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| SPECIALE - Pellegrinaggio del S. Padre sui luoghi della Salvezza |
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![]() Come Francescani sentiamo il Pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II parte della nostra eredità ed in questi giorni saremo spiritualmente con Lui nellincamminarci su quelle strade del mondo che sono state santificate dallaprirsi del Mistero della Salvezza. Il Papa ha intrapreso la prima tappa "virtuale" del pellegrinaggio a Ur dei Caldei, patria del Padre Abramo. Ieri, 25 febbraio 2000, è arrivato al Cairo in Egitto, per seguire le "orme di Mosè" e di Gesù e della sua Famiglia, che nella terra del Nilo trovò rifugio dalla persecuzione di Erode. Per noi Frati Minori lEgitto conserva la memoria del viaggio di Francesco a Damietta (1219) al tempo della Crociate. È da questa terra che il nostro Ordine ha iniziato la presenza sulla sponda orientale del Mediterraneo. Oggi 90 frati sono presenti in Egitto, con loro ci sono oltre 260 suore francescane e 1500 laici, questa realtà è una piccola perla in terra araba. "La Vice Provincia della Santa Famiglia in Egitto è una entità francesacana unica nel suo genere: i frati sono tutti arabi, ed è bi-rituale, parte di rito copto, parte latino" ha detto fr. Giacomo Bini OFM, Ministro Generale dellOrdine dei Frati Minori. P. Bini che dal 27 gennaio al 4 febbraio ha visitato i Frati di quel paese. Limpressione è molto positiva: è una provincia giovane e vivace per numero di vocazioni che guarda al futuro con ottimismo. I frati sono impegnati in molte attività pastorali e culturali. Il lavoro con i poveri e gli emarginati si realizza nella gestione di 2 orfanotrofi, un centro per non vedenti, 3 dispensari. Negli ultimi anni è cominciato limpegno di assistenza agli immigrati sudanesi, molto numerosi in Egitto. Tra di essi, alcuni giovani hanno chiesto di entrare nellordine e la Provincia pensa, in un futuro non troppo lontano, alla creazione di una fraternità francescana in Sudan. Notevole è limpegno nel campo educativo, i francescani operano in 12 scuole private di cui 3 scuole gratuite, frequentate in maggioranza da studenti musulmani, è stato creato un "Comitato per lo studente povero", servizi di assistenza dopo-scuola e colonie estive. Fra le iniziative culturali va menzionato il "Centro cattolico per le comunicazioni sociali" e due Centri di ospitalità per gruppi non cattolici. La peculiarità della provincia è la "biritualità": i francescani hanno 14 parrocchie copte e 11 latine. |
| Discorso del S. Padre durante lincontro allaereoporto internazionale del Cairo
As-salámu 'aláikum - La pace sia con voi! 1. Attendo da molti anni di poter celebrare il bimillenario della nascita
di Gesù Cristo recandomi in pellegrinaggio a pregare sui luoghi legati in
modo speciale agli interventi di Dio nella storia. Il mio pellegrinaggio
giubilare mi porta oggi in Egitto. Grazie, signor Presidente, per avermi dato
la possibilità di venire qui e di andare dove Dio ha rivelato il suo nome a
Mosè e ha offerto la sua Legge quale segno della sua grande misericordia e
dell'amore verso le Sue creature. As-salámu 'aláikum - La pace sia con voi! Così saluto tutti voi. Questa è la preghiera che elevo per l'Egitto e per
il suo popolo.
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![]() Nelle prime ore di permanenza in Egitto il Papa ha incontrato Papa Shenouda III, capo della Chiesa Copta Ortodossa e lo Sceicco Mohammed Sayed Tantawi, tra i più influenti capi religiosi Musulmani di Egitto. ![]() |
| Omelia di Giovanni Paolo II - 26 febbraio 2000 Messa allo stadio del Cairo
1. "Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio" (Mt 2, 15).
