• Updated: Sat, Sep 30, 2000 - Tel. (39) 06684919 - eMail: postgen@ofm.org

  • Mandati al mondo intero
    fr. Giacomo Bini
    Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori


    "Per questo (il Signore) vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di Lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui" (S. Francesco, Lettera a tutto l'Ordine). A partire da queste parole del "Poverello", possiamo cercare di interpretare il significato della solenne canonizzazione dei francescani e delle francescane Martiri in Cina, che ha luogo durante l'Anno Santo per espressa volontà del Santo Padre. L'andare "per il mondo intero" è parte integrante della vocazione francescana sin dall'inizio: i seguaci di Francesco sono "chiamati" per essere "mandati per il mondo intero". Non è possibile fare a meno della dimensione missionaria per comprendere questa vocazione.

    La missione si fa "urgenza" quando accogliamo con serietà l'invito a seguire Cristo, quando viviamo una relazione profonda e autentica con il Signore. "Non si può amarLo e tacere". L'essere discepoli si concretizza nell'essere apostoli, mandati a tutti gli uomini. Anche oggi, un segno sicuro di fedeltà alla vocazione francescana è la disponibilità ad annunciare il Vangelo oltre i confini del nostro paese, della nostra cultura. Il mondo attuale ci propone grandi sfide che interrogano la nostra vocazione: per questo il nostro Ordine, in questi ultimi anni, ha realizzato alcuni progetti missionari animati da Fraternità internazionali e interculturali in diversi paesi dell'Africa, dell'Asia e Europa orientale.

    La missionarietà, l'andare per il mondo, è dunque una questione di fede, di fede viva; è "l'indicatore esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi" ("Redemptoris missio", 11). E attraverso la testimonianza dei Martiri e dei Santi che il Cristo si rivela alla Chiesa e svela il Suo volto. Così pure l'esempio dei nostri fratelli Martiri resta sempre un invito a ritrovare la "freschezza" missionaria per essere pronti a testimoniare l'assoluto di Dio nella nostra vita, abbandonando tutto e ritrovando la nostra libertà interiore ed esteriore nell'annunzio della Buona Novella. La scoperta della paternità assoluta e gratuita di Dio si concretizza per Francesco nella ricerca di una fraternità veramente universale, che si allarga a tutti gli uomini e le donne del mondo intero. Il "Poverello" esprime la sua esperienza di Dio nella testimonianza di una vita semplice e fraterna, e nell'annuncio disarmato e disarmante del Vangelo ad ogni creatura per le strade del mondo. Si tratta di una itineranza fraterna, "due a due". Francesco non manda mai un fratello solo per il mondo. La fraternità e la comunione sono punto di partenza e di arrivo della missione francescana: si va insieme in vista di una riconciliazione universale. La casa dell'apostolo è la via, il suo sostegno la vicinanza dei fratelli di viaggio, la sua forza la presenza dello Spirito che lo abita. Il missionario francescano non si appropria mai di nulla: né di un luogo, né di un progetto, né di un'opera, né di denaro, né di nessuna altra cosa. La gloria di Dio deve risplendere davanti agli uomini nella sua limpidezza, al di là di ogni interesse personale. Solo allora si diventa strumenti e annunziatori credibili di pace. Anche questi uomini e queste donne che veneriamo come Santi ci testimoniano che vocazione, missione e "kenosi", sino al dono totale di sé, sono inseparabili.

    La solenne canonizzazione all'interno dell'anno giubilare che stiamo vivendo, all'inizio del nuovo millennio che vorremmo diverso e più creativo, ci sembra un'occasione propizia: è un "kairos" che ci è offerto dalla misericordia del Signore per dare nuovo vigore alla forma di vita francescana attraverso la sua dimensione missionaria. La generosità e l'audacia dei nuovi Santi e delle nuove Sante diventano, allora, provocazione per tutti noi, seguaci di san Francesco in questo nuovo millennio. Il Signore, che abbiamo scelto di seguire, è il Dio dell'impossibile. Egli è con noi. Perché non osare anche noi, oggi, con Lui?


    dall'Osservatore Romano del 1 ottobre 2000



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