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  • Beatificazione di papa Giovanni XXIII
    Angelo Giuseppe Roncalli 

    Sommo Pontefice - Terziario francescano (1881-1963)
     

     

    Papa Giovanni XXIII
    e le Pontificie Opere Missionarie in Italia


    P. Ciro Stanzione ofm
    Segretario della Conferenza dei Ministri Provinciali ofm d'Italia
    Incaricato del Movimento Giovanile delle Pontificie Opere Missionarie

     

    Un incarico a Roma a servizio della missione della Chiesa, seppure di pochi anni, ma intenso, coinvolgente, segnò la vita del giovane prete Don Angelo Roncalli.
    Lo racconta, dopo molti anni, ormai cardinale, lui stesso: «I primi mesi dal distacco da Bergamo e dell’avviamento mi costarono un poco. Ma furono segnati da tali consolazioni sacerdotali come non so dire…
    Lavorai per quattro anni, in quel solco luminoso e fecondo, nella misura delle mie forze modeste, ma in fedeltà di applicazione e di sentimento, in una pienezza di intima pace e di spirituali soddisfazioni da non lasciarmi il tempo e da escludere ogni tentazione di pensare ad altro per il resto della mia umile vita.
    Né l’incarico di Nunzio della Santa Sede in Bulgaria, Turchia, Grecia e Francia valse mai a farmi dimenticare la gioia saporosa e serena dello spirito di quei primi anni in cui non ero occupato che a lavorare per l’azione missionaria…
    Oh come è dolce il morire dopo una collaborazione fedele e costante alle Opere Missionarie per il trionfo della conoscenza dell’amore di Cristo, di tutto il mondo Salvatore e Redentore».

    Della figura di Giovanni XXIII, il Papa buono, il Papa che indisse il Concilio Vaticano II, si conosce quasi tutto, grazie ad una molteplicità di pubblicazioni e ai ricordi ancora recenti di persone che possono raccontare il profilo e le opere di questo santo, profeta e missionario.
    Proprio l’ardore missionario di papa Roncalli merita di essere ulteriormente sottolineato e messo, in un certo senso, a fondamento di quanto sorprendentemente riuscì ad attuare durante tutta la sua esistenza. Il Concilio Vaticano II stesso, si può dire, è il frutto dell’aspirazione missionaria della estensione universale del Regno di Dio.

    Giovanni XXIII lo scrive in una lettera autografa all’Episcopato tedesco l’11 gennaio 1961 e lo ripete l’8 gennaio 1962 nel discorso di chiusura della prima sessione del Concilio: «abbiamo voluto il Concilio affinché la Chiesa, consolidata nella fede, confermata nella speranza, più ardente nella carità, rifiorisca con nuovo e giovanile vigore; affinché, difesa dalle sante istituzioni, sia più energica per propagare il Regno di Cristo».

    Il suo spirito aperto all’universalità dell’azione evangelizzatrice della Chiesa e di bontà e di carità per la causa missionaria si coglie in un testo del 1959 di Silvio Beltrami dove vengono raccolti gli scritti di Mons. Angelo Roncalli, neoeletto Pontefice nel 1958, in omaggio a Lui, primo Presidente in Italia dell’Opera della propagazione della fede e per gli echi di particolare compiacenza nella numerosa famiglia delle Pontificie Opere Missionarie.

