Varsavia - Kostancin (12-18.10.1998)

Con i giovani frati, pellegrini verso l’Europa del domani
IV Assemblea

Centrum Animacji Misyjnej
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Evangelizzare nel dialogo: una speranza e una sfida

RELAZIONE

Fr. Stefan Ottenbreit, ofm
Vicario Generale

  1. La nostra ragion d’essere. Il documento conclusivo del Capitolo Generale 1991 ("L’Ordine e l’evangelizzazione oggi", 1991) dichiara ancora una volta che "L’evangelizzazione" è la "ragion d’essere dell’Ordine". La lunga storia dell’Ordine dimostra che la missionarietà (l’evangelizzazione) è una caratteristica fondamentale nella vita del frate minore. Anzi ne tocca la identità. Perciò, il richiamo del Capitolo di San Diego ´è un invito a rivisitare le nostre origini per vivere ed esprimere oggi, con rinnovato entusiasmo, ciò che qualifica la nostra sequela del Signore Gesù Cristo… Prima di tutto, rivisitare le nostre origini, vuol dire riconsiderare la nostra identità,… capire la "nostra ragion d’essereª (L. Perugini, In Fraternità per evangelizzare; cfr. CC.GG. 5).

  2. Una identità dinamica. L’identità di un evangelizzatore non è stabilita una volta per sempre, ma una realtà dinamica, poiché è inviato continuamente nel mondo. Pertanto, come Gesù è stato inviato dal Padre, così anche i frati minori sono "mandati nel mondo intero a proclamare il Vangelo ad ogni creatura" (CC.GG. 83,1). Nella "costruzione" di questa identità, sempre vi concorrono due elementi: il contenuto e lo "stile" dell’annuncio per offrire una risposta attuale alle domande fatte in "spazi" e in "tempi" datati. Allora, possiamo parlare del profilo o "volto" del frate minore del’300, del 500, 800, 900. Possiamo anche porci la domanda: come dovrà essere il "volto" o il profilo del frate del 2000? Quando il Ministro generale, nella lettera di presentazione delle priorità (2 febbraio 1998), scrive ´che soltanto salvaguardando gli elementi essenziali del nostro carisma avremo qualcosa da offrire alle generazioni futureª, lo fa anche con la convinzione, condivisa dal Definitorio generale, che gli elementi essenziali devono essere aggiornati e riempiti di vita e di espressioni nuove.

  3. Il dialogo. I maggiori problemi che assillano i rapporti umani alle soglie del terzo millennio e i più recenti documenti del magistero ecclesiastico pongono il dialogo al centro dell’attenzione e delle preoccupazioni di tutti coloro che cercano la pace e il bene nella convivenza fra gli uomini. Il Definitorio generale si è permesso di sognare: insieme e con i occhi aperti. Guardando la nostra realtà, sempre più pluralista e molticulturale, anche all’interno del nostro l’Ordine, ci siamo accorti che l’evangelizzazione vissuta ed attuata da Francesco di Assisi si caratterizza per il dialogo. Di fatto, S. Francesco fu ed è veramente uomo di dialogo nel senso più stretto della parola: uomo universale per la sua intensissima e radicale esperienza cristiana, riconciliato con Dio, con se stesso e con l’intero creato, diffonde con umiltà e carità a tutti il messaggio evangelico. Ma per essere significativo per gli uomini d’oggi lo spirito di S. Francesco deve diventare lo spirito di tutti i francescani e animare e caratterizzare la loro esistenza e tutta la loro opera evangelizzatrice. Da qui nasce la vocazione particolare dei frati minori al dialogo.

  4. Il frate del 2000. Oltre ad altre caratteristiche, crediamo per questo che il frate del 2000 debba avere quella di uomo del dialogo, un uomo disponibile (atteggiamento) e capace (preparazione) di ´apprezzare le ricchezze uniche presenti in ogni essere umano…, di partire da una profonda e serena coscienza della propria identità e dei propri limiti e di creare relazioni significative …," (Lettera, 4 ottobre 1997), per vivere da "minori e sottomessi a tutti" (Rnb 7) e fare del ´dialogo il nuovo nome della caritઠ(Paolo VI, Ecclesiam Suam , 1964). E con convinzione diciamo che nel cammino verso il 2000, i frati minori riscoprono nel dialogo la propria fisionomia. Non stupisce, quindi, che le Costituzioni Generali pongono il dialogo e il senso ecumenico fra le note caratterizzanti della formazione del frate (CC.GG. 127,3) e insistono perché nell’evangelizzazione sia promosso lo spirito ecumenico, cercando vie e mezzi di collaborazione con tutti gli cristiani (CC.GG. 95,1). Direttive analoghe abbiamo per quanto concerne il dialogo con le altre religioni, e in primo luogo l’Islam (CC.GG. 93,2 e 95,2 e 3), e il dialogo con le altre culture (CC.GG. 92,2; 93; 94).

