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Conferenza della Famiglia Francescana in occasione del Giubileo del 2000, per l'Anno dello Spirito Santo |
Il primato dello Spirito
Lo spirito di unità
La Pace
La ricchezza dei movimenti ecclesiali
fr. Agostino Gardin -
Curia Generalizia OFM Conv.
fr. John Corriveau -
Curia Generalizia OFM Cap.
fr. Bonaventure Midili -
Curia Generalizia TOR
sr. Carola Thomann, FCJM -
Figlie dei Ss. Cuori di Gesù e Maria
Emanuela De Nunzio -
Ministra Generale, OFS
E LA SUA SANTA OPERAZIONE"
Fratelli e Sorelle,
1. "Il 1998, secondo anno della fase preparatoria al Giubileo, sarà
dedicato in modo particolare allo Spirito Santo e alla sua presenza
santificatrice all'interno della Chiesa". Così il papa Giovanni Paolo II
nella sua Tertio millennio adveniente (n. 44). Facendo seguito alla
lettera "Riconciliati in Gesù Cristo", che vi abbiamo inviato lo scorso
anno, vogliamo quest'anno valorizzare questa circostanza offerta a noi
francescani come occasione per prendere meglio coscienza del posto che lo
Spirito Santo ha avuto nell'esperienza di Francesco e di Chiara e di quello che
dovrebbe avere oggi nella vita dei loro figli. Ci stimola nello stesso tempo a
scoprire quale è il contributo originale che la grande famiglia
francescana può portare al movimento di riscoperta dello Spirito in atto
in tutta la Chiesa.
2. Lo Spirito Santo è il vero segreto che spiega la vita di Francesco,
la polla nascosta da cui scaturisce ogni sua intuizione e iniziativa.
Rileggendo in questa luce le prime biografie del santo, si resta impressionati
da un fatto: si può dire che quasi ogni capitolo di esse inizia con
formule del tipo: "mosso dallo Spirito" o "pieno della grazia dello Spirito" o
"per divina ispirazione", Francesco disse, andò, fece... A una
specifica azione dello Spirito sono attribuite tutte le grandi svolte della sua
vita. Fu "per impulso dello Spirito" che Francesco entrò a san Damiano e
ricevette il mandato: "Va', Francesco, ripara la mia casa", e fu lo stesso
Spirito che gliene rivelò, a poco a poco, il senso e la portata[1]. Fu ancora "per la grazia dello Spirito Santo"
che più tardi scoprì che il Signore non aveva chiamato lui e i
suoi compagni "solo per la loro salvezza, ma anche per quella di molti altri".
Scoprì, in altre parole, la dimensione anche apostolica e missionaria
del suo ordine[2].
Anche nella sua opera di "formazione" dei frati egli si lasciava guidare dallo
Spirito: "Francesco, ricolmo ogni giorno più della grazia dello Spirito
Santo, si adoperava a formare con grande diligenza e amore i suoi nuovi
figli"[3].
3. Quello di Francesco fu, come è stato detto da eminenti studiosi, "il
più grande movimento carismatico della storia della Chiesa". Sono tratti
"carismatici" la novità, la spontaneità, l'immediatezza del suo
agire. I suoi discorsi erano "pieni della potenza dello Spirito Santo";
invocava lo Spirito prima di predicare e le parole affluivano in modo tale da
far apparire a tutti che "non era lui a parlare, ma lo Spirito del Signore"[4]. Alcuni suoi gesti tipici sono di natura
chiaramente carismatica. Ogni volta che egli "era pieno dell'ardore dello
Spirito Santo, per esprimere il calore esuberante del suo cuore" si metteva a
parlare in francese[5]. Era chiaramente il suo
modo di parlare "in lingue". Non rifuggiva a volte dal pregare Dio di
rivelargli la sua volontà "alla prima apertura della Bibbia"[6].
Tutto questo ci fa capire dove sta la spiegazione ultima della
"conformità" di Francesco con Cristo: non in un suo sforzo programmato
di imitazione metodica di Cristo in questa o quella virtù, ma nell'avere
in sé lo Spirito di Cristo e avere gli stessi sentimenti che erano in
Lui. La sua era una imitazione di Cristo "pneumatica", prima che ascetica.
4.Lo Spirito Santo che è il segreto della vita di Cristo, il suo
"compagno inseparabile", come lo definisce S. Basilio, colui che ispira ogni
sua azione e guida ogni suo passo, è anche il segreto intimo della vita
di Francesco... E quello che si dice di lui, si deve parimenti dire della sua
"pianticella" Chiara, sulla quale un giorno lo Spirito Santo fu visto posarsi
sotto forma di due ali[7]. Un "solo e medesimo
Spirito" ha chiamato infatti i frati e le sorelle[8]. Queste si sono "sposate con lo Spirito Santo" a
imitazione di Maria, "la Sposa dello Spirito Santo" (un titolo che proprio
Francesco ha contribuito a introdurre nel linguaggio teologico[9]).