Il Vangelo di oggi ci ricorda la fuga della Santa Famiglia in Egitto, dove
venne a cercare rifugio. "Un angelo del Signore apparve in sogno a
Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e
fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta
cercando il bambino per ucciderlo"" (Mt 2, 13). In tal modo, Cristo
"che si è fatto uomo per rendere l'uomo capace di ricevere la
divinità" (Sant'Atanasio di Alessandria, Orationes contra Arianos, 2,
59), ha voluto rifare il percorso che fu quello della chiamata divina, il
cammino che il suo popolo aveva intrapreso, affinché tutti i suoi membri
diventassero figli nel Figlio. "Giuseppe, destatosi, prese con sé il
bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla
morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per
mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio" (Mt 2, 14-15).
La Provvidenza conduceva Gesù lungo le vie che un tempo gli Israeliti avevano
percorso per andare verso la terra promessa, sotto il segno dell'agnello
pasquale, celebrando la Pasqua. Anche Gesù, l'Agnello di Dio, fu chiamato
dall'Egitto dal Padre, per compiere a Gerusalemme la Pasqua dell'alleanza
nuova e irrevocabile, la Pasqua definitiva, la Pasqua che dona al mondo la
salvezza.
2. "Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio". Così parla il Signore,
che ha fatto uscire il suo popolo dalla condizione di schiavitù (cfr Es 20,
2) per concludere con esso sul monte Sinai un'alleanza. La festa della Pasqua
rimane per sempre il ricordo di questa liberazione. Commemora questo evento,
che resta presente nella memoria del popolo di Dio. Quando gli Israeliti
partirono per il loro lungo viaggio, sotto la guida di Mosè, non pensavano
che il loro pellegrinaggio attraverso il deserto fino alla terra promessa
sarebbe durato quarant'anni. Lo stesso Mosè, che aveva condotto il suo popolo
fuori dall'Egitto e l'aveva guidato per tutto quel tempo, non entrò nella
terra promessa. Prima di morire, la contemplò dall'alto del monte Nebo e poi
affidò il popolo al suo successore Giosuè.
3. Mentre i cristiani celebrano il bimillenario della nascita di Gesù, noi
dobbiamo fare questo pellegrinaggio nei luoghi in cui ebbe inizio e si
sviluppò la storia della salvezza, storia d'amore irrevocabile fra Dio e gli
uomini, presenza del Signore della storia nel tempo e nella vita degli uomini.
Siamo venuti in Egitto, sulla via lungo la quale Dio guidò il suo popolo, con
a capo Mosè, per condurlo fino alla terra promessa. Ci mettiamo in cammino,
illuminati dalle parole del libro dell'Esodo: abbandonando la nostra
condizione di schiavitù, andiamo verso il Monte Sinai, dove Dio ha suggellato
la sua alleanza con la casa di Giacobbe, per mezzo di Mosè, nelle mani del
quale ha deposto le tavole del Decalogo. Quanto è bella questa alleanza! Essa
ci dimostra che Dio non cessa di rivolgersi all'uomo per comunicargli la vita
in abbondanza. Ci pone in presenza di Dio ed è l'espressione del suo amore
profondo per il suo popolo. Essa invita l'uomo a volgersi a Dio, a lasciarsi
coinvolgere dal suo amore e a realizzare le aspirazioni alla felicità che
porta in sé. Se accoglieremo nello spirito le tavole dei dieci comandamenti,
vivremo pienamente della legge che Dio ha posto nei nostri cuori e
parteciperemo alla salvezza che l'Alleanza conclusa sul Monte Sinai fra Dio e
il suo popolo ha svelato, e che il Figlio di Dio ci offre mediante la
redenzione.
4. In questa terra d'Egitto, che ho la gioia di visitare per la prima volta,
il messaggio della nuova Alleanza è stato trasmesso, di generazione in
generazione, attraverso la venerabile Chiesa copta, erede della predicazione e
dell'azione apostolica dell'evangelista san Marco che, secondo la tradizione,
subì il martirio ad Alessandria. In questo giorno eleviamo a Dio una fervente
azione di grazie per la ricca storia di questa Chiesa e per l'apostolato
generoso dei suoi fedeli che, attraverso i secoli, a volte fino al dono del
sangue, sono stati i testimoni ardenti dell'amore del Signore.
