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1. Le indicazioni della Regola e delle
Costituzioni
Volendo indicare le linee portanti delle nuove Costituzioni dell'OFS
possiamo individuare tre aspetti fondamentali: la secolarità, l'unita
dell'OFS, la sua autonomia[1].
"Nelle Costituzioni sono esattamente delimitate le funzioni di governo
delle Fraternità a tutti i livelli, riservate in via esclusiva ai
responsabili secolari, dalle funzioni di assistenza (...) affidate ai Religiosi
del Primo Ordine e del TOR. In questa distinzione resta ferma e salda
l'appartenenza all'unica Famiglia Francescana, la `comunione vitale reciproca'
che esprime la comunanza dei beni, l'unità di intenti, l'aiuto
vicendevole per rendere vivo ai nostri giorni - nella vita di ognuno e nella
missione della Chiesa - Francesco e il suo ideale..."[2].
La Regola dell'OFS affermava già che "nei diversi livelli, ogni
fraternità è animata e guidata da un consiglio e un
Ministro (o Presidente), che vengono eletti dai Professi in base alle
Costituzioni " (n. 21)[3]. L'autonomia dell'OFS,
cioè "diretta responsabilità di autogestione" (G. Paludet OFM)
è indispensabile perché il cuore della sua spiritualità
è `vivere il vangelo in fraternità'.[4]
Le Costituzioni poi indicano che "l'OFS è
nella Chiesa una associazione publica"[5], che
"si articola in fraternità ai vari livelli (locale, regionale, nazionale
e internazionale), le quali "hanno singolarmente personalità giuridica
nella Chiesa" (Art. 1,5). I capitoli delle fraternità ai diversi livelli
hanno la potestà "legislativa, deliberativa ed elettiva" (Cf. Articoli
64, 68 e 70,3). La promozione vocazionale a sua volta è l'espressione
vitale dell'autonomia: "...è un dovere di tutti i fratelli ed è
segno della vitalità delle Fraternità stesse" (Art.45).
"Come parte integrante della Famiglia Francescana e chiamato a vivere il
carisma di Francesco nella dimensione secolare, l'OFS ha particolari, stretti
rapporti con il Primo Ordine e con il TOR" (Art. 85,1). Dalla storia
francescana e dalle Costituzioni di questi ordini, appare che essi si
riconoscono impegnati, in virtù della comune origine e carisma e per
volontà della chiesa, all'assistenza spirituale e pastorale dell'OFS[6]. Questa assistenza si esercita nel rispetto
delle Costituzioni dell'OFS e degli Statuti preparati dalle
fraternità ai diversi livelli. (Cf. Art. 90)
2. L'autonomia è collegata con l'unità e la
secolarità
"L'autonomia, con l'unità e la secolarità, rappresentano una sola
realtà. Non ci sarà un OFS totalmente autonomo se non è
unito, non ci sarà un OFS veramente secolare, se dipende dai religiosi e
si identifica con i Frati cheprestano ad esso l'assistenza spirituale"[7] . "L'OFS si configura come una unione organica
di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo, tra di loro
coordinate e collegate" (Cf. Regola OFS 2.20). Il Consiglio e il
Ministro della fraternità di livello superiore hanno il compito di
collegare e coordinare le fraternità del livello inferiore. Tale
unità non può esercí senza l'autonomia realizzata al
livello locale. L'autonomia e l'unità sono le due facce della stessa
medaglia. "L'autonomia richiede che l'OFS abbia, a tutti i livelli, dei
responsabili secolari capaci di assumersi pienamente le funzioni di "animazione
e guida" delle Fraternità, con tutto il carico di fatica, studio,
responsabilità, disponibilità, che questo comporta (...),
richiede poi strutture indipendenti, con sede propria e autofinanziamento,
cioè la possibilità di mettere in atto programmi propri senza
dover ricorrere all'aiuto di altri, sia organizzazioni sia persone private".[8] Nella preparazione della rinnovata Regola
dell'OFS tale autonomia era voluta sia dai francescani secolari che dai
Ministri Generali del Primo Ordine e del TOR, i quali erano convinti che
l'autonomia avrebbe reso l'OFS più vivo dandogli il maggiore spirito
d'iniziativa.[9] Tale atteggiamento è
stato ripetuto nello Statuto per l'assistenza spirituale e pastorale
all'Ordine Francescano Secolare, approvato dai Ministri Generali nel
1992.
3. L'autonomia nella comunione
È significativo che la Regola non cominci con la definizione
dell'OFS ma con la presentazione della Famiglia Francescana. L'OFS realizza la
sua autonomia in rapporti di "comunione vitale reciproca" con gli altri
componenti della Famiglia. Ciò è in concordanza con la visione
della Chiesa come comunione-missione e con l'ecclesiologia dello scambio dei
doni. La comunione ecclesiale non permette alle comunità di
rinchiudersi nella propria spiritualità, strutture e attività,
come è stato accennato anche al recente "Congresso mondiale dei
Movimenti Ecclesiali" (Roma, 27-29 maggio). La reciprocità suppone il
rispetto della specificità, la collaborazione suppone l'autonomia dei
collaboratori. È evidente che, per realizzare lo scambio, devono
esistere diversi doni, ricevuti e custoditi, e che l'identità
carismatica deve essere chiara. "Straordinari o semplici e umili, i
carismi sono grazie dello Spirito Santo che, direttamente o indirettamente,
hanno un'utilità ecclesiale, ordinati come sono all'edificazione della
Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo"[10]. L'OFS deve prendere coscienza della propria natura, del
proprio ruolo e delle proprie responsabilità nella missione della
Famiglia Francescana [11].
