EVANGELIZZARE NEL DIALOGO
1. Motivazioni
Levangelizzazione è un elemento essenziale della vocazione dellOrdine, ed ha assunto in S. Francesco una particolare caratteristica di dialogo. Per tal motivo, il Definitorio generale, anche in base al mandato ricevuto dal Capitolo generale 1991 e dal Capitolo generale 1997, ritiene urgente approfondire, sostenere e promuovere limpegno dellOrdine nellevangelizzazione, creando strutture che aiutino i Frati Minori a stabilire un contatto positivo e fraterno con tutti gli uomini, senza preclusioni di carattere religioso e/o culturale, per poter annunciare il Vangelo riconoscendo e rispettando i valori propri delle diverse culture.
Spinto da questo mandato, e preoccupato di dare concreta attuazione al Cap. V delle nostre CC.GG., il Definitorio generale ha raccolto i risultati di precedenti consultazioni ed ha maturato la decisione di fondere, in una visione unitaria, le dimensioni contemplativa ed evangelizzatrice della vocazione francescana, sottolineando pure l'inscindibilità fra il momento formativo e quello dell'azione, fra la testimonianza e l'annuncio, come pure la caratteristica comunitaria, fraterna e dialogante dell'evangelizzazione francescana.
Nel raccogliere i frutti del lavoro finora compiuto e compendiato nel documento "Riempire la terra con il Vangelo di Cristo (1Cel 97) ", il Definitorio generale invita i frati a considerare la propria vocazione nell'ampio orizzonte di una situazione mondiale in continua evoluzione.
La situazione dei rapporti umani alle soglie del terzo millennio e i più recenti documenti del magistero ecclesiastico pongono il dialogo al centro dell'attenzione e delle preoccupazioni di tutti coloro che ricercano la pace e il bene dell'umanità.
Inoltre, i continui riferimenti del Papa e di ragguardevoli rappresentanti di chiese e di religioni a S. Francesco, promotore di riconciliazione, di pace e di dialogo, unitamente al pressante e ripetuto invito rivolto ai frati di continuarne la missione, fanno dell'impegno al dialogo una delle prerogative del carisma francescano. Di fatto, nel crescente numero di coloro che si impegnano per promuovere la riconciliazione e la pace si manifesta lo spirito che ha animato tutta lesperienza umana e cristiana di S. Francesco.
S. Francesco fu ed è veramente uomo di dialogo nel senso più stretto della parola: uomo universale per la sua intensissima e radicale esperienza cristiana, riconciliato con Dio, con se stesso, con tutti gli uomini e con l'intero creato, diffonde con umiltà e carità a tutti il messaggio evangelico.
Ma, se vuole essere significativo per gli uomini d'oggi, lo spirito di S. Francesco deve diventare lo spirito di tutti i francescani e animare e caratterizzare tutta la loro opera evangelizzatrice.
Di fatto, tutta la cultura e l'umanesimo francescano offrono una vera risposta e una fondata speranza a tutti i problemi emergenti all'interno delle varie culture. In un mondo caratterizzato da disarmonie che toccano direttamente l'uomo, i suoi rapporti con il creato e i rapporti reciproci fra le persone e fra i popoli, l'evangelizzazione francescana, attingendo profondamente alla propria spiritualità, alla visione francescana della presenza di Dio e dell'umanità di Cristo, alla visione dell'uomo ludico, è in grado di dare una risposta di speranza, proponendo una cultura della prossimità, una cultura ecologica e cosmica, una cultura del dialogo: è la via che rende possibile l'inculturazione del vangelo nel cuore d'ogni cultura (cf. il Discorso di Giovanni Paolo Il all'Antonianum, con il mandato all'Ordine d'essere gli evangelizzatori della speranza). Lavanzamento della tecnica e delle scienze, il moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione, il mutuo influsso delle diverse culture, la velocità dellinformazione, il nuovo mondo dellinformatica, hanno creato nuove situazioni che esigono dai Frati Minori, se vogliono mantenersi fedeli alla loro vocazione, una risposta che permetta di assumere i valori esistenti e purificare quelli che attentano alla dignità delluomo. Sullesempio di Francesco che voleva portare il Vangelo fatto vita a tutti gli uomini, è proprio della nostra forma di vita rispondere alle nuove sfide dellumanità in un atteggiamento di dialogo.
L'universalità dellesperienza religiosa di S. Francesco e il suo rapportarsi nei confronti delle autorità islamiche, offrono un esempio di dialogo con membri di altre religioni, che ha dimostrato di convincere e coinvolgere rappresentanti di tutte le fedi.
L'esperienza di riconciliazione, il radicamento nella parola di Dio, il rapporto con il creato e il modello di comunità francescana come stile di vita ecclesiale, fanno dell'esperienza francescana un naturale punto di riferimento nel confronto ecumenico.
