PRIORITY OF THE
"SPIRIT OF PRAYER AND DEVOTION"


PRIORITÀ DELLO
"SPIRITO DI ORAZIONE E DEVOZIONE"


PRIORIDAD DEL
"ESPÍRITU DE ORACIÓN Y DEVOCIÓN"


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Collapse  COMMISSIONE INTERNAZIONALE OFM

V. ALCUNI PRESUPPOSTI PER LA
LETTURA ORANTE DELLA PAROLA DI DIO

General Curia - Rome

 

Alcuni presupposti per la lettura orante della Parola di Dio

Mt 13, 22

Il nemico vuole togliere dal cuore dell’uomo la Parola del Signore Rnb 22, 19

°   La lectio divina non è retaggio esclusivo dei monaci. Essa appartiene a tutti i battezzati ed è un dono che lo Spirito ha fatto alla Chiesa del nostro tempo. Un dono particolare per la vita religiosa, come ci ricorda il Concilio:

   "Il Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere la ‘sublime conoscenza di Gesù Cristo’ (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture perché l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo…si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l’uomo: poiché quando preghiamo parliamo con lui, quando leggiamo la Parola ascoltiamo lui"

°  Un dono, quello della lectio divina, che può e deve crescere dentro la diversità dei filoni e delle tradizioni spirituali e delle nostre Famiglie, come un altro Documento del Magistero recente ci suggerisce:

   "I religiosi occupino una buona parte del loro tempo quotidiano nello studio della Parola di Dio e nella lectio divina, sotto i suoi quattro aspetti di lettura, meditazione, preghiera e contemplazione. Quali che siano le parole impiegate secondo le diverse tradizioni spirituali ed il senso preciso che si dà loro, ciascuno di questi aspetti conserva la sua necessità e la sua originalità. La lectio divina si nutre della Parola di Dio, vi trova il suo punto di partenza e vi ritorna. La serietà di uno studio biblico, quindi, garantisce, in parte, la ricchezza della lectio. Che questa abbia per oggetto il testo medesimo della Bibbia, che si tratti di un testo liturgico o di una pagina spirituale della tradizione cattolica, è una eco fedele della Parola di Dio che bisogna ascoltare e forse anche, alla maniera degli antichi, sussurrare. Questa iniziazione richiede un coraggioso esercizio durante il tempo di formazione e su di essa poggiano tutte le tappe successive" (Direttive sulla formazione negli Istituti Religiosi, Potissimum Institutioni, 76, 1990).

°   Il punto della situazione è chiaro: non possiamo eludere il discorso intorno alla lectio divina; ne va della qualità della nostra vita religiosa, secondo quanto la Chiesa oggi ci chiede. Una richiesta che ci è rivolta non appena come singoli, bensì come credenti chiamati a diventare fratelli nella comunità fraterna di vita. L’Esortazione Vita consecrata al riguardo è esplicita:

   "Nella vita di comunità deve farsi in qualche modo tangibile che la comunione fraterna, prima d’essere strumento per una determinata missione, è spazio teologale in cui si può sperimentare la mistica presenza del Signore risorto (cfr. Mt 18,20). Questo avviene grazie all’amore reciproco di quanti compongono la comunità, un amore alimentato dalla Parola e dall’Eucaristia, purificato nel Sacramento della Riconciliazione, sostenuto dall’implorazione dell’unità, speciale dono dello Spirito per coloro che si pongono in obbediente ascolto del Vangelo. E’ proprio Lui, lo Spirito, ad introdurre l’anima alla comunione col Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo (cfr. 1Gv 1,3), comunione nella quale è la sorgente della vita fraterna. Dallo Spirito le comunità divita consacrata sono guidate nell’adempimento della loro missione di servizio alla Chiesa e all’intera umanità, secondo la propria ispirazione originaria"(Vita consecrata, 42, 1996).

    Solo da una Fraternità che sa lasciarsi permeare dalla Scrittura e che cresce progressivamente intorno ad essa nella comunione con Dio, nella Chiesa e nella lettura dei segni dei tempi, proverrà un rinnovamento autentico della Vita Religiosa. Le nostre CCGG sono d’altronde sulla stessa linea:

   Abbiamo bisogno di alcuni punti di riferimento per una pratica vissuta e fruttuosa della lectio divina. Non schemi rigidi e paralizzanti. Questo significherebbe mortificare lo Spirito, non lasciar spazio alla grazia che agisce liberamente, negare che il maestro d’ogni preghiera è e rimane lo Spirito Santo. Ecco alcuni presupposti, che non pretendono di restare esaustivi.