Ringrazio con affetto Sua Beatitudine Stephanos II Ghattas, Patriarca copto
cattolico di Alessandria, per le parole di accoglienza che mi ha rivolto; esse
testimoniano la fede viva e la fedeltà della vostra comunità alla Chiesa di
Roma. Saluto cordialmente i Patriarchi e i Vescovi che partecipano a questa
liturgia eucaristica, come pure i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutti
i fedeli venuti per accompagnarmi in questa tappa del mio pellegrinaggio
giubilare. Saluto anche con deferenza le Autorità e tutte le persone che
hanno voluto unirsi a questa celebrazione.
La vostra presenza qui, attorno al Successore di Pietro, è un segno
dell'unità della Chiesa, di cui Cristo è il capo. Che la fraternità fra
tutti i discepoli del Signore, così ben manifestata qui, sia un
incoraggiamento a proseguire nei vostri sforzi per costituire comunità unite
nell'amore, fermenti di concordia e di riconciliazione! Troverete così la
forza e il conforto, in particolare nei momenti di difficoltà o di dubbio,
per rendere a Cristo, nella terra dei vostri avi, una testimonianza sempre
più ardente. Con l'Apostolo Paolo, rendo grazie a Dio, Padre di nostro
Signore Gesù Cristo, pregando per voi in ogni momento, affinché cresciate
nella fede, vi manteniate saldi nella speranza e diffondiate ovunque la
carità di Cristo (cfr Col 1, 3-5).
5. In questo anno giubilare, ricordandoci che Cristo "è anche il capo
del corpo, cioè della Chiesa" (Col 1, 18), dobbiamo cercare con sempre
maggiore ardore di procedere risolutamente lungo le vie dell'unità voluta da
Lui per i suoi discepoli, in spirito di fiducia e di fraternità. In tal modo
la nostra testimonianza comune renderà gloria a Dio e sarà più credibile
agli occhi degli uomini. Prego il Padre celeste affinché, con tutte le Chiese
e le Comunità ecclesiali, che saluto qui con rispetto, si sviluppino rapporti
sereni e fraterni, nella carità e buona volontà. Un simile clima di dialogo
e di avvicinamento contribuirà a trovare soluzioni ai problemi che ostacolano
ancora la piena comunione. Favorirà anche il rispetto della sensibilità
propria di ogni comunità, come pure del suo modo specifico di esprimere la
fede in Cristo e di celebrare i Sacramenti, che le Chiese devono
reciprocamente riconoscere come amministrati in nome dello stesso Signore.
Auspico che, celebrando in questo pellegrinaggio la Pasqua del Signore,
possiamo vivere la Pentecoste, in cui tutti i discepoli riuniti con la Madre
di Dio accolgono lo Spirito Santo, che ci riconcilia con il Signore ed è il
principio di unità e di forza per la missione, facendo di noi un solo corpo,
immagine del mondo futuro!
6. Fin dalle origini, la vita spirituale e intellettuale si è sviluppata in
maniera considerevole nella Chiesa in Egitto. Possiamo ricordare qui gli
illustri fondatori del monachesimo cristiano, Antonio, Pacomio e Macario, e
tanti altri Patriarchi, confessori, pensatori e dottori che sono gloria della
Chiesa universale. Ancora oggi i monasteri sono centri vivi di preghiera, di
studio e di meditazione, nella fedeltà all'antica tradizione cenobitica e
anacoretica della Chiesa copta, ricordando che è il contatto fedele e
prolungato con il Signore ad essere il fermento della trasformazione delle
persone e dell'intera società. Così la vita con Dio fa risplendere la luce
sui nostri volti di uomini e illumina il mondo di una luce nuova, la viva
fiamma dell'amore.
