Dall’8 all’11 ottobre a Roma migliaia di consacrati, provenienti da ogni continente, hanno partecipato al Giubileo della Vita Consacrata come un unico corpo in preghiera, ascolto e missione. Dalla Veglia in San Pietro agli incontri per forme di vita, fino al pellegrinaggio conclusivo, è emerso un volto ecclesiale di comunione, capace di parlare al cuore delle Chiese locali e delle periferie del mondo.
Nella Messa in Piazza San Pietro, Papa Leone ha rilanciato i tre verbi del Vangelo di Luca della preghiera come icone dei consigli evangelici: “Chiedere” nella povertà, “cercare” nell’obbedienza, “bussare” per offrire a tutti la carità di Cristo. “Per voi, per noi, il Signore è tutto… Senza Lui nulla esiste, nulla ha senso” ha ricordato, invitando i consacrati a diffondere “l’ossigeno” di un amore concreto, fedele e duraturo.
Nell’Udienza ai partecipanti, il Santo Padre ha riconosciuto la vita consacrata come un Vangelo capace di svegliare il mondo: “La Chiesa ha bisogno di voi e di tutta la diversità e la ricchezza delle forme di consacrazione… Uniti a Cristo, le vostre piccole luci diventano un sentiero luminoso nel grande progetto di pace e salvezza”. Ha quindi consegnato un compito che è metodo e stile: la sinodalità come “domestico dialogo” che rinnova relazioni, processi e cammini, chiedendo di diventare “esperti di sinodalità… profeti al servizio del popolo di Dio”.
Nelle piazze di Roma con i temi: “fraternità, ascolto degli ultimi e cura del creato” la Vita Consacrata ha mostrato il suo timbro più semplice: vicinanza che ricuce, speranza che non si rassegna, custodia della casa comune. In Aula Paolo VI, passaggi di discernimento hanno accompagnato l’invocazione della pace, con il desiderio di trasformare comunità e opere in laboratori di riconciliazione.
Suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha offerto una riflessione che ha attraversato l’intero Giubileo, richiamando i consacrati a vivere il loro carisma come “yobel”, corno che annuncia la libertà e il nuovo inizio. “Persone diverse, provenienze, culture, esperienze ecclesiali diverse, diverse forme di vita consacrata, diversi carismi”, ha detto nell’udienza del 10 ottobre. “Siamo come tanti yobel, ognuno con il suo suono unico e irripetibile, ma chiamati a suonare insieme la sinfonia del Giubileo della speranza”.
Nel messaggio conclusivo alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, suor Simona ha esortato i presenti a essere “luogo di dialogo e di incontro, ponte sul quale le diverse esperienze e sapienze possono transitare, trovarsi, scambiarsi doni”, trasformando le proprie comunità in “ambiente sicuro e rispettoso nel quale relazioni di vera reciprocità possono nascere e crescere”. Con un’esortazione finale ha incoraggiato tutti: “Allora, andiamo, fratelli e sorelle! Andiamo, pellegrini di speranza sulla via della pace, portando con noi l’esperienza vissuta per custodirla nel cuore e per condividerla con chi incontriamo!”.
Il Giubileo ha riacceso una decisione condivisa: “andare” come pellegrini di speranza e artigiani di pace. I consacrati ripartono per le strade del mondo con un “sì” rinnovato, pronti a far brillare, nel quotidiano, la gioia esigente del Vangelo. La consegna del Papa resta il compito di ogni giorno: chiedere, cercare, bussare - perché, nella povertà, nell’obbedienza e nella carità, la Chiesa riconosca il volto di Cristo che cammina con noi.
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