4. L'autonomia nei primi secoli del "Terzo Ordine Francescano"[12]
L'autonomia attuale dell'OFS è il ritorno alle origini[13]. La figura di Francesco, la vita e predicazione dei suoi
frati, la forma di vita data ai penitenti avrà di conseguenza che molti
entrino nell'Ordine della penitenza assistito dai "Frati Minori".[14] Il Memoriale propositi (1221)
aiuterà a vivere la vita evangelica in fraternità - un punto
fondamentale nella vita di questi penitenti. Ciascuna delle fraternità
ha un proprio governo, in cui sono fratelli e sorelle scelti dalla
fraternità. Il "consiglio" ha facoltà di adattare gli articoli
del Memoriale, previo avviso fatto alla fraternità. "Trascorso un
anno, i ministri con il consiglio dei fratelli eleggano altri due ministri e un
economo fidato che provveda ai bisogni dei fratelli e delle sorelle /e degli
altri poveri/, ed (eleggano) i nunzi che riferiscano per loro (=ministri)
mandato ciò che si dice e ciò che si opera nella
fraternità" (Memoriale propositi, 38). Tra il Memoriale e
la Regola (1289) di Niccolò IV esistettero momenti di relazione molto
stretta tra i frati minori e l'Ordine della Penitenza, come ad esempio durante
il generalato di Giovanni Parenti (1227-1232); ma sembra che frate Elia
(1232-1239) fosse opposto a questa responsabilità. Durante il generalato
di Giovanni da Parma (1247-1257), Innocenzo IV raccomandò nel 1247 ai
ministri provinciali dell'Italia e della Sicilia la visita ai fratelli della
Penitenza, anche se un anno dopo, mise sotto la giurisdizione dei vescovi i
penitenti di Lombardia, e nel 1251 quelli di Firenze. San Bonaventura
(1257-1274) fu contrario ad un impegno col Terz'Ordine[15]. Nel 1284 si ritornò alle buone relazioni tra i
frati minori e l'Ordine della Penitenza. In quest'anno si trova come
"Visitatore apostolico" dei fratelli e delle sorelle di Penitenza frate Caro da
Firenze che redasse una Regola per loro. Nicolò IV con la bolla Supra
montem (1289) approvò la Regola, composta da frate Caro, mantenne
tutti gli aspetti del Memoriale, ma introdusse il visitatore e
l'istruttore. Chiese che tutti i visitatori e istruttori dei penitenti
fossero frati minori: "Ma poiché la presente forma di vita è
stata istituita dal sullodato beato Francesco, disponiamo che i visitatori e
gli istruttori vengano scelti dall'Ordine dei frati minori, quelli che i
custodi o i guardiani dello stesso Ordine riterranno di assegnare quando su
ciò siano richiesti. Non vogliamo però che questa congregazione
sia visitata da un laico" (Regola di Nicolò IV). Il compito prioritario
del visitatore era quello di vigilare l'ortodossia e l'osservanza della Regola.
Questa Regola restò in vigore fino a quella di Leone XIII (1883).
Rimane l'autonomia nella fraternità dei laici, come ci mostrano il
capitolo di tutta l'Italia, celebrato a Bologna nel 1289 e vari capitoli
regionali, a Marsciano, a Bologna e in Umbria.[16] Durante la Peste Nera diminuisce il numero dei Penitenti,
ma nel 1385, esistevano 244 fraternità assistite dai frati minori: 141
in Italia e Oriente, 23 in Spagna, 26 in Francia, 37 nei paesi germanici e 8
nelle isole britanniche[17]. Nel `400 i grandi
predicatori francescani hanno contribuito all'incremento del numero dei
terziari. Con la separazione tra Conventuali ed Osservanti, sancita da Leone X
(1513-1521) e successiva separazione dei Cappuccini nel 1525, il Terzo Ordine
Secolare, rimanendo "uno e unico", iniziò la distinzione delle
fraternità secondo l'obbedienza religiosa dalla quale riceveva
l'assistenza spirituale. Si creava così un'artificiosa divisione secondo
le quattro famiglie dei religiosi Francescani: Frati Minori (dell'Osservanza),
Frati Minori Conventuali, Frati Minori Cappuccini e Terziari Regolari (TOR).
5. La Regola di Leone XIII (1883) e le Costituzioni del 1957
Nella Regola di Leone XIII si dice: "I vari uffici si conferiscono nelle
adunanze dei confratelli. Gli uffici durino tre anni. Nessuno senza giusta
causa ricusi o eseguisca con negligenza l'ufficio conferitogli" (Capo III,1) .
