|
| |
|
|
| Pace e bene a tutti voi, carissime Sorelle, carissimi Fratelli in Francesco e Chiara. Sono molto riconoscente per l'invito alla Vostra Assemblea. È un grande privilegio per me vivere questo momento storico con voi nel contesto della celebrazione del Grande Giubileo. Non sono un'esperta del Francescanesimo - come tanti tra Voi - ma un'amante della Parola di Dio, di Francesco e Chiara, della Famiglia Francescana e della sua missione. Sono qui come vostra Sorella. Considero questo momento qui ad Assisi - tra le diverse assemblee Francescane Italiane e la celebrazione del Giubileo dei Francescani, oggi e domani - come un ponte. C'è una relazione profonda tra la celebrazione del nostro Giubileo, e la riflessione sulla nostra maternità, perché il nostro giubileo comincerà alla Porziuncola, - il Santuario di Maria, nostra Madre -, e finirà a Roma, nel seno della Chiesa universale, nostra Madre -. Introduzione Il tema "se la Madre nutre e ama... il suo proprio figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale" (FF 91), è preso dal capitolo VI° della Regola Bollata. Se diciamo "Madre", abbiamo davanti a nostri occhi l'ideale di una Madre, di una mamma naturale. E Francesco ci invita a fare un passo avanti, per vivere una maternità spirituale. Anche Gesù è una Madre. Nell'ora della sua morte nacque la Chiesa, quando Gesù dava il suo Spirito... "... e uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua" (cfr. Gv 19,28-30; 34). Il cuore di Gesù fu come una caverna vitale. Qui tocchiamo il mistero della femminilità ed i mistici del medio evo non esitavano a chiamare Gesù una Madre. - Anche Dio, l'Abbà di Gesù e il nostro Abbà, non è solamente Padre, ma è anche madre. Come noi sappiamo, nel tempo della sua conversione, della ricerca della sua vocazione, Francesco faceva un'esperienza decisiva presso il Santuario di Maria, nella Porziuncola. Lì ascoltò e comprese per la prima volta la Parola di Dio: "... L'Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo" (Test. 14). Lui non voleva più conquistare il mondo, ma voleva accogliere tutti, voleva divenire il fratello di tutti, e lui diventò un fratello universale e una Madre spirituale. Essere Madre Francesco aveva una relazione speciale con la sua Madre Pica, con Chiara e soprattutto con Maria. Maria è per Francesco la Madre per eccellenza come si può apprendere dal suo saluto alla Beata Vergine Maria: Ave Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria, Francesco conferisce tutti questi titoli d'onore di Maria anche a tutti coloro che fanno penitenza, perché egli considera ogni fratello, ogni sorella come una Madre, richiamando la parola di Gesù: "... chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e Madre" (Mt 12,50). Quindi noi siamo "consanguinei" di Gesù: l'uno è dell'altro, in appartenenza reciproca d'amore. La nostra parentela con Dio si fonda sul fare la volontà del Padre, che si esprime nella parola del Figlio. Uno diventa la parola che ascolta e che fa. Dunque San Francesco paragona tutti i Cristiani a Maria. E Santa Chiara nella terza lettera ad Agnese di Praga (vv.21-23) ci apre un affascinante orizzonte di fede: "... Mentre i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora... È la stessa Verità che afferma Gesù nel Vangelo di Giovanni: '...colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure l'amerò; noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora' (cfr. Gv.14,23-24)" (FF 2892). Vuol dire che l'anima non solo è collaboratrice di Dio nel generare figli per il regno, ma è, come Maria, spiritualmente, Madre di Cristo, e dimora di tutta la Trinità. Ricordiamo che nella prima lettera ai Fedeli Francesco spiega a coloro che fanno penitenza la nostra relazione con la Santa Trinità: "... Siamo Sposi, quando l'anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù dello Spirito Santo; ... siamo suoi Fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è ne cieli; siamo Madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio (FF 178). La vocazione di Maria è la vocazione originaria di ogni uomo, di ogni Francescano/a: dire "sì" al Padre, farsi risposta alla sua proposta. Come Dio è Padre del Verbo nei cieli, così in terra gli è Madre chi dice "sì" al Padre. Dio nasce in ogni uomo che è aperto, che ascolta e accetta la Parola di Dio come Maria. Il nostro grande destino è diventare Madre del Signore: dare corpo al Figlio di Dio, fino alla statura piena (cfr. Ef 4,13). La nostra vocazione e missione è - come per Maria - diventare Chiesa. E la chiamata del Crocifisso: "Francesco, va' e ripara la mia Casa!" è anche la chiamata per noi Francescani/e di oggi. La nostra dignità, la nostra vocazione e missione è inimmaginabile. Relazione amorevole - Amare e nutrire il fratello/la sorella Come abbiamo visto la Vita del Verbo incarnato dipende dal "si" dell'uomo, dal nostro Si. Chi si apre al suo dono, lo fa vivere in sé. Ma l'ascolto della Parola di Dio si realizza solamente quando la dimensione verticale tocca l'orizzontale, cioè quando e
in altre parole l'ascolto della Parola di Dio si realizza
perché tutte le creature sono per Francesco un "tu", un fratello, una sorella nel senso universale e globale e che, per questo, le dobbiamo onorare, abbracciare e nutrire. Dunque la maternità è un rapporto di dipendenza, è una relazione di amore.
(si potrebbe continuare...) Francesco era per il suo tempo ed è per noi oggi questo segno di profezia e di speranza. Lui divenne - come è stato detto all'inizio - non soltanto il fratello universale, ma anche una madre spirituale. Esempi:
Noi Francescani/Francescane di oggi - se viviamo la nostra vocazione e missione materna - amiamo e nutriamo il nostro fratello/la nostra sorella, ad esempio,
(e così via...si potrebbe prolungare la litania...) La celebrazione del nostro giubileo Francescano La celebrazione del Grande Giubileo è un richiamo al piano di salvezza di Dio, alla vocazione cristiana, alla nostra vocazione Francescana. Ringraziamo il Signore per il cammino intrapreso finora e restituiremo tutto al Signore, l'unico e sommo Bene. Con un cuore pieno di gioia e gratitudine vediamo cosa è successo nella nostra Famiglia. Durante gli ultimi tre decenni, le varie componenti della nostra Famiglia sono divenute coscienti del fatto che nessun ramo, nessun Ordine, nessuna Congregazione ha o vive il carisma Francescano compiutamente. Noi abbiamo bisogno dell'aiuto reciproco per dare al mondo d'oggi una testimonianza e per rafforzare la nostra missione a livello locale e globale. La nostra Famiglia è come un arcobaleno con bei colori, che deve abbracciare la nostra Madre terra, l'umanità intera e tutta la creazione. Spero che la celebrazione del nostro giubileo sia il momento della memoria e del ringraziamento, del rinnovamento della nostra vita, dello sguardo verso il futuro, per arrivare ad una comunione più profonda tra noi per il bene dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Vorrei chiudere con una preghiera per l'anno del Giubileo, preparata come segno di unione nella nostra Conferenza (CFI-TOR); essa è - se si vuole - una preghiera materna: Tu sei Amore e Vita, il Signore del tempo e dell'eternità, ci hai guidato verso questo periodo storico nel tempo. Ti adoriamo e ti lodiamo per tutto che è stato, è e sarà. Con San Francesco e Santa Chiara per tutti gli sforzi che sono stati fatti nei riguardi della tua opera. Per alleviare il travaglio sofferto da tutta la creazione finora, fa di noi, fratelli e sorelle di Francesco e Chiara, tuoi strumenti fedeli affinché la creazione "si liberi dalle catene che la rendono libertà dei figli di Dio" e partecipi del tuo Amore e della tua Vita Amen. |
![]() © Macmade on Tue, Apr 11, 2000 at 22:56:33 by John Abela ofm (Communications Office - Rome) HTML 3.0 compatible Java enabled browser required - Best viewed with Netscape at 640x480x67Hz Maintained by John Abela ofm and Gianfranco Pinto Ostuni ofm |