Varsavia - Kostancin (12-18.10.1998)

Con i giovani frati, pellegrini verso l'Europa del domani
IV Assemblea

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RELAZIONE DEL SEGRETARIO UFME

RELAZIONE del Segretario UFME
Fr. Tecle Vetrali

Dopo la relazione del Presidente, che ha sottolineato i principali problemi che l'assemblea dovrà affrontare, al segretario è stato chiesto di presentare lo Strumento di lavoro e di introdurre i lavori dell'assemblea con alcune osservazioni che possano servire come punto di riferimento.

Voglio incominciare ricordando che in questi giorni, con questa assemblea, stiamo celebrando un decennale. Il fatto ci coinvolge direttamente, perché esattamente dieci anni fa, a Verona, nei giorni 9-16 ottobre 1988, si riuniva la prima assemblea dei Ministri Provinciali OFM d'Europa. Senza avere chiara percezione di che cosa ciò potesse significare, l'assemblea sanciva e proclamava, con impegno e un notevole entusiasmo, la propria esistenza.

Dieci anni di esistenza segnano una scadenza abbastanza significativa, ma non di uguale peso per tutti o per tutto.

I dieci anni di una persona segnano l'età di un bambino in crescita, aperto alla vita, tutto concentrato nel futuro, fulcro dell'attesa e della speranza di una famiglia. Altro peso hanno i dieci anni di una macchina come l'automobile, che segnano spesso l'avvio verso la rottamazione. Limitando il riferimento a questi due esempi ci possiamo chiedere quale decennale celebra l'UFME: quello del bambino o quello dell'automobile? La risposta dipende dall'idea e soprattutto dal valore che noi attribuiamo a questa quasi-istituzione o unione: è una persona o una macchina burocratica? Tradotta in altri termini la domanda significa: l'UFME è avviata verso il futuro, in una crescita continua, oppure verso la rottamazione?

Tutti comprendiamo che con questi termini la questione è posta in una maniera estremista. Una famiglia può avere in casa propria sia il bambino che cresce che la machina da rottamare. Forse, anzi certamente, convivono nell'UFME i due aspetti, per cui si avvertono i due sintomi: quello della crescita che offre speranza, e quello dello sfaldamento, fonte di tristezza. Motivo di speranza è la realtà che si è rivelata nei nostri giovani: essi, numerosi al di sopra ogni aspettativa, hanno manifestato voglia di esistere, di istituire canali di comunicazione e di collaborazione, di impegnarsi per un futuro europeo, e non solo casalingo, della testimonianza francescana. Causa di tristezza sono il distacco, il disinteresse, la mancanza di comunicazione, le riserve generalizzate e non chiarite con le quali è recepita l'attività del Comitato operativo.

Il sonno dell'UFME è interrotto dal bambino che strilla e costringe gli anziani ad alzarsi ed aprire la finestra. Questa assemblea dovrebbe aprire la finestra, almeno per vedere che cosa sucede dentro e fuori casa. Data la posizione elevata del punto di osservazione mi si presentano tre zone panoramiche: la zona che sta all'esterno del recinto del chiostro, l'interno del recinto, la cella dalla quale osservo.

1. All'esterno del chiostro: l'Europa
All'esterno del chiostro vedo l'Europa, con i suoi problemi, le sue necessità, i suoi appelli e il cammino che sta percorrendo. Il bisogno e il peso di una testimonianza francescana del vangelo in un'Europa assorbita e asservita nella ricerca del benessere materiale sono evidenti e scontati. Ma alla domanda se e quale senso ha un'Europa francescana unita in questo contesto non è ancora stata data una risposta concreta e adeguata.

Certamente non siamo noi da soli che possiamo trasformare l'Europa. Ma dalla nostra finestra noi possiamo osservare che l'Europa cristiana è in cammino, o almeno è alla ricerca di un cammino. Le chiese, per avere un senso e instaurare un dialogo con la gente che vive disorientata, hanno incominciato a dialogare fra di loro. Si sono accorte che, chiudendosi in se stesse per analizzare e risolvere i problemi della loro vita interna e della loro sopravvivenza, sono esposte al rischio di perdere senso presso la gente e di venir meno alla loro missione. Hanno incominciato a dialogare fra di loro. Ricordiamo solo l'assemblea ecclesiale ecumenica di Graz, che ha riunito rappresentanti di tutte le chiese e di tutti i paesi. A Graz è stato deciso e avviato un nuovo rapporto fra le chiese, soprattutto in vista dell'evangelizzazione, in modo particolare nei paesi che fino a tempi recenti erano dominati da regimi comunisti.

