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  • General Assistant: Fr Ivan Matic OFM (eMail: secfran@ofm.org)

    RAGIONI STORICHE E TEOLOGICHE
    PER L'UNITÀ DELL'OFS
    Conferenza data alla riunione
    dei Consiglieri regionali delle Marche, a Fermo, il 26 novembre 1995.
    Carl Schafer OFM

    Come la Chiesa, anche l'OFS, in un certo senso, è già unito e, allo stesso tempo, non è ancora unito. Si possono ricavare dalla storia, particolarmente dai recenti sviluppi dopo il Concilio Vaticano II, le ragioni perché l'OFS è già unito, dalla teologia quelle ragioni per cui l'OFS non è ancora unito e perché deve giungere l'unità. L'OFS ad ogni livello, come la Chiesa, è sempre in cammino verso l'unità.

    RAGIONI STORICHE

    Nella ricerca delle ragioni storiche per l'unità dell'OFS, mi è risultato molto più facile individuare le quelle sono di ostacolo all'unità.

    Senza entrare nei dettagli della storia travagliata degli Ordini francescani religiosi, frantumati fin dalla morte di San Francesco, possiamo constatare che ogni divisione introdotta negli Ordini religiosi ha finito per creare una divisione fra i terziari francescani, collegati strettamente ai loro direttori religiosi dal diritto canonico, a volte dalla lealtà e perfino dall'affetto fraterno.

    Tuttavia, ci sono stati momenti forti di una presa di coscienza d'identità propria e di autonomia da parte dei fratelli della Penitenza del terz'ordine di san Francesco. Al "Capitolo Generale" di Bologna del 1289, si sono radunati trentadue partecipanti della regione lombarda senza nessuna presenza dei frati minori. Hanno eretto quattro Province, però non sono riusciti ad arrivare a un Ministro generale riconosciuto dalla Sede Apostolica. Esistono gli Atti di quattro capitoli del genere (cf. Gabriele Andreozzi TOR, Storia delle Regole e delle Costituzioni dell'Ordine Francescano Secolare, pp. 99ss. Edizioni Guerra, Perugia, 1988).

    Però l'autonomia dei terziari è stata cancellata definitivamente nel 1471, quando Sisto IV li ha sottomessi alla direzione dei frati minori, iniziando così la obbedienzialità.

    Ordine Francescano Secolare

    Si può parlare propriamente dell'Ordine Francescano Secolare solo dal momento dell'approvazione e della conferma della propria Regola con la Lettera Apostolica Seraphicus Patriarcha, del 24 giugno 1978, di Paolo VI.

    Proprio nella Lettera Apostolica, il Papa si riferisce a "una nuova Regola del Terz'Ordine Francescano Secolare o, come ora viene chiamato, Ordine Francescano Secolare." Nella conclusione, il Papa dice: "... approviamo e confermiamo ... la Regola dell'Ordine Francescano Secolare... abroghiamo la precedente Regola di quello che era chiamato Terz'Ordine Francescano Secolare."

    Storicamente, l'Ordine Francescano Secolare (OFS) è il legittimo successore del Terz'Ordine Secolare di S. Francesco di Assisi, che, dal 1883 al 1978, ha seguito la Regola approvata da Leone XIII con la Costituzione Apostolica Misericors Dei Filius. Detto Terz'Ordine era il successore dell'Ordine della Penitenza, che, dal 1289 al 1883, ha seguito la Regola approvata da Niccolò IV con la Bolla Supra montem. Detto Ordine della Penitenza era il successore dell'ordine dei continenti o della penitenza, "istituito dal beato Francesco - dice Niccolò IV - nell'anno del Signore 1221". In quell'anno, i fratelli e le sorelle della penitenza avevano ricevuto dalla mano di Gregorio IX un memoriale del loro proposito intitolato, appunto, Memoriale propositi. "Quelli che fanno penitenza", erano i destinatari anche di un'Esortazione, in data sconosciuta, di San Francesco stesso.

