• Update: Sat, Aug 26, 2000
  • Messaggio del Ministro Generale dei Frati Minori
    ai Giovani Francescani (Gifra)
    per la Giornata Mondiale della Gioventù

    Aracoeli, 15 agosto 2000

    Nella Diocesi di Bukoba, in Tanzania, durante le celebrazioni eucaristiche, il momento della presentazione delle offerte è sempre molto valorizzato. Tutte le persone che partecipano, in processione, si portano davanti all’altare e vi depongono le proprie offerte, in natura o in denaro. Anche i bambini piccoli, perfino quelli in braccio ai genitori, ricevono una moneta che poi depongono nei cesti davanti all’altare. Più di una volta ho visto qualche bambino che, nonostante l’insistenza della madre per lasciare la monetina nel cesto, rifiutava decisamente: questa creatura era già entrata nella logica economica di profitto che guida e orienta violentemente la nostra società. Niente è gratuito, tutto si acquista, e allora è necessario avere moneta, qualche cosa da offrire, anche a costo di svendere se stessi, il proprio corpo, la propria dignità… Tutto è commerciabile. Le nostre mani tendono sempre più a chiudersi…

    L’evento che state vivendo in questi giorni vuole sfuggire a questa logica di interesse… Gratuitamente avete accolto l’invito a partecipare a questo Giubileo. Molti di voi ospitano o sono ospitati gratuitamente: sono le mani che si aprono all’accoglienza; mani libere che si tendono verso gli altri, pronte a condividere, perché tutto ci è stato dato — ciò che siamo e ciò che abbiamo — per essere condiviso con tutti. San Francesco ci dice che siamo obbligati alla restituzione.

    Cari giovani, il messaggio di questa esperienza che dovrete incarnare nella vostra vita quotidiana è un messaggio rivoluzionario, che potrebbe e dovrebbe dare alla vostra esistenza una nuova direzione. Grazie a questo messaggio, da domani potreste diventare dei profeti, e tracciare nuovi sentieri di vita agli uomini e alle donne che incontrate sul vostro cammino.

    È un messaggio di gratuità. La Bibbia dice che nudi siamo usciti dal seno della madre e nudi ritorneremo alla madre terra. San Francesco aggiunge che ´Di nostro abbiamo solo i peccatiª. Tutto il resto non ci appartiene, perché ci è stato donato; noi possiamo farlo fruttificare, ma rimane un dono che non è di nostra proprietà. Vivere in questa prospettiva significa superare l’angoscia, il desiderio sfrenato di accumulare per consumare, di consumare per poter sempre di nuovo accumulare…, lasciandoci vincere dalle tentazioni costanti del nostro mondo, che ci mette davanti continuamente un mercato di desideri di cui diventiamo schiavi. Ci si illude che la felicità consista nella sazietà, e non nella gratuità. Non ci accorgiamo che accumulando sempre più, e vivendo nel superfluo, siamo sempre più insoddisfatti e diventiamo ingiusti, violenti verso chi non ha il necessario.

    La gratuità è diventare dono per gli altri senza pretendere un contraccambio, perché io sono un dono del Signore per il mondo. Ogni volta che richiudo la mia mano, che mi chiudo egoisticamente, che voglio godere da solo di ciò che mi è stato dato, è come se bloccassi la dinamica dell’amore, della vita. La mano che si apre e viene tesa fraternamente verso l’altro, un volto sorridente e accogliente, un gesto di solidarietà…: questi sono semi di vita che cambiano il mondo; questo è il vero amore che può liberare il mondo dal male!

    Ma come formarci alla gratuità, al dono, all’amore vero? Come evitare la tentazione del superfluo, del non-necessario? San Francesco ci dà la risposta: ripetere insieme a lui ´Tu, Signore, sei la mia ricchezza a sufficienzaª, mi sento amato e gratificato abbastanza. Voglio usare di quello che tu mi dai senza diventarne schiavo; non voglio farmi guidare dal desiderio di possedere sempre di più, o da quello del piacere o del potere. Allora la povertà diventa libertà, spazio di condivisione con gli altri, accoglienza, ospitalità soprattutto per chi è frustrato o rifiutato. Allora nasce la gioia della condivisione perché, secondo il Vangelo, si è trovato il tesoro. La libertà nell’uso dei beni e la solidarietà diventano la strada che porta alla felicità.

    L’anno giubilare che stiamo vivendo, che è un invito alla liberazione, a ritornare alla propria terra, deve aiutarci a rientrare nella profondità di noi stessi, a ritrovare la nostra identità per liberarla da ogni schiavitù, da ogni dipendenza; è un invito a "riportare a casa" il nostro corpo con tutti i suoi istinti e i suoi desideri per ordinarli e integrarli nei valori evangelici. Finché saremo divisi interiormente, finche vivremo fuggendo le nostre responsabilità, non saremo mai strumento di pace, dono di pace agli altri perché abitati dalla pace.

    In questi giorni durante questa esperienza di gratuità e di solidarietà in occasione dell’anno giubilare, il Signore vi faccia gridare insieme a S. Agostino: ´Tu eri dentro di me e io Ti cercavo fuori; Tu eri con me, ma io non ero con Teª. Vi auguro di saper leggere la vostra storia come lui ha fatto: "Cercavamo la felicità nella soddisfazione di tanti desideri che venivano da fuori, senza capire che la vera felicità l’abbiamo dentro di noi; dobbiamo solo accoglierla e viverla".


    Fra Giacomo Bini, ofm
    Ministro generale



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