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  • I Frati Minori martiri nello Shansi

    Gregorio Grassi - Vescovo
    Nacque il 13 dicembre 1833 a Castellazzo Bormida (Alessandria) da Giovanni Battista e Paola Francesca Moccagatta, terzogenito di nove figli e battezzato lo stesso giorno con il nome di Pierluigi.

    Il 2 novembre del 1848 vestì l’abito francescano nel Convento di Montiano di Romagna con il nome di Fr. Gregorio ed emise la professione solenne il 14 dicembre dell’anno successivo. Dopo gli studi filosofici e teologici nel Convento della SS.ma Annunziata di Bologna, fu ordinato sacerdote il 17 agosto 1856. Due anni dopo era a Roma, nel Convento di S. Bartolomeo all’Isola per prepararsi alle Missioni di Cina dove si diresse verso la fine del 1860. Destinato allo Shansi, lavorò per diversi anni nel Distretto di Tee-yuen-sien per poi passare a Tayuanfu, capitale della Provincia. Alla morte di Mons. Paolo Carnevali di Fresonara, con breve pontificio del 28 gennaio 1876, fu nominato Vescovo coadiutore di Mons. Moccagatta, Vicario apostolico dello Shansi, divenne responsabile del Vicariato il 6 settembre 1891. Fu assiduo al confessionale, nell’istruzione catechistica ai piccoli e agli adulti, nell’assistenza ai poveri e bisognosi, nella difesa e sostegno dei Missionari. Alla vigilia del martirio, invitato a fuggire e a nascondersi, il Beato rispose: "Fin dall’età di dodici anni desiderai e chiesi a Dio essere martire, e ora ch’è giunto il sospirato momento dovrò fuggire?".

    Francesco Fogolla - Vescovo Coadiutore di Mons. Grassi
    Nacque a Montereggio nella Lunigiana in Diocesi di Pontremoli il 4 ottobre 1839 da Gioacchino ed Elisabetta Ferrari, dai quali ricevette buona educazione morale. A Parma, dove si erano trasferiti i genitori, a contatto continuo con i Frati Minori nella Chiesa dell'Annunziata, sentì crescere nel cuore la vocazione francescana e missionaria. Vestì l’abito francescano nel 1858 ed il 21 agosto 1859, a vent’anni, emise la sua professione religiosa. Fu ordinato Sacerdote il 19 settembre 1863. Partì per le missioni della Cina il 13 dicembre 1866, dopo la necessaria preparazione nel Convento romano di S. Bartolomeo all’Isola Tiberina. Fu destinato a Tayuanfu, nello Shansi con Mons. Grassi. In qualità di Vicario Generale, si dedicò a visitare le cristianità, ad amministrare i Sacramenti, a predicare ai cristiani e non cristiani. A Parigi lo sopraggiunse la notizia della sua nomina a Vescovo coadiutore di Mons. Grassi ed ivi fu consacrato il 24 agosto 1898. Percorse la Francia, il Belgio, l’Inghilterra per cercare aiuti e sussidi e riprese il viaggio per la Cina il 12 marzo del 1899 con un drappello di nove giovani missionari, sette Francescane di Maria (2 Belghe, 3 Francesi, 2 Italiane). Mentre si accingeva al lavoro del nuovo ufficio, lo colse la tempesta del 1900 con l’avvento nello Shansi del sanguinario governatore Jü-sien. Al fratello che lo invitava insistentemente a tornare in Italia scriveva: "Desidero di morire con le armi in mani combattendo contro l’inferno per essere più vicino di volarmene al Cielo".

    Elia Facchini - Sacerdote
    Nacque a Reno Centese in Provincia di Ferrara ma dell'Archidiocesi di Bologna, il 2 luglio 1839 da Francesco e Marianna Guaialdi, terzo ed ultimo figlio. Chiese ancora giovane di essere ammesso tra i Figli di S. Francesco. Emise la sua professione religiosa il 1° novembre 1859. Il 18 dicembre 1864 fu ordinato Sacerdote. Nel 1866 chiese ed ottenne di recarsi nelle missioni della Cina, preparandosi allo scopo a Roma nel Convento di S. Bartolomeo all'Isola Tiberina. Nell'aprile del 1868 giunse a Tayuanfu. Fu chiamato ben presto a dirigere il Seminario indigeno a Tayuanfu dove insegnò lettere e teologia. Partecipò ai due Sinodi Regionali del Vicariato, del 1880 e 1885 ed al 3° Sinodo dello Shensi. Nel 1893 fu fatto Superiore e Maestro di Novizi nel Convento di Tun-el-Koun costruito da Mons. Grassi. Richiamato ben presto a Tayuanfu tra i suoi giovani, ai primi del 1900, allorchè presagì il vicino martirio, "se mi ammazzeranno - soleva dire - andrò in Paradiso più presto. Il mio corpo è già logoro. Ringrazierò il Signore se dovrò morire per la Religione". Furono queste le sue ultime parole.

    Teodorico Balat - Sacerdote
    Nacque il 23 ottobre 1858 a S. Martino di Tour nella Diocesi di Albi per cui i suoi confratelli di Missione lo chiamavano "il buon Albigese". I suoi genitori Giovanni Francesco e Rosa Taillefer si sforzarono di dargli un'educazione profondamente cristiana. A 11 anni entrò nel Seminario minore di Lavour. Vestì l'abito francescano nel Noviziato della Provincia Minoritica di S. Luigi a Pou il 29 giugno 1880 assumendo il nome di Teodorico. Emise la professione semplice dei voti il 30 giugno del 1881 a Woodeands in Inghilterra e quelli solenni il 2 luglio del 1884. Il Beato approdò in Cina nell'ottobre di quello stesso anno. Mons. Grassi lo chiamò a ricoprire i delicati uffici di insegnante nel Seminario Minore, di Maestro dei Novizi, di Promotore delle Missioni e Cappellano delle Suore Francescane Missionarie di Maria e dell'orfanotrofio. Fu in quest'ultimo ufficio che lo colse la persecuzione. Consigliato a fuggire, rispose con coraggio: "Il mio dovere è di restare". Quando il tiranno Jü-sien venne coi suoi soldati, egli recitava tranquillamente il Breviario. Si alzò, benedisse la bianca schiera delle Religiose e le accompagnò coraggiosamente al supplizio dividendo con esse la palma del martirio.

    Andrea Bauer - Religioso Fratello
    Nacque a Guebwiller, nella Provincia dell'Alsazia, il 24 novembre 1866 da Luca e Lucia Moser. Il 12 agosto del 1886, a 20 anni, vestì l'abito in qualità di Religioso Fratello. Fin dall'ingresso sentì l'aspirazione alle Missioni che poté soddisfare arruolandosi nella spedizione di Mons. Fogolla e raggiunse Tayuanfu il 4 maggio 1899. Il Vescovo Mons. Grassi gli affidò la direzione del personale laico della casa e l'ambulatorio oltre ai servizi propri dei Fratelli. Quì egli attese senza scomporsi, la bufera del 1900 e, con essa, colse la sospirata palma del martirio. "Siamo all'alba del nuovo secolo — scriveva al fratello — non so ciò che ci attende: oh potessi, come il buon ladrone, rubare anch'io il Paradiso!" Quando qualche mese dopo un soldato gli chiese le mani per legarlo, Andrea si prostrò davanti a lui, baciò le catene e, cantando, si diresse verso il luogo del supplizio.



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