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fr. Pacifico Sella ofm
Dopo la morte dell'imperatore Mongke (1259), il
capo delle armate mongole impegnate nella conquista della Cina dei
Sung, Qubilai khan, senza minimamente attendere l'arrivo degli altri
principi discendenti di Gangis-khan si fa acclamare dai suoi generali
gran khan dell'impero mongolo. È la guerra e con essa
l'immenso impero mongolo si frantuma in quattro grandi canati in
costante lotta tra loro: Kipciak (Asia occidentale), Ciagatai (Asia
centrale), Ilkhanto di Persia (Persia e Irak) e Gran Khanato del
Cathay (Asia orientale: Indocina, Cina, Corea). Da questo momento per
raggiungere il Cathay bisognerà passare tutta la Persia,
prendere il mare ad Ormuz, compiere il periplo dell'India, passare le
isole indonesiane e raggiungere le coste cinesi da sud: quasi tre
anni di viaggio e di pericoli. Questo sarebbe toccato a quel frate
che, nel Medio Evo, avesse scelto di predicare l'evangelo alle
popolazioni del Cathay. Questo toccò a frate Giovanni da
Montecorvino (1247-1328), prima di raggiungere, nel 1294, la capitale
del Cathay, Khanbaliq (Pechino), per esservi accolto quale messo
papale. Giovanni da Montecorvino è considerato il
primo fondatore della Chiesa in Estremo Oriente. Primo Vescovo di
Khanbaliq, per l'eroicità della sua missione e le sofferenze
subite nel nome di Cristo, è ritenuto dai francescani un
autentico "gigante" della storia delle missioni "ad
gentes". La missione francescana del Cathay si estinse in
seguito a due impedimenti insormontabili. Innanzitutto,
l'islamizzazione dei canati tartari occidentali comportò un
ostacolo insuperabile per tutti i cristiani che tentarono di passare
attraverso quelle terre per recarsi in Estremo Oriente. I tentativi
non si contano e i martiri neppure. Inoltre non sono trascurabili le
conseguenze della caduta dalla dinastia mongola degli Yuan e l'ascesa
della dinastia cinese dei Ming (1368) che, refrattaria agli influssi
esterni, chiuse le frontiere del nuovo restaurato Impero Celeste. Una
chiusura che, causa l'isolamento in cui cadde la Cina, si mantenne
fino alla seconda metà del sec. XVI, quando i primi missionari
gesuiti poterono approdare su quella stessa costa cinese sulla quale
erano sbarcati, più di due secoli prima, i primi missionari
francescani. Si inaugurava così un'epoca nuova per le
missioni cattoliche in Cina, ma iniziava un'epoca nuova anche per la
stessa Cina, se non altro per aver sbloccato il proprio isolamento
internazionale e culturale. L'arrivo dei gesuiti fu subito seguito da
quello dei francescani. I primi si impegnarono nell'evangelizzazione
dell'alta società cinese; i secondi indirizzarono
fondamentalmente la loro azione apostolica verso le classi povere. Dopo la fallita spedizione missionaria francescana
spagnola del 1579-1585, causa l'ostruzionismo coloniale portoghese,
fu solo nel 1633 che si ripresentò l'opportunità per i
francescani di riprendere l'evangelizzazione dei cinesi. Con l'aiuto
dei missionari domenicani, due frati minori spagnoli riuscirono a
stabilirsi nel Fukien. Negli anni successivi uno di questi, p. Antonio
Caballero ( 1669), con alcuni suoi collaboratori, si
sposterà verso nord fino ad arrivare a Pechino. Intenzionato
di impiantare la missione in Corea, fu invece convinto da due
gesuiti, residenti a Pechino, dell'impossibilità dell'impresa.
I medesimi gesuiti suggerirono invece di riprendere
l'evangelizzazione dello Shantung, sospesa anni addietro dai padri
della Compagnia per difetto di sacerdoti. Era l'ottobre del 1650,
quando i primi frati minori guidati da p. Caballero si stabilirono
definitivamente a Tsinan-fu, capitale della provincia dello Shantung.
