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Riflessione di Fra Massimo Reschiglian ofm, Min. Prov di Assisi
Qui, di fronte a questo Crocifisso, ha preso il via la missione ecclesiale di Francesco. E’ un volto maestoso e solenne quello che stiamo contemplando questa sera e così doveva apparire anche al giovane Francesco quando, poco più che ventenne, dopo aver fallito come cavaliere si soffermava nei pressi di questa chiesa a pregare con le parole: ‘Altissimo e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio’.
Racconta la Leggenda dei Tre Compagni: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela». Tremante e stupefatto, il giovane rispose: «Lo farò volentieri, Signore» (3Comp, 13). La contemplazione di questo volto di gloria mette nel suo cuore come una urgenza prodotta dallo Spirito, una passione, una voce, alla quale egli desidera rispondere con tutto se stesso; egli è guidato dal Cristo contemplato su questa icona ad accorgersi che la sua Chiesa è cadente, che i poveri della terra hanno bisogno di lui, che l’uomo che incontra ogni giorno è ferito, malato, nel corpo e soprattutto nello spirito e – infine – che Egli abita in ogni chiesa del mondo.
Dice il Celano (FF 826), che ‘da allora gli fu impresso nel cuore, a tratti profondi, il ricordo della passione del Signore’. La contemplazione, allora, non è solo l’inizio della missione, ma anche di una trasformazione interiore che Francesco vive durante tutta la sua vita. Nel suo cuore si fissa il ricordo, la nostalgia di questo volto di misericordia; in esso è svelata la grandezza di Dio, che ha scelto la via della debolezza e della minorità per farsi conoscere a noi.
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