5.Francesco non si è accontentato di vivere tutta la sua vita "nello
Spirito", ma attraverso la Regola e le ammonizioni, ha cercato di improntare la
vita dei suoi seguaci a questa grande apertura allo Spirito. Ha proclamato una
volta lo Spirito Santo "ministro generale dell'Ordine", dolendosi di non poter
inserire questa sua idea nella Regola, essendo stata, questa, già
approvata con la bolla[10].
Ciò che i frati devono desiderare sopra ogni cosa è di avere "lo
Spirito del Signore e la sua santa operazione"[11]. Sia quelli che lavorano, sia quelli, come
Antonio, che si dedicano allo studio e all'insegnamento, devono cercare di "non
estinguere lo spirito della santa orazione e devozione"[12].
6. Il Serafico Padre ci ha lasciato anche degli ottimi criteri, attinti dalla
Bibbia, per discernere quando un religioso vive secondo lo Spirito e quando
invece segue la lettera e la carne: "Sono morti a causa della lettera quei
religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma
piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle ad altri. E sono vivificati
dallo Spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e
desiderano sapere, non l'attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono, con
la parola e con l'esempio, all'Altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni
bene"[13].
San Bonaventura, fedele interprete anche in ciò del pensiero del
Fondatore, ha fatto dell'unzione spirituale la caratteristica dell'Ordine
francescano. Egli distingue, tra i diversi ordini religiosi del suo tempo,
"quelli che attendono principalmente alla speculazione e secondariamente
all'unzione e quelli che attendono principalmente all'unzione e secondariamente
alla speculazione", ponendo tra questi secondi l'Ordine serafico[14].
7. Come ritrovare nella nostra vita di seguaci di Francesco e di Chiara questa
potente linfa spirituale presente nelle nostre origini? La Chiesa di oggi
conosce molti e svariati bisogni, ma nessuno è più urgente e
importante di questo: offrire al mondo una genuina risposta alla sua sete di
spiritualità. È nota l'affermazione di Paolo VI: "Ci siamo
chiesti più volte quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa
nostra Chiesa benedetta e diletta... Voi lo sapete: lo Spirito Santo! La Chiesa
ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di
parola sulle labbra, di profezia nello sguardo"[15].
Se non trova nelle comunità cristiane un'alternativa spirituale al
materialismo e all'arido tecnologismo che caratterizza l'odierna
società, specie nei paesi ricchi, il mondo la cerca altrove, a volte nei
luoghi e nelle forme più discutibili. L'attrattiva che esercitano,
specie sui giovani, centri di spiritualità come, ad esempio, quello di
Taizé, mostrano, in positivo, la stessa tendenza. Ma dove hanno
più diritto, i fedeli cristiani, di trovare dei "luoghi dello Spirito"
se non nelle nostre comunità o fraternità francescane? Molti
vescovi ci vogliono nelle loro chiese locali espressamente per rispondere a
questa necessità.
8.San Francesco ci ha additato la via maestra per assolvere questo compito:
conservare lo spirito della santa orazione e devozione. In altre parole, la
preghiera. È nella preghiera soprattutto che lo Spirito Santo crea
"l'intimità con Dio". Nella Scrittura si nota un fatto costante: lo
Spirito Santo viene su coloro che trova in preghiera. Venne su Gesù
mentre, ricevuto il battesimo, "stava in preghiera" (cf. Lc 3,21); venne sugli
apostoli, mentre essi erano "unanimi e perseveranti nella preghiera, con Maria,
la Madre di Gesù" (cf. At 1, 14). E Gesù stesso ha detto che il
Padre celeste dà lo Spirito Santo a "coloro che glielo chiedono" (Lc 11,
13). San Bonaventura dice che lo Spirito Santo viene "dove è amato, dove
è invitato, dove è atteso"[16].
9.Accanto a questo impegno principale possono certamente ricevere attenzione
altri interessi e altri tipi di "servizio dello Spirito" (2Cor 3, 8). Lo
Spirito Santo - ha affermato il Concilio Vaticano II - è all'opera anche
al di fuori dei confini visibili della Chiesa, per guidare l'evoluzione
dell'ordine sociale e dare a ogni uomo "la possibilità di venire in
contatto con il mistero pasquale di Cristo"[17]. Sta a noi francescani e francescane
contribuire a mantenere vivo e sviluppare "lo spirito di Assisi" che ha trovato
la sua espressione più alta nell'incontro tra i capi delle varie
religioni promosso da Giovanni Paolo II intorno alla tomba di Francesco nel
1986. Spirito di dialogo, di pacificazione, di rispetto del creato.
Non dobbiamo dimenticare, inoltre che il primo effetto visibile della venuta
dello Spirito a Pentecoste fu quello di riunire nell'unica fede popoli diversi.
