IV Assemblea
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Evangelizzare nel dialogo: una speranza e una sfida
RELAZIONE
Fr. Stefan Ottenbreit, ofm
Vicario Generale
La nostra ragion dessere. Il documento conclusivo del Capitolo Generale 1991 ("LOrdine e levangelizzazione oggi", 1991) dichiara ancora una volta che "Levangelizzazione" è la "ragion dessere dellOrdine". La lunga storia dellOrdine dimostra che la missionarietà (levangelizzazione) è una caratteristica fondamentale nella vita del frate minore. Anzi ne tocca la identità. Perciò, il richiamo del Capitolo di San Diego ´è un invito a rivisitare le nostre origini per vivere ed esprimere oggi, con rinnovato entusiasmo, ciò che qualifica la nostra sequela del Signore Gesù Cristo
Prima di tutto, rivisitare le nostre origini, vuol dire riconsiderare la nostra identità,
capire la "nostra ragion dessereª (L. Perugini, In Fraternità per evangelizzare; cfr. CC.GG. 5).
Una identità dinamica. Lidentità di un evangelizzatore non è stabilita una volta per sempre, ma una realtà dinamica, poiché è inviato continuamente nel mondo. Pertanto, come Gesù è stato inviato dal Padre, così anche i frati minori sono "mandati nel mondo intero a proclamare il Vangelo ad ogni creatura" (CC.GG. 83,1). Nella "costruzione" di questa identità, sempre vi concorrono due elementi: il contenuto e lo "stile" dellannuncio per offrire una risposta attuale alle domande fatte in "spazi" e in "tempi" datati. Allora, possiamo parlare del profilo o "volto" del frate minore del300, del 500, 800, 900. Possiamo anche porci la domanda: come dovrà essere il "volto" o il profilo del frate del 2000? Quando il Ministro generale, nella lettera di presentazione delle priorità (2 febbraio 1998), scrive ´che soltanto salvaguardando gli elementi essenziali del nostro carisma avremo qualcosa da offrire alle generazioni futureª, lo fa anche con la convinzione, condivisa dal Definitorio generale, che gli elementi essenziali devono essere aggiornati e riempiti di vita e di espressioni nuove.
Il dialogo. I maggiori problemi che assillano i rapporti umani alle soglie del terzo millennio e i più recenti documenti del magistero ecclesiastico pongono il dialogo al centro dellattenzione e delle preoccupazioni di tutti coloro che cercano la pace e il bene nella convivenza fra gli uomini. Il Definitorio generale si è permesso di sognare: insieme e con i occhi aperti. Guardando la nostra realtà, sempre più pluralista e molticulturale, anche allinterno del nostro lOrdine, ci siamo accorti che levangelizzazione vissuta ed attuata da Francesco di Assisi si caratterizza per il dialogo. Di fatto, S. Francesco fu ed è veramente uomo di dialogo nel senso più stretto della parola: uomo universale per la sua intensissima e radicale esperienza cristiana, riconciliato con Dio, con se stesso e con lintero creato, diffonde con umiltà e carità a tutti il messaggio evangelico. Ma per essere significativo per gli uomini doggi lo spirito di S. Francesco deve diventare lo spirito di tutti i francescani e animare e caratterizzare la loro esistenza e tutta la loro opera evangelizzatrice. Da qui nasce la vocazione particolare dei frati minori al dialogo.
Il frate del 2000. Oltre ad altre caratteristiche, crediamo per questo che il frate del 2000 debba avere quella di uomo del dialogo, un uomo disponibile (atteggiamento) e capace (preparazione) di ´apprezzare le ricchezze uniche presenti in ogni essere umano
, di partire da una profonda e serena coscienza della propria identità e dei propri limiti e di creare relazioni significative
," (Lettera, 4 ottobre 1997), per vivere da "minori e sottomessi a tutti" (Rnb 7) e fare del ´dialogo il nuovo nome della caritઠ(Paolo VI, Ecclesiam Suam , 1964). E con convinzione diciamo che nel cammino verso il 2000, i frati minori riscoprono nel dialogo la propria fisionomia. Non stupisce, quindi, che le Costituzioni Generali pongono il dialogo e il senso ecumenico fra le note caratterizzanti della formazione del frate (CC.GG. 127,3) e insistono perché nellevangelizzazione sia promosso lo spirito ecumenico, cercando vie e mezzi di collaborazione con tutti gli cristiani (CC.GG. 95,1). Direttive analoghe abbiamo per quanto concerne il dialogo con le altre religioni, e in primo luogo lIslam (CC.GG. 93,2 e 95,2 e 3), e il dialogo con le altre culture (CC.GG. 92,2; 93; 94).
