Il giubilo per la minorità, la santità e la povertà si snoda lungo la strada dell’umiltà | Omelia per la Solennità di san Francesco d’Assisi

Omelia del Vicario generale per la Solennità di san Francesco d’Assisi

 

Con Francesco di Assisi lodiamo e ringraziamo il Dio Altissimo dicendo: “Tu sei santo Signore, che compi meraviglie” (LodAl 1) e a lui affidiamo questo giorno di festa per i Frati Minori, per la Provincia Serafica dell’Umbria, per la Famiglia Francescana e per la Città di Assisi. E in questa casa della Porziuncola salutiamo la Beata Vergine Maria: “Ave, Signora, santa regina santa genitrice di Dio” (Sal V 1), perché ha accompagnato il percorso di vita evangelica di San Francesco, e a lei chiediamo di proteggere la Chiesa e il nostro amato Papa Francesco.

Questo è un giorno di giubilo, perché il “Padre ha deciso nella sua benevolenza” (cfr. Mt 11,26) e per sola sua grazia di far scendere il cielo nella cappella della Porziuncola, in modo da poter comunicare le sue grazie. Qui in questo pezzo di cielo sulla terra Dio dona ancora oggi la gioia di celebrare la santità del Poverello di Assisi, la forma minorum, ossia la vita secondo il santo Vangelo di Gesù Cristo, vissuta in fraternità, da minori e come pellegrini e forestieri.

Questo è un giorno di giubilo per la minorità: Gesù grida la propria ammirazione e il proprio stupore per un Dio che ha scelto di rivelarsi ai piccoli, agli umili, ai semplici, ai poveri, ai minori. A Maria, a Giuseppe suo Sposo, a Francesco d’Assisi, a Santa Chiara, a noi, a tutti i poveri ed esclusi di questo mondo.

Il Figlio di Dio esulta di giubilo perché il Padre mette al centro le persone che non contano nella società e che non servono alla religione del culto. Dio Padre si rivela alla donna e all’uomo aperti non solo a Dio, pronti a imparare da Gesù e docili allo Spirito, ma aperti anche al prossimo, sensibili all’appello del fratello, della sorella e del creato, quindi capaci di essere “custodi del disegno di Dio scritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente” (Papa Francesco, Omelia nella Messa di inizio del ministero petrino, 19.03.2013).

Questo è il giorno di giubilo per il cammino di santità: la liturgia odierna esalta il nostro fratello Francesco, quale immagine del Cristo, via del Vangelo, fiamma viva d’amore e di fervore apostolico. La Chiesa tutta fa sue le parole di san Giovanni Paolo II pellegrino alla Verna: “Il mondo ha nostalgia di te, Francesco, quale icona di Gesù Crocifisso. Ha bisogno del tuo cuore aperto verso Dio e verso l’uomo”. La Chiesa tutta ripete quanto Papa Benedetto XVI ha detto: “Vogliamo imparare di te, autentico gigante della santità, che continua ad affascinare moltissime persone di ogni religione”. La Chiesa tutta si unisce ai sentimenti di Papa Francesco che ha confidato: “Questa parola è entrata qui (in testa) “i poveri, i poveri”. Subito ho pensato a Francesco d’Assisi, l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che custodisce il creato”.

Questo è il giorno di giubilo per camminare nella povertà. Davvero il nostro mondo ha nostalgia e bisogno del fascino della santità di Francesco, uomo della povertà. Sì, la nostra società e la nostra Chiesa, dunque ciascuno di noi, ha bisogno del Santo di Assisi e del carisma francescano. Il mondo desidera uomini e donne che percorrano la strada della “Signora Santa Povertà e (della sua) sorella, la santa umiltà” (Salvir 2). Non possiamo rimanere solo dei “sapienti e dotti” che si accontentano di imparare belle storie e di raccontarle. Noi francescani e francescane siamo stati sedotti da Dio e siamo stati chiamati ad accogliere, custodire e testimoniare il lieto annunzio del Vangelo che proclama: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3).

La nostra cultura, segnata dall’indifferenza e dalle seduzioni consumistiche, si riduce a vivere nell’isolamento e proclama il culto dell’interesse personale, che alimenta l’individualismo.

Papa Francesco ci suggerisce che, per seguire Gesù, dobbiamo spogliarci della cultura del benessere e del fascino del provvisorio. Francesco di Assisi ci ricorda e ci ripropone con insistenza il duplice cammino della povertà interiore e della povertà esteriore, ossia la rinuncia al nostro “io” e ai beni materiali. Povertà interiore e povertà esteriore formano l’unica realtà evangelica della minorità.

Il giubilo per la minorità, per la santità e per la povertà si snoda lungo la strada dell’umiltà, che conduce a rispettare e ad amare ogni povero, ogni misero. Anche in questo Francesco è maestro: “Quando vedi un povero fratello (e una povera sorella), ti è messo innanzi lo specchio del Signore e della sua Madre povera” (2Cel 85). O come scrive nella Regola: “Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo… E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli” (RnB IX,1-2).

A noi, eredi del dono di San Francesco alla Chiesa e al mondo, è rivolto l’invito a vivere il cammino della santità, da fratelli e sorelle più piccoli, umili tra gli umili. Per percorrere questo cammino dobbiamo rimettere al centro della nostra vita ecclesiale e personale il Primato di Dio in Cristo, conservando lo sguardo contemplativo di san Francesco verso le creature, per poter davvero riconoscere che esse “da Te, Altissimo, portano significazione” (Cant 7).

 

Fratelli e sorelle,

Preghiamo il Signore affinché ci doni di rispondere alla chiamata ad essere per il nostro tempo uomini e donne del Vangelo, che percorrono la città degli uomini, proprio come ha fatto Francesco di Assisi, dal quale vogliamo attingere la bellezza della santità vissuta nella minorità.

Imploriamo, inoltre, l’intercessione di Santa Maria degli Angeli per il prossimo Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica (6-27 ottobre), affinché possiamo tutti imparare sempre meglio a custodire la nostra Madre Terra con uno sguardo di tenerezza e di speranza.

 

Ascoltaci “grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente,
misericordioso Salvatore” (LodAl 7). Amen

 

 

Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, 4 ottobre 2019

 

Fr. Julio César Bunader, OFM
Vicario generale