• Friday, March 05, 1999

  • Mons. Ferrazzetta, una 'lettera' di Cristo

    scrive: P. Agostino Martini
    Direttore del Centro Missionario Francescano di Monselice

    Il corpo di Mons. Ferrazzetta rimane in Cattedrale, a Bissau, fino al 18 marzo
    quando si potrà finalmente celebrarne il funerale.

    Una splendida "lettera" di Cristo

    Gettando uno sguardo retrospettivo sul compianto Mons. Settimio Ferrazzetta, umile francescano-missionario in Guinea Bissau, non v'è alcun dubbio nell'affermare che la sua esistenza terrena si presenta ai nostri occhi attoniti come una meravigliosa lettera di Cristo... scritta... con lo Spirito del Dio vivente (2 Cor. 3,3).

    Questa lettera inizia significativamente nel giorno dell'Immacolata del 1924 a Selva di Progno (VR) e termina in Guinea Bissau la mattina del 27 gennaio 1999.

    Settimo di dieci fratelli, riceve dalla mamma soprattutto la linfa vitale della sua grande fede. Presto sboccia in lui il desiderio di diventare francescano. Il 30 settembre 1937 entra nel Seminario francescano di Chiampo (VI); il 26 giugno 1948 diventa "frate per sempre" e il 1° luglio 1951 sacerdote.

    Pochi giorni dopo l'ordinazione sacerdotale presenta al superiori la richiesta di partire per le missioni. Viene, invece, inviato a Chiampo con l'incarico di educatore e insegnante dei seminaristi francescani. L'ideale missionario, però, lo spinge a sollecitare con insistenza l'autorizzazione a partire, affermando: 'Io sento che questa è per me volontà di Dio'.

    Finalmente, il grande sogno si realizza. Nel 1954 la S. Sede si rivolge alla Provincia Veneta dei Frati Minori per la gestione del Lebbrosario di Cumura in Guinea Bissau (Africa Occidentale), un piccolo villaggio a 12 Km. dalla capitale. La proposta viene accolta e affidata all'allora frate Settimio, il quale esclama: 'E' sempre stato il desiderio segreto della mia vita: andare in missione al servizio dei malati di lebbra. Questo è il giorno più bello della mia vita'. Il 6 maggio 1955, insieme al confratelli Giuseppe Andreatta ed Epifanio Cardin, già infermieri dei lebbrosi in Tibet ed entrambi cacciati dal regime maoista, approda in Guinea Bissau.

    Dal loro arrivo, attorno al lebbrosario, inizia a sorgere una nuova comunità cristiana e a fiorire servizi e strutture socio-sanitarie. Ben presto viene costruita la chiesetta del lebbrosario, poi la chiesa della Missione a Cumura, quella di Quinhamel, la nuova casa regolare per i missionari e i volontari laici, la scuola di falegnameria e officina meccanica, due nuovi padiglioni e casa-nido per lebbrosi e figli, due ospedali di maternità, residenze e chiesette con un piccolo Seminario per vocazioni francescane a Bra'. Di notevole impegno le scuole della catechesi e quelle primarie e secondarie. E' anche merito del P. Settimio - sempre coadiuvato dal suoi confratelli - la realizzazione del Villaggio ex-lebbrosi, finalizzato a ricuperare gli ex-ammalati del morbo di Hansen per integrarli nella società e renderli felici e produttivi.

    Superiore della Missione francescana veneta per 18 anni, P. Settimio può considerarsi l'anima dell'azione evangelizzatrice, sociale e sanitaria della missione, amando tutti indistintamente e facendosi amare da tutti.

    Il 21 marzo 1977, Paolo VI erige la diocesi della Guinea-Bissau, affidandola a P. Settimio, che il 19 giugno riceve la consacrazione episcopale. In quella circostanza, il Nunzio apostolico di Dakar gli dice: 'Ora la Guinea-Bissau ha il suo primo Vescovo; per lei comincia un capitolo nuovo della sua storia'... nuovo per il servizio episcopale, non nuovo per la sua presenza francescana, umile e altruisticamente dinamica.