  5. Le priorità. ´Le priorità che sembrano imporsi per i prossimo anni non sono novità, come se dovessimo ripartire da zero. Semplicemente sono un aiuto a ricordare che dobbiamo sempre di nuovo iniziare daccapo (Lettera, 4 ottobre 1997). Infatti, "le priorità" si trovano nella Regola e nelle Costituzioni Generali (Art. 1, §2) e vogliono essere soltanto un aiuto per la lettura e per l’attuazione del Documento del Capitolo Generale 1997: "Dalla Memoria alla Profezia". Ci rimandano certamente ai valori fondamentali della nostra vocazione-missione francescana, ma questi devono essere vissuti e attuati, se crediamo a quanto detto prima, nell’ottica del dialogo per dare al frate, che attraverserà la soglia del terzo millennio, il "volto" di un evangelizzatore aggiornato e credibile. Dialogo, però, non soltanto come tecnica o metodo efficace da imparare o come servizio da prestare per migliorare i rapporti con gli altri, ma soprattutto come atteggiamento individuale e comunitario, alimentato sempre di nuovo dall’incontro personale con Dio e con se stessi nella consapevolezza che non ci sarà dialogo senza amore (donazione di vita) ed umiltà (riconoscimento dei limiti).

  6. L’Evangelizzazione francescana. È ormai pacifico tra noi l’intendere l’evangelizzazione secondo due aspetti correlati e conseguenti: evangelizzarsi per evangelizzare. Non c’è vera evangelizzazione senza auto-evangelizzazione. Sì, evangelizzandoci, evangelizziamo. Nessuno tra di noi nega l’importanza della auto-evangelizzazione. Nella pratica, però, poniamo l’accento quasi esclusivamente sul "servizio" da prestare agli altri. Nella Relazione sulla Visita canonica tutti i Visitatori generali descrivono a lungo la molteplicità delle attività e degli impegni dei frati, ma diventano improvvisamente molto stringati allorché si tratta di presentare il loro impegno nell’auto-evangelizzazione. È diventata ormai un "luogo comune", la scusa che le attività e gli impegni impediscano di trovare il tempo per l’incontro con Dio (personale e comunitario) e di coltivare la vita fraterna. La sfida è arrivare ad un equilibrio sano e ad una reciprocità arricchente. Per questo il Definitorio propone l’attuazione delle "priorità" alla luce del dialogo.

  7. Lo spirito di orazione e devozione. Non si tratta, in primo luogo, di incrementare le pratiche di preghiera comunitaria, di aumentare quantitativamente la preghiera, ma dell’incontro personale con Dio, dell’impegno e sforzo di porre Dio al centro della nostra vita. Questo sicuramente vuol dire: dialogare con Dio con la vita. Non necessariamente parlando. Molte volte il dialogo con Dio avverrà nel silenzio e nell’ascolto. Ma sempre: coltivare l’esperienza di Dio nell’incontro personale con Cristo (occorre tempo e un progetto personale) e nella condivisione della sua parola insieme ai momenti di preghiera in fraternità, per assecondare un atteggiamento aperto verso tutte le creature.

  8. La comunione di vita in fraternità. È più che vivere insieme, sotto lo stesso tetto, alla stessa tavola. Abbiamo grande bisogno di imparare a dialogare con i nostri confratelli. Siamo bambini nei rapporti umani e cristiani. Manteniamo sempre la distanza necessaria per non rivelare e fare conoscere ciò che realmente siamo, sentiamo, pensiamo, vogliamo, cerchiamo e crediamo. L’espressione tipica di questa realtà è la difficoltà di attuare le vere finalità del "Capitolo locale". Tale difficoltà appare praticamente in ogni Relazione sulla Visita canonica. Molte volte non si fa il "Capitolo locale". A volte si fa, ma senza andare oltre l’aspetto organizzativo. Perdiamo un’occasione preziosa per fare la revisione dei nostri progetti (personali e comunitari) e soprattutto per vivere questo "tempo forte" della formazione permanente. Normalmente non ci sono altri momenti per ricuperare l’occasione perduta e la nostra vita, come individuo e come Fraternità, diventa soltanto "funzionale".

  9. La vita in minorità, povertà e solidarietà. Anche questa "priorità" è una sfida per il dialogo. Anzi, possiamo dire: sono le condizioni per un vero dialogo. Il dialogo autentico nasce dall’incontro con Dio che ci fa vedere chi siamo. È veramente importante è l’incontro con Dio, è indispensabile il confronto con se stessi. Nell’incontro con Dio ci viene svelata la realtà profonda del nostro essere: senza Dio non siamo nulla. Non riusciremo mai a dialogare veramente con gli altri se non riusciamo a dialogare profondamente con Dio e francamente con noi stessi per scoprire ed amministrare i nostri doni e i nostri limiti. Il vero spirito di minorità, povertà e solidarietà ci fa ascoltare: se stessi e gli altri, nei quali incontriamo il completamento del nostro essere, pensare ed agire. In questo incontro abbiamo come scopo quello di sentire i frati giovani della Europa. Ed essi molte volta ci dicono che non sappiamo più ascoltarli, che chiudiamo ai frati giovani tutte le prospettive, che li "sfruttiamo" per tappare i buchi dei nostri impegni tradizionali. Noi sappiamo sempre ciò che è giusto e ciò che si deve e può fare. Spesso non disponiamo più della "libertà missionaria" e guardiamo come vano e senza futuro qualsiasi sforzo per l’itineranza evangelica. Ci installiamo in quello che abbiamo sempre fatto.