    Così l'attuale Regola riassume la genealogia dell'Ordine Francescano Secolare, nell'Articolo 3, attraverso le Regole: "La presente Regola, dopo il Memoriale propositi (1221) e dopo le Regole approvate dai Sommi Pontefici Nicolò IV, Leone XIII, adatta l'Ordine Francescano Secolare alle esigenze e attese della santa Chiesa nelle mutate condizioni dei tempi."

    L'Esortazione di San Francesco (cf. Epistola ad fideles, in Opuscula Sancti Patris Francisci Assisiensis, pp. 107-112. Edidit Caietanus Esser OFM. Editiones Collegii S.Bonaventurae ad Claras Aquas, Grottaferrata (Roma), 1978), che forma il Prologo dell'attuale Regola, è indirizzata a "tutti coloro che amano il Signore ...". Fa riferimento alla preghiera di Gesù "affinché siano santificati nella unità". Però non fa nessun riferimento a una fraternità.

    Il Memoriale propositi (cf. Gabriele Andreozzi, op. cit., p.35-38) è stato scritto per persone "viventi nelle proprie case" e "che fanno parte di questa fraternità". Faceva la distinzione tra "questa fraternità" e "una religione" (cf. n. 31). Vuol dire che in quel tempo i membri non erano considerati come religiosi. Pur non parlando esplicitamente dell'unità spirituale, ha indicato il modo di agire "in caso di discordia ... per ristabilire la pace" (cf. n.26)

    La Regola del 1289 (cf. op. cit., pp. 80-85), distingue fra "questa Fraternità" e "un'altra Religione approvata" (cf. Cap. II). Dunque, l'ordine dei continenti era considerato allora come una forma di vita religiosa. La Regola trattava della pace tra i fratelli e dell'evitare le contese fra loro (cf. Cap. X e XVII).

    Il Seicento si caratterizza per la sollecitudine delle varie obbedienze dei religiosi francescani da crearsi un "proprio" terz'ordine. Le Costituzioni da parte dei minori conventuali, basate sulla Regola di Niccolò IV, sono state approvate nel 1628; quelle da parte dei minori osservanti nel 1686. Tali statuti hanno avuto forza di legge almeno fino alla Regola di Leone XIII e in parte fino alle Costituzioni del 1957. Dal 1725 al 1729, Benedetto XIII ha dovuto emanare quattro diverse Costituzioni dei terziari francescani, una per ciascuna delle obbedienze religiose.

    La Regola del 1883 (cf. op. cit., pp. 236-240) non si è mai riferita alla "fraternità", ma al "Sodalizio Francescano del Terz'Ordine Secolare" (cf. Costituzione Apostolica: tre volte; Regola, Cap. I §III). Ha fatto un fugace riferimento ad "estinguere le discordie" (Cap. II §IX).

    Le Costituzioni Generali del 1957, basate sulla Regola del 1883, sono rimaste in vigore fino al 1990. In esse si fa riferimento all'unità spirituale dentro le Fraternità locali, "per sentirsi più legato dall'affetto fraterno" (Art. 53); più volte alla carità verso gli altri (Art. 42,43).

    Queste Costituzioni hanno codificato in un singolo documento le strutture obbedienziali del Terz'Ordine: "Per diritto comune, l'Ordine si distingue in Fraternità (latino: sodalitates). Per diritto proprio si divide in distretti, province, nazioni e Obbedienze, le quali seguono il governo della rispettiva Famiglia Francescana" (Art. 91).

    Visto in questa luce, il Terz'Ordine Francescano, "la comunità di tutti i membri di tutte le Fraternità, affidate dalla Chiesa alle quattro Famiglie Francescane" (Art. 90), non ha raggiunto una unità né di struttura né di spirito. C'erano quattro strutture obbedienziali distinte che miravano a coltivare lo spirito differenziato dell'Ordine dei Frati dirigenti.

    Solo con la Regola del 1978 (cf. op. cit., pp. 291-299) si arriva ad un discorso approfondito e integrale dell'unità dell'Ordine Francescano Secolare, "un unione organica di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo" (Art. 2). La Regola tratta dell'unità spirituale dentro e fuori l'Ordine, dicendo "si renderanno così liberi all'amore di Dio e dei fratelli" (Art. 12) e "quali portatori di pace ... ricerchino le vie dell'unità e delle fraterne intese" (Art. 19).

