Capitulum Generale
Ordinis Fratrum Minorum
Portiunculae (S. Mariae Angelorum)
24.V.2003 - 21.VI.2003

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27.05.2003


Relazione al Capitolo: Presentazione prima parte

Fra Giacomo Bini, ofm
Ministro generale

Adempimento dei mandati capitolari
1. Il Capitolo generale del 1997: dalla memoria alla profezia

Siamo stati privilegiati dal Signore con la vocazione francescana, con l’acquisizione, al tempo stesso, della grande e ricca eredità della nostra tradizione carismatica che, secolo dopo secolo, è giunta sino a noi grazie alla tenacia ispirata e innovativa dei confratelli che ci hanno preceduto nelle diverse epoche storiche.


Noi Frati minori, all’inizio di questo nuovo millennio, dobbiamo essere grati al Signore per averci chiamati a partecipare a questa eredità; ma questa tradizione ricca di santità ci viene affidata come grave responsabilità e come impegno per farla fruttificare ancora. Non basta custodirla così come ci è stata trasmessa e consegnata: occorre curare che rimanga viva e vivificante per la Chiesa e per il mondo del nostro tempo. La parabola evangelica dei talenti ci mostra bene con quanta serietà occorra investire e far fruttificare i doni ricevuti per non essere privati di tutto.


Il documento capitolare del 1997 ci chiedeva fondamentalmente di rinnovarci a partire da un dialogo aperto:

* dialogo della Fraternità con il mondo e le sue diverse culture: un’esigenza che nasce dalla nostra vocazione e missione;
* dialogo interreligioso ed ecumenico, di cui il nostro tempo ha particolarmente bisogno;
* dialogo all’interno della Famiglia francescana e della nostra stessa Fraternità, come segno di speranza e premessa per nuovi, più vasti traguardi.

Per realizzare questo progetto di dialogo venivano richieste:

* una revisione globale delle strutture, per renderle adatte a favorire un cammino vocazionale e missionario più spedito e creativo;
* una formazione permanente ed iniziale "solida", integrata nella radicale ricerca di Dio;
* una condivisione fraterna di mezzi e persone, di ciò che siamo e che abbiamo, per poter gioiosamente "restituire" tutto al Signore.

2. Per favorire il dialogo: alcuni strumenti
La Chiesa e il mondo si aspettano da noi una profonda disponibilità al dialogo per dare credibilità alla nostra testimonianza e "incarnare" il messaggio di riconciliazione della Pasqua di Gesù. I mezzi che l’ultimo Capitolo suggeriva sono:

* il Servizio per il Dialogo;
* l’impegno per GPSC;
* potenzialità della comunicazione.

Servizio per il Dialogo (n. 7; All. 1)
Istituito dal Definitorio generale precedente, questo strumento avrebbe dovuto continuare e crescere per esprimere sempre meglio questa dimensione nei tre settori del dialogo: ecumenico, interreligioso e con le culture; sono testimone del serio impegno profuso nella coscientizzazione. Alle Conferenze era stato richiesto di studiare la possibilità e la convenienza di istituire questo servizio anche localmente, secondo le diverse situazioni. Non è stato facile coinvolgere Conferenze e Entità in questo settore; mancano una coscienza dell’importanza di questo aspetto della nostra vocazione e le strutture adeguate. Ma continuo a pensare che sarebbe grave, per le difficoltà esistenti, rinunciare a questa dimensione essenziale per la nostra vocazione e missione. "Il dialogo è il nuovo nome della carità", diceva Paolo VI, e questo vale anche per noi.
Come creare un cultura del dialogo, inteso come incontro, e quali strutture favorire?


Impegno per GPSC (nn. 8-10; 103; All. 2)
Mi sembra che in questi anni ci sia stata una presa di coscienza molto più ampia su questo aspetto importante della nostra vocazione. L’Ufficio della Curia si è rafforzato e ha definito con maggior chiarezza il proprio ruolo; si è impegnato seriamente nell’animazione (Convegni, sussidi, pagina web, iniziative di solidarietà…). Rimane, tuttavia, una specie di "paura" quando si tratta di impegnarsi come Frati per valori come la pace, la giustizia, la vita, la riconciliazione. Altre volte non è chiaro il cammino da seguire. Certo, la problematica è complessa e non sempre è facile avere la saggezza necessaria… Forse pensiamo che non tocchi a noi, che non sia il nostro ruolo. Ma la Chiesa ci invita a questo, come anche la nostra legislazione (cfr. CC.GG. 96-97). Il mondo ha più che mai bisogno di persone "pacificate", sagge e impegnate nel favorire la riconciliazione, la giustizia e la pace. Il nostro stesso carisma ci chiede di essere pontefici, costruttori di ponti, di essere presenti attivamente, in minorità e fraternità, nei luoghi "di frontiera". Forse anche per questo aspetto abbiamo bisogno di nuove strutture provinciali maggiormente collegate al cammino della formazione e della comunicazione. Certamente occorre più convinzione.
Come raggiungere il tessuto della vita quotidiana del Frate con questa dimensione vitale della nostra spiritualità?


