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Christmas 2010

Minister
The Minister General, Br José Rodríguez Carballo ofm, and the Fraternity of the General Curia in Rome wish you a blessed Christmas and a New Year 2011 full of peace and all good things. We present the homily given by the Minister General OFM during the celebration of Midnight Mass in the church of the General Curia. The text is in Italian.

Omelia nella Messa di Mezzanotte

Roma, chiesa S. Maria Mediatrice, 25.12.2010

NATALE:
SIAMO RICERCATI DA DIO PERCHÉ CI AMA

Natale: un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (Is 9,5).
Natale: non temete… oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore (Lc 2,11).
Natale: il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14).
Natale: si è manifestata la bontà di Dio, e il suo amore per gli uomini (Tt 3,4).
Natale: è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini (Tt 2,11).
Natale: il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse (Is 9,1).

Ecco, fratelli e sorelle, come le letture di questa toccante Liturgia ci descrivono l’evento che stiamo celebrando: il Natale del Signore nostro Gesù Cristo. Non è Natale, perché c’è più luce sulle strade, si cantano canzoni particolari o c’è più consumismo. È Natale, perché è nato nel mondo il Salvatore e la vera pace è scesa a noi dal cielo. Cantate al Signore un canto nuovo – invita con insistenza il Salmo responsoriale –, cantate al Signore, uomini di tutta la terra (Sal 95). Facciamo festa, fratelli e sorelle: è giunto il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza (1Cel 85); gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta (Sal 95); gioisca il santo, gioisca il peccatore… (San Leone Magno), gioisca il Signore delle sue opere (Sal 104,31).

Se per Francesco, a dire del Celano, il Natale era la festa delle feste, lo deve essere anche per noi. Gustiamo anche noi, come il Poverello, la dolcezza del Natale. Non manchi nulla in questa occasione. Venga coinvolto l’intero cosmo nella celebrazione del mistero dell’Incarnazione (cf. 2Cel 199-200). C’è motivo per tutto questo. Ormai non verremo mai abbandonati, perché siamo stati ricercati dallo stesso Dio (cf. Is 62,12), che ha scelto irrevocabilmente di stare dalla nostra parte, di annullare definitivamente la distanza che separava il cielo e la terra, di dirci che siamo amati da Colui che in questi ultimi tempi ha deciso di parlarci per mezzo del suo figlio (cf. Eb 1,1). Nella notte di Natale, il Redentore si fa uno di noi, per esserci compagno sulle strade insidiose della storia…(Benedetto XVI). Nel suo Figlio, infatti, Dio ha abbracciato per sempre la nostra umanità e, in questo modo, entra pienamente nelle viscere più profonde della storia umana; entra nella nostra storia come uno qualunque, condividendo la condizione degli ultimi. “Accogliamo la mano che Egli tende: è una mano che nulla vuole toglierci, ma solo donare…” (Benedetto XVI).

È Natale. Il nostro Dio si è fatto carne per farci Dio! E questo per amore. Un amore sviscerato. Un amore al di sopra del quale non c’è amore maggiore (cf. Angela da Foligno). Un amore che non si può capire se non perché Dio è amore (cf. 1Gv 4, 8). Il Natale è proprio questo: la manifestazione, l’epifania della bontà e dell’amore senza limiti di Dio per noi. Contemplando questo mistero d’amore esclamiamo con Angela da Foligno: O carità che nessuno può comprendere!. Il motivo ultimo dell’Incarnazione non è redimerci dal peccato. Anche se l’uomo non avesse peccato, il Figlio di Dio si sarebbe incarnato ugualmente. Il primo ed ultimo motivo dell’Incarnazione – afferma il grande maestro della Scuola Francescana, Giovanni Duns Scoto –, sta nel fatto che Dio vuole avere, fuori di sé, qualcuno che lo ami in modo sommo e degno di sé. L’Incarnazione è per la gloria di Dio e la gloria consiste nell’amare l’uomo. Diceva, infatti, sant’Ireneo: “la gloria di Dio è l’uomo vivente”; che l’uomo, cioè, viva in pienezza e, dopo il peccato, che l’uomo sia salvato. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia (Gv 3,16). Dio ci ama; per questo si è fatto uomo, per salvarlo.

