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8.07.2007 @ 20:28

Under 10: Omelia Conclusiva- Ministro generale

METTIAMOCI IN CAMMINO
Fr. José Rodríguez Carballo, ofm - Ministro generale

Cari fratelli: il Signore vi doni la sua pace.
Giunti alla fine del nostro Capitolo spirituale “under ten”, e’ giusto e doveroso ringraziare l’altissimo, onnipotente bon Signore che ci ha ispirato la celebrazione di questo incontro fraterno in Terra Santa e che ci ha accompagnato durante la sua celebrazione. A Lui, dunque, ogni onore e gloria. La nostra gratitudine al Signore sia accompganata dalla nostra gratitudine alla Custodia di Terra Santa per quello che fa, a nome della Chiesa Cattolica, per la terra bagnata dal sangue del Redentore e per l’accoglienza veramente fraterna che ci ha offerto.

La fine di questo Capitolo ci offre uan bella opportunita’ per fare memoria di quanto abbiamo visitato, ascoltato, riflettuto, contemplato e pregato e, in questo modo, ricordarlo (farlo passare di nuovo nel cuore) e farne tesoro nelle nostre vite. Viene alla mia mente e al mio cuore, innanzitutto, la figura di Maria, Madre di Gesu’ e Madre nostra. Lei, figlia del popolo eletto, ha ripetuto molte volte: Benedetto sei tu, Signore, perche’ mi hai creato secondo la tua volonta’. Oggi e sempre, miei cari fratelli, vogliamo fare nostra questa benedizione di Maria e rendere grazie – cantare il nostro Magnificat – al Signore per averci pensato, amato e chiamato alla vita e averci anche chiamato ad essere Frati Minori. Non stanchiamoci mai di cantare al Signore e ringraziarlo per l’amore, la bonta’ e la misericordia che usa costentemente verso di noi.

Siamo e ci diciamo fraternita’ contemplativa in missione. E in questi giorni, visitando i luoghi principali della nostra redenzione, abbiamo compreso che nel nostro progetto di vita non possono mancare alcuni elementi essenziali, se vogliamo rispondere a quanto diciamo di essere e a quanto il mondo si attende da noi.
Abbiamo capito, innanzitutto, che non possiamo rinunciare alla centralita’ della Parola e del Vangelo nelle nostre vite. A Cana di Galilea, presso il lago di Tiberiade, Maria non smetteva di ripeterci: Fate quello che vi dira’ e, particolarmente sul Monte Tabor, e’ risuonata con forza e insistenza nei nostri cuori la voce che ci diceva: Ascoltatelo!
Obbedendo al comando del Padre e all’invito materno della Madre, a Nazaret, sul Lago, sul Tabor, a Gerusalemme e a Betlemme, abbiamo ascoltato sempre la Parola del Figlio amato, e sicuramente abbiamo sperimentato, anche noi, come ci ardeva il cuore mentre ci parlava il Signore.
D’altra parte, alla scuola di Maria, di Giuseppe, degli Apostoli e di Francesco, che abbiamo frequentato assiduamente in questi giorni del Capitolo, abbiamo capito che la belleza davanti a Dio e il senso profondo della nostra vita si trovano nell’ascolto e nell’obbedienza alla Parola, dal momento che essa, ci ricorda la presenza di Mose’ nel momento della trasfigurazione, e’ stata pronunciata, e poi messa per iscritto, per essere vissuta.

La Parola, tuttavia, per essere custodita e per fruttificare nelle nostre vite, deve essere accolta in un clima di preghiera personale e fraterna. Seguendo l’esempio di Gesu’, che spesso si ritirava a pregare in luoghi solitari, coscienti della necessita’ di mantenere viva la relazione con il Padre, e una profonda e autentica relazione con l’umanita’, coscienti pure della nostra debolezza, per non cadere in tentazione, abbiamo compreso che una preghiera in silenzio e senza orologio, che venga dal cuore, e’ necessaria per crescere nella relazione personale con il Signore e rigenerare ogni giorno la nostra opzione vocazionale.

Sempre alla scuola di Nazaret, abbiamo compreso anche che nel nostro progetto personale di vita, e nel progetto di vita della fraternita’, non puo’ mancare il silenzio, il lavoro e un clima di vita familiare. Il silenzio per incontrarci con noi stessi e con il Signore, il lavoro come grazia e mezzo per collaborare all’opera creatrice di Dio, la familiarita’ di vita, come elemento fondamentale nella forma di vita francescana e come segno profetico in un mondo frammentato e diviso.

