| IN MEMORIA DI FR VIJEKO CURIC OFM - il funerale a Kivumu |

| fotografie dell'OFM Communications Office |
Si sono svolti martedì 3 febbraio, presieduti dal Nunzio apostolico in Rwanda, S. Ecc. Mons. Janusz Juliusz. Era presente l'intera Conferenza Episcopale del Rwanda; 136 i sacerdoti concelebranti. C'erano rappresentanze dei Religiosi e delle Religiose presenti in Rwanda, insieme con una trentina di Frati Minori, tra i quali il Ministro generale Fra Giacomo Bini e il Definitore generale per l'Africa Fra Peter Williams.
![]() | La folla al seguito del feretro di Fr. Vjeko verso la Parrocchia di Kivumu |
Le autorità civili erano presenti nella persona del Primo Ministro e di altri componenti del Governo, in mezzo ad un'autentica folla di cristiani. Significativa anche la presenza di cristiani protestanti, di fedeli di religione ebraica e musulmana. Nonostante la folla, tutta la celebrazione è stata vissuta in un clima di raccoglimento e di autentica preghiera.
![]() | L'ultima benedizione alla salma di Fr Vjeko sepolto nella Chiesa Parrocchiale di Kivumu |
A Kivumu, nella Diocesi di Kabgayi, i cristiani di questa Parrocchia hanno voluto dire muraleho, addio, al Fratello e Parroco che era rimasto al loro servizio ininterrottamente per 15 anni.
![]() | La Conferenza Episcopale del Rwanda attorno alla salma di Fr Vjeko |
Gli stessi cristiani hanno chiesto al Vescovo di celebrare l'Eucaristia nella loro Parrocchia, all'aperto, perché la Chiesa non poteva contenere le migliaia di persone che volevano per l'ultima volta salutare Fra Vjeko. I responsabili della Parrocchia, in una lettera al vescovo di Kabgayi, chiedevano che Fra Vjeko venisse sepolto nella loro chiesa, a perenne ricordo del suo sacrificio.
![]() | La testimonianza del Ministro Generale Fr Giacomo Bini |
Al termine della celebrazione, il Ministro generale ha rivolto queste parole all'assemblea:
"Nessuno mi toglie la vita,sono io che la dono.."
(Gv 10, 17b-18a)
Quando, due anni fa, Fra Vjeko si salvò miracolosamente da un attentato, continuava a dire ai suoi confratelli: "Sono venuto in Rwanda per servire questa gente, sono rimasto con loro durante la guerra e ci resterò sino in fondo, accettando i rischi che la gente stessa ha affrontato e continua ad affrontare".
Nonostante i consigli di diverse persone, Vjeko non ha voluto abbandonare i suoi cristiani. Qualche mese fa diceva ancora a qualche suo amico Frate: "Quelli che ho salvato mi uccideranno". Nonostante la morte violenta che lo ha stroncato a 41 anni, Vjeko, con grande lucidità, generosità e spirito di fede, ha offerto liberamente la sua vita per la riconciliazione di questo Paese. Non è il primo nella lunga storia della Famiglia francescana: san Francesco si rallegrò all'annuncio dell'uccisione di cinque suoi Frati in Marocco, e disse: "Ora so di avere veramente cinque Frati Minori".
Per il cristiano, e per il missionario in particolare, la vita non è mai tolta, ma sempre donata, come un seme che viene preso e gettato in terra perché muoia e possa produrre il suo frutto. Il sacrificio di Vjeko porterà senza dubbio il suo frutto: Vjeko resterà per sempre in Rwanda e, in particolare, con i suoi cristiani di Kivumu.
![]() | Gruppo di Francescani provenienti dal Burundi, Rwanda, USA, Canada, Bosnia, Italia, Spagna, Madagascar, Germania and Belgio |
In nome di tutta la Famiglia francescana, voglio fare un augurio particolare, di tutto cuore, a tutti i Rwandesi: lasciatevi riconciliare da Cristo! Lasciate che il Signore vi doni la sua pace, quella pace e quella riconciliazione per le quali Vjeko ha offerto la sua vita!
Oggi vedete presente qui un gruppo di Francescani che vengono dal Burundi, dal Rwanda, dagli USA, dal Canada, dalla Bosnia, dall'Italia, dalla Spagna, dal Madagascar, dalla Germania, dal Belgio Con la nostra esperienza di otto secoli e con la nostra testimonianza di oggi vogliamo dirvi che è possibile vivere insieme come Fratelli, che è possibile accettare la diversità di cultura o di etnia e viverla come un mezzo di riconciliazione!
La pace non si costruirà mai con la forza, la violenza, la vendetta, ma solo nel perdono, nel dialogo, nel dono della propria vita.
Cari Fratelli rwandesi, il Signore vi doni finalmente la sua pace:"amahoro n'amahirwe".
![]() | Il Primo Ministro del Rwanda mentre rivolge il suo saluto |
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Roma, 5 febbraio 1998 Eccellenza Reverendissima, rientrando a Roma dopo i funerali del nostro fratello Vjeko, sento il dovere di ringraziare Lei, la Conferenza Episcopale del Rwanda, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, le autorità del governo, tutti i cristiani del Paese e i credenti di altre religioni per la commossa, fervente e solidale partecipazione al lutto che ha colpito la nostra Famiglia. Noi francescani dell'Ordine dei Frati Minori, in nome di Cristo sulla croce, e insieme a Vjeko, che ha sempre combattuto ogni forma di violenza e di vendetta, perdoniamo i fratelli assassini, coloro che hanno organizzato il delitto e coloro che lo hanno eseguito, pur chiedendo alla giustizia di fare il suo cammino per giungere alla verità. Lo chiediamo con insistenza poiché solo alla luce della giustizia sarà possibile costruire un futuro di pace. È stato ucciso il corpo di Vjeko, ma nessuno potrà mai cancellare la sua memoria. Fra Vjeko resterà per sempre nel cuore di tutti i rwandesi come un amico e una fratello, e continuerà a ripetere a tutte le coscienze il grido di San Paolo: "Lasciatevi riconciliare da Dio"! La pace è frutto dell'amore, del perdono e della comprensione reciproca che sa fare delle differenze etniche o razziali una ricchezza per costruire una mondo nuovo e una terra nuova; la pace, allora, non sarà più un'utopia, ma una speranza costruita ogni giorno con le nostre mani, con i nostri cuori. Eccellenza, noi Frati Minori continueremo ad essere con voi per costruire questa riconciliazione; soprattutto la imploriamo dalla misericordia del Padre che ha dato il suo Figlio perché noi potessimo essere riconciliati.
Con San Francesco vi auguro ancora una volta: amahoro n'amahirwe!
Fra Giacomo Bini, ofm
S.E.R. Anastase Mutabazi
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