"Il visitatore diligentemente indaghi se la Regola viene osservata. A questo
fine una volta l'anno o più spesso se bisogna, visiti d'ufficio i
sodalizi, convochi in generale adunanza i Ministri e i confratelli" (Capo
II,2).
Nelle Costituzioni del 1957 il Terz'Ordine non ha l'autonomia
cioè la "diretta responsabilità dell' autogestione". In esse si
dice: "Il governo del Terz'Ordine, secondo la sua particolare natura, si
distingue in governo esterno, spettante alla Chiesa e alle quattro
Famiglie Francescane e in governo interno, che, per diritto, è
demandato agli stessi Terziari" (Art. 94). "I Superiori delle quattro Famiglie
Francescane governano ordinariamente il Terz'Ordine per mezzo dei
Commissari Generali, Nazionali, Provinciali, Distrettuali e dei Direttori
locali" (Art. 105). "Il Direttore o Moderatore locale (...) deve essere
dotato di competenza, zelo, pietà, prudenza e dedizione pastorale. A lui
i Terziari debbono obbedienza e riverenza secondo lo spirito del
serafico Padre" (Art. 111). "Il governo interno della Fraternità, come
persona morale, spetta nel Terz'Ordine al Discretorio, composto dal Ministro e
dai Discreti che insieme costituiscano il consiglio del Direttore" (Art.
120). "Almeno una volta al mese (...) si tenga l'adunanza del Discretorio,
sotto la presidenza del Direttore" (Art 130). "Le decisioni prese
nell'adunanza, assente il Direttore, debbono essere sottoposte alla sua
approvazione. Le elezioni, però, non possono tenersi se è assente
il Direttore o il Visitatore" (Art.131). Queste citazioni delle Costituzioni
del 1957 ci mostrano quanto grande sarà il cambiamento portato dalla
rinnovata Regola e dalle Costituzioni del 1990, secondo le quali
la Fraternità è guidata dal Consiglio e dal Ministro mentre
l'Assistente spirituale e pastorale è membro del
Consiglio.
6. Il processo della realizzazione dell'autonomia[18]
Nel realizzare l'autonomia prevista non mancano dei problemi. Ci sono
fraternità pienamente consapevoli della propria autonomia. In alcuni
paesi l'autonomia si è mostrata addirittura nell' impiantazione
dell'OFS. Ci sono però ancora situazioni opposte in cui esiste una certa
dipendenza della fraternità dai religiosi o dall'assistenza spirituale.
Tale dipendenza è spesso voluta dai secolari stessi perché non
sono pronti ad assumere le proprie responsabilità. In questi casi le
fraternità diventano meno significative nell'ambiente ecclesiale e
sociale. Causa di tali situazioni, per esempio nei paesi dell'Europa
orientale, sono le condizioni in cui ha vissuto la Chiesa finora. In generale
c'è ancora un notevole bisogno di formazione all'autonomia. Questo tema
deve essere elaborato in modo particolare nella formazione iniziale e nei primi
anni dopo la professione, ma anche attraverso i programmi della formazione
permanente. Spesso per questa formazione potrà essere ancora
indispensabile l'aiuto degli Assistenti. Ai capitoli elettivi a volte si
verifica una preoccupante mancanza di disponibilità nell'assumere
responsabilità nel consiglio della fraternità. La Presidenza
CIOFS sta preparando un manuale per la formazione specifica dei responsabili
nell'OFS, secondo la risoluzione del Capitolo Generale del 1996.
Il secondo problema, forse l'aspetto più delicato nel momento presente
dell'OFS, è il rapporto tra l'autogoverno dell'OFS e il ruolo
dell'Assistente spirituale e pastorale nella fraternità e nel consiglio.
La spiritualità dell'OFS non è una spiritualità di
riflesso nella quale si imita la spiritualità dei religiosi. Non
è possibile lo scambio dei doni se l'OFS viene visto come aiuto
per la vita e missione dei religiosi, non c'è scambio se i religiosi,
assistendo l'OFS, intendono "colonizzarlo" portando la propria visione del
carisma francescano e dei valori francescani. Bisogna ancora approfondire la
riflessione teorica e pratica sulle linee portanti della spiritualità
francescana secolare per i nostri tempi. Per questo compito l'OFS
ha anche bisogno dell'aiuto degli Assistenti. L'Assistente deve offrire il suo
aiuto, molte volte necessario, ma deve essere attento e rispettare le
competenze del consiglio e del ministro della fraternità.
1. Introduzione
Vorrei in questo elaborato raccogliere gli elementi dell'identità dei
fedeli laici che ci offre il testo dell'esortazione Christifideles laici
(1988). Uno degli obiettivi del Sinodo e dell'esortazione era proprio
questo: " individuare e proporre una descrizione positiva della
vocazione e della missione dei fedeli laici" (9), una "più decisa presa
di coscienza del dono e della responsabilità dei laici nella chiesa
comunione e missione" (2). Il titolo stesso annuncia un tale proposito. Il
sottotitolo però non usa il termine "identità" ma parla della
"vocazione e missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo" e ci
dà gli elementi chiave per descrivere l'identità (vocazione,
missione, Chiesa, mondo).
