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Incontro con la stampa - saluto del Ministro generale
Fr. José Rodríguez Carballo, ofm
Saluto tutti voi con le parole ispirate a Francesco d’Assisi dal Signore: «il Signore vi dia Pace».
Noi Frati Minori, riuniti nel “Capitolo di Pentecoste” a S. Maria degli Angeli, presso la Porziuncola, luogo particolarmente amato da Francesco e dove il Poverello si riuniva ogni anno con i suoi Frati, avvertiamo l’urgenza, in un mondo in lotta e diviso, di rivolgere lo stesso saluto a tutti, «ai vicini come ai lontani»: «il Signore doni a tutti la sua Pace». Lo facciamo da Assisi, la città della pace. Con ciò vogliamo sottolineare l’attualità di quel saluto e l’importanza del pressante compito ad essere costruttori di Pace e di Bene.
I lavori capitolari ci hanno condotto, in primo luogo, a rivolgere il nostro sguardo al mondo nel quale ci è stata concessa la grazia di vivere. Tale sguardo ci ha fatto scoprire attorno a noi, e molte volte anche dentro di noi, alcune significative tendenze che possono essere segni di discordia e oppressione o segni di vita. L’individuazione di tali tendenze, pertanto, ci ha spinto a cercare di interpretarle alla luce del Vangelo (cf. Lc 12,54; GS 4), prestando attenzione a ciò che di positivo c’è in esse, ma anche segnalando il rischio che possano trasformarsi in segni di morte.
Tra queste tendenze pensiamo che sia importante richiamare l’attenzione soprattutto sulle seguenti: la dominazione del mercato, la violenza in tutte le sue forme, il fondamentalismo e la cultura dell’immagine.
La dominazione del mercato. Noi Frati minori, che viviamo ed operiamo attraverso vari ministeri in 110 Paesi e nei cinque Continenti, costatiamo il crescente fossato che si sta creando tra i ricchi e i poveri. La concentrazione del potere economico nelle mani di pochi, fa sì che il bene comune si trasformi in realtà in bene per pochi. La concezione di un mercato che si auto-regola, finisce per favorire un mercato a vantaggio solamente di una minoranza. Così, molte volte si calpesta la dignità delle persone. Tuttavia riconosciamo anche il grande potenziale del mercato per creare una comunità umana fraterna. Ci sono i mezzi – comunicazioni, trasporti, la tecnologia, ecc. – per porre i beni della terra a disposizione di tutti. Come minori, e soggetti ad ogni umana creatura per il Signore, ma con la forza che ci viene dal Vangelo, invitiamo tutti a condividere i beni di questo mondo, che sono di tutti e per tutti, e a rispettare la dignità della persona.
La violenza in tutte le sue forme. Il XX secolo passerà alla storia come uno dei secoli più violenti. Questa scia di violenza continua anche nel XXI secolo con il terrorismo, le guerre civili, la pulizia etnica, il commercio delle armi, la violenza contro le donne e i bambini, compresi gli abusi sessuali contro questi... Nello stesso tempo, però, costatiamo che in molti cresce la consapevolezza che tale violenza debba cessare al più presto; il desiderio per la pace e la giustizia tra i popoli. Come Frati minori vogliamo riaffermare la nostra profonda convinzione che nel nostro mondo è possibile la pace, con la giustizia e il perdono.
Il fondamentalismo. Molti giustificano la violenza a motivo del fondamentalismo, che comporta l’esclusione e la volontà di distruggere la legittima diversità di culture e di credi. Un fondamentalismo che generalmente raccoglie i suoi frutti facendo leva soprattutto sul dogmatismo, il fanatismo, il settarismo e il razzismo. Nello stesso tempo, però, notiamo che molte persone scelgono il dialogo tra le religioni e le culture; spendono la propria vita impegnandosi per la pace e il dialogo tra i popoli. Come Frati minori desideriamo ribadire, senza alcuna incertezza, la nostra convinzione che il dialogo è possibile, come vogliamo invitare tutti ad intraprendere, senza titubanze, il cammino del dialogo.