    «Perché questa storia? La risposta è molto semplice. Vuole colmare una lacuna². Con queste parole inizia un secondo libro di Silvio Beltrami, "L’Opera della Propagazione della Fede in Italia". Da questa fonte principale si può attingere per riportare alla luce alcuni aspetti inediti e particolari del servizio missionario di Mons. Roncalli che ha svolto il compito di fondamenta e di base per la crescita, la maturazione e l’evoluzione dell’Opera della Propagazione della Fede nella Chiesa e delle altre due opere "sorelle": la Santa Infanzia e S. Pietro apostolo, assieme all’Unione Missionaria del Clero; quattro opere che da allora costituiscono tout-court le "Pontificie Opere Missionarie", le quali hanno come finalità principale il sostegno, attraverso l’animazione e la cooperazione, alla missione universale. Un aspetto ci interessa cogliere o meglio il ruolo determinato e determinante di una figura destinata a sostenere nella storia della Chiesa il cardine che avrebbe aperto la modernità di una istituzione alla contemporaneità di un organismo ecclesiale, le Pontificie Opere Missionarie, che assumendosi tutte le sue responsabilità avrebbe guardato oltre se stessa e respirato l’aria nuova che sarebbe entrata dall’apertura di una finestra dei Palazzi Apostolici.

    Roma, 12 marzo 1921. Il Cardinale Guglielmo M. Van Rossum, Prefetto della S. Congregazione di Propaganda Fide, nomina Don Angelo Roncalli Presidente del Consiglio Centrale Romano della Pia Opera della Propagazione della Fede, istituito con "Decreto" relativo il 1° marzo 1921.

    Il compito del Consiglio Centrale veniva così definito "…promuovere, disciplinare e dirigere in tutte e singole le Diocesi d’Italia, quella di Roma non eccettuata, quanto spetta alla istituzione, al governo e all’incremento di detta Pia Opera" .

    "Nel piano di rinnovamento della Cooperazione Missionaria la Congregazione di Propaganda Fide aveva presente non solo l’Italia ma tutte le Nazioni del mondo.
    L’Opera della Propagazione della Fede in un secolo di vita (1822-1921) aveva esteso la sua organizzazione a tutte le Nazioni d’Europa e a molte anche dell’America, ma la guerra e il dopoguerra avevano inciso sulla sua vitalità e sulla sua compattezza" .

    La S. Congregazione di Propaganda Fide decise di rivedere l’organizzazione dell’Opera della Propagazione della Fede portandone il Consiglio Centrale, che risiedeva a Lione, presso la sede della Congregazione a Roma. Affidò questo incarico proprio a Mons. Roncalli che aveva già lavorato in maniera molto positiva in Italia unificando i vari Consigli Regionali dell’Opera in un unico Consiglio Nazionale.

    "Nell’inverno del 1921-1922 il trasferimento del Consiglio Centrale a Roma era già scontato: e Benedetto XV, che qualche anno prima aveva consegnato alla Chiesa la lettera apostolica "Maximum illud", riservava per il 1922 l’occasione per ricordare solennemente insieme col terzo Centenario della S. Congregazione di Propaganda Fide, il Primo Centenario dell’Opera della Propagazione della Fede. Ma il 22 gennaio 1922 Benedetto moriva" .

    Il nuovo Pontefice Pio XI condusse a termine il progetto del suo predecessore, confermando la fiducia a Mons. Roncalli nel suo incarico.
    Così, il 3 maggio 1922, Pio XI promulgava il Motu proprio "Romanorum Pontificum", Magna Carta della cooperazione missionaria della Chiesa, ufficializzando il trasferimento a Roma della Pia Opera della Propagazione della Fede, proclamava l’Opera della Propagazione della fede "organo proprio della Sede Apostolica e la dichiarava "Pontificia" assieme all’Opera di S. Pietro apostolo per il clero indigeno e all’Opera della Santa Infanzia, incaricando i Vescovi di promuoverle nelle loro diocesi per mezzo dell’Unione missionaria del clero".

    Da questa storia emerge il segno dell’impegno missionario di Mons. Roncalli che per portare a compimento questa operazione aveva visitato personalmente i Consigli Nazionali dell’Opera peregrinando prima in Francia, a Lione e a Parigi, quindi in Olanda e in Germania, a Colonia e a Monaco.