2. La struttura dell'esortazione
L'esortazione ha il chiaro carattere `missionario'. La Chiesa infatti ai nostri
tempi "ha maturato una più viva conoscenza della sua natura missionaria"
(2). Lo annuncia già l'introduzione in cui si descrivono "le urgenze
attuali del mondo". Ci sono infatti molti riferimenti alla Gaudium et spes
e al Apostolicam actuositatem; l'introduzione approfondisce
l'analisi della situazione del nostro tempo che è stata fatta al Sinodo
straordinario nell'occasione del 20[infinity] anniversario del Concilio
Vaticano II (1985).
Il 1[infinity] capitolo ("Io sono la vite, voi i tralci") si dedica proprio a
disegnare l'identità dei laici. Il 2[infinity] capitolo ("Tutti i tralci
dell'unica vite") spiega il concetto base per l'identità dei
fedeli laici e cioè la visione della chiesa come comunione.
Ciò rappresenta una buona introduzione per trattare poi la
varietà delle vocazioni, carismi, condizioni di vita, ministeri e
funzioni. Il 3[infinity] capitolo ("Vi ho costituito perché andiate e
portiate frutto") descrive le numerose "realtà temporali" per le
quali si richiede la presenza apostolica e trasformatrice dei cristiani laici.
Una novità del 4[infinity] capitolo è la visione secondo la quale
la Chiesa ha bisogno di tutti per compiere la sua missione
evangelizzatrice nel mondo: dei giovani, ma anche dei bambini e anziani, in
modo particolare delle donne e degli uomini, ma addirittura anche dei "malati e
sofferenti". Un'attenzione speciale è stata dedicata al contributo delle
donne e dei malati e sofferenti. "Nel combattimento tra le forze del bene e
male vinca la vostra sofferenza in unione con la croce di Cristo!" (54). Nel
5[infinity] capitolo si insiste sulla necessità di formazione "integrale
e permanente" che nutre e fa crescere la consapevolezza dell'identità.
3. Alcuni testi biblici riguardanti l'identità dei laici
La parabola evangelica su cui si basa l'esortazione è quella del padrone
che uscì per prendere lavoratori per la sua vigna (Mt 20, 1-2). È
stato già affermato che questa parabola mette in evidenza
l'identità `missionaria' dei fedeli laici. Il testo complementare
è quello in cui si afferma che i cristiani sono "sale della terra" e
"luce del mondo" (Mt 5,13-14).
I tre testi più indicativi su cui si basa il discorso
sull'identità `dottrinale' del cristiano sono: Gal 4,6 (Figli nel
Figlio: "Che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei
nostri cuori lo Spirito del suo Figlio"), Rm 12, 5 (Un solo corpo in Cristo:
"noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo") e infine 1 Pt 2,5
(Templi vivi e santi dello Spirito: "...voi venite impiegati come pietre vive
per la costruzione di un edificio spirituale"). Tale scelta dei testi pone
l'accento sulla dignità (figli di Dio), sulla comunione (un solo corpo)
e sulla missione (pietre vive) e annuncia la struttura dell'esortazione.
Ecco il testo che sintetizza tutti e due gli aspetti della Chiesa (comunione e
missione): "Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa,
il popolo che Dio si è acquistato perché proclami
le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua
ammirabile luce" (1 Pt 2,4-5.9). Il testo è interpretato come la base
della partecipazione dei fedeli laici all'ufficio sacerdotale, profetico e
regale di Cristo. Nel brano si trovano infatti gli elementi essenziali per
disegnare l'identità dei fedeli laici. Oltre alla partecipazione agli
uffici di Cristo, sono menzionati la novità cristiana (dalle
tenebre alla luce) e la chiamata.
4. "La dignità dei fedeli laici nella chiesa-mistero" (8-17)
L'esortazione adopera il termine "dignità" per affermare che si tratta
dell'identità che va stimata e rispettata dai laici stessi e dagli
altri. Il 1[infinity] capitolo ci dà prima gli elementi
dell'identità comuni a tutti i cristiani: 1) il battesimo come
fondamento dell'essere chiesa e della dignità uguale, 2) la
partecipazione all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo e 3) la
santità. Poi si espone l'elemento proprio dei fedeli laici: l'indole
secolare. "I fedeli laici hanno un posto originale e insostituibile. Per mezzo
loro la chiesa di Cristo è resa presente nei più svariati settori
del mondo" (7).
Le dichiarazioni fondamentali sull'identità sono: 1) "...solo
all'interno del mistero della chiesa-comunione si rivela l'`identità'
dei fedeli laici, la loro originale dignità" (8) e 2) "Il carattere
peculiare della loro vocazione è `cercare il regno di Dio trattando le
cose temporali e ordinandole secondo Dio'".