Da tutti questi elementi nasce la vocazione particolare dei Frati all'ecumenismo e al dialogo. Ed è per questo motivo che il Ministro generale intende impegnare l'Ordine all'evangelizzazione con nuovo slancio e con nuove forme. Il Definitorio generale sostiene questo rinnovato impegno con un organismo che vuole essere segno di volontà fattiva, occasione di rinforzo e di coinvolgimento a tutti i livelli delle forze attualmente impegnate nel campo della formazione e della evangelizzazione, in modo che le direttive del Ministro generale non rimangano carta sterile.
2. Struttura
Si istituisce il Servizio per il Dialogo (SD) articolato nei seguenti settori:
- dialogo ecumenico
- dialogo interreligioso
- dialogo con le culture
Ognuno dei tre settori di dialogo opera attraverso una Commissione, la cui attività è coordinata dal Coordinatore per il dialogo e regolata da un proprio regolamento approvato dal Definitorio generale.
All'interno del SD la Commissione per l'ecumenismo, in attuazione degli art. 95 § 1 e 127 § 3 delle CC.GG., promuove la formazione ecumenica dei Frati, soprattutto in vista della loro opera di evangelizzazione.
La Commissione per il dialogo con i credenti di altre religioni, secondo le direttive e lo spirito degli art. 93 § 2 e 95 § 2 e 3 delle CC.GG., promuove nei Frati la conoscenza e lo spirito di dialogo con le altre religioni, attingendo a quel rapporto di dialogo instaurato da S. Francesco con le popolazioni dei paesi islamici.
La Commissione per il dialogo con le culture, secondo le direttive e lo spirito degli art. 92 § 2, 93 e 94 delle CC.GG., promuove nei Frati una presa di coscienza della visione francescana della vita, in modo che siano in grado di dialogare con gli uomini di qualunque cultura, valorizzando il bene da per tutto dove esso si trova e contribuendo con semplicità e senza ambiguità al processo di inculturazione del Vangelo e l'evangelizzazione delle culture.
3. Compiti e funzionamento
Il SD, nel suo insieme e attraverso le sue Commissioni, ha il compito di animare e di sostenere l'impegno dei Frati per l'evangelizzazione ed il dialogo, sia nel campo formativo sia in quello dell'annuncio.
Il SD ha il mandato di incoraggiare e favorire le iniziative dell'Ordine concernenti il dialogo, creando strutture e promovendo occasioni frequenti e regolari di collaborazione e interazione fra le varie Commissioni di dialogo, in collaborazione con gli altri Organismi della Curia. Salvaguardata la reciproca autonomia di ogni Commissione nella propria programmazione, il rapporto reciproco delle tre Commissioni verrà assicurato dal riferimento all'unico Coordinatore, dal coinvolgimento dei tre Presidenti nelle assemblee plenarie di ogni Commissione e dalla regolare reciproca informazione.
In seguito alla decisione del Capitolo generale (Doc. del Capitolo generale, n. 7.2), il Coordinatore per il Dialogo coadiuvato dai Presidenti e dai membri delle Commissioni di dialogo, curerà e rafforzerà i legami con le conferenze e le Province dell'Ordine, in modo da coinvolgerle in un cammino armonico nella programmazione e attuazione del Servizio del dialogo, fatto proprio da ogni Conferenza.
Il Coordinatore del SD è nominato, con laccordo del Definitorio generale, dal Ministro generale.
20.1. E scelto, per questa responsabilità, un Frate che abbia esperienza nel campo del dia-logo, una formazione in uno o nellaltro dei settori di competenza di SD, capace di animare e di lavorare in gruppo e, di preferenza, un membro della Curia oppure del Definitorio generale.
20.2. La durata del mandato è "ad nutum Ministri generalis", ma nella prospettiva di una durata di tre anni.
Il SD avrà un suo ufficio, gestito da un segretario, al quale faranno riferimento i membri di tutte le Commissioni di dialogo.
Per promuovere la comunicazione e la collaborazione, il Coordinatore riunirà, a scadenze ragionevoli e regolari, i presidenti delle Commissioni di dialogo, per coordinare proposte e iniziative di dialogo, sia nel campo della formazione dei frati che in quello dell'annuncio.
Le singole Commissioni di dialogo si riuniranno almeno una volta all'anno, e quando particolari situazioni lo richiederanno, su convocazione del loro presidente. Alle riunioni parteciperà anche il Coordinatore per il dialogo.
Sia il Coordinatore del SD che i presidenti delle Commissioni di dialogo si studieranno di promuovere, nei campi di loro competenza, una sempre più stretta collaborazione con tutte le componenti che condividono il carisma francescano.
Il SD e le Commissioni di dialogo hanno una funzione consultiva. Il Coordinatore trasmetterà al Ministro e al Definitorio generale le proposte delle varie Commissioni per la loro approvazione ed esecuzione.
|