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Il Punto di Fra Massimo – Dicembre 2025

Tradizione e tecnologia: quale presenza?

27 Dicembre 2025

Tra novembre e dicembre ho visitato la Corea del Sud. A Seoul, metropoli di dieci milioni di abitanti, antichi templi buddhisti convivono con grattacieli ultramoderni. Anziani in hanbok tradizionale camminano accanto a giovani immersi nei loro smartphone. Spazi tradizionali come i mercati e le case antiche, sembrano riuscire a convivere insieme all’architettura ultramoderna, ai robot che fanno consegne e ai centri commerciali all’avanguardia. Ho visto una delle società tecnologicamente più avanzate al mondo custodire una cultura millenaria, senza bloccare l’innovazione.

Questa tensione mi ha interrogato. Come viviamo noi il cambio tecnologico in atto? Ne siamo consapevoli? Il nostro uso degli strumenti digitali è critico oppure passivo? E soprattutto: cerchiamo di comprenderli e abitarli dall’interno della nostra fede e vocazione, o li utilizziamo e/o subiamo come qualcosa di estraneo?

Papa Leone XIV, incontrando i Superiori Generali lo scorso novembre, ha richiamato l’urgenza di “integrare con equilibrio nova et vetera”. La tecnologia offre possibilità immense per la comunione e la missione, ma rischia di sostituire la connessione virtuale ai rapporti reali, dove servono presenza fisica, ascolto paziente, condivisione profonda.

Il pensatore spagnolo Joan Subirats, in un suo recente contributo sulla democrazia nell’era digitale, avverte che stiamo vivendo un’erosione dei legami causata dalla digitalizzazione accelerata. Crescono le distanze tra chi ha accesso e competenze e chi ne è escluso; decisioni importanti vengono lasciate a pochi esperti o ad algoritmi, e ognuno finisce chiuso nelle proprie bolle e interessi. Senza integrazione critica tra tecnologia e partecipazione umana, la frammentazione sociale si approfondisce. 

Questo vale anche per noi. I nostri incontri fraterni avvengono spesso online: sostituiamo a volte la relazione con una videochiamata frettolosa? La preghiera personale cede forse spazio allo scorrere compulsivo degli schermi, anche attraverso le App che ci aiutano con diversi testi della preghiera? Quanti momenti di annuncio e di riflessione online proponiamo, anche grazie alla creazione di contenuti digitali per la missione? Restiamo anche in cammino sulle strade dove vivono le persone?

In Corea ho visto che tradizione e innovazione possono dialogare quando c’è un’identità solida, capace di scelte consapevoli. Questa armonia non è sempre facile. Non ci sentiamo spesso quasi consumatori passivi di relazioni virtuali che non sfamano il cuore?

La sfida non è rifiutare il digitale ma apprendere ad abitarlo da credenti, rispettando la dignità della persona. Significa chiederci: questa realtà serve la comunione o l’isolamento? Alimenta la preghiera o rischia di sfibrare l’interiorità? Aiuta la missione o la sostituisce con surrogati efficienti ma sterili?

Come francescani, siamo chiamati a vivere inter gentes, tra la gente, con presenza incarnata. Francesco non ha evangelizzato per corrispondenza ma camminando con i suoi fratelli, abbracciando lebbrosi, guardando negli occhi con misericordia. La tecnologia può amplificare questa presenza, mai sostituirla.

Il Giubileo della Speranza ci invita a tornare all’essenziale: la relazione viva con Dio e tra fratelli. Custodiamo spazi dove gli schermi tacciono e le persone si parlano. Scegliamo la fatica dell’incontro reale contro la facilità della connessione virtuale.

Solo così i nuovi talenti non restano sepolti per timore, ma vengono integrati nella tradizione viva che portiamo, perché la speranza ha sempre bisogno di volti, non di pixel.

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Ministro Generale
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Fr. Massimo Fusarelli Il Punto di Fra Massimo
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