Dal 17 al 19 aprile 2026 Firenze ha ospitato il Meeting Francesco Live, promosso dalla Famiglia Francescana della Toscana, riunendo oltre 700 giovani attorno al motto “Oltre il limite, la pace”. Nel quadro dell’VIII centenario del Transito di san Francesco, l’incontro ha voluto rileggere le situazioni limite del nostro tempo come un luogo in cui si decide l’umanità: non soltanto una frontiera che paralizza, ma anche una soglia di conversione, dialogo e speranza, in comunione con la Chiesa locale e con il desiderio di un futuro più pacificato.
L’avvio del festival, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, è stato segnato dall’intervento di Fr. Matteo Brena, OFM, che ha presentato la ricorrenza del centenario come un “transito” che invita a guardare, abitare e attraversare i limiti. A questo orizzonte si sono uniti i saluti istituzionali di Letizia Perini, assessora alle politiche giovanili, ed Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, sottolineando il legame tra la tradizione di pace della regione e l’ispirazione francescana. Nello stesso contesto, la parola di Fr. Roberto Pasolini, OFMCap, predicatore della Casa Pontificia, ha aiutato a smontare l’idea che il limite sia solo sconfitta, mentre la presenza musicale di Eugenio in Via Di Gioia ha offerto un linguaggio di bellezza e di cura del creato, capace di unire riflessione e festa.
Nella seconda giornata, la città è rimasta un “laboratorio” di pensiero e di ascolto. La mattina si è aperta con l’energia di Lorenzo Baglioni, che ha accompagnato i giovani con canzoni e dialogo, introducendo con leggerezza e profondità i temi del giorno. Il programma si è arricchito di voci del giornalismo, della cultura e della riflessione sociale, e di uno sguardo più ampio sui conflitti contemporanei grazie ai contributi di Greta Cristini, analista geopolitica, e di Mons. Rodolfo Cetoloni, OFM, vescovo emerito di Grosseto e vicepresidente della Fondazione Giovanni Paolo II.
Si è svolto inoltre un dialogo tra il Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Ielpo, OFM, e Agnese Pini, direttrice di QN. In un tempo in cui la guerra e la sofferenza sembrano imporre una sensazione di impotenza, Fr. Ielpo ha ricordato che riconoscere il proprio limite non è rassegnazione, ma un cammino verso un’umanità più vera: “Sperimentare che tu non sei il salvatore del mondo ci aiuta a essere ancora più umani, più profondamente umani”. Dall’esperienza concreta di chi accompagna popoli feriti dai conflitti, ha insistito sul fatto che non ci viene chiesto l’impossibile, ma la fedeltà ai gesti semplici della cura, capaci di sostenere perfino una sola famiglia, una sola persona, come seme reale di pace.
Nel tessuto urbano di Firenze, intanto, sono rimasti aperti i punti “Ti ascolto” tra Piazza della Signoria, San Firenze e Santa Croce, con la presenza di frati, religiose, psicologi e counselor, offrendo uno spazio perché le ferite del cuore e della mente potessero essere accolte. Si è svolta inoltre un’invocazione per la pace sulla scalinata di San Miniato al Monte, con la partecipazione di realtà come Rondine Cittadella della Pace, la Fondazione Giovanni Paolo II, la Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi di Firenze e il Centro La Pira. In questo stesso orizzonte si sono ascoltate le testimonianze di giovani provenienti da terre ferite dalla guerra.
In conclusione, nella Basilica di Santa Croce, i giovani hanno consegnato alle istituzioni il loro documento finale: una presa di posizione contro il riarmo —“sentire la parola ‘riarmo’ arrivare dalle più rappresentative menti del continente è una vergogna”— e un invito a costruire una pace “disarmata e disarmante”, ispirata al gesto di Francesco d’Assisi che nel 1221 cercò il dialogo con il Sultano; il manifesto ha chiesto anche dignità nelle città di fronte alla precarietà, ha proposto al sindaco Sara Funaro la creazione di un “tavolo permanente dei giovani, credenti e non credenti” nel solco di Giorgio La Pira e ha raccolto l’apertura dell’eurodeputato Dario Nardella a invitare una delegazione di Francesco Live al Parlamento Europeo, in una chiusura accompagnata da Irene Sanesi, Fr. Franco Buonamamo e dall’Eucaristia presieduta dall’arcivescovo Gherardo Gambelli con Fr. Livio Crisci e Fr. Antonio Picciallo.
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