Qui il p. Caballero battezzò più di 5000 cinesi. Nel 1665 sorse un primo consistente contrasto nei
confronti dei missionari presenti nel regno. Tutti furono trasferiti
a Canton e ivi trattenuti nella casa dei gesuiti. In quell'anno,
oltre al piccolo gruppo francescano, operavano in Cina 25 gesuiti e 8
domenicani. Anno 1672: riprende l'invio di religiosi dell'OFM.
Si iniziò tutto da capo. I francescani spagnoli insieme ai
domenicani si insediarono nel Fukien e, negli anni successivi, fecero
ritorno nello Shantung, ripigliando così la missione fondata
dal Caballero. Mentre si stava consolidando l'azione missionaria
francescana nello Shantung, i frati spagnoli si stabilirono
saldamente anche a Canton espandendo la loro azione nella provincia
dello Kwangtung, dove fondarono alcune case di suore e altre
residenze. Nel 1690 fu creata la diocesi di Pechino e il
francescano p. Bernardino Della Chiesa ( 1721) fu il suo primo
Vescovo. Così quella grande diocesi, nata per l'opera
apostolica del minorita Giovanni da Montecorvino nel 1310, per opera
di un altro francescano ritornava a vivere dopo la sua estinzione
canonica decretata nel 1410. Passati alcuni anni verrà eretto
il vicariato apostolico dello Shensi con sede a Sian-fu. Fu affidato
al francescano veneto p. Basilio Brollo ( 1704), il quale si
adoperò assiduamente perché la missione si espandesse
verso il Kansu. Nel 1698 l'organico cattolico complessivo ammontava a
16 frati minori (12 spagnoli e 4 italiani), 38 gesuiti, 9 domenicani,
5 agostiniani e 7 sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi, che
tutti insieme costituivano un corpo di 75 missionari. I frati minori
italiani erano presenti nelle province dello Shensi e dello Shansi,
mentre gli spagnoli erano saldamente radicati nelle province del
Fukien, Shantung e Kwangtung. La prima metà del XVIII secolo si
caratterizzò per la questione dei "riti cinesi"
(quale nome dare a Dio Padre e culto dei defunti), già
iniziata verso la metà del secolo precedente, ma che fino
allora non aveva interferito più di tanto con il lavoro
missionario. Aiutato da un clima di larga tolleranza, il
cattolicesimo cinese cresceva oltre le aspettative dei missionari
stessi. Basti pensare che nel 1723 i cristiani cinesi erano oltre
300.000, dei quali 100.000 nelle missioni francescane. Ma proprio in
quell'anno sorsero delle ostilità gravi nate più
per questioni politiche che religiose nei confronti di tutti i
cristiani. Nel 1736 si tramuteranno poi in persecuzione con
l'applicazione della pena di morte per i missionari, e proseguiranno,
più o meno duramente, fino alla metà del secolo XIX.
