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3.07.2007 @ 20:19

Under 10: Omelia - Fr. Ignacio Muro

3 Luglio. Festa di San Tommaso - Omelia - Fr. Ignacio Muro

Il Vangelo della festa che celebriamo oggi ci porta al giorno della risurrezione con la grandezza che quel mistero significa per la nostra vita. E ovviamente la figura centrale in questa festa è l’apsotolo Tommaso. La sua esperienza di Gesù, i suoi dubbi, la sua fede.

Il Vangelo di Giovanni ce lo presenta come un discepolo onesto e perfino audace: “Andiamo anche noi a morire con lui!”, disse quando, nonostante le proteste di alcuni discepoli, Gesù si incamminava verso la Giudea prima di risuscitare il suo amico Lazzaro. Non aveva nemmeno paura ad affrontare Gesù: “Maestro, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?” Tommaso era anche insieme a Pietro sul lago di Tiberiade, quando Gesù risorto apparve loro. Tutto ciò indica un uomo in cammino, uno che si era entusiasmato per il Maestro, che credeva in Gesù e la cui esperienza di fede fu un processo consapevole e non sempre facile.

Quando giunse il momento cruciale per la fede dei discepoli – e di tutti noi -, lo scandalo della croce, la fede di Tommaso vacillò. Sicuramente aveva una sua idea del Maestro… e la sua sconfitta dolorosa fu qualcosa di troppo sconcertante per l’idea che si era fatto del Messia e del Regno. Le obiezioni di Tommaso, le sue riserve alla testimonianza degli altri furono motivate forse dal fatto che non gli fu facile eludere il dramma della morte di Gesù. Il discepolo generoso e disponibile non aveva compreso (nessuno aveva compreso!) tutto quello che era successo, e assai meno gli esiti e il significato della morte di Gesù.

Con il suo atteggiamneto, Tommaso ci invita a confrontarci con lo scandalo della croce anche nelle nostre vite. Non tutto è risultato come pensavamo quando abbiamo cominciato il nostro cammino di fede. Né la Chiesa, né l’Ordine sono quello che pensavamo quando vi siamo giunti. Incoerenze, sofferenze, difficoltà, controtestimonianze degli altri, ma anche nostre. Alcuni di noi non sanno che fare, e restano sconcertati, come Tommaso il giorno della Risurrezione. Il Dio buono, il Dio che si preoccupa dei suoi figli, il Dio consolatore del quale ci ha parlato Gesù sembra che stia in silenzio, sembra che se ne stia lontano. Sentiamo che ci ha abbandonati, e tutto quello che ha detto e insegnato il Maestro tante volte sembra un’illusione.

Ma che cosa ha trasformato Tommaso, da incredulo, in credente? Sicuramente la misericordia senza rimproveri con la quale Gesù si presenta all’incontro. “Shalom!”, gli dice. E il Risorto lo invita ad assumere il senso della sua morte, la ragione d’essere delle ferite provocate dai chiodi. La presenza di Gesù scioglie ogni resistenza, e allora Tommaso si abbandona: “Signor mio e Dio mio!”. In questo modo mostra di accettare che Dio è piu’ forte della morte e che la morte di Gesù - terribile e inaccetabile – è fonte di vita. Ed è a questo Signore crocifisso e vivente a cui Tommaso decide di consegnare la sua vita lasciando cadere ogni resistenza.

Come Tommaso, anche noi molte volte facciamo fatica ad accetare che il Risorto sia anche il Crocifisso. Vorremmo una vita con più certezze, una vita in cui siano gli altri a soffrire, dove la fede sia qualcosa di scontato, dove la nostra generosità iniziale si mantenga senza difficoltà. Ci dimentichiamo che per arrivare alla risurrezione occorre passare attraverso la prova della croce, la prova della fede. Ci dimentichiamo che un’autentica vita critiana non si ottiene solo con il nostro sforzo, ma che è un dono, una grazia. Come la Pace che Gesù diede a Tommaso e agli apostoli che lo avevano lasciato solo. Solo la misericordia del Signore che perdona e comprende ci può dare la pace per poterlo seguire senza confidare nelle nostre forze, ma solo in Lui.

In questo giorno abbiamo riflettuto sulla centralità del Vangelo, della Buona Notizia nella nostra forma di vita. Anche noi, lasciando da parte ogni “pregiudizio”, osiamo deciderci a mettere il Vangelo al centro della nostra vita e delle nostre decisioni: Gesù stesso che ci vivifica, ci dà la sua pace e ci invita a confidare solo in Lui, a lasciarci condurre da Lui.

Voglio finire con una preghiera che ho trovato per caso:
“San Tommaso, patrono degli entusiasti che si lanciano con il cuore senza considerare gli ostacoli, perché si sono entusiasmati per questo Gesù attivo in mezzo al popolo, aiuta coloro che hanno sperimentato nella loro carne le sconfitte della vita. Dà loro la grazia di non lascirsi trascinare dalla rabbia o dal dolore, ma sappiano che il Maestro ama la loro generosità, come ha amato la tua”.

Tommaso, patrono di tutti quelli che si scandalizzano per le incoerenze della Chiesa, aiuta coloro che sono stati feriti dalla spada dei giudizi e dalle insensibilità clericali a non fermarsi davanti alle fragilità dei credenti, ma a fissare lo sguardo nello splendore del Risorto, che essi indegnamente professano.

San Tommaso, patrono dei tenaci, aiutaci a non sentirci migliori quando, come te, vediamo la meschinità e la fragilità dei nostri fratelli, ma possiamo mantenerci fedeli al grande sogno del Maestro, la Chiesa, e a convertire la Chiesa e il nostro Ordine cominciando da noi stessi.

San Tommaso, patrono dei crocifissi senza chiodi, che hai visto nei segni delle mani e del costato del Signore il riflesso della ferita che la sua morte aveva provocato nel tuo cuore, aiutaci a capire che Dio conosce il dolore, ogni dolore, il nostro dolore.

San Tommaso, patrono dei discepoli, tu che fosti il primo dei Dodici a professare la divinità di Cristo, aiutaci a professare con sincerità la nostra fede nel volto di Dio, che è Gesù. Amen.