|
| |
|
Angelo Giuseppe Roncalli
Sommo Pontefice - Terziario francescano (1881-1963)
|
|
Il "volto inedito" di Giovanni XXIII emerso nella causa di beatificazione di P. Luca De Rosa ofm Postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori |
|
Le 303 testimonianze, fornite tra il 1967 e il 1981 nei 18 processi informativi svolti dall'allora postulatore P. Antonio Cairoli ofm in tutti i luoghi nei quali Angelo Roncalli aveva vissuto ed esercitato il proprio ministero, hanno reso la causa di beatificazione di Giovanni XXIII la più "affollata" della storia. Grazie alla molteplicità di incarichi ricoperti da Papa Roncalli durante le dieci fasi nelle quali può idealmente essere suddivisa la sua vita, moltissime persone poterono frequentarlo e conoscerlo a fondo. Dalla loro viva voce è stato così possibile raccogliere innumerevoli racconti relativi a ogni momento dell'esistenza del "Papa della bontà", tramite i quali ne è stato quasi disegnato un "volto inedito", che suscita ancor più stima e affetto. Le testimonianze più antiche sono quelle relative all'infanzia del futuro Pontefice, quando il bambino spiccava tra i coetanei per il suo intelletto. «Io credo che il Padre Eterno, quando mandava giù i figli ai coniugi Roncalli, ha dimenticato sul tavolino tutta l'intelligenza, l'equilibrio e il buon senso che dovevano essere distribuiti ai singoli figli; accortosi improvvisamente, cacciò tutto nella testa di Angelino», era la scherzosa riflessione del suo parroco Giovanni Birolini, riportata dalla baronessa Maria Perego Scotti. Ed eccezionale era la sua tenacia: secondo il racconto di monsignor Angelo Altan, "scriveva appoggiandosi sul gradino di casa, che essendo alto gli serviva da tavolino; stava lì fuori anche al freddo, e la gente che passava lo commiserava". Il fratello Zaverio ha poi confermato che la fama di bontà era meritata anche in quegli anni: «Non ricordo d'avere mai visto mio padre o mia madre o mio zio Zaverio percuotere Angelo per farlo obbedire, come invece dovevano fare, qualche volta, con me». Delicatissima è una confidenza di mamma Marianna, riportato da don Agostino Guerra: «Quando il mio Angelino è entrato in Seminario, gli ho fatto la veste dei giorni feriali con stoffa di fustagno e la veste della festa con il mio abito da sposa». In quegli anni del Seminario romano, il giovane Roncalli era circondato di benevolenza. Il coetaneo monsignor Giuseppe Littarru ha dichiarato che "i compagni, grandi e piccoli, ne ammiravano la perfetta compostezza e il fervore, la diligenza e la delicatezza di coscienza. Quando qualcuno si permetteva qualche trasgressione al regolamento, anche minima, si diceva: «Che non lo sappia Roncalli»; e non perché si temesse che egli riferisse qualcosa ai superiori, ma perché si sapeva che egli, estremamente sensibile per l'ordine, ne avrebbe sofferto". Del suo ministero sacerdotale molte voci hanno descritto il notevole impegno che egli pose sia nel compito di segretario al vescovo di Bergamo Giacomo Maria Radini Tedeschi, sia nelle successive opere della Casa del soldato (realizzata durante il servizio di cappellano militare) e della Casa dello studente (aperta al termine della guerra con un personale sacrificio economico). Come ha raccontato don Angelo Evaristo Lecchi, "il criterio della sua direzione era fare della Casa una vita di famiglia". Quando, dopo il periodo trascorso a Roma come presidente italiano dell'Opera per la propagazione della fede, fu inviato da Pio XI come visitatore apostolico in Bulgaria, egli accettò l'incarico senza alcuna obiezione. Monsignor Giovanni Schiavon ha rivelato che al cardinale Gasparri che chiedeva: «Ma perché vuole essere consacrato vescovo il giorno di san Giuseppe?» Roncalli rispose: «Perché san Giuseppe non domandò nessuna spiegazione all'angelo per eseguire gli ordini che gli erano stati trasmessi nel nome del Signore!». Sullo stemma episcopale, Angelo Roncalli pose come motto "Oboedientia et pax". E proprio la virtù dell'obbedienza fu tenacemente vissuta in ogni occasione, tanto che al cardinale Egidio Vagnozzi, il quale lo stuzzicava dicendogli che sul suo stemma pontificio era stata tolta quella scritta, rispose che «non aveva mai dovuto obbedire così