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  • Cronaca del Martirio

    Tutti i prigionieri furono fatti uscire in fila, prima Mons. Grassi e Mons. Fogolla, poi i Padri, quindi le Suore, i Seminaristi, i domestici accompagnati da una fila di soldati che li tenevano stretti per le braccia nel timore che sfuggissero loro di mano. Mons. Grassi disse: «Lasciateci, ché vi seguiremo senza resistenza».

    Anche le Suore vennero trattate malamente e tirate per i veli. Mons. Grassi, nella fretta e tra gli urli dei soldati, perse una scarpa senza poterla recuperare. Usciti di prigione con passo frettoloso, furono avviati al tribunale del Viceré, fra le ingiurie dei soldati e lo schiamazzo di urla e maledizioni dei Boxers affollati lungo le vie, fretta dettata dalla paura di un'improvvisa sommossa dei cristiani per liberare i loro Vescovi e i Sacerdoti. Sempre per la stessa paura, il Viceré aveva fatto circondare il suo tribunale da tre reparti di milizia, distribuendo i soldati dentro e fuori del tribunale, in modo da sbarrare le vie ai troppi curiosi e ai cristiani se mai tentassero di rapire le vittime proprio all'ultimo momento. Giunti i prigionieri all'interno del tribunale, Yüshien si sedette per giudicare. Fece inginocchiare tutte le vittime in una lunga fila e quindi diede inizio al processo. Dopo aver interrogato un protestante, si rivolse a Mons. Fogolla:
    - Da quanto tempo sei in Cina, e quanti del popolo hai danneggiato, col farli cristiani?
    - Da molti anni siamo in Cina, né sappiamo, né mai abbiamo nociuto a chicchessia; anzi abbiamo beneficato molti.

    - E qual medicina date alla gente per farli cristiani ché anche i ragazzi sono così tenaci e cocciuti da non voler abbandonare la vostra religione? Su, presto, date o indicatemi l'antitodo per far ritirare quella medicina e toglierne l'effetto, e così possano i cristiani uscire dalla vostra religione e cessino da tanta ostinazione. - Noi non diamo nessuna medicina per far dei cristiani, ed essi sono pienamente liberi; solamente conoscono chiaro il loro dovere di non apostatare, perché convinti che è male, e che è peccato non adorare il Dio del Cielo.

    Yüshien fremente, col pugno colpì due volte il Vescovo, poi gridò:
    «Ammazzate, ammazzate!».

    Subito i soldati irruppero e trascinarono fuori brutalmente le vittime davanti al cortile del Viceré, sguainarono le spade e si diedero selvaggiamente all'esecuzione capitale, con più o meno sevizia a secondo dell'abilità e dei ferri taglienti, e dell'odio che li animava.
    Mentre si compiva la carneficina dei missionari, le Suore si prepararono al loro turno. Toltesi i veli, si coprirono il volto, lasciando scoperto il collo per facilitare i carnefici nel troncarlo. Nel frattempo, intonato il «Te Deum» da Sr Maria della Pace, le altre lo seguitarono sino alla decapitazione.
    Alla fine i Boxers esplosero in aria i fucili per mettere in fuga gli spiriti, temendone la vendetta.
    Mentre si consumava la strage, dalla lontana città di Tcetinfu - a 200 Km. - fu visto in direzione di Taiyuanfu un globo rosso sanguigno che a diverse riprese emetteva sprazzi di luce, che andavano trasformandosi in globi di fuoco.

    Le spoglie dei martiri dello Shansi, dopo essere state ludibrio dei Boxers, dei soldati e della plebaglia fino a tarda sera, furono ammassate in una fossa comune lungo le mura della città presso la Porta Orientale. Quanto ai Martiri dell'Hunan, i loro corpi furono cremati e le ceneri disperse al vento e gettate nel fiume.
    I persecutori dello Shansi e dell'Hunan credettero di offuscare la memoria accomunando le loro ossa con quelle di volgari facinorosi, dandole in pasto ai cani, agli uccelli rapaci o disperdendone le ceneri.
    Quando venne fatta l'esumazione, si racconta che la terra si copri di un candido manto di neve, cosicché il Viceré, impressionato dinanzi ad un simile spettacolo, ebbe a proclamare: «Questi stranieri erano veramente della buona e brava gente, il cielo stesso si associa ai loro funerali».

    Sui luoghi del martirio e sulle fosse che custodiscono i resti dei Martiri, il governo eresse monumenti espiatori.
    Papa Pio XII li beatificò il 24 novembre 1946. Giovanni Paolo II li canonizza il 1° ottobre 2000.



    © Macmade on Sat, Sep 30, 2000 at 10:57:27 by John Abela ofm (Communications Office - Rome)
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