    In quegli anni Mons. Roncalli diede all’Italia missionaria il primo foglio di collaborazione "La propagazione della fede nel mondo", con una tiratura di 150.000 copie e la pubblicazione di resoconti nazionali in agili volumetti annuali, nei quali l’aridità delle cifre si vivificava con articoli missionari che formavano già un’antologia missionaria. Ma anche altri scritti, interventi, conferenze, come ad esempio quella tenuta a Padova nel 1957 per la conclusione del Congresso missionario nazionale, offrono una interessante panoramica del mondo missionario e della Cooperazione degli ultimi quarant’anni ed ottimi spunti di teologia missionaria: la missione dovere sacro e fondamentale del battezzato; la cooperazione come appello alla carità universale; sacrificio e martirio; Vescovi per le diocesi di tutto il mondo; "eucharistia missionum vita: missionum victoria"; Anno Santo, anno missionario; il fuoco della missione; i "fidei donum"; l’impegno dei laici.

    A proposito dei laici, menzione non abbiamo fatto finora di Pauline Marie Jaricot, una ragazza di Lione che all’età di venti anni aveva fondato l’Opera. Mons. Roncalli, nel suo viaggio a Lione aveva colto l’alone di polemiche che ancora contornavano la figura di questa ragazza ad opera di chi non voleva riconoscergli il titolo di fondatrice. Di ritorno dal suo viaggio, per spegnere ogni ulteriore dubbio, Giovanni XXIII commissionò un ritratto ad olio di Pauline, sulla cornice , incisa su una targhetta di metallo, corre la scritta: "Pauline Marie Jaricot — Agée de vingt ans fondé a Lyon en 1819 l’oeuvre de la Propagation de la Foi, meurt en odeur de santeté le 9 Janvier 1862". Il ritratto campeggia ora nella sala maggiore del Consiglio Superiore della Pontificia Opera della Propagazione della fede.

    In questa storia si incontrano la modernità profetica di una ragazza francese e la umile e devota dedizione di un Monsignore che venne eletto al soglio pontificio col nome di Papa Giovanni XXIII.

    La storia non si ferma. Oggi queste figure luminose continuano ad indicare in seno alle Pontificie Opere Missionarie un cammino da percorrere, un impegno da rinnovare, la Propagazione della Fede da promuovere. La Missione Universale della Chiesa ha bisogno che tutto il popolo di Dio faccia sue le intenzioni di quest’Opera, perché il Vangelo continui ad essere portato "fino agli estremi confini del mondo".

    Crediamo che Giovanni XXIII guardi ancora benignamente a coloro che proseguono nel tempo questo lavoro di operai per le Opere di Dio, sentiamo la Sua mano posarsi sulle nostre spalle e spingerci oltre i tempi storici verso il compimento del Regno di Dio.

    Nel suo commiato nel lasciare la direzione dell’Opera della Propagazione della Fede come primo Presidente nazionale (1921-1925) Mons. Angelo Giuseppe Roncalli così si espresse: «Lascio l’Opera della Propagazione della Fede, che per pura obbedienza accettai di presiedere e i cui sviluppi mi furono motivo di qualche fatica e di molta consolazione. La porterò sempre nel cuore e dirò a tutti, dovunque mi rechi, che poche cose debbono piacere al cuore di Gesù e corrispondono allo spirito della chiesa, come l’aiutare quest’Opera benedetta e farla prosperare. Oh quante anime belle l’Opera della Propagazione della Fede trovò. Accolse, infiammò agli ardori dell’apostolato».

    Ma l’operato di Mons. Roncalli avrà un seguito. Nell’anno successivo, con la richiesta del Consiglio Nazionale di dedicare una giornata alla missione universale della Chiesa, nasceva la "Giornata Missionaria Mondiale". Sempre per il Suo apporto, stavolta come Pontefice, l’evangelizzazione missionaria rifluirà nei testi del Concilio Vaticano II e troverà la sua sistematizzazione nel decreto sull’attività missionaria, l’"Ad gentes", documento che ha avviato un cammino inarrestabile per l’evangelizzazione delle genti.

     


    dall'Osservatore Romano del 3 settembre 2000
     



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