| IN MEMORY OF
FR VIJEKO CURIC OFM |

Alla vigilia della seconda Giornata della Vita Consacrata un altro doloroso annuncio di Giovanni Paolo II:
ucciso davanti alla chiesa della Santa Famiglia a Kigali in Rwanda il francescano Vjeco Curic
Il martirologio della nuova evangelizzazione
02.02.1998
«Proprio stamani è giunta notizia che, ieri sera, a Kigali in Rwanda, davanti alla chiesa della Santa Famiglia, è stato assassinato un missionario dellOrdine dei Frati Minori, il Padre Vjeco Curic, di nazionalità croata. Unaltra vittima si aggiunge alla lunga serie di missionari che hanno confermato col sacrificio della vita il loro amore a Cristo e al popolo africano. Carissimi Fratelli e Sorelle, chiediamo a Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, di voler presentare al Figlio suo questo generoso testimone del Vangelo in terra africana. Ella, che ha accolto e generato nella carne il Verbo della vita, sostenga limpegno di quanti si spendono per difendere luomo, specialmente quando è indifeso, emarginato, rifiutato».
(Giovanni Paolo II, Angelus del 2 febbraio)
| L'Osservatore Romano - (in "L'Osservatore Romano", 2-3
febbraio 1998, p. 1-2) |
L'assassinio del religioso
segna ancora
con il sangue l'impegno missionario
Il sacerdote francescano Vjekoslav Curic,
OFM, di origine croato-bosniaca, è stato assassinato sabato
sera nel centro della capitale rwandese Kigali, davanti alla chiesa
dedicata alla Sacra Famiglia. Un'altra tragica vicenda allunga
dunque il doloroso tributo del sangue sparso dalla Chiesa nella
regione dei Grandi Laghi, la sventurata terra africana teatro
di violenze e di odio etnico sfociati nel genocidio di milioni
di persone e che purtroppo non sembrano ancora placarsi e cedere
il campo ad un necessario e auspicabile impegno di riconciliazione
e di ricostruzione della convivenza. Meno di un mese fa, proprio
in Rwanda erano stati massacrati nella diocesi di Nyundo cinque
suore missionarie della Congregazione delle Figlie della Risurrezione
e due collaboratori laici. La notizia dell'omicidio di padre Curic
è giunta proprio mentre la Chiesa si raccoglieva ieri in
preghiera per la Giornata della Vita consacrata, la cui prima
celebrazione, il 2 febbraio del 1997, era stata a sua volta suggellata
dal sangue di padre Guy Pinard, Missionario d'Africa, barbaramente
assassinato mentre celebrava la Santa Messa nella sua parrocchia
di Ruhengeri, sempre in Rwanda.
Secondo fonti ufficiali, padre Curic è
stato colpito mentre si trovava all'interno della sua autovettura
con otto colpi di pistola al petto e alla schiena sparati da una
o più persone che sono poi riuscite a fuggire. Le autorità
di Kigali, che hanno aperto un'inchiesta, non hanno ancora accertato
se l'omicida o gli omicidi si trovassero o meno all'interno della
vettura. Il francescano assassinato, missionario in Rwanda dal
1983, svolgeva attualmente il suo ministero nella diocesi di Kabgayi,
e segnatamente nella parrocchia di Kivumu, nella prefettura di
Gitarama. Negli ultimi mesi stava occupandosi dei programmi di
aiuto alle vedove del genocidio del 1994. Padre Vjeko - veniva
chiamato da tutti con l'usuale diminutivo del suo nome in lingua
croata - «aveva costruito numerose abitazioni per le vedove
- ha riferito un suo confratello- ed era economo generale della
Diocesi. Forse gli assassini hanno pensato che avesse con sé
del denaro». Padre Curic era nato a Lupoglav, nella diocesi
di Vrhbosna, Sarajevo, il 26 aprile del 1957. Era entrato nell'Ordine
dei Frati Minori il 15 luglio del 1975 e dopo l'iter formativo
e degli studi era stato ordinato sacerdote il 21 giugno del 1982.