Cari fratelli “under ten”: essendo stati toccati dalla Parola, desideriamo lasciare il Capitolo assumendo, con volonta’ ferma e rinnovata consegna e generosita’, il Vangelo come nostra Regola e vita. Questo significa: assumerlo come norma e metro delle nostre decisioni, assumerlo come vita (il Vangelo non e’ una dottrina, ma una vita), per la vita, fare della lettura orante della Parola il vostro alimento quotidiano.

Accogliete il Vangelo con un cuore di bambino, e il Vangelo cambiera’ la vostra vita, facendo si’ che scandalizzi e provochi, come scandalizava e provocava la vita stessa di Gesu’, degli Apostoli e di Francesco. Accogliete il Vangelo con cuore di povero e in comunione con i poveri della terra, e il Vangelo sara’ la fonte della vostra felicita’ che nessuno potra’ strapparvi. Accogliete il Vangelo nella sua immediatezza, sine glossa, e il Vangelo dara’ sapore e senso pieno alla vostra esistenza. Accogliete il Vangelo con gioia, e il Vangelo fara’ si’ che la vostra vita mantenga, anche nei momenti difficili, la poesia, la bellezza e l’incanto delle origini. Accogliete il Vangelo nel vostro cuore e nella vostra vita e il Vangelo vi dara’ lucidita’ e audacia e la vostra vita sara’ feconda.

Miei cari fratelli, fate della preghiera personale e fraterna una vera priorita’ nelle vostre vite. Senza l’incontro frequente con il Signore nell’orazione, la vostra vita e missione non potranno essere veramente feconde, come non puo’ essere fecondo il tralcio se non resta unito alla vite. Che le attivita’ non mettano mai in pericolo il primato che deve avere lo spirito di orazione e devozione nelle vostre vite.

Siamo a Betelemme, a pochi metri dalla grotta dove, al compiersi dei giorni del parto, da Maria Vergine nacque il Salvatore. Qui a Betlemme e’ nata la Pace. Egli e’ la nostra pace. Qui una moltitudine delle schiere celesti annuncio’ il Vangelo della pace. Nacque la Pace, ma il mondo non riconobbe la sua presenza. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolta. Venne annunciato il vangelo della pace, ma non fu ascoltato. E a Betlemme (casa del pane), chiamata ad essere la tenda della pace e dell’incontro, casa dell’ospitalita’, si udi’ il pianto di Rachele. E la pace, ieri come oggi, sembra essere lontana.

Cari fratelli “under ten”: da questa terra martirizzata ci giunge una supplica: pregare ed essere costruttori di pace, una pace basata sulla giustizia. E mentre condanniamo, con la voce di Francesco, debole ma forte della potenza del Vangelo, qualunque tipo di violenza e terrorismo, e ci facciamo solidali con tutti quelli che patiscono le conseguenze della guerra, particolarmente oggi con la comunita’ cristiana di Betlemme, ci sentiamo chiamati a lavorare incessantemente per la pace, affinche’ ogni ferita sia guarita, le armi si trasformino in aratri e in tutta la terra diventi realta’ il progetto di Dio, progetto di pace e non di guerra. Duemila anni fa, nel monte delle Beatitudini, Gesu’ proclamava: Beati i costruttori di pace. Procuriamo di essere, cari fratelli, nell’ambiente dove ciascuno vive, costruttori di ponti, scopriamo cammini di incontro e di dialogo. Seminiamo pace ovunque.

Fra poco rinnoveremo la nostra professione. Lo facciamo qui a Betlemme nel cui messaggio incontriamo l’elemento umano, fragile e debole, e allo stesso tempo la grandezza di Dio che si serve proprio di questa umanita’ per salvare l’umanita’.
Mi piace vedere in questa immagine un po’ della nostra realta’, nella quale constatiamo tante debolezze e tradimenti, ma di cui Dio continua a servirsi per fare grandi cose. Non temete, quindi, la vostra debolezza: questo e’ il messaggio che abbiamo ascoltato nella tomba vuota e adesso qui a Betlemme.

Lasciamo che risuoni nel nostro cuore la domanda che ci ha accompagnato in questi giorni, particularmente a Tabgha: Mi ami? Gesu’ continua a confidare in noi, il suo amore non e’ venuto meno. Nonostante le nostre debolezze.
La rinnovazione della professione e’ un momento propizio affinche’ gli stanchi riprendano il cammino con passo leggero e tutti, senza nessuna distinzione, torniamo con maggior ardore al primo amore.
Cosi’ potremo annunciare a tutti coloro che incontreremo per le strade del mondo la ragione della nostra speranza: l’amore di Dio che non ha limiti. Il Signore ci conceda questa grazia.