In seguito all'infausta guerra dell'oppio
(1841-1842) si ebbe la sottoscrizione di un trattato di pace tra i
cinesi e gli inglesi vincitori, cosicché nel 1846 fu imposta
da questi ultimi l'abrogazione di tutte le leggi di condanna del
cristianesimo. Dopo 120 anni le leggi oppressive vennero così
a cessare, e per l'impulso dato da papa Gregorio XVI ( 1846) si
poté ristrutturare l'intera missione cattolica cinese. Furono
fondate nuove diocesi e istituiti nuovi vicariati apostolici, ma
ebbero a nuocere gli ineliminabili legami che la Chiesa dovette per
forza mantenere con le potenze europee, le quali mortificarono non
poco l'opera missionaria, facendola apparire agli occhi dei cinesi
come un'azione di propaganda della cultura e della politica coloniale
occidentale. In questo tempo i frati minori, per un totale di 26
religiosi, furono impegnati direttamente, per iniziativa di
"Propaganda" "Fide", nella cura di tutte le missioni presenti nelle
province di Shantung, Shansi, Shensi, Kansu, Hupeh e Hunan. Originatasi come ultima conseguenza dei movimenti
popolari nazionalisti che volevano debellare la prepotente ingerenza
delle potenze coloniali europee, la rivolta dei Boxer colpirà
principalmente i cristiani, considerati come la concreta conseguenza
dell'egemonia straniera. Ne seguirono rovina e morte. Nello Shantung
furono distrutte più di duecento stazioni missionarie,
più di 10.000 cristiani furono dispersi, di questi più
di duecento furono trucidati causa la loro fede. Peggio avvenne nello
Shansi e nell'Hunan. Basti pensare che furono inoltrate più di
1.500 cause di beatificazione di cristiani martiri appartenenti alle
comunità dello Shansi settentrionale. Di tutti questi il 24
novembre 1946 Pio XII procedette alla proclamazione di 29 beati: i
tre Vescovi, cinque religiosi, sette suore, cinque seminaristi e nove
fedeli. Di questi ultimi ben 11 appartenevano al Terzo Ordine
Francescano. Fallita la sollevazione dei Boxer, con la
conseguente e rinnovata prostrazione della nazione cinese da parte
delle potenze occidentali, le missioni francescane ripresero a
crescere. Si rimpiazzarono i sacerdoti uccisi e si ricostruirono le
chiese distrutte. I seminari furono riaperti. Sebbene la situazione
politica fosse molto difficile, la crescita della Chiesa fu
incredibile. Dal 1900 al 1912 nello Shantung furono battezzati
105.000 adulti. Sempre nel 1912 nell'Hunan, la più difficile
tra le missioni, i cristiani erano 13.112. La guerra civile scoppiata tra il Kuomintang di
Chiang Kai-shek e il Partito Comunista di Mao Tse-tung
costituì una realtà pregna di incognite per il futuro
della Chiesa cattolica: i francescani operanti nello Shensi occupato
dai comunisti, furono subito espulsi. Ma la situazione ebbe
ulteriormente a degradarsi con la guerra cino-nipponica (1937-1945).
Anche qui non si contano gli interventi umanitari operati dai frati
minori e da tutti gli altri missionari a vantaggio degli oppressi,
anche a rischio della propria vita. Un esempio per tutti: moltissime
ragazze cinesi furono nascoste dai francescani per impedire che
fossero inviate nei bordelli dei militari giapponesi. Una nota
importante: durante il secondo conflitto mondiale a Pechino un
francescano siciliano, il venerabile p. Gabriele Allegra, fonda lo
Studio Biblico, con lo scopo di tradurre tutta la Bibbia in lingua
cinese. In seguito, lo Studio Biblico verrà trasferito ad Hong
Kong, dove tuttora risiede. Nel 1946 la Santa Sede giudicò maturo il
tempo in cui la Chiesa in Cina poteva essere retta da una regolare
gerarchia ecclesiastica, cosicché la Cina venne divisa in
venti province ecclesiastiche, tutte sottomesse alla direzione degli
Arcivescovi, elevando nel contempo i vicariati apostolici alla
dignità di diocesi. In seguito a ciò furono assegnate
all'OFM l'assistenza di cinque archidiocesi, tredici diocesi e nove
prefetture apostoliche. In breve, nel 1948 in Cina operavano 706
Frati Minori, di cui circa 150 cinesi, distribuiti in 28 conventi,
per una cura pastorale di più di 400.000 fedeli. Con la proclamazione della Repubblica del Popolo
Cinese, l'1 ottobre 1949, tutti i missionari stranieri furono
espulsi. Iniziò così un esodo che durò fino al
1957. I sacerdoti e i frati cinesi furono tutti incarcerati ed
inviati nei campi di rieducazione: di molti di loro non si
saprà più nulla. |
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