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Angelo Giuseppe Roncalli
Sommo Pontefice - Terziario francescano (1881-1963)
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Papa Giovanni e Bergamo S.E. Mons. Roberto Amadei Vescovo di Bergamo |
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Fin dalla più tenera età, come ogni bambino bergamasco, aveva imparato ad aprire e chiudere le giornate nellincontro con il Signore, introdotto dallorazione: Vi adoro, mio Dio, e vi ringrazio per avermi creato, redento, fatto cristiano...; inoltrandosi nella vita aveva aggiunto il grazie perché sacerdote e bergamasco. Così aveva confidato allamico mons. Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo (1932 - 1953), che aveva reso pubblica tale confidenza nel saluto di apertura dei festeggiamenti in onore del neocardinale Roncalli (1952) per sottolinearne lamore e il legame profondo con la tradizione bergamasca. 1. Nella famiglia, numerosa e modesta per risorse economiche come tutte le famiglie contadine bergamasche dellepoca, aveva imparato e spontaneamente interiorizzato le linee fondamentali del vivere evangelico, la gioia e serenità della fede cristiana: Io ho dimenticato molto di ciò che ho letto sui libri, ma ricordo ancora benissimo tutto quello che ho appreso dai genitori e dai vecchi. Per questo non cesso di amare Sotto il Monte, e godo di tornarvi ogni anno. Ambiente semplice, ma pieno di buoni principii, di profondi ricordi, di insegnamenti preziosi, così scriveva il 20 dicembre 1932 ai familiari. Aveva avuto la fortuna di crescere in un ambiente dalla fede profonda e solida, capace di illuminare e guidare lintera esistenza. Una fede che si esprimeva nel rivolgersi al Signore con spontaneità, fiducia, rispetto e obbedienza, perché fonte benevola dellesistenza, fedele compagno di viaggio, Padre che sempre ci attende per labbraccio eterno. Alle sue parole e alle sue vie ci si affida con pace e intima gioia, perché sempre apportatrici di salvezza anche quando sono molto diverse dalle nostre. Parole e vie radicate nella mente e nel cuore dalla diuturna e costante catechesi parrocchiale, nutrite dalle frequenti celebrazioni sacramentali e dalle numerose e sostanziose devozioni. Una fede che con spontaneità diventava operosa sia nella vita personale che in quella sociale: Diversamente da ciò che accade quasi in tutta lItalia dove le organizzazioni economiche e sociali sono state e rimangono un mezzo per ricondurre a Cristo e alla Chiesa, attraverso conquiste di carattere materiale, le masse lavoratrici traviate, a Bergamo la vasta e potente organizzazione non fu e non è se non una emanazione spontanea del sentimento religioso della folla..., così si esprimeva nel discorso pronunciato al Congresso Eucaristico Nazionale tenuto a Bergamo nel settembre del 1920. 2. Ha ulteriormente approfondito il suo immergersi nella vita della chiesa e della terra bergamasca, con la conoscenza e la graduale, costante e personale assimilazione del modello di prete, visto con venerazione nel suo parroco, accolto con docile impegno nella vita di seminario, e contemplandone le ricchezze nel contatto quotidiano, rispettoso, benevolo e attento con i confratelli, sia nel compito di segretario del vescovo sia nellesercizio dei molteplici ministeri che gli sono stati affidati, sia come membro esterno della Congregazione dei Preti del Sacro Cuore, istituita dal vescovo Radini Tedeschi. Gli elementi portanti di questo progetto erano quelli comuni nella letteratura ascetica dell800: altissimo senso della dignità del sacerdozio e delle sue gravi responsabilità, ricerca costante della volontà di Dio, zelo infaticabile per le necessità spirituali e materiali dei fedeli; zelo da esplicare soprattutto nei luoghi che il prete doveva considerare come la sua casa: laltare, il confessionale, il pulpito. Per realizzare tale ideale era necessario adottare uno stile di vita diverso da quello dei laici, caratterizzato dalla solitudine, povertà, distacco dai parenti, rigorosa ascesi, e disponibilità alle richieste della Chiesa e capacità di interpretare e condividere le problematiche quotidiane del popolo. Roncalli, fin dai primi giorni di seminario, si è costantemente impegnato alla realizzazione di questo ideale. Tenace e continuo è stato limpegno a lasciarsi plasmare dai modelli concreti che gli venivano offerti dalla tradizione sacerdotale bergamasca; seguire con gioia ciò che lo Spirito Santo aveva scritto e stava scrivendo nei confratelli e dei disegni che il Signore aveva su di lui. Impegno che è