L'espressione "cose temporali" non è troppo fortunata, perché
suggerisce la divisione della realtà tra le `cose temporali' e altre
(perenni...) ed è in contradizione con il proposito della stessa
esortazione di superare "l'indebita separazione tra la fede e vita". Un simile
equivoco esiste nell'espressione tanto importante per l'identità dei
laici e cioè in quello di "sacrificio spirituale" in cui la parola
"spirituale" si riferisce infatti alla vita concreta del cristiano (spesso
contrassegnata da difficoltà e sacrifici), che viene associata al
sacrificio salvifico di Cristo in forza dello Spirito Santo.
"Nel mondo e non del mondo". Questa espressione, ormai nota, vale per tutta
la Chiesa. Tutti i membri della Chiesa sono i partecipi della sua dimensione
secolare, ma lo sono in forme diverse. Il mondo è l'ambito e il
mezzo della vocazione dei laici. Loro agiscono a modo di fermento, del sale e
della luce. "...l'essere e agire nel mondo sono per loro una realtà non
solo antropologica e sociologica, ma specificamente teologica" (15)
ed ecclesiale.
La santità è vocazione di tutta la Chiesa. Il proprio dei fedeli
laici è "santificarsi nel mondo." "Le attività della vita
quotidiana sono l'occasione di unione con Dio e di compimento della sua
volontà e di servizio agli altri uomini" (18). Si tratta della "vita
secondo lo Spirito il cui frutto è santificazione" (Rm 6,22; Gal 5,22)
In questo, semplicemente, consiste la santità cristiana. Troviamo qui
anche un ritratto della santità per il nostro tempo: accoglienza delle
beatitudini, ascolto della parola di Dio, partecipazione alla vita liturgica,
preghiera, fame di giustizia, pratica del comandamento dell'amore in tutte le
circostanze e nel servizio ai fratelli, specialmente piccoli, poveri e
sofferenti (Cf. 16).
L'importante concetto della partecipazione dei fedeli laici all'ufficio
sacerdotale, profetico e regale di Cristo merita qualche commento. Il concetto
prima di tutto, secondo la mia conoscenza, non fa parte della consapevolezza
comune cristiana. La colpa potrebbe essere del linguaggio biblico che è
lontano dalla cultura odierna.
C'è mancanza della chiarezza riguardo all' espressione "ufficio
sacerdotale". Nella comprensione comune il sacerdozio di Cristo non viene
compreso immediatamente come "il sacrificio di se stesso" cioè nel
significato vero, perché il concetto del sacerdozio trasmette di solito
solo l'immagine della funzione cultuale (dell'AT). L'esortazione trasmette
giustamente il rispettivo testo della Lumen gentium (34) che spiega bene
il significato vero e proprio del sacerdozio comune dei fedeli.
Neanche la parola "profeta" ha la sorte migliore. L'uso odierno e quotidiano di
questa parola ha perduto il contenuto biblico dell'AT. Per questo l'espressione
"ufficio profetico dei fedeli laici" non mette in risalto immediatamente tutta
l'importanza di tale ufficio. Tuttavia il concetto è più chiaro
che quello del sacerdozio. La parola chiave `testimonianza' è
comprensibile a tutti. Cristo "abilita e impegna i fedeli laici ad accogliere
nella fede il Vangelo e ad annunciarlo con la parola e con le opere non
esitando a denunciare coraggiosamente il male"(14). Questo ufficio, indirizzato
ad extra non è ancora esercitato da molti che `portano il nome
cristiano'. Non è per caso che anche l'esortazione menziona alcune
volte la tentazione dei laici di legittimare la separazione tra fede e vita.
Tale frattura si oppone all'ufficio profetico.
In ogni modo, che bisogna sforzarsi per presentare meglio la "partecipazione
agli uffici di Cristo" che rappresenta l'elemento teologico fondamentale
dell'identità `missionaria' dei fedeli laici.
5. L'appartenenza alla comunità ecclesiale come la base
dell'identità
All'inizio del 2[infinity] capitolo (18-31) era necessario esporre una sintesi
dell'ecclesiologia di comunione, promossa dal Concilio Vaticano II e confermata
fortemente al Sinodo straordinario 1985. Secondo la nostra conoscenza possiamo
dire che ancora oggi bisogna "predicare" questa ecclesiologia e, di più,
tradurla nella vita. Manca la coscienza che i cristiani sono nella "comunione
sanctorum", nell'unione con Cristo e con tutti i battezzati, membri della
Chiesa; manca la consapevolezza che, da cristiani e membri della Chiesa, sono
chiamati ad essere i protagonisti nell' attuare il disegno salvifico di Dio.
La Chiesa è una comunione organica cioè analoga a quella
di un corpo vivo e operante. Da ciò provengono due principi per
la vita della Chiesa e per l'identità dei fedeli laici: diversità
e complementarità. Quest principi corrispondono molto bene ai valori che
si apprezzano nella società di oggi (pluralismo, collaborazione). Essi
ci introducono nel parlare dei diversi ministeri e carismi, che diventano i
modelli per l'identità dei singoli fedeli, all'interno della chiesa
particolare, della parrocchia o delle diverse aggregazioni laicali. Il lessico
si arricchisce e intanto si parla della diversità delle "vocazioni,
condizioni di vita, dei ministeri, dei carismi e delle responsabilità"
(20). Ogni fedele laico può offrire il suo proprio contributo,
perché Dio chiama ciascuno per nome ad una missione
nella chiesa e nel mondo.