Senza comunicazione non si costruisce comunione (nn. 50; 197; All. 6)
L’ufficio è stato valorizzato e potenziato grazie all’adozione di nuovo personale, di mezzi tecnici più adeguati e del necessario sostegno economico.

Si tratta di uno strumento importantissimo per far crescere la conoscenza reciproca, oltre che la comunione e il senso di appartenenza attraverso lo scambio dei diversi documenti, delle esperienze in atto e di quanto viene fatto nelle diverse Entità.

Ora disponiamo dei mezzi tecnici necessari: ci manca, forse, una coscienza relazionale. Certamente l’Ufficio della Curia andrà continuamente migliorato, ma occorrerà trovare anche le modalità per far crescere la comunicazione con le Entità: un ufficio provinciale? Una persona di riferimento?

La comunicazione è un flusso dinamico e reciproco, non può mai essere a senso unico: la nostra capacità di comunicare può morire al suo nascere se si arresta nelle Curie senza provocare un dialogo e senza coinvolgere ogni fratello.


3. Nuove forme, nuovi modi di evangelizzazione (nn. 11-25; All.3)
Tutti siamo d’accordo sul fatto che oggi siamo chiamati a rivedere profondamente il nostro modo di vivere il Vangelo e, di conseguenza, il nostro modo di testimoniarlo, di presentarlo e comunicarlo agli altri, tenendo conto dei cambiamenti storici e culturali sempre più globali. Il Capitolo generale del 1997 ci invitava alla creatività, a tentare ´nuove forme e nuovi modi di evangelizzazioneª (MP 14). Questo invito può significare:

* fare cose nuove nel senso di "inventare" nuove attività apostoliche o missionarie;
* trasformare ciò che già si fa adattandolo alle esigenze vitali di oggi;
* intuire ciò che sta nascendo e maturando, per poterlo integrare in un cammino evangelico di conversione e di annuncio;
* rivedere il nostro modo di servire nelle Parrocchie che ci sono affidate per verificare se corrisponde alla nostra identità francescana;
* far crescere in noi un cuore convertito e appassionato, "conquistato" da Dio per essere inviato al mondo;
* favorire la leggerezza/libertà da ogni impedimento che possa rallentare il nostro cammino;
* la coscienza carismatica di essere mandati in fraternità, così diversa dalla "autogestione" arbitraria e individualista di una "propria" missione, di un "proprio" apostolato…

Molte Entità, con coraggio e apertura, hanno tentato nuove forme di evangelizzazione coerenti con il nostro carisma e con le esigenze del mondo in cui viviamo (cfr. Dai segni dei tempi al tempo dei segni); altre si stanno organizzando. Ho potuto constatare di persona che ci sono molti Frati disponibili, ma si scontrano con la difficoltà principale di armonizzare il nuovo con il vecchio: rischiare nuove forme senza abbandonare nessuna di quelle ricevute. Spesso le scelte implicano rinunce che prima o poi diventano necessarie se non vogliamo rimanere ai margini della storia, o ridurci al ruolo di semplici supplenti del clero locale nelle rispettive Chiese, con il rischio connesso di perdere la nostra vocazione e le nuove vocazioni. Ci sono Fratelli che vivono situazioni di tensione molto forti: dobbiamo sentire la responsabilità di pregare perché queste situazioni non si trasformino in frustrazione e abbandono della propria vocazione, o in un adeguamento passivo ad una routine quotidiana in cui è assente lo spirito evangelico.


4. Dialogo e rapporti all’interno della nostra Fraternità (nn. 26-29)
Alcune richieste del Capitolo erano rivolte sia al Definitorio generale che ai Ministri provinciali. Al Definitorio generale erano richiesti:

* sussidi per l’animazione e la missione dei Frati anziani e infermi (cfr. Lettera per san Francesco ’98; L’Ordine oggi, 2000);
* il proseguimento del dialogo con la CIVCSVA per il riconoscimento e la riacquisizione della nostra identità come "istituto misto" (VC 61).

Ai Ministri provinciali veniva richiesto:

* di "elaborare un progetto di vita fraterna e di evangelizzazione tenendo conto del documento Riempire la terra del Vangelo di Cristo";
* di promuovere l’identità dell’Ordine e l’uguaglianza dei Frati;
* di creare programmi di formazione permanente e iniziale per favorire un cambio di mentalità, soprattutto nella cura pastorale delle vocazioni, presentando l’Ordine come Fraternità composta da chierici e laici, accentuando la formazione francescana (negli anni di professione temporanea), e inserendo i Frati laici nei servizi di evangelizzazione.