    Nell'Art. 20, si trova il contributo rivoluzionario all'unità strutturale dell'Ordine: "L'Ordine Francescano Secolare si articola in Fraternità a vari livelli; locale, regionale, nazionale e internazionale... Queste Fraternità di vario livello sono tra di loro coordinate e collegate a norma di questa Regola e delle Costituzioni."

    Le Costituzioni Generali del 1990, basate su questa Regola, proseguono la rivoluzione. I Terzi Ordini Francescani obbedienziali spariscono totalmente e si arriva ad un unico Ordine Francescano Secolare.

    "Le Fraternità locali si raggruppano in Fraternità a vario livello: regionale, nazionale, internazionale secondo criteri ecclesiali, territoriali o d'altra natura. Esse sono coordinate e collegate a norma delle Costituzioni" (Art. 29.1).

    Il criterio di appartenenza alla stessa obbedienza non serve più, poiché non ci sono più obbedienze nell'Ordine Francescano Secolare. Le Costituzioni affermano questo quando parlano della Fraternità regionale: "La Fraternità regionale è l'unione organica di tutte le Fraternità locali esistenti in un territorio o che possono integrarsi in una unità naturale sia per vicinanza geografica che per comuni problemi e realtà pastorali. Assicura il collegamento tra le Fraternità locali e quella nazionale, nel rispetto dell'unità dell'OFS e con l'integrazione collegiale delle varie Obbedienze francescane che eventualmente curano l'assistenza spirituale nell'area" (Art. 61).

    Nel 1973, i Ministri Generali religiosi hanno costituito il Consiglio mondiale interobbedienziale del Terzo Ordine Secolare. Un Congresso internazionale, riconosciuto come il primo Capitolo Generale del Terz'Ordine, si è tenuto a Roma nel 1975. Il primo Capitolo generale elettivo dell'Ordine Francescano Secolare, in cui è stata eletta una Ministra Generale OFS, si è tenuto in Madrid nel 1984. È stato approvato ultimamente, nel gennaio del 1995, lo Statuto della Fraternità Internazionale dell'OFS.

    Fin dal 1963, con la conclusione del Concilio Vaticano II, i terziari francescani hanno cominciato a lavorare verso l'unità dell'Ordine nel proprio Paese. Molti sono già riusciti a stabilire le strutture unitarie (a.e., Australia nel 1965). Alcuni non vi sono ancora riusciti (a.e., Croazia, Italia, Romania, Slovacchia, Mexico, Corea). Il cammino più difficile verso l'unità si è rivelato quello italiano, che soffre ancora una travagliata gestazione, iniziata nel 1975 con lo Statuto della Fraternità Francescana Secolare d'Italia, parlando dell'interobbedienzialità "finché persisterà la divisione in obbedienze."

    Le ragioni storiche per l'unità dell'OFS sono diventate più costringenti dall'approvazione della Regola di Paolo VI. Alcuni hanno pensato di poter applicare facilmente la nuova Regola alle strutture del Terzo Ordine obbedienziale. Nel periodo di grande confusione, dal 1978 al 1990, era possibile illudersi. Però, con l'approvazione delle Costituzioni Generali, basate sulla Regola paolina, ci si è accorti che né le Costituzioni né la Regola potevano essere applicate alle strutture obbedienziali. Tutti gli Statuti nazionali hanno dovuto essere rifatti. Anche lo Statuto per l'Assistenza spirituale e pastorale all'OFS può applicarsi solamente alla struttura unitaria dell'OFS, composto di Fraternità locali, regionali, nazionali e internazionale.

    Anche se si sono già stabilite le strutture unitarie di Consiglio e di Capitolo perfino elettivo a livello internazionale e ad altri livelli, sarebbe un grande sbaglio pensare che l'OFS sia già arrivato all'unità. L'unità strutturale dev'essere costruita sull'unità spirituale delle persone e dei vari componenti coinvolti. Infatti, "Va rispettata la pluriformità di espressioni dell'ideale francescano e la varietà culturale" (Cost. Art. 33.2).