Accogliendo oggi questo slancio spirituale e apostolico che è stato trasmesso
loro dai Padri nella fede, possano i giovani essere attenti alla chiamata del
Signore che li invita a camminare alla sua sequela, e rispondere con
generosità, accettando di impegnarsi nel sacerdozio e nella vita consacrata
attiva o contemplativa! Mediante la testimonianza della loro vita di uomini e
donne totalmente dediti a Dio e ai propri fratelli, fondata su un'esperienza
spirituale intensa, possano le persone consacrate manifestare l'amore senza
limiti del Signore per il mondo!
7. È questo amore gratuito e senza esclusione che la Chiesa cattolica intende
tradurre con l'impegno presso il popolo egiziano negli ambiti dell'educazione,
della sanità e delle opere caritative. La presenza attiva della Chiesa nella
formazione intellettuale e morale della gioventù costituisce un'antica
tradizione del Patriarcato copto cattolico e del Vicariato latino. Mediante
l'educazione dei giovani ai valori umani, spirituali e morali fondamentali,
nel rispetto della coscienza di ognuno, le istituzioni educative cattoliche
desiderano apportare il loro contributo alla promozione della persona, in
particolare della donna e della famiglia; esse intendono anche favorire
relazioni amichevoli con i musulmani affinché i membri di ogni comunità si
sforzino sinceramente di capirsi a vicenda e di promuovere insieme, per tutti
gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace, il rispetto e la
libertà.
È un dovere per tutti i cittadini partecipare attivamente, in spirito di
solidarietà, all'edificazione sociale, al consolidamento della pace fra le
comunità e alla gestione onesta del bene comune. Per realizzare questa opera
comune che deve avvicinare i membri di una stessa nazione, è giusto che
tutti, cristiani e musulmani, nel rispetto delle diverse opinioni religiose,
mettano le loro competenze al servizio della collettività, a tutti i livelli
della vita sociale.
8. Unendoci al cammino di fede di Mosè, nel corso del pellegrinaggio
giubilare che compiamo in questi giorni, siamo invitati ad avanzare verso la
montagna del Signore, ad abbandonare le nostre schiavitù per procedere lungo
il cammino di Dio. "E Dio, vedendo così le nostre buone decisioni e
constatando che gli attribuiamo ciò che compiamo ... ci darà in cambio ciò
che gli è proprio, i doni spirituali, divini e celesti" (San Macario,
Omelie spirituali, 26, 20). Per ognuno di noi, l'Oreb, il "monte della
fede", è chiamato a diventare "il luogo dell'incontro e del patto
reciproco, in un certo senso "il monte dell'amore"" (Lettera
sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza, n. 6). È lì
che il popolo si è impegnato a vivere aderendo pienamente alla volontà
divina, e che Dio l'ha assicurato della sua benevolenza eterna. Questo mistero
d'amore si realizza pienamente nella Pasqua della nuova Alleanza, nel dono che
il Padre fa di suo Figlio per la salvezza dell'umanità intera.
Riceviamo oggi in modo rinnovato la legge divina, come un tesoro prezioso!
Diventiamo come Mosè uomini e donne che, al tempo stesso, intercedono presso
il Signore e trasmettono agli uomini la legge che è una chiamata alla vera
vita, libera dagli idoli e rende ogni esistenza infinitamente bella e
infinitamente preziosa! Da parte loro, i giovani attendono con impazienza che
facciamo scoprire loro il volto di Dio, che mostriamo loro il cammino da
seguire, la via dell'incontro personale con Dio e gli atti umani degni della
nostra filiazione divina, un cammino certo impegnativo, ma un cammino di
liberazione, l'unico a poter colmare il nostro desiderio di felicità. Quando
siamo con Dio sul monte della preghiera, lasciamoci pervadere dalla sua luce,
affinché il nostro volto risplenda della gloria di Dio e inviti gli uomini a
vivere di questa felicità divina, che è la vita in pienezza!
"Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio". Possa ogni uomo udire la
chiamata del Dio dell'Alleanza e scoprire la gioia di essere figlio!
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