    Primo vescovo della Guinea Bissau, si dedicò alla sua diocesi con un amore sorprendente e concreto, con una dedizione instancabile, con un profondo rispetto verso tutti, con una ammirevole capacità di ascolto e di dialogo, con una grande risorsa contagiosa della sua gioia e del suo entusiasmo missionario, donando sempre con tanta umiltà la sua presenza fisica là ove c'era bisogno. Il suo costante ottimismo, radicato in una autentica esperienza di fede, non venne mai meno, neppure quando imperversò il colera: 'il nostro morale — scrisse — è sempre alle stelle, felici di fare un servizio per gli ammalati... La parola di Cristo è il nostro vaccino che ci rende felici tutti i giorni'. Di lui testimonia Don José Camnate, primo sacerdote guineano e suo Vicario per la pastorale: 'Con la sua umanità ha portato il Vangelo in tutti gli angoli della Guinea Bissau'.

    Ottenne la presenza in Guinea Bissau di vari Istituti religiosi maschili e femminili e di gruppi di volontari laici; non temeva di chiedere, consapevole che non domandava per sé: 'da buon frate minore chiederò con molta fiducia e allegria, come faceva S. Francesco quando chiedeva per la Chiesa di Dio'.

    Le opere da lui promosse e curate sono innumerevoli; ultima, la realizzazione di un suo grande sogno: la costruzione del Seminario teologico diocesano, purtroppo distrutto dalla guerra e dal saccheggi del giugno 1998. Anche tali opere rimangono limpida testimonianza di un vangelo gridato con la vita. Sono opere che, tra l'altro, gli ottennero alcuni riconoscimenti ufficiali: Commendatore della Repubblica Italiana (27 dicembre 1987); Diploma di onore al merito del Ministro della Sanità della Repubblica della Guinea Bissau (10 febbraio 1988); segnalazione speciale al "Premio della Bontà don Bassi" a Verona (20 dicembre 1998). Recentemente, era stato proposto per il premio Nobel della Pace 1999 dal Comitato del più grande partito d'opposizione della Guinea Bissau.

    Ebbe il dono di godere la visita del Papa in Guinea Bissau, fatta nei giorni 27 e 28 gennaio 1990.

    L'ultimo spezzone della sua esistenza terrena lo ha visto instancabile e solitario costruttore di pace al di dentro di una guerra di potere assurda e tragica, che ha prodotto e sta producendo distruzioni, morti e feriti… Era l'unico punto di riferimento autorevole per la popolazione e per i belligeranti… un segno di speranza per tutti, esclama piangendo Don José Camnate… una speranza offerta anche nell'ultimo giorno della sua esistenza terrena (il 26 gennaio), quando - appena rientrato in Guinea dopo un ricovero ospedaliero a Negrar (Italia) e febbricitante - volle incontrare i responsabili delle due parti belligeranti e il capo del governo al fine di assicurare una pace duratura.

    Purtroppo, sorella morte venne a prenderlo nel momento in cui - umanamente - la sua presenza appariva la sola e fiduciosa àncora di salvezza per l'instaurazione della pace e la ricostruzione del paese. 'E' morto il vescovo di tutti - E' morto il nostro papà - E' morto l'uomo di Dio': queste le espressioni concordi della popolazione di qualsiasi credo religioso e appartenenza etnica, che - piangendo - in massa si recava a pregare in cattedrale ove era stato deposto il suo corpo esanime.

    Alla sua morte, accaduta inaspettata la mattina del 27 gennaio, vennero proclamati 3 giorni di lutto nazionale; purtroppo, allo scadere dei quali, riesplose violenta la guerra, che non ha consentito l'inumazione fissata per il 3 febbraio.

    Il suo corpo rimane in Cattedrale, a Bissau,
    fino al giorno 18 marzo quando si potrà finalmente celebrarne il funerale.

    Davanti a questo umile-generoso-lieto francescano-pastore, davanti al suo vissuto e al suo operato intessuti d'un amore fattosi servizio, tutti siamo pieni di stupore, tutti ci sentiamo profondamente interpellati, tutti avvertiamo il bisogno di proclamare: 'davvero — fratello Settimio — tu sei stato lievito, sale, luce per la Guinea Bissau, un pellegrino e samaritano di speranza, un missionario secondo il cuore di S. Francesco'.
    Abbiamo la certezza che dal cielo continuerà ad essere intercessore potente per la sua gente, con la quale aveva rivissuto in se stesso il mistero dell'incarnazione di Cristo Gesù, perché fattosi 'un guineano nato per caso a Verona'.


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    Created / Updated Friday, March 05, 1999 at 18:41:52
    by John Abela ofm for Communications Office - Rome
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