Per quanto ci risulta si è fatto abbastanza in diverse Entità per quanto riguarda la formazione francescana, almeno a livello teorico. Meno si è fatto per un "cambio di mentalità", per l’inserimento di tutti i Frati nei programmi di evangelizzazione, e soprattutto per il piano provinciale di evangelizzazione.


Alle Conferenze e alle Entità si chiedeva di studiare alcune situazioni emergenti nella nostra vita:

* Frati che vivono da soli;
* individualismo;
* attivismo e problemi affettivi.

Cosa abbiamo fatto? Molti problemi restano e si acuiscono; dovremo riprendere questa riflessione.


5. La condivisione dei beni (nn. 40-45; 50-52; All. 5)
È l’espressione di un dialogo fraterno in atto: si tratta di collaborazione a livello di personale e di mezzi economici. Negli ultimi anni abbiamo molto camminato per crescere nella coscienza di una solidarietà che esprime fiducia e senso di appartenenza. C’è una solidarietà che fa capo alla Curia generale e che è necessaria per continuare a servire l’Ordine come struttura di coordinamento (cfr. fondi per l’evangelizzazione missionaria, per la formazione, aiuti di emergenza alle Entità, Fondo Giubileo…).

Un principio che mi sembra essenziale, ma che non tutti sembrano cogliere come tale, è che nessuno è tanto povero (in persone, strutture, economia…) da non avere nulla da dare. Penso si possa fare di più.


6. Formazione e Studi (nn. 30-39; All. 4)
Come Definitorio generale abbiamo cercato di eseguire quanto era richiesto dal Capitolo.

Ai Ministri provinciali venivano affidate alcune sfide importanti: curare una solida formazione permanente e iniziale per evitare i due estremi, essere assorbiti dallo spirito del mondo o starsene ai margini della storia.

Una formazione in grado di favorire la crescita umana, cristiana, spirituale e che apra ad autentiche relazioni fraterne.

Una formazione capace di preparare alla missione evangelizzatrice (anche nel caso di Parroci ed altri operatori pastorali francescani…).

Cosa è stato fatto nelle Province?


7. Per riflettere
Formazione ad un dialogo aperto: forse siamo troppo "preoccupati" per le nostre strutture e problematiche interne, e questo "rallenta" il nostro slancio missionario. Siamo chiamati ad una formazione aperta della mente e del cuore sulle problematiche dell’uomo di oggi:

* i grandi problemi sociali: violenza, emarginazione, guerre, droghe, profughi, poveri sempre più numerosi, diritti più elementari calpestati, difficoltà nell’apertura fiduciosa alle relazioni con l’altro, difficoltà nel dialogo ecumenico e interreligioso…
* La formazione deve includere anche una lettura critica dell’organizzazione sociale, per non farci cadere vittime ingenue di culture egemoniche di morte.
* Educare ad un profetismo che sappia individuare i segni della nuova vita e accoglierli in un cuore appassionato che sa "costruirsi" attraverso il rischio dell’esperienza.
* Ancora, formare al dialogo all’interno della Chiesa, con tutti le sue componenti e i suoi movimenti, con tutti i ricercatori di Dio…

Progetto provinciale di evangelizzazione: non possiamo rimandare lo studio e la realizzazione di un simile progetto. Costituisce l’occasione per il superamento della "crisi da sopravvivenza" e l’inizio di cammini nuovi di fede e di evangelizzazione. Abbiamo le strutture necessarie, a livello delle singole Entità, per riflettere su questo tema tanto importante?

Come creare una cultura del dialogo, della relazione, e quali strutture sono da creare per facilitarla?

Ufficio GPSC: occorrerà trovare persone o strutture con cui dialogare in tutte le Province. Come far crescere questa dimensione di solidarietà in tutto l’Ordine? E come raggiungere la "vita quotidiana" di ogni Frate?

Ufficio per lo sviluppo, sostegno al Segretariato per l’Evangelizzazione missionaria, fondo per la Formazione e gli Studi: la partecipazione di tutti a questi progetti diventerà il segno concreto della solidarietà e della collaborazione che coinvolgono tutte le Entità. Credo che il Capitolo dovrà nuovamente incoraggiare questa condivisione fraterna.

Importanza dei Congressi e dei Convegni interprovinciali e internazionali
Vorrei spendere qualche parola su questi eventi che si sono ripetuti negli ultimi anni: al di là dei risultati più o meno appariscenti, questi incontri hanno costituito esperienze forti per i singoli Frati che vi hanno partecipato e per le loro Entità. Il primo frutto è una più chiara presa di coscienza della nostra identità come Fraternità universale, luogo di riconoscimento e di appartenenza, un’appartenenza che valorizza, senza sminuirla, la Fraternità provinciale. È sempre uno stimolo e una iniezione di speranza perché apre a dimensioni più universali, più adatte alla nostra vocazione e missione. Sicuramente nei settori della formazione e di GPSC sono stati fatti passi significativi per mostrare ai Frati e alle Province l’importanza dell’impegno in questi ambiti.



                   

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