Le priorità. ´Le priorità che sembrano imporsi per i prossimo anni non sono novità, come se dovessimo ripartire da zero. Semplicemente sono un aiuto a ricordare che dobbiamo sempre di nuovo iniziare daccapo (Lettera, 4 ottobre 1997). Infatti, "le priorità" si trovano nella Regola e nelle Costituzioni Generali (Art. 1, §2) e vogliono essere soltanto un aiuto per la lettura e per lattuazione del Documento del Capitolo Generale 1997: "Dalla Memoria alla Profezia". Ci rimandano certamente ai valori fondamentali della nostra vocazione-missione francescana, ma questi devono essere vissuti e attuati, se crediamo a quanto detto prima, nellottica del dialogo per dare al frate, che attraverserà la soglia del terzo millennio, il "volto" di un evangelizzatore aggiornato e credibile. Dialogo, però, non soltanto come tecnica o metodo efficace da imparare o come servizio da prestare per migliorare i rapporti con gli altri, ma soprattutto come atteggiamento individuale e comunitario, alimentato sempre di nuovo dallincontro personale con Dio e con se stessi nella consapevolezza che non ci sarà dialogo senza amore (donazione di vita) ed umiltà (riconoscimento dei limiti).
LEvangelizzazione francescana. È ormai pacifico tra noi lintendere levangelizzazione secondo due aspetti correlati e conseguenti: evangelizzarsi per evangelizzare. Non cè vera evangelizzazione senza auto-evangelizzazione. Sì, evangelizzandoci, evangelizziamo. Nessuno tra di noi nega limportanza della auto-evangelizzazione. Nella pratica, però, poniamo laccento quasi esclusivamente sul "servizio" da prestare agli altri. Nella Relazione sulla Visita canonica tutti i Visitatori generali descrivono a lungo la molteplicità delle attività e degli impegni dei frati, ma diventano improvvisamente molto stringati allorché si tratta di presentare il loro impegno nellauto-evangelizzazione. È diventata ormai un "luogo comune", la scusa che le attività e gli impegni impediscano di trovare il tempo per lincontro con Dio (personale e comunitario) e di coltivare la vita fraterna. La sfida è arrivare ad un equilibrio sano e ad una reciprocità arricchente. Per questo il Definitorio propone lattuazione delle "priorità" alla luce del dialogo.
Lo spirito di orazione e devozione. Non si tratta, in primo luogo, di incrementare le pratiche di preghiera comunitaria, di aumentare quantitativamente la preghiera, ma dellincontro personale con Dio, dellimpegno e sforzo di porre Dio al centro della nostra vita. Questo sicuramente vuol dire: dialogare con Dio con la vita. Non necessariamente parlando. Molte volte il dialogo con Dio avverrà nel silenzio e nellascolto. Ma sempre: coltivare lesperienza di Dio nellincontro personale con Cristo (occorre tempo e un progetto personale) e nella condivisione della sua parola insieme ai momenti di preghiera in fraternità, per assecondare un atteggiamento aperto verso tutte le creature.
La comunione di vita in fraternità. È più che vivere insieme, sotto lo stesso tetto, alla stessa tavola. Abbiamo grande bisogno di imparare a dialogare con i nostri confratelli. Siamo bambini nei rapporti umani e cristiani. Manteniamo sempre la distanza necessaria per non rivelare e fare conoscere ciò che realmente siamo, sentiamo, pensiamo, vogliamo, cerchiamo e crediamo. Lespressione tipica di questa realtà è la difficoltà di attuare le vere finalità del "Capitolo locale". Tale difficoltà appare praticamente in ogni Relazione sulla Visita canonica. Molte volte non si fa il "Capitolo locale". A volte si fa, ma senza andare oltre laspetto organizzativo. Perdiamo unoccasione preziosa per fare la revisione dei nostri progetti (personali e comunitari) e soprattutto per vivere questo "tempo forte" della formazione permanente. Normalmente non ci sono altri momenti per ricuperare loccasione perduta e la nostra vita, come individuo e come Fraternità, diventa soltanto "funzionale".
La vita in minorità, povertà e solidarietà. Anche questa "priorità" è una sfida per il dialogo. Anzi, possiamo dire: sono le condizioni per un vero dialogo. Il dialogo autentico nasce dallincontro con Dio che ci fa vedere chi siamo. È veramente importante è lincontro con Dio, è indispensabile il confronto con se stessi. Nellincontro con Dio ci viene svelata la realtà profonda del nostro essere: senza Dio non siamo nulla. Non riusciremo mai a dialogare veramente con gli altri se non riusciamo a dialogare profondamente con Dio e francamente con noi stessi per scoprire ed amministrare i nostri doni e i nostri limiti. Il vero spirito di minorità, povertà e solidarietà ci fa ascoltare: se stessi e gli altri, nei quali incontriamo il completamento del nostro essere, pensare ed agire. In questo incontro abbiamo come scopo quello di sentire i frati giovani della Europa. Ed essi molte volta ci dicono che non sappiamo più ascoltarli, che chiudiamo ai frati giovani tutte le prospettive, che li "sfruttiamo" per tappare i buchi dei nostri impegni tradizionali. Noi sappiamo sempre ciò che è giusto e ciò che si deve e può fare. Spesso non disponiamo più della "libertà missionaria" e guardiamo come vano e senza futuro qualsiasi sforzo per litineranza evangelica. Ci installiamo in quello che abbiamo sempre fatto.