La cultura dell’immagine. Ai nostri giorni occupano un ruolo rilevante i mezzi di comunicazione. A volte possono incentivare la violenza; molte altre volte possono invece promuovere la pace e favorire il dialogo, abbattere le frontiere rendere vicini gli uni gli altri. Dalla nostra condizione di “Frati del popolo”, come ci chiamò Paolo VI, invitiamo tutti ad usare questi mezzi come strumenti di comunicazione e di comunione.
Nel mondo in cui viviamo noi Frati minori vogliamo annunciare la pace e il bene, diventare immagini di pace e di bene per tutti, senza distinzione di razza, lingua o religione.
In questo Capitolo abbiamo ascoltato una forte sollecitazione alla conversione, centrata su alcuni elementi che desideriamo evidenziare.
L’annuncio della Pace e del Bene. La nostra forma di vita, la forma di vita francescana, è la proclamazione di Dio come Amore, come il Bene, il sommo Bene; di un Dio che continua ad essere presente nella storia e che ci chiama a proporre un’immagine alternativa alle immagini di violenza e di sfruttamento che spesso ci circondano. Noi ci sentiamo chiamati ad annunciare, prima con la vita e poi con la parola, la giustizia e la pace; vogliamo proclamare con la nostra vita di comunione in fraternità, che è possibile vivere uniti e creare relazioni familiari nel rispetto delle differenze. Seguendo Cristo che è entrato nella storia umana, facendosi uno di noi, noi, Frati minori, intendiamo abbracciare gli uomini e le donne del nostro tempo, particolarmente i poveri e quelli che soffrono. A questi vogliamo essere soprattutto vicini; e a questi, in primo luogo, è diretto il nostro annuncio e Pace e di bene. In questo Capitolo abbiamo avvertito una speciale chiamata a lavorare attivamente nel mondo come strumenti di pace e di riconciliazione.
Il dialogo come cammino di pace. In un mondo così diviso, come è il nostro, ci proponiamo di tracciare sentieri di dialogo. Il dialogo come sentiero di pace vuol dire che siamo disposti a percorrere una tappa del nostro cammino insieme al nostro vicino, anche se fosse nostro nemico; a perdere del nostro per arricchirci reciprocamente; ad avvicinarci all’altro con riverenza, pace, umiltà, in atteggiamento di ascolto pur sapendo di essere vulnerabili. Una vita impegnata per il dialogo sarà la conseguenza di una preghiera assidua, dell’ascolto, della riflessione, del silenzio e della condivisione.
Itineranza come sorella della pace. L’amore di Cristo ci spinge a seguire le sue orme; ciò comporta essere presenti nei luoghi di frattura e presso quelli che soffrono. La sequela di Cristo ci sfida, e noi desideriamo sfidare gli altri, ad aprire gli occhi e a vedere la povertà che ci circonda in tutte le sue espressioni.
L’evangelizzazione. Il Signore inviò Francesco a predicare la Buona Notizia al di là dei confini del mondo cristiano. Ed Francesco inviò i suoi Frati affinché in fraternità, come chiede lo stesso Vangelo, annuncino che non c’è un altro onnipotente se non il Signore. Il nostro Ordine è un Ordine missionario, apostolico. Oggi rinnoviamo la nostra decisa volontà ad essere fedeli a questa vocazione e missione. Con la nostra vita, con la nostra predicazione, con le nostre attività, desideriamo proclamare la BUONA NOTIZIA, il VANGELO a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo.
Per poter affrontare queste sfide abbiamo bisogno di una formazione solida ed integrale. Il Capitolo in questi giorni ci sta chiedendo proprio questo: che i Frati giovani e gli altri Frati abbiano una formazione solida, centrata sull’essenziale; una formazione che comprenda la dimensione umana, cristiana e francescana; una formazione intellettuale all’altezza della nostra missione; una formazione che preveda anche l’apprendimento delle lingue per creare comunione e fraternità.
Credo che questi giorni del Capitolo stanno iniettandoci forti dosi di speranza e di coraggio. Speranza perché abbiamo costatato che l’Ordine è vivo e solidamente impiantato i tutti i Continenti e sempre più inserito nelle culture locali. Coraggio perché siamo coscienti che il nuovo millennio offre a noi, frati minori, una grande opportunità per essere presenti nel mondo in modo originale e profondamente attuale: come Francesco essere messaggeri della Pace e del Bene che Gesù è venuto a portarci.
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