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Nei giorni 13-16 ottobre i Coordinatori di GPSC delle Conferenze d'Europa si sono riuniti nel convento di Sant'Antonio in Sarajevo per progrommare il comune lavoro in prospettiva europea. Era questo il loro secondo incontro, dopo quello di Ginevra nel febbraio 1998. Due i temi all'ordine del giorno: come rispondere nel continente europeo all'invito del Capitolo Generale ad occuparci del problema dei rifugiati, degli immigrati e delle minoranze etniche ("Dalla memoria alla profezia", n. 8,4) ed analizzare. l'incidenza di GPSC nella formaziome dei frati europei. Su entrambi i punti erano stati preparati dei questionari, i cui risultati sono stati qui analizzati e confrontati. Comune è stato il rilievo che GPSC è scarsamente presente nei programmi e nella prassi formativa delle varie Conferenze, mentre circa il punto sui rifugiati è apparsa la notevole differenza fra la Conferenza Slava del Sud e le altre. Mentre i diversi paesi dell'Europa occidentale si limitano ad accogliere temporaneamente i profughi, nei Balcani l'emergenza profughi è una vera traqedia e il problema prioritario da ogni punto di vista. L'urgenza del loro ritorno a casa è risuonata in continuazione come un ritornello ossessivo. Molto tempo è stato dedicato alla conoscenza diretta del dramma profughi sia in Sarajevo che fuori e in particolcre al coinvolgimento dei frati in esso (distruzione di chiese e conventi, iniziative di soccorso sia nelle nostre strutture che presso altre, presenza in vari organismi interculturali e interreligiosi per promuovere una cultura di riconciliazione e di pace). Momento importante è stato l'incontro con i Provinciali dell'Europa Centrale, anch'essi venuti in Bosnia per vedere e capire. Partiti per un'analisi dell'intera Europa, i Coordinatori sono stati quasi requisiti dalla drammatica situazione locale, ma questo non è stato certo un male, anzi un apprendimento e una condivisione. |
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