L'anno dopo era partito come missionario per il Rwanda, all'interno
del «Progetto Africa», per dar vita insieme a due confratelli
italiani e a uno belga alla prima Fraternità francescana
nel Paese africano. Un commosso ricordo della Curia generale dell'Ordine
dei Frati Minori lo definisce abile, attivo e intraprendente,
ricordando che ha donato se stesso per impiantare la prima comunità,
con la preoccupazione costante di proporre uno stile di vita il
più possibile vicino a quello della gente locale. Tra l'altro,
costruì egli stesso, insieme ai postulanti, la casa di
postulato a Nyina w'Imana e quella di noviziato a Kivumu, fatte
di terra, come quelle degli abitanti del posto.
Il desiderio di permearsi della cultura della
sua terra di missione l'aveva portato a studiare e a imparare
in modo perfetto la lingua locale, il kinyaruanda, e proprio tale
acquisita padronanza di questa lingua lo aveva molto aiutato a
mantenere i rapporti, soprattutto durante la guerra. Originario
di una terra a sua volta tanto a lungo sconvolta dall'odio, padre
Curic nell'aprile del 1994, allo scoppio della guerra, decise
di rimanere tra la sua nuova gente, di spendere la sua vita per
la riconciliazione, con la coscienza che c'è
sempre una speranza di vita nuova, quando il seme si lascia prendere
e gettare nella terra. «Ho deciso di venire in Rwanda a lavorare
per il Regno di Dio diceva , vivendo in mezzo a questa
gente; voglio condividere le loro gioie, le loro sofferenze e
i loro rischi».
Mentre la guerra fratricida obbligava Vescovi,
clero e popolo a nascondersi o a rifugiarsi nelle chiese, padre
Vjeko riuscì a trovare dei mezzi di trasporto e a fare
la spola tra la capitale burundese Bujumbura e Kabgayi, dove abitavano
centinaia di seminaristi, sacerdoti e religiosi, tre Vescovi e
molti cristiani. Per molte settimane riuscì a procurare
cibo per tutti, permettendo loro di sopravvivere, ed aiutando
inoltre molti sacerdoti e religiosi, tra cui i confratelli missionari
e le Sorelle Clarisse, a varcare i confini del Rwanda per salvare
la propria vita.
Quando la Santa Sede, che seguiva con preoccupazione
l'evolversi degli avvenimenti, volle essere ancor più vicina
alla popolazione ed esprimere un segno più incisivo di
solidarietà, fu padre Vjeko ad oignnizzare la visita del
Cardinale Roger Etchegaray, Presidente del Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace, e ad accompagnare il Porporato nei
due campi avversi per cercare di avviare un dialogo.
Installato il nuovo Governo, Vjeko aveva continuato
ad aiutare e a salvare la vita a centinaia di persone, di etnia
sia Hutu che Tutsi, in un dialogo franco e sereno con i nuovi
dirigenti. Poi, insieme al clero che era rimasto in Rwanda, aveva
contribuito ad avviare la ricostruzione morale, psicologica e
materiale del Paese. Impiegando lavoratori di ambo le etnie, aveva
in particolare fatto riedificare migliaia di case per dare la
possibilità alla gente di ritornare e di riconciliarsi,
prima nella diocesi di Kabgayi e poi anche altrove.
A Kabgayi, aiutato in particolare dalla Caritas
di Milano, con personale e mezzi economici, aveva ricostruito
l'ospedale diocesano, che poteva ospitare sino a 300 malati, fornendolo
di tutte le attrezzature necessarie. Inoltre, vista la situazione
disumana dei carcerati, ammassati a centinaia in un ambiente impossibile,
era riuscito a trovare i mezzi e a convincere le autorità
ad ingrandire il carcere locale, per garantire ai detenuti almeno
un pezzo di pavimento su cui dormire, ed aveva diretto lui stesso
i lavori.
