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“Il mondo ha ancora bisogno di San Francesco”

Intervista al neo Cardinale Pizzaballa

30 Settembre 2023

Foto: Latin Patriarchate Road

 

Sabato 30 settembre, nella Basilica di San Pietro, si è tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di nuovi Cardinali. Papa Francesco, tra i 21 porporati, ha creato Cardinale Sua Beatitudine Pierbattista Pizzaballa, OFM, Patriarca Latino di Gerusalemme. L’Ufficio Comunicazioni dell’OFM lo ha intervistato pochi giorni prima del Concistoro.

 

Come francescano, come si sente a ricevere questo nuovo servizio?

Dopo la sorpresa iniziale, ho cercato di capire cosa questo significasse, e poco alla volta lo sto capendo dalle reazioni della mia chiesa di Gerusalemme, delle altre chiese sorelle con le quali abbiamo buone relazioni e, più in generale, dalle varie comunità che compongono la complessa e variegata società della nostra diocesi, palestinesi, israeliani, giordani e ciprioti. Sono tutti molto contenti di questa scelta. Questo mi ha fatto capire che non è a se stessi che si deve guardare, alla propria posizione. Piuttosto questo nuovo servizio dovrà farci crescere nelle relazioni tra le varie comunità, ad avere la coscienza di dover essere anche una voce chiara nel mondo per tutti questi nostri fratelli e sorelle, imparando ad ascoltare sempre di più il nostro territorio e le sue comunità, a servirlo, amarlo, ma anche ad orientarlo.

 

Che significato ha la sua nomina per il Patriarcato di Gerusalemme?

Per il Patriarcato è un grande incoraggiamento. Gerusalemme è il cuore della vita del mondo, eppure in un certo senso, ne è anche la periferia. Viviamo in una frontiera non solo geografica, ma anche culturale e religiosa, sempre foriera di tensioni politiche e religiose, che stanno ancora creando ferite profonde nella vita di queste popolazioni, soprattutto quella palestinese, assetata di giustizia e dignità, con disuguaglianze economiche e sociali enormi. La scelta di Papa Francesco, di cui tutti - come dicevo - sono orgogliosi, ha rafforzato lo spirito nella comunità. Sentiamo ancora più forte il mandato ad essere testimoni del Risorto in questa terra ferita, lavorando con tutti per costruire contesti di pace.


Qual è il suo messaggio alla comunità cristiana in Medio Oriente?

Abbiamo vissuto anni davvero difficilissimi. Sono appena rientrato dalla Siria, per partecipare alla consacrazione episcopale del nostro confratello Fr. Hanna Jallouf. Ho incontrato un paese prostrato, stanco, dove è davvero difficile avere fiducia. Se quella della Siria è una situazione estrema, anche negli altri Paesi la situazione è grave, sotto ogni punto di vista. 

A loro dico che non abbiamo il diritto di rinunciare. Queste situazioni devono spronarci a lavorare di più insieme, ad avere il coraggio - una buona volta - di mettere da parte le nostre sempre troppe divisioni e gelosie. Abbiamo il dovere di porre nei nostri rispettivi territori segni belli di incontro, di collaborazione, di resilienza. Solo così potremo ricostruire un po’ di fiducia, di cui vi è estremo bisogno. 

Troppo spesso le nostre riflessioni e le nostre analisi partono dai problemi anche gravi che viviamo! Bisogna invece partire dalla nostra vocazione di figli del Risorto, e realizzarla nonostante tutto. In altre parole, non mettere al centro delle nostre prospettive il proprio dolore, perché questo rischia di chiuderci in noi stessi e spegnerci poco alla volta. Al centro delle nostre disamine sia invece il desiderio di vita, che scaturisce solo ed esclusivamente dall’incontro con il Risorto. Solo così potremo parlare in maniera credibile di speranza. A cosa siamo chiamati noi cristiani di Terra Santa e del Medio Oriente? Qual è la nostra specifica vocazione, qui e ora? A cosa il Signore ci chiama? Come esprimere in questi nostri contesti lacerati la bellezza della nostra vocazione? Troppo spesso le nostre piccole o grandi paure fermano la nostra carità e sono alle origini delle nostre omissioni. E invece vogliamo sfidare gli altri nell’amore. Non c’è altra via.

 

Può dare un messaggio ai frati nel mondo?

 Continuare ad essere una presenza semplice e leggera nella vita della Chiesa, vicini alla gente, perché vicini a Cristo. Il mondo avrà sempre bisogno di chi, con una vita semplice e bella, povera e felice, sappia portare una parola che arrivi al cuore, soprattutto per chi ha sete e fame di giustizia, di verità, di qualcosa che vada oltre la vita materiale. 

Il mondo ha ancora bisogno di San Francesco, del suo amore così radicale per Cristo, che si traduce poi in un amore altrettanto radicale per la vita del mondo, senza fare troppi calcoli.

 Fr. Massimo Fusarelli, Ministro Generale, presente al Concistoro in San Pietro, ha così commentato l’avvenimento: “San Francesco nella Regola chiede ai frati di restare sempre in comunione con la Chiesa di Roma e quindi con la Chiesa intera. Lo realizziamo soprattutto vivendo la nostra vocazione di fratelli e minori, senza cercare onori e primi posti. La scelta del nostro fratello tra i collaboratori più stretti del Papa la leggiamo in questa ottica di servizio, così da portare anche a livello più alto della Chiesa la nostra vocazione a essere i servi di tutti. Sappiamo che non è facile per nessuno e per questo chiede una purificazione continua. Quindi per il nostro Ordine prima che un grande onore, avere un altro cardinale rappresenta una responsabilità a vivere la nostra vocazione in comunione con il ministero del vescovo di Roma, per il bene di tutto il corpo della Chiesa”. 

Alla domanda su come questo titolo può aiutare la Terra Santa, Fr. Massimo ha risposto: “La scelta di Fr. Pierbattista, che oggi è il Patriarca Latino di Gerusalemme e che da più di trent’anni vive in quella terra benedetta, è un grande segno per i luoghi santi, per la Chiesa che vive lì e anche per l’Ordine, nel suo servizio di 800 anni alla custodia dei Luoghi Santi. Credo che il Santo Padre abbia voluto offrire così una grande parola di incoraggiamento alla Chiesa madre di Gerusalemme, sempre più ridotta nei numeri, eppure ferma nella volontà di testimoniare il Vangelo e di ricordare a tutte le Chiese del mondo che le nostre radici sono a Gerusalemme, e in Terra Santa. Accogliamo dunque questa nomina come una rinnovata chiamata a essere presenti in Terra Santa, per sostenere e qualificare quella che è la prima, la “perla” delle missioni dell’Ordine”.

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OFM nel Mondo
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Comunicazioni
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