continuato, anzi intensificato, nei primi 16 anni di sacerdozio vissuti a servizio della diocesi in molteplici ministeri: segretario del vescovo, redattore unico della rivista La Vita Diocesana, insegnante e direttore spirituale in Seminario, generoso e intelligente protagonista del movimento cattolico per lUnione Donne Cattoliche e per la Gioventù Femminile, cappellano militare, fondatore e primo direttore della Casa degli studenti, ricercato predicatore di esercizi spirituali e nelle diverse festività delle parrocchie, ricercatore appassionato della storia della chiesa bergamasca. E questo non per attivismo ma per aderire alla volontà di Dio, accolta nellobbedienza ai superiori e alle vicende concrete: Il completo distacco da se stessi, la preoccupazione costante di non cercare che Dio in tutto, la sua gloria, la sua Chiesa, è un gran pegno di successo nei vari ministeri nostri. Io mi sforzo di tenermi a questi principii e mi accorgo con grande compiacenza che il Signore mi aiuti e mi benedica, così scriveva, quasi sul finire del laborioso e fecondo periodo bergamasco, a un superiore del Seminario Romano. 3. In questo periodo appaiono anche altri elementi che hanno caratterizzato il suo ministero sacerdotale svolto in luoghi, momenti, ruoli e tradizioni molto diversi. Lapproccio benevolo e misericordioso alle persone, accolte ed amate nella concretezza delle situazioni: Altro che tuoni dal cielo! Carità, carità e verità semplice, schietta, amorevole!. Fedeltà al presente da leggere con attenzione, amore, fiducia e speranza, per aprirlo al Vangelo. La tradizione viva della Chiesa amata e ricercata, con rispetto della verità, soprattutto nelle sue espressioni migliori, i santi. Nella loro esperienza è infatti possibile scorgere, con più chiarezza, le ricchezze suscitate dallo Spirito Santo nel cammino di una Chiesa, e imparare il metodo per continuare nelloggi il mai finito lavoro di coniugare la fede con ogni momento dellesistenza personale e sociale.
Proprio per avere penetrato a fondo, sia con gli studi che con lassimilazione personale, la tradizione religiosa della sua terra, più di ogni altro ha potuto apprezzarne la ricchezza. E più di ogni altro ha saputo coglierne lapertura alle altre esperienze da lui incontrate nel suo servizio a Dio e agli uomini; esperienze da lui accolte, studiate e amate con altrettanto amore e rispetto. In questo fecondo dialogo, lesperienza di Sotto il Monte e di Bergamo si è maggiormente arricchita nelle sue componenti più significative. 4. Dopo il 1920 i bergamaschi lhanno un po perso di vista, perché impegnato in terre lontane e in ministeri non particolarmente brillanti agli occhi umani. Lui non ha mai dimenticato Bergamo, ha continuato a vivere, con laffetto della prossimità evangelica, le vicende diocesane, il legame con la famiglia, con la parrocchia dorigine, con i vescovi sempre amati e rispettati, con i confratelli nel sacerdozio custoditi nella sua prodigiosa memoria e nel suo straordinario cuore. Non poteva dimenticare le radici profonde di ciò che era, la realtà nella quale gli era venuto incontro il Padre misericordioso che lo aveva chiamato alla vita, alla fede, al sacerdozio. Era impossibile dimenticare le esperienze dove aveva intravisto il Vangelo del Padre misericordioso diventare vivo, concreto, credibile e desiderabile nella bontà, semplice ma genuina, dei gesti più quotidiani dei suoi genitori, del parroco, dei sacerdoti che lo hanno preparato al sacerdozio, del vescovo e di tanti umili confratelli. E dove aveva imparato a stare davanti a questo Padre con fiduciosa docilità e con paziente attesa, nella certezza che soltanto così permette al Signore di raddrizzare le strade dellumanità orientandole verso la verità di Dio e di Gesù Cristo. 5. Abbiamo incominciato a scoprire le grandi cose che Dio aveva operato in questo figlio della nostra terra, quando è stato chiamato al servizio papale. La beatificazione ci stimoli a continuare questa scoperta per sempre meglio comprendere la parola che Dio ci rivolge mediante la sua storia. Conoscerlo per esprimergli la gratitudine per quanto ha dato in affetto, in lavoro apostolico e in testimonianza alla storia della nostra Chiesa. Conoscerlo per meglio capire le ricchezze seminate dallo Spirito Santo nella vita della nostra comunità. Individuare queste ricchezze per riviverle nel presente, con la sua fedeltà e gratitudine, per renderle dialogo aperto, fiducioso, accogliente di ogni altra esperienza umana, perché dono del Padre di tutti.
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