La tensione etnica, però, non era finita
e padre Vjeko era cosciente di essere nel mirino di molti malintenzionati.
Già due anni fa era scampato a un attentato, ma aveva deciso
comunque di non lasciare il Rwanda: «Resto con la mia gente,
vivendo gli stessi rischi, pensando ai tanti che sono stati uccisi
innocentemente», aveva detto pochi mesi fa ad alcuni suoi
amici durante un breve passaggio in Italia, pur aggiungendo; «Non
so se ci rivedremo. Quando mi alzo al mattino non sono mai sicuro
di poter arrivare alla sera».
Croatian Catholic priest murdered in Rwanda
KIGALI, Feb 1 (Reuters) -
A Croatian Roman Catholic priest, Father Vjeko Curic, aged about 40, was shot
dead in the centre of Kigali by an unknown gunman on Saturday night, police
reported. A Franciscan, he had worked in Rwanda for the past 17 years, and
was instrumental in sheltering and saving the lives of many Tutsis during the
1994 genocide in which an estimated 800,000 Rwandans, mainly Tutsis, died,
church sources said. The sources said on Sunday that Father Curic had feared
for his life since 1994, and last year survived an attack on his home in the
remote Kivumu parish in Gitarama province, central Rwanda. They said he had
been targeted by Hutu extremists for his work in saving Tutsis from the l994
genocide, and for his subsequent work for genocide survivors. Police said he
was apparently shot by a passenger in his vehicle while driving through the
city. The killer had not been identified, and investigations were continuing, they
said. Last year a Canadian priest, a Belgian nun and three Congolese nuns were
murdered in northwest Rwanda. Armed Hutu militia, including remnants of the
army of the Hutu government overthrown in 1994, have been carrying out
attacks in northern Rwanda in recent months, targeting Tutsis and allied Hutus.
The conflict is a legacy of centuries of division between the majority Hutu and
the minority Tutsi who ruled Rwanda until the monarchy was overthrown in
1959. Hundreds of thousands of Tutsis fled into exile after the monarchy was
overthrown, but many returned after a Tutsi-led group, which invaded from
neighbouring Uganda in 1990, took power in 1994.
Pope laments murder of Croatian priest in Rwanda
Reuters:
VATICAN CITY, Feb 1 (Reuters) - Pope John Paul on Sunday lamented the murder of a Croatian Roman Catholic priest
shot dead by an unknown gunman in Rwanda. ``Another victim has been added to the long list of missionaries who have
confirmed their love for Christ and the African people by sacrificing their lives,'' the Pope said in his weekly Angelus
address to pilgrims in St Peter's Square. Franciscan priest Father Vjeko Curic, aged about 40, was killed on Saturday night
in the centre of Kigali, apparently shot by a passenger in his vehicle while he was driving through the city, police said.
Church sources said Father Curic, who had worked in Rwanda for the past 17 years, had feared for his life since 1994 and
had last year survived an attack on his home. They said he had been targeted by Hutu extremists for his work in saving
Tutsis from the 1994 genocide, in which an estimated 800,000 Rwandans, mainly Tutsis, died. Last year a Canadian priest,
a Belgian nun and three Congolese nuns were murdered in northwest Rwanda.
BBC World Service
The Pope has expressed his sadness at the murder of a Croatian priest who was shot dead in the Rwandan capital, Kigali, by
an unidentified gunman.
The priest, Father Vjeko Curic, a Franciscan who worked for the Catholic Caritas charity had been living in Rwanda for
seventeen years.
He was shot as he drove through the city centre, apparently by a passenger in his car.
A BBC correspondent in Rwanda says the motive behind the killing is unclear, but it may be political.
The priest was said to have been a target of Hutu extremists because he helped save large numbers of people during the 1994
genocide.
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