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Il Punto di Fra Massimo - marzo 2026

Dove la compassione getta ponti

28 Marzo 2026

L’odore dell’incenso ti avvolge prima ancora di varcare la soglia. Nei templi buddisti che ho visitato in questi mesi in Asia, monaci in abiti color zafferano o marrone recitano antiche formule con una concentrazione che interroga. Fuori, la vita scorre tra mercati affollati, motorini, risaie. Il buddismo qui non è una scelta: è l’aria che si respira, la lingua con cui un popolo da 2500 anni legge il mondo, il dolore, la speranza.

In Cambogia, negli anni ‘70, la Chiesa è stata letteralmente cancellata. Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici uccisi o dispersi, edifici rasi al suolo. Non è rimasto nulla, se non pochi e sparuti cristiani. Eppure, camminando oggi tra le comunità cambogiane, ho trovato una Chiesa che rinasce con radici sorprendentemente locali. Volti khmer e discendenti di vietnamiti animano le celebrazioni, catechisti del posto guidano piccole comunità con una fede fresca, giovani religiose e frati portano avanti opere educative, molto importanti, con dedizione che commuove. La vita è più forte della distruzione.

Ma la domanda brucia: come vivere e annunciare il Vangelo dove una cosmovisione così antica e coerente plasma ogni aspetto dell’esistenza? Il cristianesimo qui è percepito come qualcosa di estraneo, “occidentale”. C’è una sorta di impermeabilità storica che resiste ai metodi consueti.
Ed ecco la scoperta che mi ha sorpreso. Il buddismo vive la compassione come valore centrale: karuṇā, la chiamano, quella capacità di sentire la sofferenza dell’altro come propria. Quando i buddisti vedono cristiani che praticano concretamente questa stessa compassione — tra i malati, i poveri, i bambini abbandonati — qualcosa si apre nei loro occhi. 

Ho incontrato dei bambini orfani, per esempio, e qualcuno affetto da autismo: accolti e seguiti, trovano una casa e una famiglia con noi. Non è un ragionamento teologico: è un riconoscimento. “Voi vivete ciò che anche noi cerchiamo”. A Singapore e altrove ho visto come questa testimonianza silenziosa getti ponti fortissimi, crei fiducia, apra cammini impensati verso la fede.
Francesco lo intuì: andò dal Sultano non con argomenti, ma con la sua presenza disarmata. Il nostro carisma ci chiede anzitutto di essere presenti, come lievito evangelico, senza fretta, pronti a parlare “quando piacerà al Signore”, in armonia con tutti, con pazienza per i tempi lunghi, agendo come un “noi” e non come singoli individui. 

Del resto, la visione taoista che permea questa parte del mondo muove anche i nostri cristiani verso questa sapienza. Non è rassegnazione: è la sapienza del seme che lavora nel silenzio della terra.
L’Asia buddista ci offre in questo Anno di Francesco una lezione preziosa e sorprendente: non siamo chiamati a convincere, ma a vivere il Vangelo con tale intensità che la sua luce diventi visibile. La karuṇā buddista e la agape cristiana si guardano, si riconoscono, si interrogano. In quello spazio si apre un dialogo che nessun libro di teologia potrebbe generare.

Continuiamo a seminare. Il Signore farà crescere, nei tempi e nei modi che a Lui piacciono.

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Ministro Generale
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Fr. Massimo Fusarelli Il Punto di Fra Massimo
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