Ci sono, poi, due modi di manifestare l’amore per gli altri. Il primo consiste nel fare doni alla persona amata, il secondo nel soffrire per la persona che si ama. Dio ha amato l’uomo, nel primo modo, nella creazione: la creazione è il primo dono di Dio all’uomo. Nell’Incarnazione invece ci ha manifestato il suo amore nel secondo modo. Infatti, l’Incarnazione è mistero di povertà, di kenosi, di abbassamento: si è spogliato, prendendo la forma di servo (Fl 2,7). Ecco perché per Francesco l’Incarnazione è legata alla povertà di Cristo e di Maria, sua madre. Ecco perché, secondo il Celano, Francesco univa nella sua meditazione l’umiltà dell’Incarnazione alla carità della Passione. Ecco la ragione profonda del presepio di Greccio: il Poverello voleva contemplare con gli occhi del corpo i disaggi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello. Ed ecco perché a Greccio, in quella notte del 1223, risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà e si raccomanda l’umiltà (1Cel 84). Per Francesco l’Incarnazione è la scelta divina di farsi “minore”, piccolo, assumendo la condizione di servo. Per il Poverello, l’Incarnazione comporta ricevere la vera carne della nostra umanità e fragilità. Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, vuole scegliere in questo modo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà (2LettF 4-5). Senza dubbio, l’aspetto che più ha colpito Francesco nel Natale è senz’altro la discesa del Figlio di Dio nella nostra umana povertà. Discesa e umiltà che si fanno realtà ogni giorno quando discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote (Adm. 1, 16), nella celebrazione eucaristica.

C’è un cammino che porta Dio agli uomini, quello che incomincia a Betlemme e termina sul Calvario. Incomincia nella mangiatoia e finisce sulla croce. Se la legge del peccato è la caduta, la legge dell’amore, invece, è l’abbassamento. Dio sceglie di scendere, abbassarsi, chinarsi, incarnarsi. E tutto per amore, perché ci ama. Questa è la grande notizia che ci porta il Natale: siamo ricercati da Dio, perché siamo amati. Oggi, in questa notte santa, il Signore ci ripete ancora una volta per mezzo del profeta Geremia: “ti ho amato di amore eterno” (Ger 31,3).

Se il cammino che porta Dio agli uomini, è il cammino della kenosi; se, come dice santa Chiara, il Figlio di Dio si è fatto nostra via (Test 5), allora non può esserci un altro cammino per trovare il Signore se non quello dell’abbassamento, della minorità, dell’umiltà.

Guardiamo i pastori, i primi a ricevere la buona notizia della nascita del Salvatore, e impariamo da loro il cammino da seguire in questo Natale. Loro, con Maria e Giuseppe, sono i grandi maestri del Natale cristiano. I pastori erano considerati a tutti gli effetti degli emarginati, degli esclusi dai segreti del Signore. Così pensavano i “grandi” di allora, così pensano forse molti dei “grandi” di adesso. Ma Dio non la pensa allo stesso modo. Sono precisamente i semplici, come i pastori, come Zaccaria ed Elisabetta, Simeone e Anna, e prima ancora Maria e Giuseppe …, come Francesco…, i primi a ricevere la notizia. Per i “piccoli” e gli “umili”, come dice Maria nel Magnificat, ciò che conta è Dio. Dio è per essi, canta Zaccaria: il sole che sorge dall’alto (Lc 1,78). Il Natale ci invita, quindi, a diventare come i pastori: uomini o donne con l’animo semplice, se vogliamo ricevere e accogliere la Buona Notizia del Dio che si fa uomo. Se vogliamo che ci vengano rivelati i segreti del Regno (cf. Mt 11,25; Lc 10,21), dobbiamo farci piccoli, poveri, bambini, minori. Nel cuore orgoglioso, pieno di sé, non c’è posto per Gesù. Ecco un primo invito che ci viene del racconto del brano del Vangelo che abbiamo ascoltato.

Il Natale ci invita anche a metterci in cammino: andiamo fino a Betlemme… andarono dunque in fretta (Lc 2,15-16). Non si può trovare il bambino avvolto in fasce, che giace nella mangiatoia (Lc 2,12), rimanendo nella propria staticità, nella routine di sempre. È necessario metterci in cammino, è necessario diventare mendicanti di senso. Il Signore si trova sempre oltre. Siamo disposti a muoverci dalla nostra staticità? Soltanto così si può vedere, per poi raccontare e festeggiare. Dio ha la priorità assoluta nella vita dell’uomo. Questa è precisamente la priorità che ci insegnano i pastori. Impariamo da loro la libertà interiore di mettere in secondo piano tante occupazioni, pur importanti che possano essere, per lasciare che Dio entri veramente nella nostra vita e nel nostro tempo. E allora vita e tempo avranno un altro significato e un’altra fecondità. Il tempo dedicato a Dio, e per Lui agli altri, non è mai tempo perso.

Fratelli e sorelle, in questa notte santa, facciamo nostro il cammino dei pastori con queste tappe: ascoltare, andare, vedere, raccontare e festeggiare. E allora sarà Natale, Natale vero, perché Dio nascerà nei nostri cuori, nel cuore delle nostre famiglie, nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà.

Auguro a tutti voi un santo Natale.

Fr. José Rodríguez Carballo, ofm
Ministro generale OFM