Nello scorso mese di giugno l’incontro con i fratelli colpiti dalle limitazioni dell’età e della salute nella Provincia di Francia/Belgio, mi ha spinto a riflettere. In tante case e infermerie nel mondo, infatti, incontro fratelli che hanno vissuto in Provincia come in missione: diversi sono sereni e appassionati per il nostro futuro e vivono con pazienza il ritiro dall’attività e la malattia, mentre altri fanno più fatica. Raccolgo belle testimonianze di vita da parte dei fratelli che si prendono cura degli anziani, anche insieme a persone esterne.
Ho incontrato sinora anche fratelli che hanno vissuto situazioni molto difficili, come invalidità molto gravi o sofferenze psichiche importanti, oltre alle conseguenze dei procedimenti per abusi o altre gravi mancanze. Sono stati per me momenti molto intensi, anche emotivamente.
Incontro anche frati anziani e infermi che sono accuditi nelle rispettive Fraternità locali, garantendo loro accoglienza e dignità in questa età e condizione di vita. Spesso tutta la fraternità provinciale si fa carico di questa condizione di vita, che non si vuole relegare al margine.
In tutte queste circostanze siamo chiamati a vivere la nostra vocazione di frati minori nelle diverse età della vita, sino alla sua ultima fase. La vocazione, infatti, non ci riguarda solo quando siamo efficienti, ma anche quando siamo più vulnerabili e sembriamo umanamente “inutili”.
La debolezza che ci segna attraverso questi fratelli più fragili è un segno e la vogliamo accogliere nella fede e non con rassegnazione o fatalismo. Mi chiedo se il Signore non ci chieda oggi di rispondere alla nostra vocazione proprio in questa realtà di debolezza, accolta come opportunità.
Non siamo soli in questa sfida. Infatti, in non poche società il numero dei vecchi cresce e pone tante sfide umane, sociali e anche economiche. La risposta sembra spesso quella di marginalizzare o isolare in ambienti protetti gli anziani, sentiti come problema più che come presenza e ricchezza. Cresce spesso anche il risentimento delle nuove generazioni per la situazione lasciata dalle precedenti.
Per questo il nostro modo di accompagnare questa età della vita può diventare un segno profetico, in una cultura dove cresce la tendenza alla morte come risposta alla debolezza e alla sofferenza, sentite come insopportabili e persino non umane.
In tutto ciò, mi chiedo che cosa ci dica lo Spirito del Signore attraverso tanti fratelli anziani e infermi presenti tra noi. Grazie a loro mi sembra che siamo spinti anzitutto a non avere paura della diminuzione e dell’invecchiamento, per imparare ad affrontare, elaborare e vivere il limite e la morte come parte della vita. È un segno importante, che ci fa bene, anche per essere vicini a tante persone del nostro tempo. Se accettiamo questa logica pasquale, confido che potremo riconoscere quale futuro ci apra oggi lo Spirito, per una vita piena secondo il Vangelo.