Da ciò proviene l'importanza di scoprire la propria vocazione, di vedere
anche la nuova condizione di vita come una nuova chiamata all'interno
del proprio stato di vita già esistente. L'esortazione dedica un numero
alla metodologia di tale processo (58). A ciascuno è affidato un compito
originale insostituibile e indelegabile (Cf. 28). "Ciascuno viva secondo
la grazia ricevuta" (Cf. 1 Pt 4,10).
Si mette in evidenza il fatto "un poco" dimenticato che è lo Spirito che
istruisce e dirige la chiesa con i diversi doni, gerarchici e carismatici. Si
dimentica anche che il servizio degli apostoli e il servizio di autorità
sono pure doni concessi dallo Spirito, nella e per la comunità
ecclesiale. Sembra che si sia dimenticato, almeno in certi ambienti, che il
sacerdozio ministeriale è "per excelentiam" il ministero alla chiesa,
alla sua comunione e missione. Ciò è un esempio che la chiesa e i
ministeri in essa vanno compresi prima di tutto come realtà "teologiche"
e non (solo) sociologiche.
C'è un importante invito ai pastori da realizzarsi ancora in molte
comunità ecclesiali (sono passati già dieci anni
dall'esortazione!): "I pastori devono riconoscere e promuovere i
ministeri, uffici e le funzioni dei fedeli laici che hanno il loro
fondamento sacramentale nel battesimo e nella confermazione, nonché,
per molti di loro, nel matrimonio" (23). Il riferimento al matrimonio
rappresenta una certa novità per la maggioranza dei fedeli laici.
È un riconoscimento di missione ecclesiale della coppia cristiana, non
solo all'interno della famiglia ma nell'insieme della missione della Chiesa.
Il Sinodo ha apprezzato "l'apporto apostolico dei fedeli laici (...) in favore
dell'evangelizzazione, della santificazione e dell'animazione cristiana delle
realtà temporali come la loro disponibilità alla supplenza (dei
ministri ordinati) in situazioni di emergenza e di croniche necessità"
(23). I laici devono svolgere i loro compiti nell'assemblea liturgica, nella
trasmissione della fede e nelle strutture pastorali della chiesa, però
sempre in conformità alla loro specifica vocazione laicale (Cf. 23).
Già all'inizio dell'esortazione troviamo però un'ammonizione
rilevante sulla tentazione dei laici "di riservare un interesse così
forte ai servizi e ai compiti ecclesiali da giungere ad un pratico disimpegno
nelle loro specifiche responsabilità nel mondo professionale, sociale,
economico, culturale e politico" (2).
6. Un'identità dinamica
Il 1[infinity] capitolo in cui sono state esposte "le urgenze attuali del
mondo" trova le risposte nel 3[infinity] capitolo sulla "comunione missionaria"
e sull'urgenza di "intraprendere una nuova evangelizzazione". Troviamo qui un
elenco dei compiti dell'evangelizzazione alla quale sono chiamati a
partecipare i fedeli laici: dignità della persona, diritto alla vita,
libertà religiosa, famiglia, solidarietà sociale, politica,
economia e cultura. Sembra che la politica e l'economia siano i campi in cui
ancora, nei numerosi paesi (anche "cattolici") manca la testimonianza cristiana
e che non ci siano molte esperienze della presenza attiva e trasformatrice dei
fedeli laici. E' un esempio e prova che la partecipazione all'ufficio
profetico di Cristo non è facile. Nei paesi ex-comunisti in cui
per cinquanta anni era impossibile l'attività pubblica della Chiesa, i
fedeli laici stanno passando una transizione per "uscire dalle sacristie".
Già il concilio stimolava "con forza (!) i laici a vivere operosamente
la loro appartenenza alla chiesa particolare" (25). La frase "animazione
cristiana dell'ordine temporale costituisce l'impegno specifico dei fedeli
laici" viene ripetuta alcune volte nell'esortazione. "Una fede che non diventa
cultura è una fede non pienamente accolta" (59). Non si tratta soltanto
dell'azione ad extra ma anche di una vera nuova evangelizzazione ad
intra, all'interno della comunità dei battezzati, nella quale molti
non sono stati sufficientemente catechizzati, né preparati per inserirsi
attivamente nella missione della chiesa. I compiti di evangelizzazione sono
innumerevoli. Quanti ce ne sono soltanto all'interno della famiglia, che
è "primo spazio dell'impegno `sociale'" dei laici! Perciò
l'identità dei fedeli laici è un'identità dinamica,
in relazione e dialogo con le circostanze dell'ambiente sociale ed ecclesiale
in cui si vive. L'esortazione riconosce che "il bisogno di partecipazione" e il
desiderio di "essere protagonisti" (donne, giovani, famiglia; campi di economia
e politica) è un vero segno dei nostri tempi". Questo bisogno di
partecipazione deve realizzarsi anche nella chiesa, senza ulteriori rinvii.
