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Omelia del Ministro generale Fra Giacomo Bini
La prima lettura che abbiamo ascoltato, tratta dagli Atti degli Apostoli, è animata da un “movimento” missionario particolare: Paolo, Sila e Timoteo sono impegnati nei loro viaggi apostolici e missionari: si muovono da una città all’altra, vanno incontro alla gente, annunciano la Buona Novella, accolgono e sono accolti... Ad ogni tappa del loro viaggio escono per incontrare gli uomini e le donne là dove vivono e si ritrovano: luoghi sacri e profani, nelle sinagoghe e lungo il fiume, senza preclusione di persone, siano esse i rabbini o le donne di Filippi: «E, sedutisi, rivolgevano la parola alle donne colà riunite» (At 16,13).
Anche per noi, oggi, è importante andare incontro, essere capaci di sedere, di situarci in mezzo alla gente con semplicità per ascoltare e annunziare la Buona Novella senza paura con la vita e con la parola. Essere in mezzo agli altri senza pretese, senza voler misurare immediatamente i risultati raggiunti...
Nel capitolo 16 della Regola non bollata, Francesco ci ricorda che l’andare verso gli altri, verso i “diversi” da noi per mentalità, cultura o religione, dovrà essere caratterizzato da un vivere “cristiano”, da un’empatia ed un’amicizia che evangelicamente ci rende disponibili a ricevere e ad offrire ospitalità. Poi, «quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio» (Rnb 16,7): l’annuncio segue questa esperienza di vita.
«Quando verrà il Paraclito... anche voi mi renderete testimonianza perché siete con me sin dall’inizio» (Gv 15,26-27).
La certezza della presenza dello Spirito è la nostra forza di fronte ad ogni difficoltà; è il nostro coraggio per testimoniare ed annunciare senza paura. La speranza è fondata sulla fedeltà del Signore più che sulle nostre capacità. Le prove non mancheranno, ma il Vangelo ci garantisce un futuro positivo grazie alla presenza del Signore e del suo Spirito in mezzo a noi. «Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi» (Gv 16,1): l’incomprensione, l’indifferenza, la violenza del mondo, possono suscitare scandali, dubbi e interrogativi nei credenti; ma i discepoli sapranno affrontarli con serenità e fiducia facendo memoria della “via di Gesù”, della logica evangelica del seme che muore per generare vita.
Cari Fratelli, il Capitolo che oggi iniziamo è il primo del terzo millennio: lo viviamo con negli occhi e nel cuore l’eco di tante violenze, guerre, sopraffazioni di innocenti indifesi, povertà disumane. Siamo circondati da tensioni, minacce, ricatti: la Chiesa continua a contare i suoi martiri, mentre affronta ostilità, indifferenza, perdita progressiva della fede, le tante infedeltà al suo stesso interno. Anche il nostro Ordine è chiamato a confrontarsi con le crisi di fedeltà, le crisi vocazionali, di strutture, di relazione con il mondo...
- Come Paolo, Sila e Timoteo, siamo chiamati a riprendere con coraggio il cammino apostolico verso nuove terre e nuovi orizzonti, verso gli altri e con gli altri nella semplicità francescana.
- I segni dei tempi ci spingono ad analizzare e interpretare i cambiamenti in atto senza lasciarci passivamente strumentalizzare da logiche anti-evangeliche, da pseudo-valori predominanti, da infinite forme di alienazione.
- La certezza della presenza dello Spirito in mezzo a noi, più che mai forte in questi giorni, ci darà la luce e la forza necessaria per convergere su nuovi orientamenti che ci aprano ad un futuro di speranza fondato sulla fedeltà di Dio.
Il Signore ci benedica e ci accompagni!
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