Omelia
17.11.2001
Fra Giacomo Bini
Al termine di questo Consiglio plenario lEucaristia che celebriamo vuole esprimere anzitutto il nostro ringraziamento al Signore per la grazia dellesperienza fraterna di questi giorni, per lassistenza del suo Spirito, per limpegno di tutti nella ricerca di come vivere la nostra vocazione francescana proiettati verso il futuro.
La pagina evangelica che abbiamo sentito proclamare ci fa esclamare con san Francesco: "Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, perché finora abbiamo combinato poco" (LM 14,1). Infatti, il Vangelo ci ripropone lesperienza del Poverello con i lebbrosi, lesperienza dellincontro con gli ultimi, con i più poveri.
La povertà è stata per Francesco, con una chiarezza e una convinzione sconcertanti, il luogo della epifania di Dio, dellincontro con Gesù di Nazareth, umile e consegnato totalmente nelle mani degli uomini. Francesco, sino alla fine, ha voluto essere fedele alla "follia" evangelica e seguire il Cristo senza esitazioni e compromessi.
La povertà è, per il Poverello, la conseguenza di un incontro trasformante, e la condizione per un servizio gratuito e disinteressato, sino in fondo.
Se vogliamo essere fratelli di Francesco, anche a noi oggi è chiesto di fare della povertà lepifania privilegiata di Dio. Accogliere e scegliere il cammino di una totale espropriazione come luogo e spazio di incontro con il Signore e con il povero.
Tutta la Fraternità francescana nel mondo intero è chiamata a diventare nel suo essere e nel suo fare epifanìa di Dio, sua manifestazione, e martyrìa, testimonianza della sua presenza amorosa in mezzo agli uomini di questo nostro mondo. Epifanìa e martyrìa: diventare segni "leggibili", comprensibili, con una vita autentica, evangelica, con le nostre azioni e con le nostre strutture più significanti.
Le modalità concrete di incontro con gli altri, con i poveri, sono suggerite dai tre verbi utilizzati nella parabola evangelica, verbi tipicamente francescani: "Visitare... venire a... servire...", che significano: andare verso laltro, lemarginato, il bisognoso, senza aspettare che sia lui a venire a noi; essere capaci di vedere e incontrare Gesù in queste presenze povere; mettersi al servizio di tutti, escludendo ogni forma di interesse, di potere, di ricatto e di dominio.
È questa la scelta di Francesco, una scelta che è lindicazione di un cammino anche per noi. Solo così diventa possibile la fraternità, quella forma di fraternità cristiana che san Paolo descrive nella prima lettura. Adamo ed Eva avevano voluto rapire la natura divina, "diventare come dei", e si erano scoperti "nudi", fragili, indifesi. Cristo, al contrario, distribuisce con generosità il tesoro della sua natura divina, e, per questo, viene esaltato dal Padre. Ecco la via di Cristo e di Francesco: espropriarsi, dimenticarsi di sé per aprire gli occhi sulle necessità e sui bisogni dellaltro.
Abbiamo sperimentato qualcosa di questa fraternità, in questi giorni, in cui ci siamo preoccupati di come vivere ed esprimere la nostra vocazione in questo mondo in cui il Signore ci ha posto. Insieme, oggi, mentre questa esperienza si conclude, chiediamo al Signore di darci la stessa passione che ci ha guidato in questi giorni, lo stesso interesse per il bene dei fratelli, la stessa gioia che abbiamo sperimentato nellinterrogarci sulla nostra identità e missione.
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