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Intervento del Ministro generale |
Dopo il saluto del Moderatore, Fr. Stefano Ottenbreit, ai Ministri provinciali e ai Definitori generali e l'illustrazione della dinamica delle giornate romane da parte del Segretario generale, Fr. Pierantonio Norcini, è intervenuto il Ministro generale con una breve, ma "corposa" Relazione su: Autorità: il servizio di comunione in ascolto dello Spirito. Per prima cosa Fr. Giacomo ha richiamato l'attenzione su ciò che sta alla base dell'esercizio dell'autorità. Il ministero dell'autorità, come del resto qualsiasi atro tipo di ministero, è un dono che viene da Dio e si esplica secondo le modalità del servizio."Il ministero, questa diaconia dello Spirito - ha detto il Ministro -, non rende il fratello padrone di fratelli, non lo colloca fuori, o sopra, la Fraternità; lo rende sempre più servo, disponibile a tutti, povero e pronto a vegliare sul progresso dei fratelli (Rnb 9,13; Rb 6,9)". Subito dopo ha evidenziato due aspetti essenziali del servizio dell'autorità: il servizio di corresponsabilità e il servizio di comunione. Il primo, avendo l'autorità "il carisma dell'insieme", esige che essa sia esercitata in collaborazione con i Definitori, i Guardiani, i Formatori e tutti i Frati (cf. CC.GG. 45-46). Il secondo, richiede la capacità di armonizzare le esigenze della Fraternità con quelle dei singoli, i doni di tutti allo scopo di raggiungere la meta comune. E proprio in questa capacità emerge la "funzione" centrale del servizio dell'autorità. Chi esercita questo specifico ministero deve essere"anzitutto il custode della meta, colui che indica a tutti verso dove si deve andare". Quali strumenti usare per realizzare questo impegno spirituale? Quale "tonalità" deve caratterizzare l'impegno? Il Ministro, ha risposto Fr. Giacomo, deve prestare particolare attenzione ai seguenti "strumenti": la visita, come vicinanza umana e cristiana, come coscienza della propria identità, come promozione di legami di fiducia e di comunione; l'ascolto, come primo servizio da prestare agli altri; la Parola di Dio e la Liturgia, quali fonti per svolgere il compito di responsabilità nei confronti della fede dei fratelli: l'incoraggiamento, come stimolo ad andare avanti, attraverso l'ammonizione e la correzione fraterna. Riallacciandosi, poi, alla concezione "materna" dell'autorità di san Francesco, la "tonalità" dell'esercizio dell'autorità, ha detto Fr. Giacomo, è data da alcuni verbi coniugati al "femminile": accogliere, custodire, nutrire, generare. Avviandosi alla conclusione, il Ministro generale si è soffermato su tre prospettive che devono orientare l'esercizio dell'autorità. La prospettiva della diversità nell'unità. Questo vuol dire: saper cogliere e vivere l'essenziale della vita evangelico-francescana; valorizzare le diversità senza farle diventare un mondo a sé stante; accompagnare i vari indirizzi delle Fraternità, valorizzando i doni dei fratelli e la possibilità di collaborazione con altre Province o con l'Ordine; promuovere la comunione come meta verso cui assolutamente tendere, poiché l'isolamento vuol dire la morte. La prospettiva della costruzione di una Fraternità aperta. Cioè, una Fraternità aperta alla pluralità carismatica dei fratelli; alla collaborazione con gli altri, i Definitori, i Guardiani ; alla pluralità delle Fraternità, alla solidarietà con le altre Province e con l'Ordine. Infine, la prospettiva della promozione di Fraternità presenti nel mondo. I Frati, insomma,"sono dati al mondo" (2Cel 71) e, pertanto,"non dobbiamo rischiare - ha detto Fr. Giacomo - di restringere le mura del nostro "chiostro" in un individualismo egoistico". Il Ministro ha concluso il suo intervento d'apertura del 1o incontro dei Ministri provinciali con il Definitorio generale, chiedendo il contributo di tutti e di ciascuno con le seguenti domande:
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