Egli è lo Spirito di unità ed è presente dovunque si crea
o si rinsalda l'unità: nella coppia, nella comunità, nel mondo
intero. È da rilevare, ancora, che uno dei "frutti dello Spirito"
più preziosi è la pace (cf. Gal 5, 19).
10.Ai nostri giorni lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa una grande
varietà di movimenti ecclesiali che sono uno dei segni più
visibili della "novella Pentecoste" auspicata dal papa Giovanni XXIII in
occasione del Concilio. Dobbiamo saper apprezzare questa "grazia dello Spirito"
che oggi circola nella Chiesa, ricavandone valide sollecitazioni per vita e la
nostra presenza nella Chiesa.
Teniamo presente anche che alcuni componenti della grande Famiglia francescana
hanno ricevuto, in questi ultimi anni, degli impulsi particolari a rinnovare la
loro vita, con la forza dello Spirito, grazie alla formulazione della loro
Regola. L'8 dicembre 1997, infatti, ricorreva il 15° anniversario
dell'approvazione della "Regola dei Fratelli e Sorelle del Terzo Ordine
Regolare di san Francesco", e il 26 giugno 1998 verrà ricordato il
20° anno dall'approvazione della Regola rinnovata dell'Ordine Francescano
Secolare. Vale la pena valorizzare queste ricorrenze, per suscitare una
più vasta intensa e volontà di rendere un autentico servizio allo
Spirito, nella Chiesa.
11.Sulla base di quanto abbiamo appena indicato come un possibile "servizio
allo Spirito" nella Chiesa di oggi, vorremmo offrire alcuni semplici
suggerimenti di carattere pratico e operativo.
12.Il frutto più prezioso di questo anno dedicato allo Spirito Santo
dovrebbe essere, per la Famiglia francescana, un rinnovato sforzo per ridare
il primato allo spirito. Non solo in senso quantitativo, dando più
tempo alla preghiera, ma anche in senso qualitativo, facendo sì che ogni
attività - lavorativa, intellettuale, pastorale - sia intrisa di
quello "spirito di orazione e devozione al quale - ci ammonisce il nostro
Serafico Padre - tutte le altre cose devono servire". Vale anche per il
rinnovamento del carisma francescano quello che papa Giovanni Paolo II ebbe a
dire del rinnovamento della Chiesa in generale, dopo il Concilio: esso "non
può realizzarsi se non nello Spirito Santo, cioè con l'aiuto
della sua luce e della sua forza"[18]. È opportuno impegnarsi perché
le chiese e i conventi francescani e, per quanto possibile, le nostre
fraternità dell'OFS, diventino autentici "centri di
spiritualità". Si studi il modo di offrire, per esempio, delle "scuole
di preghiera", dei "tempi dello Spirito", una qualificata "direzione
spirituale", la pratica e la diffusione della "lectio divina" o una lettura
meditata e condivisa dei testi spirituali (specialmente francescani).
13.I figli di Francesco e di Chiara sono chiamati a vivere questo spirito di
unità anzitutto al loro interno, sviluppando sempre più i
legami di stima, di concordia e di collaborazione tra le varie famiglie
francescane, ricordando - come dice Dante - che i primi compagni di
Francesco edificavano il mondo già con "la loro concordia e i lor lieti
sembianti"[19]. Vogliamo
insistere, come nella lettera pre-giubilare dello scorso anno, nell'invitare ad
una sempre maggiore comunione e collaborazione all'interno della grande
Famiglia francescana. Chiediamo che, per quanto possibile, si uniscano le
forze, in vari ambiti: per esempio nella formazione - in particolare per quanto
riguarda la formazione propriamente francescana - nell'animazione spirituale,
negli ambiti culturale, apostolico e caritativo. All'interno dei tre Ordini
francescani (sia pur rispettando la vocazione specifica delle Sorelle del
Secondo Ordine) si favoriscano incontri anche informali, interscambi, comuni
momenti di preghiera e di riflessione, iniziative concrete di comunione e di
fraternità.
Anche l'impegno ecumenico deve trovare nella Famiglia francescana una
particolare disponibilità: lo "spirito di Assisi" ci deve rendere
particolarmente attenti e solleciti promotori di iniziative ecumeniche.
14.Abbiamo ricordato come uno dei "frutti dello Spirito" più preziosi
sia la pace e sappiamo quanto il nostro Serafico Padre desiderava essere lui
stesso strumento di pace e che i suoi figli la diffondessero nel mondo, anche
con il loro modo di salutare la gente[20]. La Famiglia francescana deve essere "in
prima linea" là dove si lavora per la pace. Dove i conflitti etnici
di varia natura lacerano la nazioni e creano situazioni di tensione, dobbiamo
essere promotori di convivenza pacifica, anche con iniziative coraggiose e con
prese di posizione chiaramente ispirate al Vangelo e al "comandamento nuovo"
dell'amore reciproco. Ciò suppone che al nostro interno, prima di tutto,
abbiamo la più grande cura nell'eliminare ogni possibile forma di
antagonismo, supremazia, divisione.