tanto in vita sua come da quando era diventato Papa». Anche riguardo alle altre virtù, praticate in modo eroico da Angelo Roncalli (come ha riconosciuto il decreto promulgato il 20 dicembre 1999), sono emerse testimonianze che riempiono di gioiosa ammirazione. Proponiamo qui qualche episodio di vita quotidiana, nel racconto di autorevoli personalità ecclesiastiche. Per quanto riguarda la povertà, il cardinale Giuseppe Siri ha riferito che Giovanni XXIII "avendo aperto un cassetto dove vi erano molte camicie e maglie di Pio XII, osservò: «Peccato, sono così grosso che non mi vanno bene!", per dire che si sarebbe messo, senza esitazione, gli indumenti del suo predecessore». E negli anni del patriarcato veneziano, come ha rivelato don Aldo Cristinelli, "dava ai sacerdoti novelli 20.000 lire (circa mezzo milione di oggi, nda.), del suo, perché essendo nullatenenti avessero, almeno nei primi giorni, qualche cosa di cui disporre". Pure la temperanza fu molto curata da Giovanni XXIII. Il domestico Guido Gusso ha raccontato che "alla cucina pensavano le suore ed egli mangiava quanto gli portavano in tavola. Accadeva che io mi lamentassi o perché le vivande erano scotte o perché mal condite ed egli, pur condividendo il mio pensiero, mi raccomandava di non far rimostranze alle suore". E a riguardo di una presunta loquacità, di cui talvolta è stato fatto carico a Roncalli, lo stesso Gusso è dell'opinione che "gli piaceva parlare, però diceva soltanto quello che riteneva di poter dire". Su quest'ultimo versante, un testimone d'eccezione è stato l'allora ambasciatore tedesco Franz von Papen: «Roncalli esercitò in modo eccezionale la virtù della prudenza. Io, come diplomatico, posso permettermi un giudizio a questo proposito. Con la sua bontà e la sua umanità egli trovava la via per giungere al cuore degli uomini e preparava così il terreno per il suo ministero. Era una prudenza totalmente ispirata da motivi superiori». Gli anni delle missioni in Bulgaria (1925-34), Turchia e Grecia (1934-44) e Francia (1945-52) furono per il diplomatico occasione eccezionale per vivere la carità nei confronti di quanti soffrivano. Dopo il terremoto nella Bulgaria meridionale, ha riferito il signor Stefan Nicolov Karadgiov, monsignor Roncalli «ebbe una cospicua somma dal Vaticano per la ricostruzione delle chiese cattoliche crollate. Ma lui distribuì aiuti anche per la ricostruzione delle chiese ortodosse, dicendo che, accanto alla chiesa cattolica ricostruita, era bene ricostruire la chiesa ortodossa perché tutte e due sono case di Dio». Durante la seconda guerra mondiale, l'arcivescovo si adoperò in ogni modo per soccorrere chiunque. Come ha ricordato l'arcivescovo Joseph Emmanuel Descuffi, egli diceva: «Facciamo come il Santo Padre: se non possiamo impedire la guerra, cerchiamo almeno di diminuirne le conseguenze». E anche nel periodo del dopoguerra, in Francia, agì allo stesso modo, seguendo un personale precetto, tramandato da monsignor Antonino Spina: «Preferisco farmi imbrogliare da qualcuno, anziché mandare via senza aiuto un povero che ne abbia veramente bisogno». Da tutta la mole della documentazione raccolta nel processo canonico, di cui qui abbiamo proposto soltanto una minima parte (una presentazione completa è offerta nel recentissimo volume Giovanni XXIII. Una vita di santità, scritto dal giornalista Saverio Gaeta per la Mondadori), ciò che scaturisce è un ritratto a tutto tondo di un uomo, un sacerdote, un pastore che ha fatto dell'intera sua esistenza un cammino di perfezione evangelica. Il vescovo Tommaso Ryan, che gli fu accanto nei tempi dell'attività diplomatica, ha raccontato che Giovanni XXIII "spesso, quando lo chiamavano "Padre santo", commentava: «Oh! potessi veramente meritare quell'aggettivo di santo»". Nella cerimonia del prossimo 3 settembre, il suo successore Giovanni Paolo II finalmente proclamerà a nome della Chiesa che Angelo Roncalli è realmente degno della venerazione del popolo cristiano. |
![]() © Macmade on Mon, Sep 4, 2000 at 17:34:18 by John Abela ofm (Communications Office - Rome) HTML 3.0 compatible Java enabled browser required - Best viewed with Netscape at 640x480x67Hz Maintained by John Abela ofm and Gianfranco Pinto Ostuni ofm |