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Mandati
al mondo intero
"Per questo (il Signore) vi mandò per
il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di
Lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non
c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui" (S. Francesco,
Lettera a tutto l'Ordine). A partire da queste parole del
"Poverello", possiamo cercare di interpretare il significato della
solenne canonizzazione dei francescani e delle francescane Martiri in
Cina, che ha luogo durante l'Anno Santo per espressa volontà
del Santo Padre. L'andare "per il mondo intero" è
parte integrante della vocazione francescana sin dall'inizio: i
seguaci di Francesco sono "chiamati" per essere "mandati per il mondo intero". Non è possibile fare a
meno della dimensione missionaria per comprendere questa
vocazione. La missione si fa "urgenza" quando
accogliamo con serietà l'invito a seguire Cristo, quando
viviamo una relazione profonda e autentica con il Signore. "Non
si può amarLo e tacere". L'essere discepoli si
concretizza nell'essere apostoli, mandati a tutti gli uomini. Anche
oggi, un segno sicuro di fedeltà alla vocazione francescana
è la disponibilità ad annunciare il Vangelo oltre i
confini del nostro paese, della nostra cultura. Il mondo attuale ci
propone grandi sfide che interrogano la nostra vocazione: per questo
il nostro Ordine, in questi ultimi anni, ha realizzato alcuni
progetti missionari animati da Fraternità internazionali e
interculturali in diversi paesi dell'Africa, dell'Asia e Europa
orientale. La missionarietà, l'andare per il mondo,
è dunque una questione di fede, di fede viva; è
"l'indicatore esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore
per noi" ("Redemptoris missio", 11). E attraverso la
testimonianza dei Martiri e dei Santi che il Cristo si rivela alla
Chiesa e svela il Suo volto. Così pure l'esempio dei nostri
fratelli Martiri resta sempre un invito a ritrovare la
"freschezza" missionaria per essere pronti a testimoniare
l'assoluto di Dio nella nostra vita, abbandonando tutto e ritrovando
la nostra libertà interiore ed esteriore nell'annunzio della
Buona Novella. La scoperta della paternità assoluta e gratuita
di Dio si concretizza per Francesco nella ricerca di una
fraternità veramente universale, che si allarga a tutti gli
uomini e le donne del mondo intero. Il "Poverello" esprime la sua
esperienza di Dio nella testimonianza di una vita semplice e
fraterna, e nell'annuncio disarmato e disarmante del Vangelo ad ogni
creatura per le strade del mondo. Si tratta di una itineranza
fraterna, "due a due". Francesco non manda mai un fratello
solo per il mondo. La fraternità e la comunione sono punto di
partenza e di arrivo della missione francescana: si va insieme in
vista di una riconciliazione universale. La casa dell'apostolo
è la via, il suo sostegno la vicinanza dei fratelli di
viaggio, la sua forza la presenza dello Spirito che lo abita. Il
missionario francescano non si appropria mai di nulla: né di
un luogo, né di un progetto, né di un'opera, né
di denaro, né di nessuna altra cosa. La gloria di Dio deve
risplendere davanti agli uomini nella sua limpidezza, al di là
di ogni interesse personale. Solo allora si diventa strumenti e
annunziatori credibili di pace. Anche questi uomini e queste donne
che veneriamo come Santi ci testimoniano che vocazione, missione e
"kenosi", sino al dono totale di sé, sono inseparabili. La solenne canonizzazione all'interno dell'anno
giubilare che stiamo vivendo, all'inizio del nuovo millennio che
vorremmo diverso e più creativo, ci sembra un'occasione
propizia: è un "kairos" che ci è offerto dalla
misericordia del Signore per dare nuovo vigore alla forma di vita
francescana attraverso la sua dimensione missionaria. La
generosità e l'audacia dei nuovi Santi e delle nuove Sante
diventano, allora, provocazione per tutti noi, seguaci di san
Francesco in questo nuovo millennio. Il Signore, che abbiamo scelto
di seguire, è il Dio dell'impossibile. Egli è con noi.
Perché non osare anche noi, oggi, con Lui? |
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