15.Vari movimenti mettono in luce la necessità di una fede più
viva, di una carità più concreta, di una preghiera più
sentita e spontanea: tutti valori che la spiritualità francescana mette
abbondantemente a disposizione della nostra scelta di vita. Essi stimolano le
nostre fraternità ad essere più vive, più capaci di
rinnovamento, più disponibili ad accogliere la novità dello
Spirito, più in grado di far prevalere le esigenze dell'obbedienza e
della fraternità sulle scelte ed esperienze personali. Sappiamo
accogliere e valorizzare questi stimoli, riconoscendovi una spinta a
ringiovanire la ricca spiritualità propria del nostro carisma e
ricavandone sapientemente delle sollecitazioni per il modo in cui incarniamo
nella vita la spiritualità propria del nostro carisma. Se non ci
rinnoviamo, rischiamo di non dire e di non dare più nulla alla Chiesa e
al mondo.
16.Riconosciamo che nella Famiglia francescana i valori che abbiamo sottolineato
in questa lettera trovano già positive e incoraggianti attuazioni.
Sollecitiamo a non accontentarci di quanto si è fatto e si va facendo,
ma a raggiungere nuove mete, sempre memori dell'esortazione del nostro Padre
san Francesco: "Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro,
perché finora abbiamo combinato poco"[21].
Scriviamo questa lettera avendo davanti agli occhi le tristi condizioni dei
santuari francescani di Assisi, danneggiati dal terremoto: luoghi
"indispensabili" alla nostra spiritualità e al contatto vivo con
Francesco. Mentre auspichiamo un loro rapido restauro, così da poterli
rendere ancora meta desiderata nei nostri pellegrinaggi, preghiamo che
all'opera materiale si accompagni, in vista del grande Giubileo, anche una
"ricostruzione" della nostra sempre più autentica fedeltà a
Francesco e a Chiara e, attraverso di loro, a Cristo e al Vangelo.
Affidiamo alle nostre Sorelle Clarisse una particolare preghiera di
intercessione perché, con l'aiuto del Padre san Francesco e della Madre
santa Chiara, ci lasciamo plasmare dallo Spirito come "creature nuove" (cf.
1Cor 11, 7), docili allo Spirito che "fa nuove tutte le cose" (Ap 21, 5).
Roma, 1° gennaio 1998
Fr. John Corriveau - Ministro generale OFM Cap
Sr. Carola Thomann - Presidente CFI - TOR
Fr. Agostino Gardin - Ministro generale OFM Conv
Fr. Bonaventure Midili - Ministro generale TOR
Emanuela De Nunzio - Ministra generale OFS
Sr. M. Giacinta Ibba - Segretaria della CFF
[1] S. Bonaventura, Leggenda
maggiore, II, 1 (FF1038)
[2] Cf. Leggenda dei tre compagni, X, 36
(FF 1440).
[3] Celano, Vita prima, XI, 26 (FF
363).
[4] S. Bonaventura, Leggenda maggiore,
III, 2; XII, 7 (FF 1052. 1211).
[5] Celano, Vita prima, VII, 16 (FF
346); Vita seconda, VIII, 13 (FF 599).
[6] Cf. Celano, Vita prima, II, 92 (FF
482 s.).
[7] Atti del processo di canonizzazione (FF
3062).
[8] Celano, Vita seconda, CLV, 193 (FF
793).
[9] Ufficio della Passione, compieta (FF
281).
[10] Celano, Vita seconda, CXLV, 193 (FF
779).
[11] Regola bollata, cap X (FF
104).
[12] Regola bollata, cap. V (FF 88);
Lettera a Frate Antonio (FF 252).
[13] Ammonizioni, VII (FF 156) e XII
(FF 161).
[14] S. Bonaventura, Sull'Esamerone,
XXII, 21 (ed. Quaracchi, IX, p. 269).
[15] Discorso 29 novembre 1972
(Insegnamenti di Paolo VI, X, p. 1210 s.).
[16] S. Bonaventura, Discorsi,
Domenica IV dopo Pasqua, 2 (ed. Quaracchi, IX, p. 311)
[18] Cf. Gaudium et Spes, 22 e 26
[17] In AAS, 73, 1981, p. 521.
[19] Dante, Paradiso, XI, 76 s.
[20] Cf. Leggenda Perugina, 67 (FF
1619).
[21] San Bonaventura, Leggenda
maggiore, XIV, 1 (FF 1237).
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