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7.07.2007 @ 23:47

Under 10: In cammino verso il futuro - Fr. Massimo Fusarelli

In cammino verso il futuro - Fr. Massimo Fusarelli
“Cosi’ sta scritto: il Cristo dovra’ patire e risorgere dai morti, e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”(Lc 24, 46-47)
Mentre stiamo per “finire a Gerusalemme” il nostro pellegrinaggio, ci e’ detto che e’ da questa citta’ che siamo chiamati a COMINCIARE. Da qui inizia il nostro cammino: verso dove? Verso quella citta’ degli uomini di cui Gerusalemme e’ simbolo: abbiamo attraversato in questi giorni deserto e citta’, monte e pianura, lago e giardini. Il pellegrinaggio in questa terra e’ simbolico di tutto il cammino umano. Vogliamo dunque restare pellegrini e forestieri nella citta’ degli uomini, con le sue luci e ombre, “cominciando da Gerusalemme” e con gli occhi e il cuore pieni di visioni di futuro. Non un futuro utopico: il nostro futuro e’ Gesu’ Cristo, il Crocifisso-Risorto, il Principio e la Fine, che dilata il nostro presente e lo colma di senso. Vi offro allora sei passi per camminare verso questo futuro.

1. Camminando in questa terra benedetta, abbiamo contemplato gli spazi, i colori, la luce che hanno formato lo sguardo e il cuore di Gesu’ stesso. La dolcezza della Galilea, come l’asprezza del deserto di Giuda che sale fino alla citta’- giardino di Gerusalemme. Con il suo sguardo, Gesu’ ci invita a prendere sul serio questo mondo e questa creazione, a diventare uomini del ‘si’, dell’accoglienza per la realta’ uscita dalle mani di Dio. Il cammino verso il futuro non e’ fuga e rifiuto del mondo: bisogna rimanere qui e vivere nella benedizione. Invochiamo un cuore grande per riconoscere nel travaglio della creazione e della storia l’avvento di Dio. Un cuore capace di riconoscere quel Dio che ci viene incontro dalle sue creature e dalle circostanze della vita. Non siamo noi a ‘portarlo’ nel mondo; e’ piuttosto Lui ad aspettarci dove vive e soffre l’uomo.

2. Chi ci indichera’ il cammino per vivere cosi’ nel mondo? Spesso sentiamo che le nostre parole sono distanti dalla realta’. Siamo piu’ abituati a insegnare che a praticare. E’ vero che il Signore ci parla lungo il cammino: ma riesce a trovarci sulle strade polverose e tortuose del mondo, o piuttosto restiamo sempre fuori da esse, in spazi protetti? E allora come ci parlera’ se non ci trova in cammino? Chi ci potra’ aiutare a trovare la strada? Possiamo stare dentro il mondo e la sua passione nella condivisione con i piccoli e i poveri. Loro educano il nostro sguardo; ci insegnano ad amare la carne e il corpo della vita, ci liberano dalle parole imparate ormai a memoria e ripetute senza vita e per abitudine. Sono ancora i poveri a smascherare la nostra brama di carriera e di “essere ammirati dagli uomini”. I poveri ci aiutano a vivere come minori e soggetti ad ogni creatura. Con loro possiamo provare a superare la barriera che da loro ci separa e che materializza le nostre paure e il nostro vuoto. C’e’ un altro modo per rinnovarci veramente?

3. Camminare nel mondo con i piccoli e i poveri, vivendo il Vangelo nell’obbedienza, sine proprio e in castita’, come segno del primato dell’essere. Spesso siamo preoccupati della nostra visibilita’ e dell’affermazione di noi stessi come istituzione, ideologizzando anche l’Ordine. Il Vangelo ci indica un’altra strada, quella della trasparenza e credibilita’ evangelica. Possiamo esprimere la nostra vita evangelica nelle strutture che la incarnano attualmente, spesso in modo ripetitivo e sclerotizzzato? Cerchiamo insieme le strade non solo per un cambio “spirituale”, ma anche strutturale? Restiamo in questa ricerca umili e affidati a Colui che ci da’ forza e che e’ fedele? Restiamo liberi dinanzi agli insuccessi dei nostri tentativi di rinnovamento? Ci sta a cuore il Regno di Dio e la sua giustizia prima di tutto?

4. Possiamo camminare come pellegrini e forestieri nel mondo e con la Chiesa se diventiamo sempre piu’ e in verita’ fratelli. In particolare oggi e’ la dimensione internazionale della nostra Fraternita’ a interpellarci. In questi giorni abbiamo sperimentato la Fraternita’ come un laboratorio di internazionalita’. Siamo chiamati a passare dalla multiculturalita’ (e’ un fatto) alla interculturalita’ (e’ una meta), dal rifiuto o distanza dell’altro diverso da noi all’accoglienza, dal sospetto alla stima reciproca, dai muri ai ponti. La chiamata della nostra Fraternita’ non e’ forse quella di essere profezia di pace e di riconciliazione in un mondo diviso? Diventare sempre piu’ Fraternita’ internazionale e’ un cammino di futuro, un passo essenziale verso il futuro del Regno: il sogno di Dio di un’umanita’ pacificata.

5. Per camminare verso il futuro in questi giorni ci e’ stato indicato uno sguardo lungo e largo su noi stessi, sul mondo, la Chiesa e la Fraternita’. Abbiamo condiviso i limiti e le lentezze – talvolta insopportabili – delle nostre Fraternita’. Cosi’ anche la paura di non veder cambiare nulla veramente e non poter vivere e custodire in questa Fraternita’ la nostra vocazione, e a volte la qualita’ della nostra stessa vita. Non vogliamo negare o sublimare questa realta’, anzi ci siamo dentro tutti, fino in fondo. Ed e’ proprio qui, dove rischia di spegnersi la speranza, che “cominciamo da Gerusalemme”. Chiediamo al Signore con umilta’ di vivere nel “mondo nuovo” inaugurato dalla Pasqua: si tratta di vedere noi stessi, il mondo, l’uomo, i fratelli, la chiesa in modo nuovo, a partire dal Crocifisso-Risorto. E’ Lui la misura di cio’ che e’ veramente umano e anche di ogni nostro rinnovamento o rifondazione. Ricchi di questo sguardo nuovo sulla realta’, potremo camminare verso il futuro “come se vedessimo l’invisibile” (cfr. Eb 11,27): e’ questo il primato della fede, primato di cui sentiamo tanto la necessita’.

6. Il coraggio di vivere nel terribile quotidiano la Parola di Dio ascoltata e da qui attingere la franchezza (parresia) per orientare lo sguardo dei fratelli verso il Vangelo. Vediamo i limiti e anche il peccato che abita le nostre Fraternita’: davanti a questa realta’ spesso restiamo in silenzio e perfino complici del male comune: la reazione spesso e’ la mormorazione che non provoca un cambiamento. Rischiamo la passivita’ di fronte al limite: ci si adatta al sistema, ci si ritira nel proprio piccolo mondo, oppure si vive in una contestazione sterile. Cerchiamo di riconoscere il tempo di Dio: ci puo’ essere un tempo nel quale occorre stare anche nel limite e persino nel male del mondo e continuare a cercare umilmente il volto del Signore, fino a lasciarci prendere dal fuoco del suo amore. Ogni rinnovamento parte da qui: la conversione, l’arrenderci al Dio di Gesu’ Cristo, consegnarci al suo Spirito perche’ finalmente manifesti qui e oggi i segni della novita’ della Pasqua che anticipano il regno, la vita eterna.

Fr. Massimo Fusarelli, ofm