Omelia d'apertura del
Ministro generale
Valle de la Misericordia, 5 novembre 2001
1. Nicodemo è un uomo aperto, che vuole conoscere; un uomo in ricerca, un uomo che desidera sapere di più. È questo desiderio di ricerca che darà un significato alla sua vita e gli darà il coraggio di essere presente anche dopo la morte di Gesù, al momento della sepoltura...
2. Dio va incontro a chi lo cerca, a chi desidera, a chi si mette in cammino:
* fosse anche di notte, per paura...
* fosse anche per la curiosità che ti fa salire sui rami di un albero, come Zaccheo (Nel Vangelo di Giovanni ritorna la domanda: Chi cercate? Chi cerchi?)
* a chi cerca persino tra i morti, come la Maddalena.
3. Guai a chi ha perso la passione per la ricerca,
* a chi si accontenta di amministrare quello che si è sempre fatto;
* a chi è stanco per le delusioni provate e si lascia trascinare dalla routine;
* a chi vive nella paura di perdere il talento ricevuto e non sa fare altro che nasconderlo, conservarlo...
Rivedere le nostre strutture o crearne di nuove diventa, allora, una condizione di vita: i Fratelli, la Chiesa, il mondo aspettano!
4. Nicodemo è sconcertato:
* vuole conoscere, capire di più (cfr. il giovane ricco);
* vuole "fare" di più.
Gesù chiede "vino nuovo in otri nuovi": non è più tempo di aggiustare, rattoppare, "combinare", mettendo insieme le esigenze di Dio con le pretese del nostro io.
5. Ricerca in fraternità
Siamo tempio di Dio, in noi abita il suo Spirito. Ognuno di noi è responsabile per la costruzione di questo tempio, ma attenzione: con che cosa costruiamo?
* Luomo vive perché si esprime, perché entra in relazione.
* Il cristiano è un uomo in comunione che dà la vita per laltro.
* Il cuore della nostra vocazione è la fraternità. Lo diciamo da più di ventanni; ma come mai abbiamo ancora tante difficoltà a dialogare tra noi, a far crescere i rapporti di fiducia tra le Province, le Conferenze, con il Definitorio generale...?
6. Viviamo in un mondo malato, a livello di relazioni, minacciato dalla violenza e dallodio di ogni genere, avvelenato da ogni tipo di paura. Per noi, oggi, non è più tempo di parole, o di calcoli strategici. Non possiamo più rimandare la testimonianza di quella comunione fraterna a livello universale che ci caratterizza (secondo la Regola e le CC.GG.).
Durante questi giorni abbiamo una responsabilità decisiva: avviare una revisione radicale, se necessario, e disinteressata delle nostre strutture. La sfida è grave e urgente: o sapremo rispondervi provvedendo concretamente con strutture adeguate, o non avremo più nulla da dire al mondo di oggi. Il mondo continuerà per la sua strada e noi continueremo a speculare sulle qualità delle nostre strutture, a rischio che diventino la nostra tomba.
7. "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi?"
Ma noi non siamo puri: non sfuggiamo a pregiudizi di ogni tipo. In questi giorni lasciamoci purificare dal fuoco dello Spirito: se saremo capaci di lavorare fraternamente e disinteressatamente, la luce dello Spirito ci illuminerà, aiutandoci ad individuare nuovi orientamenti e nuovi cammini.
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