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Omelia nella vigilia di Pentecoste
(Fr. Hermann Schalück ofm)
Fratelli e Sorelle,
preparandoci alla Solennità della Pentecoste, ho davanti agli occhi due immagini contrastanti: l’una è la stessa chiesetta della Porziuncola, luogo di rinnovate “pentecosti” della nostra Famiglia Francescana. E’ il luogo della celebrazione sempre nuova dei frutti dello Spirito, nell’apertura e nell’accoglienza. Qui Francesco accolse la parola, il Perdono, i compagni dopo la missione. Qui egli accolse Chiara. Questo è il luogo della costruzione della prima “fraternità in missione”, qui si celebrano lungo i secoli i Capitoli come luoghi di ascolto, discernimento, fraternità. In tutto ciò è simbolo vivo della unità nella diversità dei doni. Ma anche della composizione sinfonica dei molteplici doni in fondamentale unità.
L’altra immagine è una contro-immagine: La decisione di costruire una torre (prima lettura) è simbolo di un potere monolitico che rende schiavo l’uomo, imponendo una sola visione del mondo, una sola autorità, un unico progetto culturale e religioso. E’ il simbolo di ogni tentativo di piegare la religione e la spiritualità ai propri fini, di porla al servizio del potere, annullando le differenze tra le persone e culture.
La promessa dell’effusione dello Spirito su giovani e anziani, uomini e donne, ci ricorda che non ci sono confini né limiti di razza, sesso, cultura, età. Dio è “Spirito e Vita”, egli è infinita libertà. Egli stesso è dialogo, relazione, unità nella diversità. Bisogna riconoscere la assoluta “priorità” dell’iniziativa di Dio, senza attribuire a lui i nostri progetti forse prefabbricati. Bisogna pregare incessantemente con Francesco: Dame senno e conoscimento, che io faccia il tuo santo e verace comandamento.
Anche nel nostro Ordine oggi, abbiamo più che mai bisogno dell’opera dello Spirito, sia nella conversione dei nostri cuori, sia nella conversione delle nostre strutture mentali e organizzative. Per superare le nostre resistenze, penso che dovremmo “ruminare”, anche in questo Capitolo, una della parole più belle e più incoraggianti del Vangelo. E’ l’invito del Cristo Risorto: Non abbiate paura.- Do not be afraid.- Habt keine Angst. La tentazione è sempre quella di chiudersi in se stessi, di tener chiuse le porte del proprio cuore, delle fraternità, delle province e conferenze, della stessa Chiesa, mentre la nostra missione in un mondo così bello e così fratturato è sempre quella di una incarnazione più coraggiosa, di un dialogo incondizionato con le culture e religioni, in una tonalità sempre meno clericale e più fraterna, con tutti gli uomini e le donne di oggi. Abbiamo pure la missione di una comunione vitale reciproca con tutta la Famiglia Francescana e, penso, in questo momento storico soprattutto con le nostre sorelle Clarisse e con l’Ordine Francescano Secolare; non per ultimo anche con tutti coloro che cercano di condividere con noi, forse in forme nuove, il carisma di Francesco e di Chiara. La Pentecoste, la Pentecoste celebrata qui alla Porziuncola, sono convinto possa essere un antidoto efficace contro la paura e i pregiudizi. Non abbiate paura.
In un discorso al Consiglio Mondiale delle Chiese (Uppsala 1968), il metropolita Ignatios di Lattaquié pronunciò queste parole:
“Senza lo Spirito Santo,
Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa una semplice organizzazione,
l’autorità sarebbe dominazione,
(il discernimento lotta ideologica)* ,
la missione una propaganda,
il culto un’evocazione
e l’agire cristiano una morale da schiavi.
Ma con la presenza dello Spirito,
il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno,
Cristo risorto è presente,
il Vangelo è potenza di vita,
la Chiesa significa la comunione trinitaria.
(il discernimento è la comune ricerca dei calori del Regno)*,
l’autorità è un servizio di liberazione,
la missione è una Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione,
l’agire umano è deificato.” **
Concludo con una mia preghiera:
Oggi, o Dio, noi ti preghiamo: mandaci il tuo Spirito.
Egli sia per noi un fuoco ardente e luminoso,
illumini le nostre tenebre e ravvivi una volta ancora il nostro amore.
Sia per noi un alito soave, consoli e tranquillizzi
La nostra pusillanime trepidazione davanti al nostro futuro.
Lo Spirito sia per noi una brezza forte,
ci faccia navigare più arditamente
e indirizzi a nuovi orizzonti il nostro cammino.
Sia noi anche tempesta che rende l’aria pura.
Sia per noi acqua che fa crescere fiori nuovi dopo la siccità.
O Signore della nostra storia,
il tuo Spirito ci faccia toccare con mano che l’antica missione
che tu in verità ci hai affidato
può ancora, anche in questi tempi nuovi, trasformare il mondo.
* Le due righe in (..)sono una mia aggiunta. H. S.
** Il testo si trova in: G. Daneels, Il Fuoco dello Spirito. Milano 1992, p. 11.
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