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Fra Vjeko (Vjekoslav) CURIC nato a Zepce (Sarajevo) il 26.04.1957 apparteneva alla Provincia Ordinato sacerdote nel 1982, un anno dopo, a 26 anni, è partito
missionario in Africa è stato destinato al Rwanda, nella prima
Fraternità francescana di quel Paese.
Fr. Vieko si è dimostrato sin dall'inizio vicino alla gente:
costruì egli stesso, insieme ai postulanti, la casa di formazione
(Nyina wImana) e quella di noviziato (Kivumu - Gitarama), fatte di
terra, come quella degli abitanti del posto.
Era parroco a Kivumu e conosceva in modo perfetto la lingua locale, il
kinyaruanda. La padronanza della lingua gli è stata molto utile
soprattutto durante la guerra, permettendogli di salvare numerose vite
umane. Allo scoppio delle violenze, nellaprile del 1994, decise di
rimanere tra la sua gente.
Mentre lodio tribale e gli omicidi di massa obbligavano Vescovi,
clero e popolo a nascondersi o a rifugiarsi nelle chiese, Vjeko
riuscì a trovare mezzi di trasporto e facendo la spola tra Bujumbura
e Kabgayi - Gitarama, per molte settimane riuscì a procurare cibo
per un migliaio di persone.
Quando la situazione divenne insostenibile aiutò molti sacerdoti
e religiosi, tra cui i nostri confratelli e le Sorelle Clarisse, a varcare
i confini del Rwanda per salvare la propria vita.
Nel giugno del 1995 la Santa Sede volendo dare un segno della propria
attenzione al Rwanda così gravemente martoriato dalla violenza,
chiese a Fr. Vjeko di accompagnare il Cardinale Etchegaray (Presidente del
Pontificio Consiglio Giustizia e Pace) per un viaggio di una settimana per
avviare un dialogo di riconciliazione tra le fazioni in lotta.
Lo stesso Cardinale ha affermato che quella in Rwanda è stata la
missione più difficile e rischiosa da lui svolta: egli ricorda fr.
Vieko come un uomo di pace, franco e coraggioso.
Insediato il nuovo Governo in Rwanda, Vjeko ha continuato ad aiutare il
popolo salvando vite umane, sia hutu che tutsi, in un dialogo franco e
sereno con i nuovo dirigenti.
Nella diocesi di Kabgay ha promosso la ricostruzione di migliaia di case
per avviare la rinascita delle comunità. Il lavoro era affidato ad
operai delle due etnie (tutsi ed hutu) che lavoravano insieme. In seguito
questo progetto di ricostruzione si è esteso ad altre zone del
Rwanda.
Attualmente era Vicario generale ed Economo della Diocesi di Kabgayi,
impegnato nella ricostruzione della vita ecclesiale. Sostenuto dalla
Caritas di Milano, con volontari e mezzi economici, aveva rimesso in piedi
lOspedale diocesano, che poteva ospitare sino a 300 malati,
fornendolo di tutte le attrezzature necessarie.
Vista la situazione disumana dei carcerati, ammassati a centinaia in
ambienti impossibili, era riuscito a convincere le autorità
ottennendo lautorizzazione per la costruzione di altri ambienti per
accogliere più umanamente i detenuti.
La tensione etnica in Rwanda, però, non è mai finita:
Vjeko aveva aiutato tutti (hutu e tutsi) senza distinzione quindi era un
Frate scomodo cosciente di essere nel mirino. Aveva salvato
molte vite umane, ma la sua era in costante pericolo.
Due anni fa nellaprile del 1996, si salvò da un attentato,
grazie al suo sangue freddo e con laiuto del Signore.
Tutti pensavano che Vjeko avrebbe lasciato il Rwanda, ma egli disse:
Resto tra la mia gente, vivendo gli stessi rischi, pensando ai tanti
che sono stati uccisi.
Alla fine del 1997 era stato nuovamente, aggredito nel convento di
Kivumu da sei uomini armati e mascherati, lintervento di una
pattuglia di militari che aveva arrestato quattro degli aggressori, lo
aveva salvato.
Pochi mesi fa, diceva agli amici: Non so se ci rivedremo. Quando
mi alzo al mattino non sono mai sicuro di poter arrivare alla sera.
Il 31 gennaio, alle 20.00, a Kigali di fronte alla Chiesa della Sacra
Famiglia, mentre viaggiava in automobile, è stato raggiunto da sette
colpi di arma da fuoco. È morto durante il trasporto in Ospedale.
Vjeko: martire per amore, uomo di pace e comunione, ha donato la sua
vita per la riconciliazione, con la coscienza che cè sempre
una speranza di vita nuova, quando il seme si lascia prendere e gettare
nella terra.
È il secondo Frate, dopo Georges Gashugi (ucciso il 18.04.1994),
che lOrdine francescano dona al Rwanda come sacrificio di
riconciliazione.
dei Frati Minori di Sarajevo (S. Croce - Bosnia Argentina)
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