    Abbiamo visto che si sta costruendo le strutture unitarie ad ogni livello e che c'è da fare di più, soprattutto a livello regionale, non solamente in Italia. Infatti, la Fraternità regionale è la chiave dell'unità nazionale. Senza le Fraternità regionali solidamente formate dalle Fraternità locali, l'unità nazionale rimane debole, se non fittizia.

    Abbiamo sottolineato la necessità dell'unità spirituale, base indispensabile dell'unità strutturale. Lo spirito troverà senz'altro, le strutture adatte per poterla esprimere.

    RAGIONI TEOLOGICHE

    Passiamo ora alla considerazione delle ragioni teologiche per l'unità dell'OFS, che l'OFS non è ancora unito e che deve trovare i motivi che lo spingano nel lungo cammino dell'unità.

    Il primo articolo della Regola paolina ci offre le ragioni teologiche più cogenti per la desiderata unità: "quella (Famiglia) Francescana riunisce tutti quei membri del Popolo di Dio ... che si riconoscono chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di S.Francesco ... essi intendono rendere presente il carisma del comune Serafico Padre" (Art. 1).

    Si tratta di un unico San Francesco d'Assisi, di un'unica vocazione francescana secolare, di un unico carisma francescano e di un'unica Famiglia Francescana.

    San Francesco

    La diversità degli Ordini religiosi francescani è il risultato di vari fattori umani, incluse le diverse interpretazioni dello spirito evangelico di San Francesco. Nei tempi recenti, la Sede Apostolica riconosce tre Ordini distinti che compongono il Primo Ordine Francescano e un quarto distinto Ordine di frati francescani, il Terz'Ordine Regolare. Allo stesso tempo, la Santa Sede, implicitamente con la Regola del 1978 e esplicitamente con le Costituzioni Generali del 1990, riconosce un unico Ordine Francescano Secolare ispirato dall'unica persona di San Francesco.

    La vocazione francescana

    Dio chiama ogni persona alla vita con la concezione. Dio chiama molti a condividere la vita del suo Figlio Gesù nel battesimo cristiano. Dio chiama alcuni cristiani alla vita francescana attraverso la professione francescana.

    La specifica chiamata rivolta alla persona e alla Fraternità (sia religiosa che secolare) viene da Dio. I francescani secolari ricevono la loro vocazione dallo Spirito Santo, tramite S. Francesco e la Chiesa cattolica. Spesso i secolari ricevono la loro vocazione tramite lo strumento di un religioso francescano, però non necessariamente. L'obbedienza a cui appartiene il religioso francescano non dev'essere un fattore determinante della vocazione secolare.

    La chiamata rivolta ai francescani, sia religiosi che secolari, è questa: vivere il Vangelo di Gesù Cristo alla maniera di S.Francesco. Tutti i cristiani sono chiamati, con il battesimo, a vivere il Vangelo di Gesù Cristo "alla sequela di Cristo". Lo specifico della vocazione francescana è vivere il Vangelo alla maniera di S. Francesco "sulle orme di S. Francesco di Assisi" (Regola OFS, Art.1)

    Tuttavia, la vocazione francescana religiosa e la vocazione francescana secolare sono chiaramente distinte. Anche se, nella Regola di Niccolò IV, la vocazione dei fratelli e delle sorelle dell'Ordine della Penitenza è apparso come una vocazione religiosa, i francescani secolari di oggi seguono la Regola di Paolo VI che ha abrogato ogni Regola precedente dei terziari francescani.

    La Regola paolina è basata sulla teologia della secolarità, sviluppata dalla Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II. Non vorrei entrare ora nei dettagli di questa teologia anche se sono della massima importanza nella formazione iniziale e continua dei secolari. Si deve assicurare una formazione francescana sostanziale, comune a tutti, non distorta da nessun'obbedienza religiosa.