La sfida del dialogo. Il Definitorio è consapevole che cè molto da fare per portare leredità francescana nel nuovo secolo e nel nuovo millennio. Lessere un frate di dialogo, con Dio, con se stessi e con gli altri, ci pone davanti ad una grande sfida. Ho timore che intendiamo ed attuiamo il dialogo soltanto come un miglioramento dei rapporti con gli altri. Il dialogo francescano esige molto di più: aprire la persona a Dio, a se stesso, agli altri. Il dialogo nellambito delle tre prime priorità creano le vere condizioni per la quarta: levangelizzazione come servizio, nella Chiesa, al mondo. Il dialogo come servizio suppone il dialogo vissuto nei rapporti con Dio e con se stesso, come minore in fraternità. Come fare alcuni passi in più? E quali? Ci sono idee (Gruppo di riflessione ed animazione in livello di Conferenza o di Continente per "Lo spirito di orazione e devozione"). Ci aspettiamo molto dalla vostra collaborazione per animare lapprofondimento del nostro dialogo con Dio, con i nostri fratelli di vocazione-missione, con forme vecchie ed nuove di vivere e testimoniare la minorità. Ci aspetta molto lavoro per attuare veramente le "priorità" nel dialogo e nellevangelizzazione.
LEvangelizzazione
La Missione: I continui riferimenti del Papa e di ragguardevoli rappresentanti di Chiese e di religioni a S. Francesco, promotore di riconciliazione, di pace e di dialogo, unitamente al pressante e ripetuto invito rivolto ai frati di continuarne la missione, fanno dellimpegno al dialogo una delle prerogative del carisma francescano. Il Capitolo Generale 1997 ha affidato al Definitorio attuale limpegno di costituire e sostenere un organismo ("Servizio per il Dialogo") che sia un segno di volontà fattiva, occasione di stimolo e di coinvolgimento a tutti i livelli delle forze attualmente impegnate nel campo della formazione e della evangelizzazione. Si è istituito presso la Curia generale il "Servizio per il Dialogo" articolato nei seguenti settori: dialogo ecumenico, dialogo interreligioso, compreso lIslam, e il dialogo con le culture.
Finalità: Il SD, nel suo insieme e attraverso le sue Commissioni, ha il compito di animare e di sostenere limpegno dei Frati per levangelizzazione, sia nel campo formativo sia in quello dellannuncio.
Conferenze: Il SD ha senso e svolge unattività efficace solo se, contemporaneamente, e in stretto rapporto sia con il Ministro e il Definitorio generale, sia con le varie entità dellOrdine. Se funzionerà questo rapporto, tutto lOrdine verrà coinvolto in un cammino armonico. Questo cammino sarà possibile quando tutte le Conferenze saranno munite di un organismo analogo, che curi i collegamenti sia con il SD dellOrdine che con le singole Province. (Cf. Allegato "Servizio del dialogo e conferenze")
La Formazione. La formazione, infatti, è lhumus dal quale le "priorità" ricevono vita. Il Definitorio generale propone questa sua convinzione in forma di priorità. Ora il dialogo, poiché indica un atteggiamento da assumere ed un servizio da prestare, diventa dinamica formativa. Non siamo stati formati per il dialogo, nemmeno nel dialogo. Nel passato anche le strutture esterne ci hanno aiutato molto a sostenere la nostra vocazione-missione. Oggi quasi non possiamo più contare su questo aiuto. Ci vogliano altre "strutture": più individuali, personali ed interiorizzate. Nella formazione iniziale, ma non solo, avvertiamo sempre più la necessità e il vantaggio dellaccompagnamento personale, adatto al "ritmo" di ogni persona. Per la formazione in genere, soprattutto permanente, si propone un "progetto personale" per sostenere i progetti comunitari (locali e provinciali). Non prospettiamo un cambiamento dellOrdine per essere più "controllati", ma per sostenere "dal di dentro" la nostra vocazione-missione di Frate minore, membro di una Fraternità che si propone di vivere il Vangelo nel dialogo: come dinamica, come atteggiamento e come servizio, veramente evangelizzatrici.
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