Dal 5 all’8 agosto di quest’anno ho potuto visitare la Fondazione “Sant’Antonio di Lisbona” in Timor Leste. Ho incontrato una realtà vivace, in crescita e capace di guardare al futuro con speranza. I 23 fratelli, insieme a 32 professi temporanei, 3 novizi e 6 postulanti, vivono in sette presenze, alcune delle quali sono veramente di tipo missionario.
È questo un popolo che si riconosce quasi per intero nella fede cattolica, un popolo semplice e accogliente. Mi ha particolarmente colpito l’accoglienza della gente. I rituali tradizionali non sono appena folkloristici, ma esprimono unità tra vita e cultura e fede. Questo popolo conserva la sua cultura, che è un fattore di identità e di radicamento nella tradizione.
I frati condividono questa cultura che forma la vita e dà quindi anche un volto proprio alla giovane presenza francescana, iniziata nel 1988. In quell’anno tre frati dell’Indonesia hanno chiesto di andare missionari in Timor e da subito hanno scelto uno stile di vita vicino alle culture, alla lingua che hanno appreso e alla mentalità. Hanno scelto dall’inizio uno stile pastorale di grande prossimità e di ascolto della gente. Dopo 36 anni, ho potuto vedere questo profondo legame tra la gente e i frati. Le diverse presenze pastorali ed educative, un bel progetto di eco-pastorale, la presenza nella vita e missione della Chiesa locale sono caratterizzate proprio da questo radicamento nella vita delle persone ordinarie.
Questo piccolo paese ha combattuto duramente per la sua indipendenza, prima dal Portogallo e poi dall’Indonesia. Quest’ultima guerra è costata la vita a un terzo dei suoi abitanti e ho visto persone che ancora portano i segni delle torture subite. Un piccolo popolo cosciente della sua identità e fiero, con la volontà di vivere libero e di poter determinare il suo destino. Sicuramente la guerra ha lasciato profonde tracce e ferite nelle persone, che comunque hanno saputo guardare avanti e continuare il loro cammino. Il passato, compresa la guerra, non è una condanna da ripetere, bensì un punto da cui ripartire. Mi sembra una lezione molto importante e valida per tanti di noi oggi nel mondo.
Anche la società di Timor è oggi in veloce cambiamento: si vedono i segni di una crescita economica e di una graduale secolarizzazione. La fede, che è molto legata alla devozione popolare e alle tradizioni più antiche, dovrà fare i conti con questa realtà. Ho visto comunque i nostri fratelli consapevoli di ciò. Ho provato quindi una grande consolazione nel vedere una realtà che cresce e non solo di numero. Il futuro qui è promettente non solo per loro, ma anche per l’Ordine e per la sua missione nel mondo. Quando una nostra fraternità locale cresce e fiorisce, questo è un bene che si riversa su tutti i fratelli, nelle diverse parti del mondo.