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Messaggio del Consiglio Internazionale per le Missioni e l’Evangelizzazione ai Frati dell’Ordine (CIME)

24 Maggio 2018

Convento SS. Salvatore, Gerusalemme

27 aprile 2018

Noi Segretari delle Conferenze per le Missioni e l’Evangelizzazione, raccolti anche come pellegrini per l’incontro biennale del Consiglio Internazionale per le Missioni e l’Evangelizzazione (aprile 23-27. 2018) vi auguriamo Pax et bonum – “pace e bene”!”.

In quest’anno in cui celebriamo gli 800 anni della presenza francescana nella Terra benedetta da nostro Signore - la “perla delle missioni” del nostro Ordine -  desideriamo condividere con voi ciò che “abbiamo visto, udito e toccato con le nostre mani” durante questi giorni di grazia. Sono stati per noi un tempo privilegiato per contemplare, vivere e approfondire fraternamente la valutazione dei temi fondamentali della missione e dell’evangelizzazione, oggi. Nel fare questo, la memoria dei nostri primi frati missionari in Terra Santa – incluso il nostro Serafico Padre, San Francesco - è stata davanti a noi.  Il nostro incontro è stato diviso in due parti. Nella prima parte, abbiamo considerato proprio gli inizi della nostra fede, le sfide odierne che l’Ordine fronteggia e il significato del dialogo ecumenico e inter-religioso per il nostro impegno continuo per la missione e l’evangelizzazione. Nella seconda parte, abbiamo ascoltato i nostri frati della Custodia di Terra Santa quando hanno descritto il servizio come custodi dei luoghi santi e i tanti modi con cui accompagnano i cristiani nella loro vita di fede –non solo i pellegrini dall’estero, ma anche i fedeli della “Chiesa Madre” di Gerusalemme. Le presentazioni, i testimoni, le riflessioni che abbiamo ascoltato dai nostri frati che servono nei Santuari, ricevono i pellegrini, provvedono alla cura pastorale delle parrocchie, dirigono il Centro Cristiano della Comunicazione, insegnano allo Studio Biblico Francescano e sono impegnati nelle numerose opere sociali della Custodia nella Terra Santa, è stato tanto vario quanto ricco. Attraverso la ricca diversità delle esperienze e delle attività è passato una sola dorata trama. E’ stata la trama del nostro distintivo e francescano modo di essere – cioè, di vivere e condividere il carisma ispirato da Francesco di Assisi, che continua ad arricchire la missione della Chiesa nel suo servizio nel mondo. Mentre consideravamo il profondo significato di questo dono di vita e di servizio nello spirito del Poverello, non abbiamo potuto fare a meno di ricordare quanto insistenti i nostri Ministri generali siano stati perché noi, come Ordine, dovessimo fedelmente e temerariamente rispondere ai mandati del Vaticano II di aggiornare il carisma consegnato a noi dalle innumerevoli generazioni di frati. Soltanto attraverso un tale aggiornamento saremo in grado di proclamare con efficacia la Buona Novella di Gesù Cristo agli uomini e alle donne del nostro mondo. Il nostro è un mondo tranquillo. E’ un mondo con profonde e apparentemente infinite contraddizioni nelle quali il popolo trova tanto motivo di disperazione quante esigenze di speranza. E’ un mondo ferito dal relativismo religioso e culturale, tuttavia esso afferma l’esistenza dei diritti umani universali. E’ un mondo animato da un implacabile edonismo, in più conserva persone che volontariamente rinunziano a ogni personale piacere per un “bene maggiore” dei sofferenti esseri umani e per l’integrità della “casa comune”, cioè, la creazione. E’ un mondo governato da sistemi filosofici ed economici fondati sul materialismo ateo, in più è ricco di “cercatori spirituali” che  hanno fame e sete di ogni esperienza del “trascendente”. E’ un mondo che, in nome della libertà, ha abbracciato numerose ideologie contrarie a Dio e all’uomo - una cultura di morte, come la chiamò il Santo Papa Giovanni Paolo II - inoltre è anche un mondo in cui noi Francescani, insieme con gli altri Cristiani e le persone di fede e di buona volontà, sentiamo sempre più acutamente il desiderio di ogni cuore umano per quanto è bene e vero e bello. È in questo mondo che noi Francescani vogliamo riproporre a tutti la Buona Novella annunciata nella Terra Santa dallo stesso Figlio di Dio, il nostro Signore Gesù Cristo. Alla luce di tutto quello che abbiamo condiviso e sperimentato in questo tempo di grazia, desideriamo richiamare la vostra attenzione su certi aspetti della nostra vita francescana e servizio che, ai diversi livelli e luoghi, hanno cominciato a indebolirsi nelle Entità del nostro Ordine. In risposta, chiediamo ai nostri fratelli in tutte le loro Entità di impegnarsi in modo nuovo,

