella che tiene insieme tutti gli ambiti della vita del frate minore. La frammentazione e la dissociazione tra fede e vita rendono ardua l’armonizzazione di tutta la vita attorno ad un centro vitale.

FORMAZIONE INIZIALE

    Chi abbraccia la nostra vita dovrebbe avere questa esperienza originaria della vita dello Spirito come un seme, chiamato a crescere. Se manca questa esperienza viva e fondante, il percorso diventa difficile. Questo è un ambito fondamentale del discernimento vocazionale previo e continuo. La domanda è dunque: come sostenere e accompagnare i fratelli nel riconoscere, custodire e sviluppare questo seme? Come aiutare a passare dall’adesione intellettuale a quella del cuore e di tutta la vita?

iniziazione al silenzio e formazione all’interiorità e alla relazione

   Già richiamato nelle prime riflessioni a carattere generale, il tema dell’educazione al silenzio appare particolarmente importante. Il silenzio conduce alla pienezza e all’integrità, ad essere pienamente se stessi, per poter essere presenti a tutto ciò che si è e si compie qui ed ora.

Il silenzio è interiore ed esteriore. Occorre superare qualsiasi lettura divisiva tra interiorità ed esteriorità. La persona è unica ed unitaria, come capacità di relazione: si esiste in quanto si è in relazione con l’altro e verso l’altro, di modo che il vero silenzio conduce ad un incontro più vero e totale con l’altro, con il mondo e con l’ambiente.

a.   Ascolto e lettura prolungata e meditata della Parola.

b.  Ascoltare il silenzio, dandosi del tempo gratuito.

c.  La liturgia come luogo che educa al silenzio.

d.  Tempi precisi dedicati al silenzio durante la giornata.

e.  Attenzione a questa dimensione nelle diverse culture.

f.  Cura della teologia affettiva propria della nostra tradizione.

g.  Insistere sull’uso del linguaggio dei simboli e delle metafore, proprie del contesto liturgico-mistagogico e capaci di attingere alla ricchezza delle culture.

h.  Incontro dei giovani con delle fraternità vibranti per l’esperienza della Presenza del Risorto.

i.   Legame stretto tra vita di fede e vita di fraternità: si tratta di un’esperienza comunitaria di fede e non appena individuale, da vivere solo dopo con gli altri! Il legame tra povertà, sobrietà e fraternità promuove anche la crescita della vita di fede.

k.   Ascoltare la sensibilità odierna, che cerca Dio presente nella vita e in tutte le cose, e non fuori delle cose, in una trascendenza astratta. Questo obbliga ad una spiritualità "secolare" che sa vedere Dio in tutte le cose, aprendosi alla positività dell’azione dello Spirito Santo in tutte le culture, le religioni, nell’umanesimo secolare ecc.

educazione all’uso di tempi e spazi

Collegato al discorso del silenzio e dell’interiorità in relazione, sta quello circa i tempi e gli spazi dedicati in modo specifico alla dimensione contemplativa. Appare molto importante educare i giovani nelle prime tappe di formazione a darsi dei limiti, iniziandoli gradualmente a disporre responsabilmente del tempo. Alcuni punti di verifica e di proposta:

a.  Educazione della e alla corporeità

b.   Attenzione ai linguaggi liturgici, che sono simbolici: canto, musica, danza…

c.   Apprendere l’arte di determinati tempi di studio, di preghiera, di tempo libero…

d.   Non puntare solo ai ritmi giornalieri, ma anche ad appuntamenti settimanali più prolungati, che educhino gradualmente a darsi del tempo "gratuito" per sé e per Dio.

e.   L’iniziazione alla preghiera "cristiana" è un criterio importante di discernimento vocazionale nelle prime tappe. Senza una vera a curata vita di preghiera non potrà svilupparsi il dono vocazionale.

attenzione alle conversioni troppo veloci… sostanza del cammino di fede

Si rileva la difficoltà della trasmissione viva della fede oggi, soprattutto nel mondo secolarizzato occidentale. La famiglia non funziona più come luogo educativo alla fede e spesso i giovani tornano o arrivano alla fede senza un contesto ecclesiale completo. Si realizza così un approccio privato e segnato fortemente da espressioni "religiose" più che di fede. In questa situazione, è necessario fare molta attenzione nelle tappe del discernimento e del postulato-noviziato all’iniziazione cristiana integrale dei giovani e a proporre la fraternità come vera e propria comunità cristiana di fede, luogo della presenza e dell’annuncio del Signore Risorto. In questo senso, la liturgia e la preghiera maturano come celebrazione della vita, luoghi e tempi in cui la vita si fa celebrazione e la celebrazione è colmata di vita.

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