Figlia del Duca di Savoia, il beato Amedeo IX, e di Jolanda di Francia (sorella del re Luigi XI), Ludovica nasce a Bourg-en-Bresse il 28 luglio 1462, in una famiglia “itinerante” - la capitale del Ducato era Chambery, ma la corte si spostava per un maggiore controllo dei territori - e molto religiosa: Casa Savoia possedeva già la Sindone, che seguiva sempre i proprietari nei loro spostamenti. Il Duca e la consorte erano prodighi verso i poveri e i sofferenti, cosicché Ludovica fu abituata fin da piccola a prendersi cura dei bisognosi.
Amedeo morì a soli 38 anni e il periodo di pace che aveva garantito alle sue terre finì con lui: a causa di vicende politiche molto intricate, nel 1476 Jolanda fu arrestata insieme ai suoi figli. Durante la prigionia Ludovica riceveva spesso le visite di Ugo di Chalon, già conosciuto a corte e che non aveva mai nascosto i propri interessi nei suoi confronti. Sebbene in lei stesse nascendo il desiderio della clausura, un francescano conosciuto durante la prigionia, padre Giovanni Perrin, la convinse che anche il matrimonio poteva essere una strada alla santità. Tornata libera per volere dello zio re di Francia, dopo la morte della madre (1478) Ludovica si trasferì alla corte di Luigi XI, che approvò le nozze per questioni economiche e politiche.
Si sposarono a Digione il 24 agosto 1479 e fu un matrimonio felice: la preghiera e la fede erano il centro dell’unione, così come la cura dei più bisognosi e l’attenzione verso le necessità del popolo. Ludovica stessa si dedicava alla tessitura degli abiti per i poveri e degli ornamenti delle chiese; fu anche un’infermiera premurosa e sollecita verso malati e lebbrosi.
Purtroppo, nel 1490, Ugo morì e Ludovica si trovò sola. Avrebbe potuto vivere da ricca vedova o contrarre un nuovo matrimonio vantaggioso, ma il vecchio desiderio mai sopito di consacrarsi al Signore le fece scegliere, su consiglio di padre Perrin, di entrare nel Monastero delle clarisse di S. Chiara ad Orbe, che aveva abbracciato la riforma francescana di S. Colette. Entrò in monastero nel 1492, dopo essersi spogliata di tutti i suoi beni. Grande fu il suo spirito di pietà e di preghiera, in un’atmosfera austera e povera. Scrisse alcune meditazioni e un piccolo trattato sull’importanza, per un monastero, della fedeltà alla Regola – manoscritti purtroppo andati perduti.
Dopo molte malattie e sofferenze, morì il 24 luglio 1503. Si diffuse subito la fama della sua santità: le prime notizie biografiche vennero scritte da Caterina di Saulx, sua compagna fedele per vent’anni, sia prima che dopo l’entrata in monastero. Ludovica fu sepolta nel cimitero del convento, poi, quando nel 1531 le monache furono cacciate da Orbe, le sue spoglie furono riposte in una cassa di quercia e trasportate nel convento francescano di Nozeroy.
Durante la Rivoluzione Francese il convento fu distrutto: delle tombe, anche se non profanate, si perse ogni traccia. Nel 1838 il re sabaudo Carlo Alberto di Savoia ottenne dal governo francese e dal Vescovo di S. Claude l’autorizzazione ad effettuare gli scavi alla ricerca della cassa, che fu ritrovata in buone condizioni. Le ossa di Ludovica furono consegnate a Mons. Vogliotti, Cappellano Regio, affinché venissero trasportate a Torino per essere riposte, con i dovuti onori, nella cappella interna del Palazzo Reale, presso l’altare dedicato al padre Amedeo.
Nel 1839 Carlo Alberto ottenne la conferma del culto da papa Gregorio XVI, che fissava la memoria liturgica della Beata al 24 luglio.