Penso che l'UFME si debba chiedere, in termini espliciti, se può portare avanti i suoi progetti di evangelizzazione estraniandosi da questo cammino.

L'impegno dell'Ordine per l'evangelizazione nei paesi dell'est è stato avviato, e coinvolge in gran parte singole entità che fanno parte dell'UFME. Ma per le Chiese europee, compresa la cattolica, impegno per l'evangelizzazione significa impegno per il dialogo, soprattutto ecumenico. In questo campo penso si imponga un serio e spassionato esame di coscienza.

2. All'interno del chiostro: l'Ordine
Guardando all'interno del chiostro vedo l'Ordine reduce da un recente Capitolo generale che ha fatto scelte precise e ha emesso chiari pronunciamenti. Il Definitorio generale che ne è uscito ha formulato alcune priorità e ha tracciato la figura del frate del 2000. Esso sogna un frate appassionato, capace di fraternità, dialogante, itinerante. Per le Conferenze europee questo sogno si trasforma in energia e impegno, oppure si lascia avvolgere in un sonno profondo e ovattato?

C'è un impegno esplicito del Capitolo generale che dovrebbe interessare in modo particolare le Conferenze europee: il dialogo. Si trovano proprio nel cuore dell'Europa le regioni nelle quali la mancanza di dialogo rende impossibile o problematica l'evangelizzazione e ostacola la via dell'unità fra i cristiani e fra tutti gli uomini. L'Ordine ha avviato i primi passi, ma il cammino concreto va portato avanti dai frati, e in modo particolare dai frati europei. Con lo spirito del proprio carisma francescano è urgente trovare le vie per inserirsi nel cammino già avviato dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), superando remore e difficoltà spesso originate da particolari situazioni locali, che hanno il sopravvento quando manca l'apporto di tutta la comunità francescana europea.

Nell'ambito di questo dialogo potrebbero essere presi in considerazione i fraterni rapporti con le chiese sorelle ortodosse già avviati dall'Ordine, ma ormai stagnanti. Questi rapporti hanno bisogno di essere ravvivati e concretizzati. Naturalmente gli organismi dell'Ordine non sono in grado di sostenere tutta una serie di interscambi e di iniziative di collaborazione e di comunione con le chiese sorelle ortodosse. Una volta avviato il rapporto, le singole entità concrete dell'Ordine dovrebbero attuare ed esprimere con iniziative concrete, come ospitalità, scambi di visite e di esperienze, aiuti reciproci, gemellaggi, attenzione e rispetto reciproco nella parola di annuncio…, il cammino aperto dal governo centrale del'Ordine.

La tentazione è di rinchiudersi in se stessi, in un estremo tentativo di sopravvivenza, dimenticando che l'apertura alle persone e ai problemi dei paesi dove l'Ordine sta per nascere o rinascere possono segnare la rinascita, il rinvigorimento e la ripresa di senso di tutta la comunità francescana europea. Dieci anni fa, alla prima assemblea dell'UFME, nessuno avrebbe pensato che oggi i problemi dell'Ordine in Europa si sarebbero posti in questi termini.

3. All'interno della cella: l'UFME
La cella, nella quale vedo l'UFME, non è solo un posto di osservazione: è soprattutto un posto nel quale si vive. Sulla vita e sui problemi dell'UFME ha già riferito il Presidente. Come segretario, forzatamente e lungamente provvisorio, mi permetto di offrire qualche osservazione, soprattutto sul funzionamento e sull'organizzazione dell'UFME.

Dopo dieci anni di esperienza, penso che ci si debba porre in termini chiari ed espliciti la domanda: UFME sì o UFME no? Penso che un'UFME della sopravvivenza non abbia senso per nessuno. Non mi sembra giusto e dignitoso che persone impegnate come Ministri o in altri uffici spendano tempo ed energie per una struttura che non ha un senso condiviso da tutti.

In quest'ultimo triennio l'UFME ha sofferto per il mancato collegamento con le tre Province anglofone europee. In questi giorni esse hanno scelto di partecipare all'assemblea della Conferenza anglofona, che si tiene in questi giorni negli Stati Uniti d'America. Questa può essere l'occasione per esaminare la nuova situazione di alcune Conferenze e per rivedere e rinforzare i rapporti fra le varie entità francescane d'Europa.