Conferenza degli Assistenti Generali
30 marzo: La Conferenza si è riunita nella Curia Generale del
TOR. Si è parlato della veglia internazionale di preghiera che
avrà luogo a Roma il 30 maggio, nella Basilica dei Santi Apostoli. Con
questa veglia si aprirà la celebrazione del 20[infinity] anniversario
della Regola OFS. Sono stati continuati i preparativi del Seminario per
gli Assistenti nazionali dell'Africa e per il Seminario in Ucraina.
12 giugno: La riunione ha avuto luogo nel Segretariato del CIOFS alla
Garbatella. Sono stati completati i preparativi immediati del Seminario per gli
Assistenti dell'Africa. In seguito sono stati divisi i compiti riguardo alla
partecipazione della Conferenza al Convegno nazionale degli Assistenti negli
Stati Uniti, nel settembre. Sono state inoltre programmate le presenze ai
capitoli nazionali e le visite pastorali per il secondo periodo dell'anno.
2 luglio: La riunione ha avuto luogo nel convento dei cappuccini di
Frascati, durante il Seminario per gli assistenti dell'Africa. Si è
parlato del Seminario per gli Assistenti dell'Asia da organizzare nel 1999.
Sono stati completati i preparativi per il Seminario in Ucraina (2-10
settembre).
La Conferenza ha invitato i quattro Assistenti Nazionali alla riunione
che ha avuto luogo a Roma il 10 marzo nella Curia del TOR. Sono stati presenti
tutti gli Assistenti Generali e tutti gli Assistenti nazionali: Valentino
Fiscon OFMConv, Luigi Moro OFM con il Vice Assistente Lorenzo Di Giuseppe OFM,
Mario Finocchi OFMCap e Fernando Scocca TOR. Gli Assistenti Generali
hanno invitato gli Assistenti nazionali a costituire, immediatamente durante la
riunione, la Conferenza degli Assistenti nazionali d'Italia. Si è
parlato del ruolo e delle responsabilità degli Assistenti nel processo
dell'unificazione dell'OFS in Italia, organizzato ancora in quattro
Fraternità nazionali obbedienziali. Durante la seconda riunione, il 30
marzo nella stessa Curia, gli Assistenti Nazionali hanno deciso di iniziare,
d'ora in poi, le loro riunioni ordinarie alcune volte all'anno.
La Conferenza ha invitato gli Assistenti Regionali d'Italia alla
riunione che ha avuto luogo il 12 marzo ad Assisi, prima del Corso nazionale
Interobbedienziale per Assistenti e Animatori. Nel nome della Conferenza hanno
partecipato gli Assistenti Generali Zvonimir Brusa_ TOR e
Valentín Redondo OFMConv e sono venuti più di trenta Assistenti
regionali. Non hanno partecipato gli Assistenti dell'OFM. L'obiettivo
dell'incontro era quello di animare gli Assistenti regionali nella loro
collaborazione e nel costituire, dove sia possibile, le Conferenze degli
Assistenti Regionali. In un'atmosfera d'interesse c'è stato uno scambio
di informazioni riguardo alla collaborazione attuale. Gli Assistenti Generali
hanno presentato come funziona l'assistenza all'OFS unico, che si organizza
attraverso le conferenze degli assistenti ai vari livelli.
Seminario per gli Assistenti Nazionali dell'Africa
Dal 23 giugno al 4 luglio 1998, nel Convento cappuccino di Frascati ha avuto
luogo il Seminario per gli Assistenti dell'Africa. Vi hanno partecipato 16
assistenti provenienti da 15 paesi: Bénin, Camerun, Ciad, Costa
d'Avorio, Kenya, Madagascar, Malawi, Nigeria, Repubblica Centro Africana,
Repubblica Democratica di Congo, Sudafrica, Tanzania, Uganda, Zambia e
Zimbabwe. La maggioranza dei partecipanti erano dell'OFMCap. Oltre a loro hanno
partecipato due Assistenti dell'OFMConv dal Zambia e Tanzania; tra i
partecipanti c'erano quattro missionari italiani. Il Seminario è stato
organizzato dagli Assistenti generali. Le lingue usate sono state l'inglese, il
francese ed l'italiano. Nelle conferenze sono stati presentati i seguenti temi:
L'OFS e l'assistenza nella `chiesa-comunione e missione', Visione
dell'Assistenza all'OFS, Storia e fonti dell'OFS, Spiritualità
francescana secolare, Formazione nell'OFS, L'OFS e la Gioventù
Francescana. Emanuela De Nunzio, Ministra Generale OFS, ha partecipato a
due giornate ed ha presentato i temi: Visione dell'OFS (secolarità,
unità e autonomia) e Il francescano secolare nella Chiesa e nella
società. Nel pomeriggio sono state organizzate una lettura guidata
della Regola dell'OFS, la discussione nei gruppi e la presentazione
dell'OFS e dell'assistenza nei paesi dei partecipanti. Dopo il
seminario, un gruppo di assistenti ha trascorso una settimana ad Assisi e in
Umbria. Gli Assistenti hanno mostrato grande interesse per il contenuto del
Seminario. Sono state delineate indicazioni per una più viva
collaborazione tra gli assistenti dei paesi di lingua inglese e rispettivamente
tra quelli di lingua francese. Un identico seminario è stato organizzato
nel febbraio/marzo per gli assistenti dei paesi slavi.
Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesial
Il Congresso, promosso dal Pontificio Consiglio per i laici, ha avuto luogo a
Roma nei giorni 27-29 maggio, con il tema "Movimenti ecclesiali: comunione e
missione alle soglie del terzo millennio". Hanno partecipato più
di 50 "movimenti e nuove comunità". L'incontro del Papa con i
movimenti si è svolto il 30 maggio nella Piazza di S. Pietro. Il 31
maggio, Solennità della Pentecoste, sempre di fronte alla Basilica di
S. Pietro, il Papa ha celebrato la messa con più di duecentomila
partecipanti.
Al Congresso e all'Incontro è stata invitata anche la Fraternità
Internazionale dell'OFS. Al Congresso hanno partecipato Emanuela De Nunzio,
Ministra Generale, Encarnación del Pozo, Vice Ministra, Alicia Gallardo
ed Emerenziana Rossato, Consiglieri della Presidenza, Peter Keogh Consigliere
Internazionale (Australia) e Nils Thompson OFM, Assistente Generale. La
Ministra Generale ha presentato il carisma e la vita dell'OFS. Emerenziana
Rossato è stata invitata a preparare la preghiera per la conclusione del
Congresso. La Conferenza introduttiva "Movimenti ecclesiali, speranza per la
Chiesa e per gli uomini" è stata tenuta dal Card. Josef Ratzinger.
Sono stati poi presentati alcuni altri temi interessanti: Istituzione e
carisma, Movimenti - dono dello Spirito e Movimenti e la missione della Chiesa
oggi. "I movimenti rappresentano uno dei frutti più significativi di
quella primavera della Chiesa già preannunciata dal Concilio Vaticano
II", ha detto il Papa nel suo messaggio ai partecipanti del Congresso. "I doni
che il Signore ci ha affidati sono grandi, ma grande è la nostra
responsabilità nel saperli far fruttare e nel condividerli con gli
altri", ha detto il Vescovo Stanislav Ry_ko, Segretario del Consiglio per i
laici.
Riunione della Presidenza CIOFS
Dal 4 all'11 giugno 1998 ha avuto luogo a Roma la 5[infinity] riunione
dell'attuale Presidenza. Sono stati redatti i cambiamenti delle Costituzioni
che saranno sottoposti alla votazione del Capitolo
Generale che avrà luogoa Madrid nell'ottobre 1999.
Il 7 giugno ha avuto luogo l'incontro della Presidenza con i quattro ministri
nazionali dell'OFS italiano. In questo momento di dialogo i Ministri nazionali
hanno fornito informazioni sui passi fatti negli ultimi due anni riguardo al
cammino verso l'unità e sul lavoro dell'équipe che ha elaborato
le "norme statutarie transitorie" del processo dell'unificazione. Dopo questo
incontro e lunga riflessione e consultazione la Presidenza ha decretato la
nomina di un Consiglio dell'OFS di Italia, che sarà composto dai
rappresentanti delle quattro Fraternità nazionali obbedienziali. I
nominativi dei rappresentanti saranno preparati mediante un'elezione
all'interno delle Fraternità obbedienziali. Tale Consiglio avrà
tutte le competenze conferite dalle Costituzioni ai consigli nazionali e il suo
compito prioritario sarà di guidare il processo dell'unificazione nei
prossimi tre anni, dopo la scadenza dei consigli nazionali obbedienziali
fissata per il febbraio 1999.
Si è parlato dell'avanzamento dei progetti "Seminario in Ucraina 1998",
"Vademecum per la formazione dei responsabili" e del "Progetto Africa".
È stata riconosciuta la Fraternità Nazionale OFS di Malesia ed
è stata ripresa la comunicazione e collaborazione con l'OFS di Cuba.
L'apertura del 20[infinity] anniversario della Regola OFS di Paolo
VI
La veglia di preghiera e di ringraziamento ha avuto luogo il 30 maggio a Roma,
nella Basilica dei Santi Apostoli. Alla veglia hanno partecipato francescani
secolari da Roma e dall'Italia, grande gruppo dalla Spagna e altri, presenti a
Roma in questa occasione. Aprendo l'anniversario Emanuela De Nunzio, Ministra
Generale, si è rivolta ai fratelli e sorelle con le parole di saluto e
d'incoraggiamento. Nel corso della veglia, dopo le letture bibliche, venivano
letti brani scelti della Regola, accompagnati con i simboli del fuoco, delle
candele e dell'acqua e con canti e preghiere. Alla veglia sono stati presenti
alcuni membri della Presidenza del CIOFS e gli Assistenti Generali.
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by John Abela ofm for Communications Office - Rome HTML 3.0 compatible Java enabled browser Best viewed with Netscape at 640x480x67Hz Please fill in our Guestbook Form - Thank you |
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