  10. La sfida del dialogo. Il Definitorio è consapevole che c’è molto da fare per portare l’eredità francescana nel nuovo secolo e nel nuovo millennio. L’essere un frate di dialogo, con Dio, con se stessi e con gli altri, ci pone davanti ad una grande sfida. Ho timore che intendiamo ed attuiamo il dialogo soltanto come un miglioramento dei rapporti con gli altri. Il dialogo francescano esige molto di più: aprire la persona a Dio, a se stesso, agli altri. Il dialogo nell’ambito delle tre prime priorità creano le vere condizioni per la quarta: l’evangelizzazione come servizio, nella Chiesa, al mondo. Il dialogo come servizio suppone il dialogo vissuto nei rapporti con Dio e con se stesso, come minore in fraternità. Come fare alcuni passi in più? E quali? Ci sono idee (Gruppo di riflessione ed animazione in livello di Conferenza o di Continente per "Lo spirito di orazione e devozione"). Ci aspettiamo molto dalla vostra collaborazione per animare l’approfondimento del nostro dialogo con Dio, con i nostri fratelli di vocazione-missione, con forme — vecchie ed nuove — di vivere e testimoniare la minorità. Ci aspetta molto lavoro per attuare veramente le "priorità" nel dialogo e nell’evangelizzazione.

  11. L’Evangelizzazione
    La Missione:
    I continui riferimenti del Papa e di ragguardevoli rappresentanti di Chiese e di religioni a S. Francesco, promotore di riconciliazione, di pace e di dialogo, unitamente al pressante e ripetuto invito rivolto ai frati di continuarne la missione, fanno dell’impegno al dialogo una delle prerogative del carisma francescano. Il Capitolo Generale 1997 ha affidato al Definitorio attuale l’impegno di costituire e sostenere un organismo ("Servizio per il Dialogo") che sia un segno di volontà fattiva, occasione di stimolo e di coinvolgimento a tutti i livelli delle forze attualmente impegnate nel campo della formazione e della evangelizzazione. Si è istituito presso la Curia generale il "Servizio per il Dialogo" articolato nei seguenti settori: dialogo ecumenico, dialogo interreligioso, compreso l’Islam, e il dialogo con le culture.

    Finalità: Il SD, nel suo insieme e attraverso le sue Commissioni, ha il compito di animare e di sostenere l’impegno dei Frati per l’evangelizzazione, sia nel campo formativo sia in quello dell’annuncio.

    Conferenze: Il SD ha senso e svolge un’attività efficace solo se, contemporaneamente, e in stretto rapporto sia con il Ministro e il Definitorio generale, sia con le varie entità dell’Ordine. Se funzionerà questo rapporto, tutto l’Ordine verrà coinvolto in un cammino armonico. Questo cammino sarà possibile quando tutte le Conferenze saranno munite di un organismo analogo, che curi i collegamenti sia con il SD dell’Ordine che con le singole Province. (Cf. Allegato "Servizio del dialogo e conferenze")

  12. La Formazione. La formazione, infatti, è l’humus dal quale le "priorità" ricevono vita. Il Definitorio generale propone questa sua convinzione in forma di priorità. Ora il dialogo, poiché indica un atteggiamento da assumere ed un servizio da prestare, diventa dinamica formativa. Non siamo stati formati per il dialogo, nemmeno nel dialogo. Nel passato anche le strutture esterne ci hanno aiutato molto a sostenere la nostra vocazione-missione. Oggi quasi non possiamo più contare su questo aiuto. Ci vogliano altre "strutture": più individuali, personali ed interiorizzate. Nella formazione iniziale, ma non solo, avvertiamo sempre più la necessità e il vantaggio dell’accompagnamento personale, adatto al "ritmo" di ogni persona. Per la formazione in genere, soprattutto permanente, si propone un "progetto personale" per sostenere i progetti comunitari (locali e provinciali). Non prospettiamo un cambiamento dell’Ordine per essere più "controllati", ma per sostenere "dal di dentro" la nostra vocazione-missione di Frate minore, membro di una Fraternità che si propone di vivere il Vangelo nel dialogo: come dinamica, come atteggiamento e come servizio, veramente evangelizzatrici.

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