I segni del nostro tempo ci chiamano con urgenza a ritornare alla grazia delle origini e rinnovare l’esperienza di san Francesco e dei primi frati. Pertanto, ancora chiediamo che le Entità dell’Ordine individuino quelle aree in cui esse si sono indebolite, sviluppino piani riguardi i bisogni, e attraverso i rispettivi Segretari delle Missioni e delle’Evangelizzazione riferiscano al Segretariato Generale delle Missioni ed Evangelizzazione (SGME). Soltanto in questa luce il SGME sarà in grado di accompagnarli nella loro vita e servizio al Vangelo come Frati Minori. San Francesco e i primi frati continuano a dare testimonianza a quella libertà del cuore che è il vero dono dello Spirito Santo. Dobbiamo scoprire questo dono di nuovo, non solo come dono personale, ma anche come un dono a noi come Ordine - come Fraternità evangelizzante. Solo un tale cuore può trasmettere la forza e la bellezza del Vangelo ai popoli, in tutte le forme di servizio affidatici dalla Chiesa. In questa luce, dobbiamo domandare, fiduciosi e senza timore, se tale libertà in realtà caratterizza la nostra vita e servizio al Vangelo e le istituzioni e strutture che ordinano questa vita e servizio. Al grado in cui queste istituzioni e strutture ci bloccano o diventano una scusa perché i frati diano libero spazio ai loro egoismi, rompano con gli impegni fraterni e la comune testimonianza al Vangelo, ci allontaniamo dalla grazia delle origini e dalla autentica, evangelica e profetica testimonianza che lo Spirito ci chiama a dare al mondo odierno. Questo in particolare è il caso rispetto al mondo giovanile, che è alla ricerca del vero senso della vita e di una genuina comunione che fa loro sperimentare l’autentica bellezza della loro diversità. Il giovane Francesco d’Assisi ci rileva ancora il potente messaggio dell’amore di Cristo che lui stesso scoprì nella sua vita. Egli ancora ci chiama ad abbandonarci con amorevole fiducia nelle mani di Dio con cuore libero e felice. Che possiamo rispondere a quest’appello con tutte le nostre forze e così consentire allo Spirito del Signore di trasformarci in lingue viventi capaci di proclamare la gioia e la speranza del Vangelo a tutti i popoli del nostro tempo che vedono e ci “ascoltano” - L’ispirazione che abbiamo avuto in Terra Santa è nata dall’esperienza dei nostri frati della Custodia della Terra Santa e dalla bellezza di essere Frati Minori in Terra Santa. Li ringraziamo calorosamente per i doni della loro ospitalità e del fraterno amore. Sono stati gli stessi doni che abbiamo sperimentato tra noi, e desideriamo di riportarli nelle nostre Conferenze. Fraternamente, I vostri Fratelli

Del Consiglio Internazionale per le Missioni e l’Evangelizzazione

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CIME Missione ed Evangelizzazione
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Missione
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