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Nella lunga citazione della parabola del seme, che si trova nel capitolo XXII della Regola non bollata, Francesco rivolge unesortazione ai frati nella quale il rapporto con la Parola di Dio occupa un posto centrale. Attraverso la parabola viene messo in luce il fatto che lascolto ha vari momenti e vari livelli, nessuno dei quali può essere saltato o scavalcato.
° Cè anzitutto un disporsi allascolto e un ascoltare fisico, senza il quale il seme non può attecchire, e questo ascolto fisico richiede attenzione e silenzio, richiede la comprensione delle parole e del loro significato, ma anche la memorizzazione della Parola ascoltata.
° Cè un secondo livello che è dato dallinteriorizzazione attraverso la meditazione delle parole ascoltate ed il loro richiamarle alla memoria. È a questo livello che la Parola mette radici in noi.
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Cè il terzo livello che è quello dellascolto obbediente, attraverso il quale emergono poi i frutti della Parola. Perché ciò avvenga risulta indispensabile saper evitare linsidia dei rovi cioè lattrattiva di valori alternativi rispetto a quelli che permettono alla Parola radicatasi in noi di germogliare e crescere.
La lunga citazione della parabola del seme e del seminatore mette perciò in luce anche una serie di condizionamenti dai quali ci si deve guardare nel ricevere la Parola di Dio, sono condizionamenti che agiscono ai tre livelli sopra evidenziati: la mancanza delle giuste disposizioni, la disattenzione e la distrazione, la non memorizzazione sono condizionamenti del primo livello che impediscono alla Parola di attecchire in noi; linsufficiente motivazione e meditazione sono condizionamenti del secondo livello che portano a tralasciare il rapporto con la Parola alle prime difficoltà e le impediscono di radicarsi; mentre al terzo livello troviamo le insidie dei condizionamenti culturali, "le cure di questo mondo e la seduzione delle ricchezze e gli altri affetti disordinati entrano nel loro animo e soffocano la parola" (Rnb XXII,16) e così "col pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto" ci avviene "di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore" (Rnb XXII,25).
Dio chiede il dono di tutta la nostra vita: il frutto della Parola corrisponde a una forma di restituzione che potremmo definire esistenziale, attraverso la lode, la testimonianza dellannuncio con la vita e la parola: "restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da Lui. E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed Egli stesso riceva tutti gli onori e la reverenza, tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed Egli solo è buono" (Rnb XVII, 17-18), "e sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l'attribuiscono a se stessi, ma la restituiscono con la parola e con l'esempio all'altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene" (Am VII, 4). Ciò a cui Francesco mira non è una conoscenza fine a se stessa ma una conoscenza della Parola che riscalda il cuore e lo fa traboccare di gratitudine, motivando la persona a vivere la stessa vita come un canto di lode a Dio, una liturgia esistenziale.
Dopo aver riflettuto, seppure sinteticamente, sulle indicazioni che Francesco dAssisi ci dà in merito allascolto della Parola di Dio è ora possibile tirare qualche conclusione che lasci intravedere un possibile metodo di lettura orante della Parola in chiave francescana. Si offre uno schema adatto alluso personale, che può essere utilizzato anche per momenti comunitari di lettura e condivisione della PdD.
1. Preparazione
° Un primo momento è dedicato allinvocazione allo Spirito che solo può rendere comprensibile il senso globale della Parola (letterale ed attuale) e disporci ad un ascolto profondo, aperto su ciò che Dio ha detto, su ciò che vuol dirci ora e su ciò che costituisce un invito alla lode e un appello alla testimonianza.
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Illuminati dallo Spirito, possiamo dedicarci a rimuovere gli ostacoli e alla concentrazione dellattenzione e a tutti quegli aspetti di tipo fisico, psicologico e ambientale che favoriscono un ascolto attento. Si tratta di mettersi in quelle "buone anzi ottime disposizioni" di cui parla san Francesco (cfr. Rnb XXII,17).
2. Lettura e ascolto della PdD
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Un secondo momento comprende naturalmente la lettura del testo fatta con semplicità e purezza, per cogliere il senso globale della Parola ascoltata, verificarne la comprensione con degli adeguati strumenti. Questa lettura deve essere assidua, motivata e alimentata dalla fede della Chiesa, nella quale essa risuona e dalla quale essa è amministrata.
2. Interiorizzazione e assimilazione della PdD
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In un terzo momento è bene memorizzare un versetto-chiave che sintetizzi il senso globale del brano letto. La Parola memorizzata è quella che ci accompagnerà nella giornata, o durante il tempo che ci separa dallascolto successivo. È la Parola alla quale diamo spazio perché metta radici dentro di noi.
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Attraverso un adeguato tempo di silenzio è bene che ciascuno scopra i condizionamenti (occupazioni, preoccupazioni, affetti, opere da fare, aiuti
cfr. Rnb XXII, 25-26) che nel suo caso particolare e nella vita della Fraternità di cui fa parte, ostacolano la ricezione di quella Parola.
3. Restituzione
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Infine è bene "restituire" a Dio la Parola ricevuta da Lui stesso nello Spirito, attraverso una preghiera di lode, di ringraziamento, di benedizione, di supplica e di invocazione al Signore, per quanto ci ha donato attraverso quella Parola, letta come buon annuncio per la persona e per la Fraternità, anche mediante la condivisione di essa.
4. Devozione, come volontà di fare il bene
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Il quinto momento prevede la formulazione di qualche proposta che miri a chiarire gli atteggiamenti, le scelte e gli orientamenti che scaturiscono dallascolto di quella Parola, per crescere nella volontà di fare il bene.
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