Conversione continua

Il primo presupposto è quello della conversione continua: "nella misura in cui un cristiano è capace di convertirsi a Cristo, nella stessa misura Cristo gli si rivela. ‘Se voi vi piegherete verso la Scrittura, verso la parola di Dio, la parola di Dio si piegherà verso di voi’. C’è necessità di un’accondiscendenza reciproca. Se tu ti pieghi, anche l’altro si piega a te; se tu resti rigido, anche l’altro resta sempre nella sua rigidità. Gregorio Magno è ancora qui a rivelarci la dialettica spirituale della parola di Dio nella chiesa:

   "L’intelligenza della Parola spesso allo stesso maestro della comunità viene concessa la santità del fedeli che ascolta e spesso per le colpe del fedele gli viene sottratta. Di qui la grande umiltà da cui deve essere guidato il maestro della comunità; egli deve aborrire ogni superbia, per il fatto che quanto gli viene comunicatyo a riguardo della verità forse gli proviene dalla santità di chi lo ascolta. D’altra parte l’incapacità a intendere la Parola, che si può notare nello stesso maestro, deve porre il discepolo in giusta apprensione, che ciò non avvenga per lo stato di peccato, in cui forse versa. Alcune volte la Parola di verità viene comunicata per i meriti del predicatore e del popolo, altre volte viene sottratta per l’indegnità dell’uno e dell’altro. Nell’incertezza poi o nel dubbio di essere o non essere illuminati dalla verità, una cosa rimane ed è che tutti insieme, dottore e comunità, camminino ben fissi nell’umiltà, perché in questa vita presente tanto più si è compenetrati di verità, quanto più si è convinti di non poter accedere da se stessi all’intelligenza della Parola. Insomma tutta la comunità e il suo capo normale, il pastore, maestro e dottore, sono ugualmente impegnati nei confronti della verità, con una testimonianza di vita santa che dica anzitutto accettazione e consenso a quanto la Parola della Scrittura domanda" (Moralia in Job, 30,27.81).


Il dono dello Spirito

Il dono dello Spirito ci sostiene in questo cammino di purificazione permanente. Un dono pasquale, liberante quindi. Immeritato, ciò vuol dire gratuito. Occorre chiedere insistentemente il dono dello Spirito, il quale, come trasforma il pane e il vino nel corpo e nel sangue di Cristo, così con le sue energie trasforma la Scrittura in parola di Dio. Senza il dono dello Spirito, invocato e atteso e ricevuto, la lectio resta un puro esercizio umano, intellettuale o sentimentale, a seconda dei casi (cfr. S. Agostino, Le Confessioni, VII, 21.27 (Opere/I), Roma 1982, 210-211).

Lo Spirito resta, secondo l’espressione di S. Agostino la "penna" con Dio ha scritto la Bibbia (Stilum Spiritus). Ma c’è di più. "Lo Spirito è come rinchiuso nella Scrittura. Abita in essa… la Scrittura è piena di Spirito Santo" (Origene). E ancora:"Il soffio dello Spirito continua ad animare la Scrittura, la quale è feconda per un meraviglioso dono dello Spirito" (sant’Anselmo, in H. de Lubac, Esegesi medievale [Opera omnia/17], Milano 1986, 136.

La concordia

Non basta un’invocazione individualistica. Essa chiede di essere frutto della concordia vissuta con la comunità. Là dove non c’è concordia non c’è neppure autentica invocazione dello Spirito. Non ci può essere, proprio perché lo Spirito parla alla comunità, parla dentro la comunità.

Per cogliere il senso profondo delle Scritture abbiamo bisogno, in ultima analisi, della preghiera.

Un tempo per la lectio

   "Non ho mai tempo!": sappiamo che la preghiera, e quindi anche la lectio, non ci si può accontentare di qualche ritaglio di tempo, di un momento lasciato libero dalle altre attività. La preghiera deve costituire l’ossatura, la nervatura della giornata del cristiano e… del frate minore. Essere fedeli a un orario di preghiera è indice della serietà e dell’autenticità con cui ci si pone davanti a Dio, ci si prepara all’incontro con Lui. Dando alla preghiera un posto prioritario nella scansione, spesso frenetica, del nostro tempo, proclamiamo che egli è il Signore della nostra vita, che ci sottrae alla tirannia del tempo. Il cristiano che afferma di non avere tempo per le cose di Dio, dichiara di essere un idolatra: invece di servirsi del tempo, ne è divenuto schiavo. Non è una minaccia molto concreta anche per noi oggi?

   In ascolto della testimonianza di S. Francesco

Dalla Regola non bollata, XXII

9 Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui. [58]10 Guardiamoci bene dall'essere la terra lungo la strada, o la terra sassosa, o quella invasa dalle spine 11 secondo quanto dice il Signore nel Vangelo: ´Il seme e la parola di Dio 12 … Infine il seme affidato alla terra buona, sono coloro che, ascoltando la parola con buone, anzi ottime disposizioni, la intendono e la custodiscono e portano frutti con la perseveranzaª. [59] 19 E guardiamoci bene dalla malizia e dall'astuzia di Satana, il quale vuole che l'uomo non abbia la sua mente e il cuore rivolti a Dio; 20 e, circuendo il cuore dell'uomo con il pretesto di una ricompensa o di un aiuto, mira a togliere e a soffocare la parola e i precetti del Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore dell'uomo, attraverso gli affari e le preoccupazioni di questo mondo, e abitarvi, così come dice il Signore… [60]25 Perciò, tutti noi frati, stiamo bene in guardia, perché, sotto pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto non ci avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore. 26 Ma, nella santa carità, che è Dio, prego tutti i frati, sia i ministri che gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, adorare e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose. [61] 27 E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo… [62] 41Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per noi il Padre suo e manifestarci il nome di lui…".

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