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  • "... un lieto annuncio
    di riconciliazione ..."

    fr. Luca De Rosa
    Postulatore Generale ofm

    La canonizzazione di centoventi intrepidi testimoni della fede, martiri in Cina nei secoli XVII-XX, per confermare con il sangue il loro amore verso quella terra, costituisce il più grande omaggio che la Chiesa di Cina possa rendere a Cristo in quest'anno del Grande Giubileo, alle soglie del Terzo Millennio cristiano. Una schiera di martiri che, obbedendo alla voce dello Spirito e arsi dall'ardore della carità, si erano totalmente consacrati alla edificazione di una civiltà alimentata dall'amore e dalla forza dell'eterno Vangelo della pace, e che, con la loro canonizzazione, si fanno lieto annunzio di riconciliazione per la terra irrorata dal loro sangue.

    Di nazionalità cinese la maggioranza di essi (87) e nativi dell'Europa i restanti 33 martiri, tutti però confermarono con il dono della vita la verità del Vangelo di cui furono miti e coraggiosi annunciatori.

    Trenta dei nuovi santi appartengono alla Famiglia Francescana e formano una nuova, splendida pagina della plurisecolare "storia d'amore" che i figli di Francesco d'Assisi hanno saputo scrivere nel "Regno di Mezzo".

    Il primo nome della lunga teoria è quello del Beato Giovanni Lantrua, nato a Triora (Imperia) nel 1760 e giunto in Cina nel 1799, dopo di essere diventato Frate Minore nella provincia Romana nel 1777. Apostolo insonne del Vangelo, operò dapprima a Macao, successivamente nella provincia dell'Hunan, passando infine nello Kiang-si. Tradito da uno dei suoi catechisti, nell'estate del 1815 fu arrestato e condannato alla pena capitale perché ministro della religione cristiana. Fu strangolato il 7 febbraio del 1816 e beatificato da Leone XIII il 27 maggio dell'Anno Santo 1900. Il suo corpo è custodito nella basilica della "Ara Coeli" in Roma.

    I santi Vescovi Gregorio Grassi di Castellazzo Bormida (Alessandria), titolare di Ortosia di Finicia e Vicario apostolico dello Shansi, e Francesco Fogolla di Montereggio (Massa Carrara), titolare di Bagi e Coadiutore di Mons. Grassi, Frati Minori entrambi, guidano la schiera dei ventisei Martiri dello Shansi. Insieme ai presbiteri Elia Facchini di Reno Centese (Ferrara) e Teodorico Balat di Albi (Francia) nonché al Fratello Andrea Bauer di Guebwiller in Alsazia (Francia), anch'essi membri dell'Ordine dei Frati Minori, diedero la vita per Cristo a Tayuanfu il 9 luglio 1900, per mano dei Boxers, animati da un indomito amore per la terra già evangelizzata da Giovanni di Pian del Carpine (†1252) e da Giovanni da Montecorvino (†1328). Operai instancabili del regno di Dio, erano giunti in Cina rispettivamente nel 1860 e nel 1866, trovando poi negli altri tre Martiri generosi collaboratori del loro intenso ministero episcopale.

    Socie nel martirio dei cinque Frati Minori furono sette Francescane Missionarie di Maria: Maria Ermellina di Gesù (Irma Grivot) nata nel 1866 a Baune (Dijon) in Francia, Maria della Pace (Maria Anna Giuliani) nata a Bolsena nel 1875, Maria Chiara (Clelia Nanetti) nata a Santa Maria Maddalena (Rovigo) nel 1872, Maria di Santa Natalia (Giovanna Maria Kerguin) nata in Bretagna (Francia) nel 1864, Maria di S. Giusto (Anna Moreau) nata nel 1866 a Rouen in Francia, Maria Adolfina (Anna Dierk) di Ossendrecth in Olanda dove era nata nel 1866 e Maria Amandina del S. Cuore (Paola Jeuris) nata nel villaggio fiammingo di Schakebroeck nel 1872.

    Erano giunte in Cina nel 1899 per consacrarsi totalmente al servizio delle orfane e dei più deboli. Il martirio fu per esse la piena attuazione della speciale vocazione missionaria, secondo il carisma della Fondatrice, la Ven. Maria della Passione.

    Del glorioso drappello fanno parte anche quattordici laici, tutti di nazionalità cinese, undici dei quali appartenenti all'Ordine Francescano Secolare. Cinque di questi ultimi erano anche seminaristi. Gli altri tre erano collaboratori domestici dei due Vescovi e dei cinque missionari, e non vollero abbandonare i loro pastori nel momento difficile della prova.
    I loro nomi intessono una splendida corona che essi offrono a Cristo, Signore dell'Universo e Principe della pace: Giovanni Tchang, Patrizio Tun, Giovanni Van, Filippo Tchang, Giovanni Tchang, Tommaso Sen-Ki-Kuo, Simone Tceng, Pietro U-Ngan-Pan, Francesco Tchang-Iün, Mattia Fun-Te, Pietro Tciang, Giacomo Ien-Ku-Tun, Giacomo Tciao-Tciuen-Sin, Pietro Wan-Ol-Man.
    Un terzo gruppo di Martiri, formato da tre Frati Minori, subì il martirio nell'Hunan Meridionale nel luglio del 1900, vittime della violenta persecuzione religiosa scatenata dai Boxers, come nello Shansi. L'insurrezione della "Associazione della giustizia e dell'armonia", detta dei Boxers, scoppiata nello Shantung, si era estesa rapidamente in vaste Regioni della Cina, colpendo duramente i cattolici cinesi e particolarmente i Missionari europei, considerati nemici del popolo cinese ed accusati di atti abominevoli.

    Anche nell'Hunan Meridionale la bufera non tardò a. scatenarsi in tutta la sua violenza, colpendo persone e strutture missionarie.
    Il primo ad essere immolato per Cristo e per la verità del suo Vangelo d'amore, fu l'abruzzese Cesidio Giacomantonio, nato a Fossa Aquilana nel 1873 e giunto in Cina nel 1899. Allorché il 4 luglio 1900 la sua residenza fu invasa dalla plebaglia, dimentico del pericolo che lo sovrastava, temendo che le specie eucaristiche potessero essere profanate, si recò in cappella per mettere in salvo la divina Eucaristia. Ferito mortalmente, fu avvolto in una coperta imbevuta di petrolio e bruciato vivo.

    Tre giorni dopo la stessa sorte toccò al Vescovo Antonino Fantosati, titolare di Adraa e Vicario apostolico dell'Hunan Meridionale, nato a Santa Maria in Valle, presso Trevi nell'Umbria, nel 1842, e al suo fedele compagno Giuseppe Maria Gambaro, nato a Galliate (Novara) nel 1869, che coronavano con la gloria del martirio un lungo servizio di carità a vantaggio dei fratelli della Cina, per i quali essi si erano dati senza nulla chiedere in cambio.

    Ai 29 Martiri dello Shansi e dell'Hunan Meridionale fu attribuito il titolo di Beati il 24 novembre 1946 dal servo di Dio Papa Pio XII.


    dall'Osservatore Romano del 1 ottobre 2000



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