    Il carisma francescano

    Ogni dono nella vita umana viene da Dio Padre. Dio dà a certe persone un carisma, cioè un dono personale, non solamente per il bene di questa persona ma per il bene degli altri; soprattutto, se la persona è cristiana, per l'edificazione della Chiesa.

    Il carisma francescano è l'insieme dei doni che Dio diede a S. Francesco per l'edificazione della Chiesa: la vita evangelica, la contemplazione, la povertà, la minorità, la fraternità, il ministro-servo, il mandato missionario: "Va, ripara la mia Chiesa." Dio continua a dare questo carisma francescano a certe persone, religiosi e secolari, per lo stesso motivo: edificare la Chiesa. Queste persone condividono il carisma dato a San Francesco.

    Il carisma francescano è unico. Riferimenti ai "carismi specifici" degli Ordini francescani non sono giustificati teologicamente e creano delle divisioni non necessarie sia fra i religiosi che fra i secolari francescani.

    Facendo riferimento ai "modi e forme diverse" (Regola OFS, Art. 1), si può notare che esiste fra i Francescani una grande varietà di enfasi spirituali, di costumi, abiti, storie, legislazione e stati di vita, caratterizzando così un Ordine, un Istituto o una organizzazione francescana. Però i religiosi, anche i secolari, devono stare molto attenti che nessun modo e nessuna forma diversa, appartenente a una particolare obbedienza religiosa, influiscano negativamente sull'unità dell'OFS.

    La Famiglia Francescana

    Il Primo Ordine, il Secondo Ordine e il Terz'Ordine (sia regolare che secolare) Francescano sono membri uguali dell'unica Famiglia Francescana. Il concetto delle "quattro Famiglie francescane", sviluppato nella storia dei Frati e usato fino a recentemente dalla Conferenza dei Ministri Generali, è fuori moda perché divide in quattro campi i Francescani religiosi e - peggio - i secolari. Tale concetto non è per niente costruttivo. Infatti, il 3 ottobre 1995, è stata approvata una nuova struttura: la Conferenza della Famiglia Francescana. Di essa fanno parte i quattro Ministri generali dei frati, la Ministra generale OFS e la Presidente della Conferenza Francescana Internazionale delle Suore. È un passo in avanti.

    Ecumenismo francescano

    Data il fatto ovvio che l'OFS, come la Chiesa, è - e sarà sempre - in cammino verso l'unità, una ragione teologica per l'unità dell'OFS si trova nell'ecumenismo.

    Per ecumenismo si intende l'insieme degli sforzi e delle attività che mirano a ristabilire la piena comunione fra i cristiani. Dunque, c'è la necessità anche dell'ecumenismo francescano che mira a ristabilire la piena comunione fra i seguaci di San Francesco. In modo particolare, si sente la necessità di stabilire la piena unità dell'Ordine Francescano Secolare.

    L'ecumenismo si basa necessariamente sulla conversione e sulla riconciliazione, proprio il fulcro dell'esperienza di San Francesco e della via per l'unità (cf. Tecle Vetrali OFM, "I Francescani e l'ecumenismo", in Lettera agli Assistenti, 1996, n.1, pp. 2-8).

    L'ecumenismo richiede e promuove il dialogo, sia all'interno dell'OFS e sia nei suoi rapporti con l'esterno.

    Gli ostacoli nel cammino verso l'unità dell'OFS stanno all'interno dell'OFS stesso, però non senza l'ingerenza dei religiosi. Si può trovare, in un accurato studio del Decreto conciliare sull'ecumenismo Unitatis redintegratio, le ragioni teologiche per l'unità dell'OFS.

    Ad esempio, nel n.4, il Decreto pone in primo piano "tutti gli sforzi per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con equità e verità la condizione dei fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi." Nei "fratelli separati", possiamo leggervi: "fratelli assistiti da altre obbedienze."

    Dunque, fratelli e sorelle carissimi, vi auguro buon proseguimento nel cammino dell'OFS verso l'unità aggiungendo le mie preghiere più sentite a Dio, principio trinitario dell'unità.



    © Macmade on Wed, Oct 18, 2000 at 15:16:18 by John Abela ofm (Communications Office - Rome)
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