La stanchezza e la portata dei problemi che ci assillano nelle nostre Province e Conferenze potrebbero indurci nella tentazione di rinunciare a questo cammino ormai decennale. Però, recentemente siamo stati posti di fronte a un fatto nuovo e a una situazione inaspettata: la presenza, l'iniziativa, le aspettative e le richieste di tanti giovani frati ci possono lasciare indifferenti? L'UFME, pur avendo qualche cosa da rottamare, ha soprattutto tanti giovani frati che vogliono crescere e camminare insieme. Avete sentito le loro proposte. Meritano almeno un'attenta riflessione.

La loro presa di posizione è già una prima risposta a una difficoltà che spesso è emersa nelle nostre discussioni: il disimpegno per l'UFME è dovuto alla mancanza di motivazioni. Le motivazioni i giovani le hanno trovate.

Se l'UFME deve continuare, ha bisogno di una certa struttura. Si è spesso parlato di una struttura forte. Chi la desidera mira all'efficienza e alla concretezza. Chi la rifiuta teme che l'UFME diventi una superconferenza. Le possibilità sono tante: si potrebbe pensare a un collegamento fra le varie commissioni o organismi delle diverse Conferenze, con la moderazione del Comitato operativo o dei Presidenti di Conferenza. Si potrebbe pensare al modello dell'UCLAF, con semplici incontri periodici fra i Ministri europei, senza alcun programma fra un incontro e l'altro.

Di fronte alla scelta fra una struttura forte e una struttura leggera, finora, all'interno dell'UFME, è prevalsa la scelta della struttura leggera. Però, se ne devono considerare e trarre le conseguenze: una struttura leggera, come la nostra, è debole, e ciò che è debole ha bisogno di sostegno. Scegliendo una struttura debole le Conferenze devono essere consapevoli che si impegnano alla collaborazione. Ed è qui il punto dolente e debole dell'UFME.

In questi dieci anni di vita l'UFME ha avuto grossi problemi di comunicazione. Purtroppo questo problema è stato sottovalutato. Si è sempre cercata la via delle soluzioni facili. Per evitare di affrontare il problema delle traduzioni, si è deciso che il segreterio dell'UFME inviasse la corrispondenza e la documentazione in italiano ai Presidenti, ai Segretari e ai membri del Comitato Operativo, i quali avrebbero dovuto provvedere alla traduzione e all'invio a tutti i singoli Ministri. Si è trattato di un semplice espediente che ha permesso di non affrontare il problema delle traduzioni, e così tutta la documentazione è finita, non tradotta, forse negli archivi delle Conferenze. Nei due ultimi anni il Comitato operativo ha sollecitato le Conferenze alla fattiva collaborazione assicurando almeno la disponibilità effettiva di alcuni traduttori, ma già nella preparazione di questa assemblea si è constatato che il meccanismo stenta a funzionare.

Conclusione
Come conclusione siamo invitati a una verifica e a una decisione, guardando al di fuori delle nostre mura, all'interno dell'Ordine e in casa UFME.

La verifica è doverosa nei confronti del Comitato operativo e della segreteria. Ma la tentazione è quella di verificare solo l'operato altrui. Una seria verifica parte dal proprio operato, per vedere se per l'UFME ciascuno ha fatto ciò che poteva e doveva fare. Un esame spassionato della situazione può evidenziare delle contraddizioni. Non ci si può attendere che l'UFME, munita di struttere deboli, funzioni con un sostegno debole da parte delle Conferenze. D'altra parte, l'assicurare una traduzione tempestiva della documentazione, non penso si possa considerare un onere troppo gravoso per una Conferenza. Se non si è disposti ad assicurare almeno questo servizio, c'è da chiedersi con quale volontà si decreta l'esistenza dell'UFME. Ecco perché c'è da rispondere, prima di tutto, e con serietà, alla domanda: UFME sì o UFME no? Una volta fatta la scelta, bisogna essere coerenti con le proprie prese di posizione. Qualunque soluzione è possibile, purché sia voluta. L'unica soluzione non valida è il disimpegno.

Auguro all'UFME di poter usufruire, in seguito, di un servizio più qualificato, e a chi servirà l'UFME di poter contare sulla collaborazione delle Conferenze, e in modo particolare dell'apporto di tanti giovani frati che hanno non solo la voglia, ma anche le capacità per portare all'Europa un nuovo messaggio di evangelizzazione nello spirito di S. Francesco.

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