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Angelo Giuseppe Roncalli
Sommo Pontefice - Terziario francescano (1881-1963)
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Papa Giovanni XXIII a Loreto e Assisi dott. Domenico Del Rio Giornalista |
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Il treno si mosse dalla Stazione vaticana alle 6,30. Era il 4 ottobre 1962. Loreto e Assisi erano stati nei tradizionali confini dello Stato pontificio. Il treno a Giovanni XXIII lo aveva prestato il Quirinale. Era quasi un secolo, a causa della presa di Roma che un treno non si muoveva dalla vecchia stazione del Vaticano. Ed era anche il primo Papa moderno che andava in giro per l'Italia. La prima Sosta in territorio italiano fu alla stazione Tiburtina. Sulla carrozza papale salì il presidente del Consiglio, Amintore Fanfani. Il presidente della repubblica, Antonio Segni, raggiungerà il Papa a Loreto. Ad Assisi ci sarà anche Aldo Moro. A Loreto, il piazzale della Madonna brulicava di gente, aggrappata alla fontana del Maderno, i ragazzini si erano arrampicati sulle ginocchia della statua di Sisto V. Il Papa saliva alla basilica sporgendo dall'auto aperta, benedicendo su per i tornanti tra due ali di folla Entrato nel tempio, si portò subito alla casa della Vergine, sostando in preghiera davanti a quei mattoni neri e antichi. Poi ritornò tra i marmi bianchi che custodiscono la casa. «Questa è l'ora dell'Angelus», disse e recitò il saluto angelico. Era appena passato mezzogiorno. Nel discorso rivolto alla folla volle andare con la memoria al suo viaggio a Loreto da seminarista il 20 settembre 1900, «L'atto di venerazione alla Madonna di Loreto che compiamo oggi, disse, ci riporta col pensiero a sessantadue anni fa, quando venimmo qui per la prima volta, di ritorno da Roma, dopo aver acquistato le indulgenze del Giubileo indetto da Papa Leone. Era il 20 settembre del 1900. Alle due ore del pomeriggio, ricevuta la santa Comunione, potemmo effondere la nostra anima in prolungata e commossa preghiera. Per un giovanetto seminarista cosa c'è di più soave che intrattenersi con la cara madre celeste? Ma, ahimè!, le dolorose circostanze di quei tempi, che avevano diffuso nell'aria una sottile vena canzonatoria verso tutto ciò che rappresentava i valori dello spirito, della religione, della santa Chiesa, converti in amarezza quel pellegrinaggio, non appena ci accadde di ascoltare il chiacchiericcio della piazza. Rammentiamo ancora le nostre parole di quel giorno sul punto di riprendere il nostro viaggio di ritorno: Madonna di Loreto, io vi amo tanto, e prometto di mantenermi fedele a voi, e buon figliolo seminarista. Ma qui non mi vedrete più. Vi tornammo invece altre volte, in seguito, a lunga distanza di anni, Ed oggi eccoci qui». Certamente il seminarista Roncalli, nel lontano 1900, non aveva scelto un giorno ideale per andare in pellegrinaggio a Loreto; il 20 settembre era la festa più violentemente massonica ed anticlericale d'Italia. Un pretino in giro in quel giorno, non poteva sperare di non raccogliere insulti, se non di peggio. A Loreto le cose non andavano diversamente che altrove dentro la grande basilica mariana c'erano soltanto poche vecchiette, e rarissimi gli uomini. Al pomeriggio ripartì per Assisi. Alla stazione di Loreto incontrò il capostazione, Ferdinando Provesi, che era stato nel 1925 a lavorare come semplice contabile a Propaganda Fide, dove monsignor Roncalli era direttore delle Opere Missionarie «Vedo che tutti e due abbiamo fatto carriera», gli disse sorridendo il Papa salendo sul treno che lo portava ad Assisi attraverso Ancona, Falconara e Foligno. L'arrivo ad Assisi fu alle 17,30. Il sole del tramonto baciava i bastioni rosa e grigi del massiccio convento costruito da Frate Elia sulla cima del Colle dell'Inferno - da allora ribattezzato Colle del Paradiso quando lautomobile del Papa, dalla stazione di Santa Maria degli Angeli si incamminò verso la tomba del Poverello. Dopo una breve sosta davanti alla basilica dove l'Ordine francescano era nato, essa imboccò i dolci tornanti che fra gli ulivi e cipressi conducono alla grande basilica. Papa Giovanni fece l'elogio di san Francesco, che aveva saputo attuare l'autentico "benvivere". «È san Francesco», disse, «che ha compendiato in una sola parola il ben vivere, insegnandoci come dobbiamo metterci in comunicazione con Dio e con i nostri simili. Questa parola dà il nome a questo colle che incorona il sepolcro glorioso del Poverello: Paradiso! Paradiso!» Fu come il grido di commiato. Alle 18.30 ripartì. Il treno attraversò ancora stazioni piene di gente. A Roma arrivò alle 22,15. «Ho fatto buon viaggio», commentò semplicemente il Papa, «Sono emozionatissimo e contentissimo. Il mio cuore si è riempito di gioia e di esultanza».
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